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Full text of "Paleontologia del regno di Napoli : contenente la descrizione e figura di tutti gli avanzi organici fossili racchuisi nel suolo di questo regno"

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OF 

COMPAUATIVE ZOOLOGY, 

AT HARVARD COllEGE, CAMBRIDGE, JIASS. 
jFounDcìi bv fu'aate stibscrfptfon, fu 1861. 



DR. L. DE KONINCK'S LIBRARY. 

No. JSSH-. 



PALEONTOLOGIA 



DEL 



ILSIS^M® IDS HAlFOILlt 



PALEOmiOGIil 

DEL REGNO DI NAPOLI 

CONTENENTE 

Il DESCRIZIOSF. E FICIM DI TUTTI GLI .«ANZI OllGOICI fOSSIlI 

«ACCHIUSI NEL SUOLO DI QUESTO REGNO 

PEL PR. 0. 6. COSTA 



PARTE II. 

CON VENTOTTO TAVOLE IN BAHE 



NAPOLI 

STABILIMENTO TIPOGRAFICO DI G. CATANEO 

1854—56 



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PREFitZIONE 



jNjel pubblicare la prima parte di questo lavoro si 
ebbe solo in pensiero di esporre, cosi come per saggio, ta- 
luni de' tanti avanzi organici, cbe il suolo napolitano rac- 
chiude nelle viscere sue , senza però trascurare di farlo 
con metodo. Quindi si fece parola di quel poco, cbe di 
ben determinato si aveva spettante a mammaù\ lasciando 
alcuni frammenti spettanti a generi dubbii, con la lusin- 
ghiera speranza di poterli un di meglio illustrare. S'in- 
dicò la deficienza assoluta di soggetti spettanti a Volatili'. 
si discorse di quel che si pertiene a Rettili ed Anjìbii\ 
ma quanto la classe de' notanti offerto ci aveva non venne 
esaurito. E ciò perchè talune cose dubbie esigevano ancora 
altre ricerche per essere rischiarate, e perchè molte località 
restavano tuttora quasi ignote , e perchè infine non dubbii 

I 



)( 6 )( 

indizii si avevano nelle contrade ricercate , i quali ci rende- 
vano certi di più ampia messe. Le concepite speranze non 
andaron di fallo fallite ; perciocché , malgrado i molti 
ostacoli clie si opponevano, nella state dell'anno decorso 
i85o volai a Pielraroja , d'onde reliquie importanti già 
possedeva, le quali più che altrove colà mi aspettavano. 
Ivi di fallo, eseguiti sotto i proprii occhi scavi e mine, mi 
fu grato discoprire altri ittioliti di molto interesse per la 
scienza e pel luogo. Invitando altronde il maggiore de' 
miei figli Giuseppe a raddoppiare anch' egli i conati, per 
ricercare quei banchi di tufo calcare detto leccese , si 
sono ottenute molte altre reliquie di plagioslomi ^ di cui 
quella roccia in preferenza è gremita. Per tal modo la 
Ittiologia fossile del regno di Napoli si è fatta si ricca , 
che conta per ora ben 62 specie spettanti a 3o distinti 
generi ; e distribuite sopra 9 località solamente. Lo spec- 
chio che segue mostrerà a colpo di occhio le connate cose, 
e servirà pure di guida e di facilezza nel ricercarle , e nel 
riferirle con geologico metodo. 

Né con ciò questa branca della Fauna antica può 
dirsi compiuta , che avanzano ancora località poco per 
nulla esplorate. Tali sono le pendici del Gargano, d'onde 
si hanno taluni imperfettissimi frammenti , ma non baste- 
voli a darcene chiara idea, ed un solo saggio è da potersi 
approssimare a genere già stabilito: il Gransasso d'Italia, 
ai di cui piedi trovasi qualche raro dente di Carcharodon^ 
ugualmente che nella Majella : e citasi pure allro sito del 
Matese come racchiudente ittioliti. Nella Basilicata si tro- 
vano frequenti ittioliti in Senisi , e prelendesi pure esser- 
vene in Avigliano. Le stesse roccie , da cui provengono 
le specie delle quali è stato discorso nella prima parte 



)( 7 )( 
di questa opera , e di cui si deve pur discorrere ìq que- 
sta, tener non si possono come a bastanza esplorate. Clio 
anzi, ricercando in esse più sempre, oltre gli avanzi che 
se ne ollengono da potersi ben definire , moltissimi sono 
i brani o frammenti, dai quali si traggono argomenti por 
giudicare che molto ancora vi resta a discoprire. Tanto 
ci è occorso notare per Pietraroja , dove squame , spine , 
aculei , vertebre e mandibole intere attestano la esistenza 
di generi e di specie non ancora conosciuti. 

Pochissimo è ancor quello che si è tratto da Monte 
Pettine sopra Giffoni. Quegli scisti carboniferi meritano 
essere diligentemente ricercali nella loro estensione ; e forse 
si otterranno zooliti di altre classi , siccome abblam noi 
r esempio rarissimo di un Amllide abranchio. Meno è an- 
cora quel che dalle due località segnalale della Calabria 
Citra conoscesi. Lo stesso Castellammare , che da remoti 
tempi si va frugando, e che recentemente ha potuto essere 
meglio ricercato , a cagione di un gran taglio fatto alla 
base di quel monte, per la costruzione di una strada no- 
vella , non lascia dischiudere a quando a quando qualche 
nuovo soggetto degno d'illustrazione. 

Da ultimo è da lamentare quella stolta indifferenza, 
con cui si guarda la distrazione di tante preziose reliquie, 
senza che se ne lasci prendere almeno distinta nota! La- 
onde , se con sedulilà sarà coltivata tra noi la Paleonto- 
logia ; e se una volta sarà per avverarsi la cura di radu- 
nare e conservare convenevolmente questi preziosi avanzi 
della Fauna antica^ Pietraroja fra le altre località sommi- 
nistrerà numerosi materiali. E la lUìologia fossile nostrale^ 
della quale ci gode P animo lasciare il nocciolo , un altro 



)( 8 )( 

giorno non invidierà tanto quella si famosa del Bolca (i). 

La classe de' Cefalopedi è stata iniziata appena con 
tre sole specie del genere Ammoniles. Quantunque questo 
genere non sia frequente ad osservarsi nelle nostre fornaa- 
zioui giurassiche ; e parendo anzi limitarsi alle maggiori 
giogaie de' nostri Appennini , come il Gran- Sasso ; pure 
alcune altre specie riserbammo per questa seconda parte. 
Alle quali seguiranno i restanti generi di Q^falopedi ed 
i Foraminiferi microscopici ^ di cui i nostri terreni ter- 
ziarii sono riccliissimi. 

Nulla pii!i ci resta a dire degli Articolati, se n'eccet- 
tui i croslacei. Di questi troviamo qua e là sparsi fram- 



(i) La Ittiologia Veronese venne in lu- 
ce portando la cifra di i25 specie, e di 
47 generi. Quell'opera però, scritta da 
inani dottissime , sorgeva sotto 1' impero 
del Sistema naturile del Linneo troppo 
dogmatico ed in gran paite fittizio: onde 
ad eccezione di poche specie , tutte le 
altre si credettero avere il loro tipo ne' 
mari attuali. Rischiarato poscia il sentiere 
per l'anatomia comparata, quelle mede- 
sime impronte si sono guardate con oc- 
chio molto diverso : e quindi il numero 
delle specie e de' generi , i loro nomi e 
la posizione nel metodo sono stali del 
tutto mutati. Clic nelle mani di Blaiu- 
^ille i generi furono ridotti a 4^ sola- 
mente ; in quelle dellAgassiz questo nu- 
mero fu elevato a Cg, e le specie ridotte 
a 90. Stando ora le cose in tal guisa, la 
Ittiologia del Bolca, o meglio di Vestena 
nuova , comparata con quella del regno 
di Napoli , è poco piii che doppia nel 
numero de' generi, e di un terzo appena 
superiore in quello delle specie. QueU'o- 
pera però è il frutto di cure assidue e 
possenti di più valentuomini , dai quali 



furono raccolte le impronte e custodite 
ne" musei Brozziano, Cospiano e Moscardi, 
e l'Ittiologia napolitana sorge appena. 
Io tengo per fermo che Pietraroja non 
differisce gran cosa da Vestena nuova ; 
che se per ora quella non si affaccia che 
con sole 14 specie, ciò deriva dall'esser 
punti matematici quelli iiuora scoverti re- 
lativamente alla estensione della roccia, 
e dal non essersi tenuto mai conto delle 
specie negli andati tempi dischiuse. Di 
fatti, lo Breislak, che visitava quella loca- 
lità nel 1797, si accontentò di assicurarsi 
della sola presenza d ittiuliti. Indi in poi 
molti han fatto premuro di possederne un 
qualche saggio , tenendolo indi nascosto 
e senza battesimo , forsi per la deficienza 
di chi avesse potuto convenevolmente ciò 
fare. All' appjrir della Paleontologia na- 
politana cominciano taluni a svelarsi; 
molti però sono andati dispersi in mani 
profane. Laonde l'Agassiz registrava a ra- 
gione Hetraroja fra le località ad Itlioliti 
di cui non si aveva alcuno esemplare Cv. 
voi. I cap. Ili, p. 69) ignorando tutte le 
altre eccetto quella di Castellammare. 



)(9)( 
menti, non mai facili a determinarsi. Fra i tanti nondi- 
meno , che rammassati d' ordinario si trovano fra spoglie 
calcari di molluschi e di zoofili^ in quello immenso de- 
posito di tali avanzi posto sulle sponde dell' Amato^ ci è 
occorso riconoscere \Ilia nucleus nella struttura degli ar- 
ticoli de' suoi piedi posteriori ; e sì pure la Munida ru- 
gosa. Presso Monteleone , nel luogo detto Ferrera , tro- 
vammo alcuni pezzi spettanti a chela o braccio di Deca- 
pode macrouro ^ analoghi a quelli notati di già al Passo 
del gallo ^ luogo ancor esso poco da Monteleone discosto, 
ma più elevato del primo ; e simili ancora in Lecce. 

Pregevole ci sembra ora il segnalare in questa se- 
conda parte due specie della classe degli Ànellidi .^ spet- 
tanti a due delle diverse loro famiglie. Perocché, essendo 
generalmente ambigue le impronte che si riferiscono a 
questa genia di animali , i due nostri esemplari pare non 
lasciassero dubbio veruno , mostrandosi pel contrario ni- 
tidissimi. 

La lunga serie de' Molluschi conchigliferi ., lasciato 
avendo di sé copiose spoglie in tutte quasi l'età geologi- 
che, costituisce una delle più cospicue parti della Paleon- 
tologia. Di tali avanzi si è generalmente ed in preferenza 
per molli discorso, poiché ne trovarono molto spianala la 
strada ; talché parrebbe opera vana e superflua la nostra. 
Veramente la massima parte de' soggetti non è che una 
positiva ripetizione ; ma ciò malgrado , a noi sembra do- 
versene qui fare giusta menzione. Due condizioni interven- 
gono a persuadercene. La prima è riposta nella inlima 
relazione che ha la conchiologia fossile con la geologia. Per 
lo che, quantunque non siano ignote le specie, né la loro 
esistenza in una data regione ; pure interessa conoscerne tutte 



)( 10 X 

le località , la diversa giacitura , e lo sialo differente nel 
quale si trovano : derivando da questa completa storia le 
giuste induzioni che trar se ne possono. La seconda sta nella 
natura medesima e nello scopo dell'opera. Rimarrebbe essa 
da un lato monca di una delle parti sue, e la più cardi- 
nale , lasciando altronde grandissimo desiderio a coloro che 
di siffatti sludii sono ardenlissimi. Essi si troverebbero co- 
stretti di andare spigolando le sparse cose fra le molte opere 
opuscoli e note , scritte con diverso scopo e con dissimili 
principii ; senza potere con ciò tutto raccorre, per le suc- 
cessive scoperte, e per le illustrazioni da aggiungervi ; di 
che abbiamo già dato un saggio nella parte prima. Laonde, 
a far l'opera completa ed a tutti soddisfacente per lo sco- 
po cui mira , tratteremo ancor la conchiologia in simil 
guisa che le altre parti. Noi la esibiremo successivamente 
per monograjìe generiche^ armonizzandole così con quelle 
della Fauna recente. Ed in questa seconda parte daremo 
la monografia de' Cirropedi, Ciclobranchi, Scudibr anelli^ 
Brachiopedi e taluni generi de' Gasteropedi , serbando le 
altre monografie per farne il subbietto delle seguenti parli, 
una con gli Echinodermi ed i Zoofiti. 

In fine compiremo il Capitolo de^V Ippuriù) Ortoce- 
ratiti, S feruti ti QCi che lasciammo interrotto nella prima 
parte, a fine di poterne ragionare analiticamente, e con 
quella estensione che l' argomento richiede. E poiché trat- 
tasi qui del regno vegetale , sarà pregio dell' opera ag- 
giungervi ancora alcuni documenti interessantissimi di Fil- 
ini , Carpanti e Spermoliti. Con ciò porremo termine a 
questa seconda parte del nostro lavoro. 



CAPITOLO I. 



Genere SARGINITES, Cos. 

sARGLNiTES PYGMAEus , Cos. (Par. I, pag. 55). 
Tar. I, fig. 4. 



i osteriormenle alla pubblicazione di questo itliolito 
slam pervenuti a scoprirne degl' individui assai meglio e 
più completamente improntali. Uno tra questi, rischiarando 
più sempre la organizzazione intraveduta negli esemplari 
precedentemente esaminati, ci è sembrato utile rappresen- 
tarlo, ingrandito cosi come gli altri , onde si possa sopra 
esso riconoscerne lo scheletro in ogni sua parte. 

La figura sopra citala appartiene a questa specie, tripli- 
cala nelle sue dimensioni , e dove, ognuno che non giun- 
gesse nuovo nella ittiologia^ riconosce agevolmente ogni ele- 
mento più essenziale , e contar vi può pure le vertebre, i 
raggi delle pinne , e principalmente la forma e struttura 
delle mascelle e de' pezzi opercolari. Il confronto di questi 
due ultimi elementi con quelli omologhi del Megastoma, gui- 
da alla ricognizione dell' essenziali loro differenze , d' onde 
emergono i caratteri generici (i). 

(i) Anche sulla roccia racchiudente tali bra appartenessero a figlianza di tali pe- 

pesciolini si avverte lo stesso fenomeno sci. Sopra qualche esemplare si osservano 

notato nello scisto carbonifero di GifToni, lacinie di derme, che sembra nudo. Ab- 

ove si è detto del Semionotus curtulus : biamo ancora ottenuto alcuni piccoli , che 

si Teggono cioè delle macchie , che sera- non oltrepassano le io linee di lunghezza, 



)( 12 )( 

Genere HISTIURUS , Cos. 

EisTiURUs ELATus, Cos. (Par.I, pag. ^9). 
Tav. I, fig. 2. 

Si è già data la descrizione di questo pesce, e la im- 
magine sua. Ma siccome sopra questa ultima le cose notate 
intorno allo scheletro non bene appariscono , essendo la 
immagine sì piccola quanto è la naturale grandezza del 
pesce ; così crediamo util cosa esibirne ingrandita la figura 
dello scheletro , senz' altro aggiungere a quanto fu detto. 

Genere MEGASTOMA , Cos. 

MEGASTOMA APENNiNUM , Cos. (Par. I, pag. Sy). 
Tav. I, fig. 3. 

Per le stesse cagioni precedentemente notate abbiam 
creduto dover chiarire la struttura scheletrica del pesciolino 
eh' è servilo di tipo a questo nostro genere. 

La citata fig. 3 ne rappresenta ingrandito lo sche- 
letro. Il capo è si grosso che misura solo 3 volte la lun- 
ghezza del corpo , compresa la pinna codale. 

a Intermascellari , non estensivi , guerniti di pic- 
coli denti , setacei , dritti , acutissimi e rari. 
e Blandibola ugualmente armala, ritondata nella sua 
estremila anteriore, la quale è però bassissima. 
5 Lamina mascellare esteriore , molto larga. 
Le pettorali son piccole, ritondate , acute e più lun- 
ghe di quelle del Sargùuies. 



)( '3 )( 

Le ventrali simili , ma più larghe che in quello. 

L' anale , ove non fosse incompleta , mezzanamente 
larga ; composta di 7 ad 8 raggi, i tre primi o anteriori 
de' quali spinosi, gli altri molli ed appena ramificati. Sono 
essi bifidi, e sembra cbe alla estremità si suddividano un' 
altra fiata. PSel Sarginites questa pinna si estende fino alla 
base della cedale. 

La cadale è lunga e larga ; essa spiegata misura cin- 
que fiale la lunghezza del corpo , il capo compreso. Si 
contano 36 vertebre nella colonna spinale, numero poco 
o nulla diverso da quello del Sarginites. 

L' opercolo è triangolare , tagliato a squadra , e su- 
periormente scolpito, con 3 in 4- acuti denti : il preopercolo 
è tondeggiante e stretto. Nel Sarginites ninna traccia di 
questa forma e scoltura si è potuto ravvisare, malgrado i 
numerosissimi esemplari che ne abbiamo diligentemente 
esaminati. 

Gemere SEMIONOTUS , Cos. 

sEMiOi^oTus cuRTLLus , Cos. (Par. I, pag. 64). 
Tav. I, fìg. 5. 

Nel luogo sopra menzionato si tenne parola de' feti di 
questa specie, promettendo esibirne gli schiarimenti che la 
ragione richiede. 

La calcare carbonifera di Giffoni, contenente ittioliti, 
presenta talvolta delle macchie lucenti più meno grandi, 
che indicano la esistenza di una sostanza diversa da quella 
della roccia, la quale sembra avere qualche cosa di organico, 
ma che in realtà non può dirsi qual cosa essa si fosse. 

2 



)( u x 

Passando in rassegna tutte le lastre clic in un masso ci si 
presentarono , in sulle prime potemmo scorgere sopra taluna 
di esse quasi un'ombra di pesciolino. Aprendo successiva- 
mente quei straticelli , che sfogliosa è tutta la roccia , si 
pervenne a trovarne successivamente de' meglio circoscritti, 
fino ad apparire un vestigio chiaro di pinna codale , un 
limite cefalico, una striatura sul corpo; ma senza potervi 
distinguere alcuna forma di squame. Tali sono quei due, 
che rappresentammo nella Tav. VI fig. 4-6 5 della prima 
parte di questo lavoro. 

Ricercammo indi altri pezzi di roccia di simil fatta, che 
già ne possedevamo , ove apparivano di coleste lucide im- 
pronte ; e , ripetendo T esplorazioni , riuscimmo a trovare 
tutti i passaggi successivi , dalle forme indeterminate fino 
alla più completa immagine. Stimando inutile la rappre- 
sentazione di tulli colesti successivi gradi di sviluppo, ed 
avendo già dato due di quelli che indicano a bastanza la 
forma di un pesciolino , nella citata tavola della prima 
parte (i) ; senza tener conto di que' primi indizi!, esibia- 
mo qui r immagine di uno de' più belli individui di età 
media, tra i feti e quello di cui abbiamo dato la descri- 
zione e la impronta. 

(i) 1 feti de' pesci squamosi, dallo stato Se uno di tali pesciolini vien compresso 
di nudità passano a rivestirsi di un pig- e disseccalo , lascia le pagine opposte 
mento perlaceo, che a poco a poco preo- spalmate di quella stessa sostanza che ri- 
de consistenza quasi di una foglia di ar- vestiva 11 suo corpo e lucenti ; ma la sua 
gento. Le prime squame che si formano forma sparisce , a cagione della mollezza 
sono tanto uniformi e senza limiti appa- di ogni sua parte. 

riscenti all' occhio nudo , che non danno Senza entrare ìd queste minuziose ri- 
veruno indizio della loro presenza. Tale, cerche comparative, è bea difficile per- 
a cagloa di esempio , si trova il Muggì- venire allo scoprimento di certe verità , 
Ile, quando la sua lunghezza non oltrepas- che rimangono adombrate dalle diverse 
sa un pollice. Così i piccoli dell'eteri- condizioni della vita e dello stesso orga- 
na, ec. uisrao, 



)( 'b' )( 

Non è da maravigliarsi se la figura di questo esem- 
plarn mostra una forma più svelta , essendo proporzional- 
mente più lunga e men larga ; perocché nella prima etade 
lutti i pesci hanno forma maggiormente allungata ; il ca- 
po , da straordinariamente grosso , diviene più propor- 
zionato ; ed è poi da aggiungere, che la forma tumida del 
ventre, che ci presentano gli adulti, può derivare da re- 
plezione de' visceri , o da pregnezza. Arrogo a questo la 
disparità sovente rimarchevole fra i due sessi. 

Genere LEPIDOTUS , Ag. 

LEPmOTUS MINOR , Ag. 

Tav. IV, fig. 16 2. 

L' esistenza di questa specie nella calcare di Pietraroja 
viene contestala dalle molle squame isolate e gruppi di esse, 
trovate sparse fra quegli strati, insieme ad altre, con ossetli, 
spine, denti e simili hrani. 

Nella citata tavola abbiamo rappresentato due di tali 
squame le più caratteristiche , e spettanti al lato ventrale, 
uniformemente alle assicurazioni dell' Agassiz. 

Forsi ulteriori indagini ne porgeranno un giorno più 
ampli documenti, ma gli attuali non sono certo ambigui, 
quando l' esempio addotto, ed al quale ci riportiamo, non 
venisse a mancare. 

Il Lepìdotm minor è comunissimo a Swanage nell' I. 
di Purbeck (Inghilterra), negli strati che portano il nome 
di calcare di Purbeck, ed in Hilberheim (Reno), ove Roemer 
ne ha discoperto frammenti : alle quali località or si ag- 
giunge la nostra di Pietraroja. 



.ì )(.6)( 

Genere SAUROPSIDIUM , Cos. 

SAUROPsiDiuM LAEvissiMUM, Cos. (Par. I, pag. 99) 
Tav. I, f. 1. J, B, e, D. 

La calcare di Pietraroja ci schiuse questo interessante 
iiltoliio^ descritto già nella 1/ parte, 1. e, e rappresentato 
quivi nella Tav. V, fig. i . 

Ivi si fece menzione di altro esemplare, ed è quello 
appunto che qui descriviamo, e di cui diamo la immagine 
co' suoi dettagli , a fine di renderne più completa la sua 
diagnosi. 

Comecché la roccia è naturalmente stralosa , divisi i 
due strati, ci hanno esibito la doppia impronta ; la quale 
però non è completa, per quei tanti incidenti che accom- 
pagnano simili escavazioni; come l'esplosioni che ne disper- 
dono i rottami, le suddivisioni irregolari in pezzi, gli sgre- 
tolamenti che ne guastano la continuità delle parli, ec. Tutta- 
volta le parti conservate son tali che ci danno bastevole 
idea del pesce intero. Quello che più monta si è , lo aver 
sulle due lastre calcari la faccia interna della cavità ad- 
dominale ; le costole racchiuse nella spessezza dello strato 
muscolare impietrito; i tegumenti si trovano alla sua spes- 
sezza sottoposti , tra la carnosità e la superficie della roc- 
cia; quindi abbiam potuto trovarvi le squame ben conservate. 

La parte solida è rimasta sulla destra , e la impron- 
ta sua sulla sinistra lapide. La pinna codale ha lascialo 
delle porzioni sufi' una e sull' altra. Cosi è avvenuto pure 
pel capo, che però, essendo rimasto stiaccialo, e mag- 
giormente slocato, come d'ordinario interviene, non la- 



)( 17 )( 
scia di se vedere la forma ; in compenso ci ha esibita 
l'armatura della cavità boccale sino alle fauci. 

La mandibola , della quale ben si vede l' estremità 
anteriore , ugualmente che quella degl' intermasccllari , è 
armata di denti , de' quali già si è discorso. Ed oltre quelli 
che stanno sull'orlo esterno, nella regione palatina e fa- 
ringiana vi sono pure denti ritondali emisferici e neri, co- 
me quei de' Lepidoù' (i) ; ma sono assai piccoli. Se ne 
vede una serie immediatamente dietro quelli che armano 
gli archi mascellari, e poi de' piìi piccoli, sparsi pel palato 
e pel faringe. 

Il restante scheletro , che quasi tutto si è conservato , 
benché diviso in due parti, ne porge la colonna vertebrale, 
composla forsi di 5o vertebre , contandosene 23 sulla por- 
2Ìone anteriore^, ed altrettante sulla posteriore B, che 
fanno 46 ; ma accozzando le due metà nel modo che Io 
indica l'opposta faccia, per completarne la serie pare ne 
mancassero 4- ; ossia, tante entrar ne potrebbero sulla por- 
zione mancante , che ne forma la interruzione , nel modo 
stesso che si sono rappresentali i due pezzi. Le cervicali 
sono saldate insieme formando un corpo solo, come ciò av- 
viene in altri pesci, fra' quali la Daclyloptera Medilerranea. 
Il corpo delle vertebre è men lungo che grosso, talché il 
diametro sta all'altezza, o lunghezza :: 3 : 2 ; il perimetro 
delle loro facce articolari è rilevato , sicché riunite le ver- 
tebre costituiscono un grosso cordone ; e lo spazio inter- 
cetto tra questi , quasi uguale alla grossezza di quello , 
è liscio ; nelle vertebre piìi prossime al capo il cordone è 
anche più largo dello spazio interposto. Le apoflsi spinose 

(i) Consulta la prima parte pag. 70, 



)( i8 X 

souo robuste , tanto più per quanto maggiormente si ac- 
costano alla coda ; nella quale , tanto le superiori che le 
inferiori sono validissime , e regolarmente inarcale : le 
dorsali sono più delicate e men lunghe. Notisi però che 
quivi le apofìsi si trovano confuse con le costole , essendo 
che tutto è stiaccialo da sotto in sopra, e non per li lati ; 
onde la rachide si presenta , come il cranio , per la sua 
faccia interna od inferiore ; vale a dire , per quella che 
guarda il cavo addominale. Le apofisi trasversali sono de- 
licate e lunghe ; vi si articolano altrettante costole o spi- 
ne , lunghe e sottili , le quali vanno ad accollarsi con le 
sternali. 

Al di là delle 3 vertebre costituenti il peduncolo co- 
dale, la rachide prolungasi per formar l'asse del lobo su- 
periore della pinna , il quale è più lungo del lobo infe- 
riore. Quindi da riferirsi ai Sauroìdei Eterocerchi ^ e 
non agli Omocerchi ^ ove è riposto il genere Sauropsis. 
Il lobo inferiore , per V opposto , si costituisce da 6 osselti 
allungati, che sono i raggi spinosi inferiori delle vertebre 
stesse , i quali obbliquamente insistono sul corpo delle 3 
ultime vertebre codali o peduncolari. 

La pinna codalo è forcata, ed i due lobi sono molto 
divaricati; i suoi raggi sono articolati e ramosi. Degno di 
osservazione sembraci il modo con cui le articolazioni de' 
raggi si generano ; di ossicini delicati cioè riuniti in fa- 
scetto, le cui estremità, non convenendo tra loro sul me- 
desimo punto, ma successivamente l'uno avanzando l'al- 
tro, formano quasi una scala a lumaca. Da ciò ne pro- 
seguita una grande robustezza, mentre in vece la genesi 
delle ramificazioni parrebbe dovesse indebolirli in quel 
punto ove esse cominciano. I primi ed esterni suoi raggi 



)( 19 )( 
hanno pochi e deboli fulcri ; ma in cambio , nella base , 
evvi un grosso ed acuto pungi tojo a foggia di stiletto , al 
quale segue uno o due altri minori (i). 

Delia pinna dorsale non si trova indizio veruno , ca- 
dendo essa proprio in quel punto, in cui manca il pezzo di 
roccia intermedio alle due parti, siccome ci siamo assicu- 
rati sopra altri esemplari : essa è veramente cosi come la 
indicammo dapprima. 

Le pettorali sono più pìccole delle ventrali ; e quali 
ora si trovano appariscono pur strette; in esse si contano 
1 9 raggi ramosi , molto grossi , archeggiati nella origine 
loro , o nella estremità articolare , che ben tosto si assot- 
tigliano e si ramificano. Nello esemplare effigiato si tro- 
vano esse sovrapposte 1' una all' altra e confuse. 

Le ventrali sou grandi quanto 1' anale, e ritondate ; si 
compongono di 8 raggi articolali e ramificati, il 3.° de' quali 
è di tutti il più grosso ; gli articoli del raggio anteriore 
sono meglio striali che gli altri , spezialmente gli estre- 
mi ; si veggono così ingranditi nella figura i D della ta- 
vola citala. 

La pinna anale è molto remota : nasce essa a tal di- 
stanza dalla coda , che , immaginandola ristretta e distesa 
sul corpo, la estremità del suo terzo raggio , che di tutti 
è il più lungo, raggiungerebbe la base della pinna cedale; 
vi si contano 1 5 raggi , de' quali il primo è brevissimo , 
acuto , ed intero o spinoso ; il secondo più lungo e men 
grosso , ma pure non articolato ; il ferzo è il più lungo 
di tutti , come si è detto ; ed i seguenti gradatamente si 
abbreviano con molla rapidità. 

(i) Un tal carattere è molto acconcio non si avesse cbe la porzione Godale, eh' è 
a far riconoscere la specie^ anche quando la parte che meglio si trovai conservata» 



X 20 )( 

Le squame sono delicate , piccole piuttosto , e con- 
centricamente striate , a strie finissime. La loro figura è 
quasi ovale ; pochissimo sono embriciate , accavallandosi 
solo un poco per li margini, siccome ciò avviene in tutti 
quei pesci , ne' quali le squame sono impiantale nello stra- 
to dermoidale per quasi tutta la loro superficie : esempio 
\ Anguilla. Tre a cinque di esse ingrandite si veggono 
nella fig. i C, Tav. I. 

L'esemplare, sul quale si è fatta la presente descri- 
zione, misura più che un piede di lungo, siccome dalla 
figura rilevasi. Le ricerche fatte posteriormente , e che 
tuttora si ripetono , ci hanno porto più altri esemplari , 
sempre però incompleti, e sempre stiacciali da sotto in so- 
pra , quasi mai propriamente per li lati. Ne abbiamo di 
ogni dimensione, ma tutti minori di quello testé descritto; 
e ci lasciano essi vedere la successiva consistenza che pren- 
de il derme a misura che l' individuo cresce di etade ; e 
che in generale esso è delicato si, ma consistente; tenace 
quasi come quello delle Motelle. È per questo che negl' in- 
dividui piccoli trovasi maggiormente disfatto, e talvolta pres- 
soché aggrinzilo. 

Anche alla base del Gargano , e proprio presso Can- 
giano, trovasi questa medesima specie, in una marna calcare 
bianca e scistosa. Noi ce ne siamo assicurali per un esem- 
plare esistente nel Museo Mineralogico della R. Università, 
il quale , benché incompleto e malconcio , abbiamo rico- 
nosciuto dalla colonna vertebrale , eh' è quasi tutta intera, 
dalle numerose apofisi , dalla forma della pinna codale , 
e soprallutlo dallo strato delicatissimo dermoidale , di cui 
si trovano lacinie sul campo occupato del pesce, coperto in 
parie dalle delicatissime squame quali sono state descritte. 



)( 21 )( 

y4 fin di aversi un immediato confronto ira f orga- 
nizzazione del nostro Sauropsidium e quella del Sauro- 
psis delVyigassìz , riportiamo qui testualmente r articolo 
relativo a quesV ultimo. 

)) Sauropsis ., A gas. IT, p. 120. 

» Lo scheletro ha vertebre si corte che la loro lun- 
D ghezza non uguaglia la metà dell'altezza ; ciò nondimeno 
» i pesci non sono così veiitricosi, laonde il numero delle 
)) vertebre dev'essere considerevolissimo (i). Cosi le apo- 
j) fisi , benché gracili , sono siffattamente ravvicinate, che 
2 in certa guisa si toccano (2). Il dorso è guernito di os- 
)) setti interapofisiarii inermi : onde ne risulta una infer- 
» riata a graticola molto stretta. 

» Le squame sono di una picciolezza estrema, a se- 
» gno tale da non avere talvolta che la grandezza di una 
» testa di spillo ; la loro forma è romboidale, per quanto 
» me ne avessi potuto assicurare finora. Ma siccome sono 
» esse nel tempo stesso delicatissime , ne avviene che di 
» rado siano conservate ; cosi non sono esse mica di gran 
» soccorso per la determinazione generica. 

» Un altro carattere generico risiede nelle pettorali , 
B che sono eccessivamente sviluppate in guisa che sorpas- 
» sano di molto 1' origine delle ventrali. Queste sono raeso- 
)) gastriche, e quindi equidistanti dall'anale e dalle petto- 
j) rali. La dorsale è opposta all'anale; la prima è molto 
» piccola; l'anale al contrario, è assai lunga, e si estende 
» fin presso l'origine della cedale. La stessa codale è equi- 



(1) Cinquanta, quante al più ne Iroviam narii o ne' comuni pesci, 
noi nel nostro Sauropsidium, lungi dal- (a) Ecco un altro carattere che manca 

l'essere un numero considerevolissimo , nel nostro Sauropsidium, 
è quello che spesso si trova negli ordi- 

3 



)( 22 )( 

» loba , mollo dilatala., e largamente forcata ; vi è alla 
» base di ciascun lobo un certo numero di piccoli raggi 
)) indivisi ; ma il raggio principale non è punto armalo di 
)) fulcri (i). I raggi di tutte le notatoje sono finissimi. 

» Il capo è corto e grosso ; le mascelle armate di denti 
)) conici , molto acuti , e rari o spaziati. 

3) Questo è un genere proprio della formazione gìuras- 
D sica. Non ne conosco finora che tre specie. Sono pesci 
D di grande taglia o di forma regolare. 

:o I. Sauropsis longimanus , 1. e. p. 121, Tab. 60. 

-^ 1, S. latus. ) gg ^g promette la descrizione. 
3) 3. aS". mordax.\ 

Genere PYCNODUS , Ag. 



Osservazioni Nello slabilire un la! genere il dotto Agassiz partiva da 
questi dati fondamentali, per assegnargli i caratteri proprii ed esclusivi : 

1. Che nella mascella inl'eriore vi fossero 3 o 5 serie di denti grossi, a co- 
rona piatta, a foggia di fave , o di mezzi cilindri rilondati alle loro estremità. 

2. Che allorquando vi sono 5 serie di denti , sia il socondo il più svilup- 
pato, contando dal margino esterno : e che i denti delle serie intermedie siano 
in tal caso sensibilmente più piccoli , e siraiglianti a quelli della serie csteriora , 
più meno rugosi cioè nella loro superficie. 

3. Che ove fossero tre soltanto le serie, quelli della serie esteriore e della 
più interna siano i mancanti; e che perciò la serie esteriore venisse formata dai 
più grossi denti, senza fare sensibile contrasto con quelli delle altre due interne. 

4-. Che noli' anterior parte del rostro vi siano due o più denti larghi e 
taglienti come ccsoje. 

5. Che nella mascella superiore si trovassero incisivi simili a quelli della in- 
feriore , men larghi però, ed inseriti probabilmente agi' inlermascellari. 

6. Che ne' mascellari superiori non vi fossero che taluni denti nel margine 
anteriore soltanto , o che ne fossero del tolto sprovvisti. 



(i) Qui la somma discrepanza fra i due generi. 



)( 23 )( 

7- Che il vomoro sia armato di 'ó serie di denti ottusi, a corona pialla, ed 
in forma di favo , del tulio simili a quelli della mascella inferiore : e che quei 
della serio mediana fossero più grossi di tulli. 

Noi abbiamo ritenuto già come veri lutti questi caratteri sulla fede del 
diligenlissinio Autore ; ma moltiplicate indi le ricerche , e studiando meglio 
i falli , ci siamo trovali costretti rivenire su questo argomento , e discutere 
minolamcnle Io cose rilevale. 

1, 2. Ammettiamo che vi siano Plcnodi con 5 serie di denti sopra cia- 
scuna delle branche mascellari ; quantunque gli esempii non siano frequenti 
fra noi , né forsi normali \ ambigui essendo pure i pochi addotti dallo xVutore. 

3. Non è però vero che sempre la serie esteriore sia costituita dai più 
grossi dcnli , quando non ve ne sono che 3 solamente. E ne abbiamo porto 
l'esempio nel nostro Pijcnodus AchìUìs ^ coulentandoci per ciò appunto di 
distinguerlo specificamente. Lo stesso fatto troviamo ripetuto , se non com- 
pletamente , in gran parte almeno nel comunissimo Pijc. rhombus\ nel quale 
la serie esteriore certo è formata dai minori denti ; e delle altre due gì' in- 
termedii sono maggiori o subeguali a quei della serie più interna.' Lo stesso 
lodatissimo antore esibisce sotto nome di P. Mantella una simile combina- 
zione nella figura \1\. della Tav. 72. 

4. , 5. Restano fermi i caratteri segnati sotto quesli due numeri. 

6. Ambiguo pur ci sembra l'esservi no denti nel margine anteriore 
della mascella superiore : né contestato per noi da esempio veruno. 

7. Falso troviamo siffatto carattere , ove non sia incorso in equivoco il 
dolio Autore. Perciocché abbiamo moltissimi esempi di armature dentarie 
spettanti al vernerò , meglio diremo al palalo anteriore , ove si trovano 
tre serie di denti da ciascun Iato, corrispondenti a quelli della mascella in- 
feriore ; ed il vomero che tramezza è nudo , rilevalo , talvolta ancora con 
una profonda solcatura longitudinale nel mezzo. Tale è quello del nostro Pijc. 
Achillis , di cui nn più nitido e completo esemplare abbiamo effigiato nella 
Tav. Ili, fìg. 4-1 de' tanti che ora ne possediamo. Quivi si trovano evidente- 
mente sci serie, opposte ad ugual numero delle mascelle inferiori ; ed i denti 
sono simili, se non del tulio nguali. Un tal fatto sembraci in vero uniforme 
ancora al piano della natura. Il trovarsi dunque il vomero , ove ciò fosse 
vero , ora armato , ora inerme , non è certo condizione si lieve da ritenere 
entrambe coleste organizzazioni come congeneri. 

Nel fissare questo carattere, l'Autore sembra esser partito dall'ipotesi, 
che spettassero al vomere quelle armature dentarie effigiale da lui nella Tav. 
72, fig. 7, 8, 9, 12 e i3, e che tulle riporta al Pycnodns lìJantellu: e pare 
che non avesse altre prove eccello queste. Di fallo, egli dice, che secondo 

* 



)( 24 X 

tutte le apparenze siano esse lamine vomerìne. Similmenle suppone che 
de' cinque esempi! riporlali , quelli segnali dai nuraori 7, 8 e 12 spellassero 
a lamine linguali, ripelonrio sempre che sembra \ ne allro esempio di lai 
falla si trova regislrato nella saa magnifica opera. 

Poslo dunque per vero , che quelle armature denlarie apparlencsscro a 
lamine vomerine le une , ed alia lingua le altre : si deve stabilire che lutti 
i Picnodi avessero voniero e lingua cos'i armati di denti ; che altri si ed 
altri nò ne fossero guerniti. Avverso al primo de' due casi abbiamo non solo 
i numerosi falli per noi osservati , ma i suoi medesimi ancora ; mentre io 
sostegno egli non allro ne pone in mezzo che quello del Pi/c. jUantellii leslè 
menzionalo. Contro il secondo caso , non possiamo convenire col lodalissirao 
Aulore , né crediamo esservi alcun zoologo non empirico che potesse altri- 
menti opinare; avvegnaché, un' armatura dentaria si diversa, e per numero, 
e |)er disposizione , e per organi che ne sono rivestili , come è la lingua , 
guardar non si può con occhio tanto fugace da considerarlo come eventuale 
nelle diverse specie di un medesimo genere. 

Partendo da tali considerazioni , noi riteniamo dunque come proprii de' 
Picnodi i caratteri segnali dai numeri i, 2, 4, 5 ; quello del nura. 3 modi- 
ficato; quello del num. 6 come ambiguo, e da non calcolarsi; e quello del 
num. 7 interamente escluso. Le condizioni di quest' ultimo uumero servono 
prr contrario alla fondazione di un genere assai distinto , al quale ben com- 
pete il nome di Glossodus ; ed a questo ci riferiamo per gli schiarimenti 
più ampli. 

PYCNODUS GRANDIS , CoS. 

Tav. Ili, fig. I, 2,3. 

La medesima calcare di Pietraroja raccLiude questa 
che noi crediamo specie distinta, quantunque affinissiraa 
al rhombiis di Castellammare. La grandezza alla quale essa 
arriva è superiore a quella del P. orbicularis del Dolca, ove 
un tal pesce fosse veramente di questo genere (i). L'csem- 

(1) Rispettando l'opinione dell'Agassiz dotto, certo quegli aculei dai quali è 
intorno alla generica dettrmiuazione di sormoutata non sono proprii de' Picnodi, 
tal pesce (Itliol. Veron. T v. 4» fig- ), Questi hanno invece la parte estrema 
confessiamo non esserne ('et lutto con- esteriore degli ossetti interapofisiarii or- 
vinti. Sia oppur no rovesciata la pusizio- nati da una serie di lamine scabrose, cop- 
ile della parte dorsale, come pensa quel diformi, e distese sulla larghezza di quel- 



)( 25 )( 

piare die noi possediamo ha di lunghezza un piede e due 
pollici , e pare che giugnesse ancora a maggiori dimen- 
sioni, a giudicarne da alcuni denti isolati, che nel mede- 
simo strato ahbiamo trovato disseminati. Uno di essi, e'I 
maggiore , vedesi rappresentato dalla figura 3 , il quale , 
paragonato coi più grandi proprii dell'individuo di poli. 14-, 
c'indica per lo meno spettare ad altro individuo di poli. 1 8: 
cosi stando le proporzioni de' due denti fra loro. Tali denti 
sono molto alhingati, i lati più lunghi paralleli, i minori 
archeggiati , la superficie regolarmente convessa. 

Ciò che propriamente distingue il nostro Pi/cnodus 
grandis è la maggiore altezza del corpo : questa', escluse 
le pinne verticali , è uguale alla lunghezza , esclusa la 
pinna codale. Nel P. rfiombus l'altezza è minore della 
lunghezza per 'A . Nella medesima roccia abbiamo trovato 
due esemplari non più lunghi di 4- pollici : ed istituendo 
un confronto tra essi ed i maggiori individui si trovano 
affatto identici. 

Ove i denti non fossero incontestabilmente grandi ed 
identici a quelli de' Picnodi conosciuti, per la forjna e le 
proporzioni del corpo , il nostro P. grandis si assimile- 
rebbe al Microdus radiaiiis^ Ag.II, p.2o8, Tab. 6g f . i (i). 

Il nostro collega cav. Tenore conserva un buono esem- 

]a ; come inj;randLta una si vede nella me- desunti dalla forma delle pinne, special- 

desinia nostra tavola III , fig. 5. Coàl or- mente della codale, eh' è incompleta, 

nati si trovano tali nssetli in tutti gli e- mancando quasi per intero le altre : né 

Semplari del P. rliombus , qualunque sia conosco in qual modo siasi assicurato della 

la grandezza. Non slamo riusciti ancora ad picciolezza de' denti. Di essi non appari- 

crttenere un solo esemplare del P. grandis, scono che gli esterni , che anche ne' Pie- 

in cui l'estremità di tali ossetti siano cosi nodi son piccoli. Vedi le osservazioni pre- 

ben conservate. messe , n. 3, dove è avvertito I' 'quiyoco 

CO L' Agassiz riporta questa specie al dell'autore sulla grandezza relativa de' 

genere Microdus , piuttosto che al Pjcno- denti nei Picnodi. 
diis , quantunque mancante de' caratteri 



)( 26 X 

piare di questa specie, alquanto più piccolo de' maggiori 
che noi possediamo, il quale però manca del roslro e di 
una parte dell' addome. La figura che noi n' esibiamo è 
ridoUa alla mela delle dimensioni del più grande de' nostri 
individui. 

Un fallo vogliamo qui consegnare , che sembra a pri- 
ma vista di poca importanza , ma che riesce di molto va- 
lore per chi cerca addentrarsi nel misterioso modo , onde 
i pesci furono sepolti fra strali terrestri in seno delle acque. 
Uno, ed il più grande esemplare di questo Picnodo^ sca- 
vato sotto 1 propri! occhi, era in tre parli diviso, per due 
lunghi e larghi crepacci. Fra quello che traversa il capo 
cade il rostro ; ed i denti, slocati e divisi, si stanno im- 
piantati sulle due opposte facce di quel crepaccio , nella 
spessezza della lapide , come al naturale una di tali facce 
ne rappresenta la fìg. 2 ab, ab. La qual cosa dimostra, che 
quando il pesce era disfatto in guisa da staccarsi i denti dalle 
mascelle, era ancora moUissima la pasta terrosa, sì che il 
peso di quei denti bastò per vincerne la resistenza, ed af- 
fondarvisi. Dopo ciò ebbe a succedere il prosciugamento, 
la consolidazione della pasta terrosa, e quindi il suo ritira- 
raento, onde ebbero origine i crepacci. Egli è dunque chia- 
ro, che tra il momento in cui fu il pesce sepolto, e quel- 
lo in cui fu lasciato a secco il sedimento, ebbe ad inter- 
cedere tanto tempo , quanto n' è indispensabile pel com- 
pleto sfacimento del roslro, che certo è la parte del corpo 
più resistente alla disorganizzazione. Cosi è pure interve- 
nuto pel sistema dermoidale, rarissimi essondo gli esempi 
in cui di esso si trova qualche traccia (i) , d" ordinario 
non avendosi di tal pesce che la sola parte scheletrica. 

(1) Vedi Parte prima, pag, io5. 



)( 27 )( 

PYCXODUS ACniLLIS , CoS. 

Tav. Ili; fig. 7-10. 

Come in sulle prime delle osservazioni premesse fu 
dello , di questa specie frequentissimi si trovano gli appa- 
rati dentari! in quella medesima località ; e se ne hanno 
di grandezza assai maggiore di quella che fu rappresentata 
nella Tav. YI, f. 1 1 della prima parte : qui aggiungeremo 
talune note da essi ricavale, valevoli non solo ad illustrare 
la nostra specie, ma pure ad allontanare gli equivoci, che 
sorger potrebbero comparandola con le altre fondate dal- 
l'Agassiz. Abbiamo ad un lempo apparali mascellari e man- 
dibolari, ch'evidentemente spettano ad una stessa specie, e 
gli uni simili agli altri. I denti hanno la corona di figura 
trasversalmente allungata, più stretti dall'uno che dall' altro 
estremo, specialmente gl'intermedii , un poco ristretti nel 
mezzo, come strangolati ; la superficie ò leggermente con- 
vessa, talvolta appianata ; e fra i denti della serie intermedia 
spesso si trovano di quelli, ne' quali la corona è infossata 
alquanto nel mezzo, e rilevata nel perimetro, e questo incre- 
spato j Tav. cit. fig. 9. Di tal fatta se ne trovano natural- 
mente in sito, ed isolati. Nò lo infossamento può attribuirsi 
a logorazione , perchè 1' orlo non potrebbe in tal caso re- 
stare superiore al piano medesimo , e lo smalto logorato 
nel mezzo lascierebbe a nudo la sottoposta dentina : qui 
per lo contrario tutto lo smalto è uguale. Importante è pure 
il notare , che tra i molti esemplari del P. rhombus di 
Castellammare , uno ne dimostra la serie intermedia d# 



)( 28 )( 

suoi denti, con la corona affatto simile a quella di cui si 
è discorso finora ; mentre in molti altri essa è semplice 
e liscia. E dunque da porre in calcolo siffatta struttura, 
s'è dessa puramente eventuale (i) ? 

La fig. 8 della citata tavola III rappresenta quali si 
trovano cosi di scorcio due branche mandibolari del nostro 
P. Acliillìs ; nella prima delle quali, a sinistra, ab veggonsi 
ben ordinate le tre serie di denti; della seconda c^<? si 
scorge appena la superior parte dell'ultimo e più interno 
dente J , essendo il resto sottoposto allo stesso osso man- 
dibolare. 

La figura 4 altronde rappresenta il duplice apparato 
mascellare, superiore ed inferiore, del destro lato , veduto 
dalla parte interna , trovandosi il pesce cosi diviso in due 
per un piano verticale, che passa pel mezzo. In questo le 
tre serie di denti della mandibola, indicate dai numeri 4-j 
i), 6 si trovano interamente scoperte : delle tre serie su- 
periori altronde apparisce la prima corrispondente alla sesta, 
la seconda corrispondente alla quinta, e la terza corrispon- 
dente alla quarta rimane da questa stessa occultata. Cosi 
avviene che appariscono 3 serie e non 6. Questo apparato 
appartiene al P. rJiombus , copiato da un esemplare inte- 
rissimo , e quindi non equivoco. 



(i) L'Agassiz ha considerato come spet- di quest'ultima essendo occultata dalla 

tante a specie distinta un apparato den- corrispondente della prima che le sovra- 

tario, in cui la corona è così rilevata e ru- sta. Molti di tali esempli noi possediamo , 

gosa nel contorno, imponendogli perciò il che ci assicurano di tal fatto. E da questo 

nome di rug'uto5wJ. Vedi Voi. II pag. 194» equivoco nel quale è caduto certamente 

Tav. 72, fig. 23. l'autore risulta quella sua credenza, che 

E qui cade in acconcio pure il notare, si trovano de' Picnodi con cinque serie di 

che di quelle S serie, eh' egli riferisce al denti in ciascuna branca mascellare, e che 

voraero , tre appartengono alla mandi- la seconda di esse sia costituita dai denti 

boia, e due alla mascella; la terza serie maggiori (vedi Osserv. i e J delia pag.aSj, 



)( 29 )( 

In mezzo ai numerosi esemplari di apparali deularii 
spettanti a PicuoJi, trovali ne abbiamo ancor due, ne' quali 
appariscono cinque serie di denti. Nulladimeno, esaminati 
diligentemente, sembra questa un'anomalia più che una 
speciale e normale differenza. Perciocché , nella seconda 
serie 2 ( Tav. Ili, f. 11), sono tre de' denti intermedii 
che si trovano suddivisi , come è facile persuadersi alla 
sola ispezione delia figura : e quella che sarebbe la quinta 
serie in I\. , non è costituita che da soli quattro piccoli 
denti, i quali io credo soprannumerari!. Di fatto, in un altro 
esemplare, in luogo di quattro se ne trovano due solamente. 
Prendendo inoltre in considerazione la grandezza di questo 
esemplare , siamo condotti ad una probabilissima induzione ; 
che tanto la suddivisione de' denti della seconda serie, quanto 
l'apparizione di quelli che si direbbero della quinta, siano 
il prodotto della età dell'animale. Nò queste iunormalità deb- 
bono riuscire strane, nuove, trovandole noi anche nelle 
generazioni attuali , e proprio negli Sparoidei , ove si hanno 
denti molari interni così disposti , benché con altro ordino 
e di diversa figura. Altronde , gli esemplari che ne porge 
l'Agassiz, di apparati dentarli con bordini di denti, sono 
troppo ambigui ; mentre il nostro è nitidissimo. 

Da tutte queste osservazioni si raccoglie ,• che molte 
delle specie di lai genere, fondate sopra gli apparati den- 
tarli, potranno un giorno svanire; quando cioè, discoperto 
il pesce al quale appartennero , si riconoscerà che le dif- 
ferenze di numero e di forme provengono dalla loro di- 
versa posizione sul piano della lapide , dallo incremento 
per Tela dell'individuo, dallo sviluppo diverso, e da altri 
simili incidenti. Forse ancora il nostro P. Achillis rien- 
trerà nella precedente specie P. grandis , viceversa, se 

k 



)( 3o )( 

verrà dimostralo che la combinazione dentaria dell' una sia 
propria anche dell'altra. 

Per ora sembra certo, che i denti del P. grandis dif- 
feriscano da quelli del P. Achillis , come apparisce dalle 
rispettive loro descrizioni ed immagini. 

Genere GLOSSODUS , Cos. 

Lingua coperta di denti piani, disposti sopra cinque serie longiludinali. 
Palato posteriore similmente armato di denti , e disposti col mede- 
simo ordine , ma i denti di Jigura diversa. 

Osservazioni^ Sotlo nome di Pgcnodns Mantella l'Agassiz descrisse on 
apparalo dentario ben singolare, di cui rapprcsonla 9 varietà. Opina l'A., che 
di esse, altre appartengano al vomero, altre alla inferiore mascella , altre final- 
mente alla lingua. Abbiamo già fallo avvertire le consegaenze alle quali mene- 
rebbe l'adesione a (jtioslo opinare del dolio A., nel n. 7 delle osservazioni preli- 
minari poste sotlo il genere Pieno '0, pag.iS e 19 ; qui ci rimane solo ad aggiun- 
gere, che né fra la numerosa serie d'iiulividui del J'. rfnmbns, né fra quelli del 
P. grandis ed achillis abbiamo potuto vedere traccia alcuna di lingua cos'i 
armata. Similmente si deve convenire che il vomero in essi è nudo. l\è sappiamo 
concepire come fra le tre serie di denti, posli da ciascun lato delh mascella supe- 
riore, starvi potesse una piastra vomerina sì larga ed armata di denti diversi. 

Lo ammettere altronde che ove esiste slffallo modo di armatura dentaria 
non vi sia contemporaneamente l'altra, vai lo stesso che il confessare, esservi spe- 
cie in cui il vomero e la lingua son coperti di denti, cosi disposti in cinque serie , 
e che le mascelle e le mandibole non fossero altrimenti gueroite, ne mancassero 
alfatto. Ncir ano e nell'altro caso noi non potremmo ravvisare che un genere di 
pesci affatto distinto da quello de' Picnodi: ed è perciò che lo abbiamo istituito , 
improntandone il nome dalla singolare armatura della lingaa. Ci siamo altronde 
convinti della ginslezza di questo nostro opinare per due diverse vie ; primo, 
per la diversità di forma slrattura, e distribuzione de' denti ; secondo, per aver 
trovalo chiari esempli di lingua cosi armala insieme, non a vomero, ma piatlosto 
a lamine palatine posteriori , come da qui a poco vedremo. 

Lasciando indeciso per ora, se tutte quelle forme e gruppi dentarli menzio- 
nati di sopra, spettassero oppurno ad un medesimo pesce (Pgetiod/is Mantdlii), 



)( 3i )( 

come pensa ri\gassiz ; trovandoli convenire in gran parie con (iiielli che uoi ab- 
biamo discopcrli finora ; li consideriamo come apparlonenli a specie tipo del 
nostro presente genero Glossodus, che perciò diremo Glossodus MunlelUi , 
dislinguendo l'altra nostrale col nome di 



'o"- 



GLOSSODUS ANGUSTATUS , CoS. 

Tav. Ili, Cg. i2-i5. 

I denti che ricuoprono la lingua di questa specie sono 
distribuiti in tal guisa, che sei più grandi e di figura se- 
miovale , pili stretti e ritondati cioè anteriormente , tron- 
cati dalla parte posteriore, e con gli angoli ritondati, occu- 
pano la linea mediana ; la loro superficie è quasi piana , 
un poco depressa nel mezzo, e rilevata alquanto suirorlo 
posteriore ; talvolta hanno una profonda impressione tras- 
versale nel mezzo. Disiano fra loro poco meno che quanto 
è la rispettiva lunghezza. Due altre serie vi stanno da cia- 
scun lato, la cui figura è ovaio , essendo più stretti dalla 
parte anteriore, e talvolta smarginati alquanto, od un poco 
concavi dal lato esterno ; il contorno della corona è un 
poco rilevato , or liscio , come quello che abbiamo rappre- 
sentalo ingrandito sotto il n. io], ora rugoso o tubercolato, 
come quello della figura 9 , spettanti entrambi al Pycnodus\ 
e ciò si in questi che negli intermedii ; essi sono posti a 
sghembo tra quelli dilla serie mediana : e siccome vanno 
impicciolendo a misura che si accostano alla punta , cosi 
vanno restringendosi , risultando dal loro insieme la figu- 
ra quasi d'uno strombo del Pino a pinocchi {P. jmea). 
Il loro colore è generalmente nero. 

Abbiamo rappresentalo tre diversi gruppi di questa 
specie, a fine di mostrare le piccole variazioni alle quali 



)( 32 )( 

va soggetta ; niuna delle quali però conviene con le ana- 
loghe rappresentale dall' Agassiz nella sua Tav. 72 fig. 9 
e i3, sia per la figura de' denti , sia per la loro disposi- 
zione. La nostra fig. 1^ rappresenta l'insieme della pia- 
stra linguale ^i, con un poco di carnosità slargata e 
nuda della sua punta ; e quella spettante al palalo poste- 
riore J2 , che vi si trova congiunta , un poco ohbliqua- 
menle disposta e rovesciala. 

Trovasi questa specie nella calcare di Pietraroja, non 
scarsamente, ed insieme a quelle stesse armature dentarie 
del P. Achillis. La località del Glossodus (Pycnodus, Ag.) 
^Mantellii è la foresta di Tilgate , e si riferisce dal prelo- 
dato A. al Giura superiore (i). 

Fra i gruppi di tali denti, trovati in Pietraroja, non 
mancano di quelli simiglianli perfettamente allo esemplare 
effigiato dall' Agassiz , l. e. Tab. 72 f. i3, e ve ne sono 
pure uguali e maggiori. 

Genere BELONOSTOMUS , Ag. 

Boslro allungato, acuto , con ambe le mascelle uguali, (junsi uguali, 
ed armale dì denti piccoli e disuguali. Pinna dorsale piccola, posta 
j'n prossimità della cadale , ed opposta all' anale. Anale simile ed 
uguale alla dorsale. Pettorali lunghette e falciform'. Cadale bifor- 
cata. Corpo coperto di grandi squame rombuiiali e solide. 

Osservazioni. L' Agassiz isliluiva dapprima il genere Aspidorynchus , 
nella famiglia de' Satiroidci omocerchi , per comprendervi quei pesci, ne" quali, 
essendo un rostro lungo ed acuto come un dardo, la mandibola è men lunga 
della mascella, ed entrambe sono armate di denti acuti. Moltiplicato avendo 
gli esempii si avvide, clie fra questi , taluni hanno 1' una e l'altra mascella di 
uguale lunghezza, od appena la inferiore men lunga della superiore ; che qae- 

(0 Tableau synopt. de la faraill. de Pycn, selon les terr. II, p. 344- 



X 33 )( 

si' cllima manca di nn solco capace di ricevere in sé I' orlo della prima ; e che ii 
corpo in qnesti è più svcllo , e simile a qnello de' Beimi Indora viventi. Separò 
quindi questi ultimi dai primi, e ne costituì il genere perciò dello Belonoslomus, 
lasciando per gli altri la generica denominazione di Aspìdorynehus. 

Egli è quindi evidente, che ove il rostro mancasse del lutto o fosse incom- 
pleto ; e quando si trovasse chioso in modo da non permettere che la presenza 
de' denti apparisca, come soventi fiato accade; non è che arbitraria la generica 
determinazione di un tale illiolilo. E lo stesso laudatissirao autore dichiara, che 
solo in segnilo dello esame fallo di molti esemplari dell'uno e dell'altro genere sia 
pervenuto a disccrnere gli uni dagli altri per le proporzioni relative del corpo ; 
che, essendo questo piò gracile e svello, era sicuro di aver fra le mani un Belo- 
noslorao piallosto che un Aspidorinco, quando anche mancasse affatto il rostro. 

Ed in questa imbarazzosa ambiguità può trovarsi bene spesso ch'i , non 
avendo acquistato perizia in siffatte disamine , dovesse definire un moncone , od 
anche nn esemplare completo, in cui i due caratteri positivi non fossero ben evi- 
denti. Cos'i nel nostro Belonoslomus rappresentalo nella Tav. II fig. i, trovan- 
dosi il rostro perfetlaraonte chiuso ed un poco di scorcio , né la presenza de' 
denti, ne la uguaglianza delle due mascelle è evidente. E però il cranio rappre- 
sentalo nella fig. 2 della medesima tavola, e scavato nel medesimo luogo, inter- 
viene a dimostrare che trattasi qui appunto di un vero Belonoslomus , come 
vedremo. 

BELONOSTOMUS CRASSIROSTRIS , CoS. 

Tav. II; fig. 1-2. 

Questo nostro Belonoslomus ha tale somiglianza col B. 
Munsteri (Ag. voi. II pag. i4.i, n. 2 Tav. 47" fig. 2), che forsi 
non lo avremmo certamente distinto , se arrestati ci fossimo 
alle sole apparenze , mancando la completa loro compara- 
zione ; perciocché il B. Munsteri è un tronco anteriore del 
corpo di un individuo anche minore, e mancante di pinne 
pettorali, che per altro dice l'A. esser larghe (i). L'ana- 
nalisi comparativa ci ha dimostrato altronde, che nel no- 

(1) Vedi voi. V, p. 17 delle addizioni. 



)( U )( 

stro Beloiioslomo il roslro è proporzionalmente più grosso, 
e meno aculo. Esso misura 6 volte la lunghezza del corpo, 
eccettuala la pinna cedale, eh' è di poli. i6, ed escluso il 
capo e la pinna cedale : tutto intiero è di poli. 21 ; il suo 
diametro è Vi; della lunghezza. 

Le pinne pettorali sono lunghe e falciformi, con 20 
raggi \isibili , semplici. La dorsale è brevissima , assai 
Lassa, e composta di 11 o 12 raggi. 

L' anale, opposta ed uguale alla dorsale, consta di soli 
8 raggi , i tre anteriori de' quali sono semplici ed acuti , 
ed i successivi ramosi e molli. La loro posizione è ai Vo 
della lunghezza del corpo, contando dalla estremità del roslro. 

La pinna codale è semilunare, col lobo inferiore di 
V4 pili lungo del superiore; e si compone di 16 raggi ra- 
mosi, dicolomizzandosi ciascuno due fiate, con 3 a 4 fulcri 
delicati e semplici allo esterno della sua base. 

Le squame di cui è rivestito in tutta la estensione il 
suo corpo hanno figura romboidale, e però le dorsali sono 
le meglio espresse , spezialmente lungo la linea laterale ; 
perocché quelle della inferior parte si accostano più al qua- 
drato , e si dispongono in zone verticali , che cingono il 
corpo : talune di esse, che nello stiacciamento del corpo sono 
rimasle con la parte libera ed embriciante fuori del con- 
torno del corpo, mostrano l'angolosità loro poco acuta. 
Tali sono quelle che spiccano dal lato inferiore della por- 
zione codale , e di un tratto dalle pettorali in poi. Sulla 
linea laterale variano ancora , ma non si possono netta- 
mente delerminare. Solo sulla parte codale, le meglio con- 
servate dimostrano avere una carena longitudinale assai 
spiccata : e sopra quelle del dorso , più prossime alla me- 
desima linea, ne corre anche una per i due angoli acuti. 



)( 35 )( . 

In 2 G! si è rappresentato un gruppo di simili squame nel 
modo che si veggono in qualche piccolo spazio del corpo. 
Proviene esso dalla calcare stratosa di Pietraroja , 
d'onde fu scavato ai 23 luglio del i8oo sotto i miei pro- 
prii occhi, insieme con altri ittioliti. Esso si conserva nel 
mio Bluseo. 

BELONOSTOMUS GRACILIS , CoS. 

Tav. II, ng. 3. 

Il rostro da noi qui rappresentato è lungo poli. 2, e 
4 lin. Comprende esso però una parte del cranio, la estre- 
mità essendo pure un poco monca. Dal margine orbitale alla 
estremità troncata è lungo poli. i„io: e questa appartiene 
alla mascella supcriore e frontali anteriori. E dessa armata 
di denti mollo acuti, de' quali taluni sono tutt'ora al loro 
posto , di altri si veggono solo le impronte ; ma la loro 
forma si va mutando secondo la regione alla quale appar- 
tengono : quelli della estremità sono delicati e lunghi , 
allargati alla base e diretti ver dentro , proprio come quei 
della SJìrena ; verso la base della mascella divengono più 
corti , in proporzione piij larghi , e compressi , sicché mo- 
stransi a modo di punta di lancetta : questi son posti pure a 
maggiore distanza tra loro e ad intervalli uguali: i primi 
si mostrano ravvicinati per coppia , ed in ciascuna coppia 
r anteriore più piccolo del posteriore. Della mandibola non 
avanza che una porzione basilare ; dietro la quale si tro- 
vano alcune parti de' sottorbitali e dell' apparecchio oper- 
colare. Tanto lo spazio intercetto tra l'orbita gl'inlcrma- 
scellari ed il frontale , quanto quello che spetta alla por- 
zione mandibolare è granolato nella superficie, quest'ultimo 



)( 36 )( 

in un modo assai più grossolano del primo (i). Gli ossettì 
spettanti all'apparato opercolare sono al contrario lisci e 
smaltali. 

Proviene dalla calcare di Pietraroja. 

Com'è facile accorgersi , un rottame così incompleto 
non può esser definito con molta precisione e sicurtà. Noi 
attendiamo qualche altro documento per indi determinarci 
ad un giudizio meno incerto. 

N,B. I due esemplari del B. acutus rappresentali dal- 
l' Agassiz nel citato luogo, provengono dal lias di VVbitly ; 
e si conservano nella collezione di Lord Euniskillen e di 
Sir Phillipp Egerton. Però di uno di essi non si ha che 
il solo rostro anche incompleto , più grande sì , ma del 
tutto simile al nostro , tranne i dettagli. 

Stabilisce il prelodato A. che gli Aspidorinchi sian 
proprii de' terreni giurassici e della creta ; ed i Belono- 
stomi trovarsi dal lias fino alla creta. 

Dichiara egli pure aver altre sette specie a descrivere 
spettanti a questo genere : e nel suo discorso preliminare, 
Voi. I, p. i4, menziona particolarmente una specie nuova 
di Beionostomus^ che dice prossima al B. Munsteri. Que- 
sto ittiolito proviene dai terreni di Solenhofen, e conservasi 
nella collezione di Stekes in Londra. 



(i) Nota l'Agassiz che nel B. acutus il p. 142. Tab. 4? f- 3 e 4- Ora, nel nostro 
Lecco è molto allungato , più gracile di esemplare sono le parti anteriori alle or- 
quello di tutte le altre specie, e si atte- bile così fiuaraente granulate , e la base 
nua assai più gradatamente : inoltre, che della mandibola l'è ancora assai più gros- 
gli ossi che veggonsi dietro l'orbita, e che solanamente. Da ciò abbiamo tratto argo- 
erede essere probabilmente i frontali e mento per associarlo all'acutu^j ma senza 
parietali, sono iinameute granulati. Ag. II, convenirvi completamente. 



)( 37 )( 

Genere BLENNIOMOEUS , Cos. 

Allorché pubblicammo la prima Parie di questa opera, 
ci vedeQimo costretti a separare dal genere Notagogus alcune 
specie afilnissime, a causa della pinna dorsale triloba, in 
luogo di essere biloba ; e massimamente per i denti conici 
e robusti , che armano entrambe le mascelle , disposti in 
un solo ordine, e non già setacei ed affollati come si vo- 
gliono ne' generi Pholidophorus e Notagogus. Porsi a- 
vrebbe altri pensato dì modificare i caratteri di questo ul- 
timo genere , piuttosto che crearne uno nuovo, per specie 
quasi identiche in ogni altra noia. Ma noi ci siamo astenuti 
da ciò fare per la certezza che il diligentissimo Agassiz 
non avrebbe asserito esser tali i denti della specie, che gli 
servì di tipo nella fondazione del genere, ove non ne fosso 
stalo sicuro. Ritenendo altronde per vero , com' è debito , 
esser cosi setacei ed affollati i denti del N. Zietenii, tipo 
del genere , ed escludendone le nostrali specie ; tanto 
varrebbe il creare per queste , quanto per quelle un altro 
genere diverso dal Notagogus. 

Che se il N. Pentlandi fu dall'Agassiz registrato fra 
i suoi ISotagoghi ; cadde forse in errore, per aver troppo 
fidato sul carattere della pinna dorsale : carattere che me- 
glio apprezzato si troverà pure alquanto differire sulle sei 
diverse specie descritte dal medesimo Autore. Il Notagogus 
Pentlandi ^ che l'Agassiz ebbe fra le mani, non lasciavagli 
vedere i proprii denti, come dalla figura deducesi: e molto 
meno il latior , che manca del tutto di capo. Lo stesso è 
avvenuto per noi , che gli esemplari tenuti presenti di N. 
Pentlandi, avendo tutti la bocca strettamente chiusa, non 

5 



X 38 )( 

ci permisero assicurarci della forma de' denti : e , fidu- 
ciando, Io conservammo nel posto in cui si trovava. Poste- 
riormente però , UQ esemplare nel quale trovasi diviso il 
capo verticalmente in due ci à lasciato nettamente vedere, 
dalla faccia interna , quasi completo l' apparato dentario ; 
e ci siamo perciò assicurati, che lungi dall'essere i denti 
setacei ed affollati (i) , sono essi conici, un poco incur- 
vati, e decrescenti dall'anteriore alla posterior parte di 
ciascuna delle branche mascellari, come i piìi interni del 
nostro Blenniomoeus major : solo i maggiori ed esterni 
ci lasciano il desiderio di vederli più chiari. 

Dopo ciò, due esemplari, uno di un individuo intiero, 
l'altro del solo capo, di una specie congenere ed affinis- 
sima, tratta dalla calcare di Pietraroja, sono venuti a chia- 
rirci completamente del primitivo nostro concetto. Di talché 
il genere Blenniomoeus può dirsi ora completamente e con 
chiarezza fondato; come risulta dalla descrizione che segue. 

BLENNIOMOEUS MAJOR , CoSi. 

Tav. II, fig. 4.-6. 

Grandezza e statura del 7\'. Pentlandi^ al quale del tutto 
simiglia, e da cui differisce primamente per glintermascellari, 
che sembrano un poco retrattili, come lo attesta la separazione 
di essi dal labbro superiore , eh' è un poco tumido, al modo 
di quello di certi labroidei. Tanto la superiore che la inferior 
mascella sono innoltre guarnite di due sorte di denti; gii 
esterni coni(;i, robusti, un poco adunchi; e gì' interni simili, 
ma più piccoli , a punta nera. De' primi se ne contano i3 

(i) Tali esser debbono i denti iu brusca o spazzola {hrosse de' Francesi), 



)( 39 )( 

sopra ciascuno degli ardii mascellari ; de' quali, nella su- 
periore, ne spellano 7 agi' inlermascellari, e 6 alla branca 
mascellare; nella inferiore poi 8 appartengono alla parie 
anteriore , e sono i più grossi di tulli, e 5 alla porzione 
più interna , piccoli e decrescenti come i superiori , ma 
conici ugualmente, e taluno ancora ve ne ha, che sembra 
ritondalo, emisferico e nero , come quei de Lepidotì. La 
mandibola è nguale alla mascella, e T una come l'altra 
ben alla, onde il rostro risulta tumido ed ottuso. La scissura 
boccale giunge alla perpendicolare abbassata dall' anterior 
parte del forame nasale ; inarcasi essa quasi a foggia di s. 
I pezzi opercoìari sono stretti, a superficie liscia, ed in for- 
ma di luna crescente. La lunghezza del capo , dal rostro 
al termine dell'opercolo, misura 3 volle e più il resto del 
corpo, compresa la pinna cedale. Una larga squama ovale, 
concentricamente striata, trovasi nell'angolo omerale, come 
negli Sparoidei. Il corpo è rivestilo di i3 ordini di squa- 
me , e se ne contano 4-0 nella intera lunghezza; oltre le 
poche che rivestono la base de' lobi codali: la loro forma 
si mula sulle diverse regioni del corpo : sono semilunari 
sulla nuca, ovate con estremità appuntita ed uno de' mar- 
gini minutamente dentellato sopra i fianchi, più allungate 
e quasi romboidali sulla coda, tanto più per quanto più si 
accostano al peduncolo suo ; la superficie è liscia e smaltala. 
La pinna dorsale ha la sua origine un poco più in 
dietro della perpendicolare che passa per la posterior parte 
della base delle pettorali , e si estende fino alla 28" se- 
rie di squame : si abbassa come per dividersi quasi nella 
metà di sua lunghezza : la porzione anteriore è più alta, 
pressoché triangolare, i cui 3 primi raggi sono aculeati, 
il primo piccolissimo , il secondo più allo e più robusto , 



* 



)( 4o )( 

il terzo maggiore di tulli : la porzione posteriore più este- 
sa, graduata, elevandosi alquanto più nella posterior parte ; 
i suoi raggi sono più delicati e ramosi. Le pettorali so- 
no mediocri, e composte di 7 raggi ramosi. Le ventrali, 
con 5 raggi similmente ramificati, sono piccole, e situate 
proprio nel mezzo della lunghezza del corpo. L'anale è 
stretta , e composta di y raggi , il primo de' quali più 
lungo , e preceduto da un fulcro breve e ramosissimo ; 
essa corrisponde alla estrema parte della dorsale. La pinna 
Godale è forcata, coi lobi pressoché uguali, composta di 12 
raggi ramosi ed articolati ; come uno di essi ingrandito se 
ne vede nella citata tavola, fig.6 ; i due estremi sono innol- 
tre guarniti di fulcri, come la figura li rappresenta. 

Osservazioni. Tulio minolamenle comparando col N. Penltandi, tro- 
viamo in questo un rostro più acuto , denti men grossi , scissura boccale un 
poco più lunga, raggi delle pinne più gracili, la dorsale più prolungata ver 
dietro, e 1' anale ugualraenle più prossima alla codale : questa anche più pic- 
cola ; il capo poi è si lungo nel Pentlandi., che misura due volle e mezzo ii 
resto del corpo, compresa la pinna codale. Laonde queste due specie rimangono 
ben distinte; ma siamo di avviso, che ii N. Penllandi debba far parte del 
genere Blenniomoeus, per la forma de' suoi denti. Noltameno conviene atten- 
dere altri e più chiari documenti. 

Genere PALAEONISCUS , Blainv. 
Tav. IV , fìg. 5. 

Per non lasciare obbliato un documento], che comun- 
que non ben chiaro, interessa nondimeno la nostra geo- 
logia, diamo qui la descrizione e la immagine di un fram- 
mento, nel quale è chiaro uno de' lobi della coda, archeg- 
giato , composto di molti e delicati raggi ; dell'altro si veg- 
gono solo alcuni yestigì. Della colonna vertebrale si tro- 



)( 4i )( 

vano ciliare impronte delle apofisi verticali , da cui rilu- 
ce, che le vertebre debbono esser brevissime e numerose. 
Le analogie ci guidano solamente a riferirlo al genere 
Palaeoniscus ; ma conviene attenderne tuttora altri e più 
chiari documenti , per la qual cosa tralasciamo parlarne 
vieppiù in questo luogo. 

Proviene esso da Giffoni , da quegli strati medesimi, 
d' onde son tratti i Lepidoti e Semionoli descritti nella pri- 
ma parte di quest' opera. 

DI TALU1VI ALTRI FRilM7IE!\TI 

CHE DOCUMENTANO LA ESISTENZA DI PID' ALTRE SPECIE SPETTANTI 
A GENERI DIVERSI. 

i. Genere CALIGNATHUS, (i) Cos. 

Tav. lY, fjg. 6. 

La mandibola, di cui abbiamo tre identici esempii, è 
bellamente guarnita di denti lunghetti, conici, tutti simili 
e quasi uguali fra loro , come quelli di un pettine, al nu- 
mero di IO. Essa non può appartenere ad alcuna delle spe- 
cie finora conosciute e provenienti dalla calcare di Pietra- 
roja , nella quale abbiamo ancor trovate le mandibole di 
cui è parola : nò pare potersi riferire ad altri pesci fos- 
sili già descritti. È perciò che 1' abbiamo registrata sotto 
questa generica denominazione. 



(i) Da lAKot pulcher , et r'«5ot maxHìsi. 



)( 42 )( 

Genere PACHYODON, (i) Cos. 
Tav. IV, fig. 7. 

Similmente distinguiamo un'altra mandibola, armata 
di denti affatto conici, a punta acuta, e molto grossi, stretta- 
mente stivati, disuguali, al numero di sei: ed alla cui faccia 
interna sembra esservene de' ritondati e minutissimi. La 
branca mascellare è grossolanamente incisa suU' orlo infe- 
riore , sicché pare avesse de' prolungamenti insolili in si- 
mile organo. 

Genere SPHAERODUS , Ag. 

SPIIAERODUS DEPRESSUS , Ag. 

Tav. V, fig. i4-c 16. 

Con questo specifico nome l'Agassiz ci ha dato parec- 
chie forme di denti per figura e per grandezza diversi tra 
loro : né pare siasi male avvisalo il chiarissimo autore , 
perocché anche nelle generazioni attuali si trovano i me- 
desimi passaggi nell' armatura dentaria di certi Sparoidei , 
come nel genere Chrisophris. 

Nella prima parie di quest'opera, Tav. IX, fig. 23, 
25 e 26 ne abbiamo rappresentati taluni , riferendo il pri- 
mo allo irregularis Ag., gli allri due al lens Ag. Posterior- 
mente molti altri ne abbiamo ricevuti tutti dal medesimo tofo 
di Poggio-piceno piacenza^ presso Aquila , di svariata 
grandezza ; taluni di forma rotonda , un poco ovale , ma 

(1) Da Taxus crassus , e uJ.; deus. 



)( 43 )( 

tutti depressi quali più e quali meno (fig. 16); altri sono più 
o meno elevati, ma conici, con l'apice ritondato (fig. i^) ; 
altri un poco ristretti nel mezzo , e taluno alquanto incur- 
valo. I quali tutti ci sembrano meglio convenire col de- 
pressila del sullodato autore. 

Anzi , paragonandoli con quelli che armano lo ma- 
scelle della Chrisophris vidgaris , od aurata , tuttora vi- 
vente nel Mediterraneo , trova ciascuno il simile ed uguale 
tra quelli delle diverse regioni ; differendone solo in ciò , 
che questi sono bianchi di avorio , e quelli nerissimi. 

Sphaerodus depressus , Ag.II, p.2j3, Tab.ilì^ f.3-io. 

2. SrHAERODUS LENS , Ag. 

Tav. V, fig. i5. , -^ 

Dalia medesima località ricevemmo un esemplare, che 
conviene perfettamente col tipo esibitoci dall' Agassiz ; ma 
che dubitiamo se veramente sia da riferirsi a «pecie di- 
stinta , spettasse alla specie stessa , nella quale , come 
abbiamo avvertito, variano da sito in sito. Checbò ne sia, 
aggiungiamo qui un altro identico esempio ottenuto dalle 
basse falde della Majella , luogo detto Raffenle di Cara- 
maìitco ^ stante in un masso couchigliare terziario di Tur- 
rilelle , Cerizii^ ed altri testacei, strettamente cementali tra 
loro da poco calcare. Noi citiamo per essa la fig. 28 della 
Tav. 73 , Agas. 



)( M )( 



yciaatodt Olili. 



L' ìmporlanza degli avanzi organici de" pesci di que- 
st' ordine, in rapporto alla geologia, è troppo conosciuta 
per dispensarci di entrare in questo argomento. Non pos- 
siamo però del pari tacere alcune avvertenze, le quali in- 
teressano ad un tempo la geologia , la paleontologia e la 
zoologia descrittiva e sistematica. Che sebbene talune non 
siano che semplici ripetizioni , queste ancor meritano di 
essere diffuse spezialmente tra noi. 

Si avvedeva lo accuratissimo Agassiz della necessità 
di raccorrò molti esemplari e per fino le bricciole de' denti 
di Carcharodon , onde chiarire le difficoltà eh' egli stesso 
provava nel dover pronunziare se le difTerenti forme che 
gli venivano fra le mani spettassero a specie distinta, o di- 
pendessero dalla diversa lor posizione in un medesimo arco 
dentario. Perocché , quando isolatamente si osservano ta- 
luni di questi denti , sembra impossibile crederli di una 
specie medesima ; e ciò maggiormente quando proven- 
gono da località diverse e lontane fra loro. Quando pel 
contrario le svariate forme si trovano in una medesima 
località , se non si è certo che appartennero alla stessa 
specie , si à per lo meno il criterio della probabilità. 

A far si che oltre la enumerazione delle specie , che 
il suolo del regno di Napoli ne porge, come parte storica 
della sua fauna antica , qualche cosa ancor si aggiungesse, 
la quale possa spandere alquanto lume sulle oscurità che 



)( 4^ )( 

ancor rcgnauo ; ci siamo adoperati di estendere per quanto 
era in noi il numero degli esempi di tal natura, esponen- 
doli diffusamente in questa seconda parte dell'opera nostra. 
Donde risulta spontanea ancora la prova della ricchezza 
del nostro suolo in tal maniera di organici avanzi. E men- 
tre noi non ci arresteremo dal moltiplicarli più sempre , 
facciara voti perchè altri volesse aggiugnerne molti, onde 
concorrere alla soluzione di certi problemi, che ancor ri- 
mangono oscuri. 

Nò ciò va detto per i soli denti di carcharodon ; ma 
intendiamo ripeterlo eziandio per tutti gli altri generi del- 
l' ordine intero , e per qualsiasi parte dello scheletro loro : 
iutto concorrendo por lo appianamento di simili lacune , 
che nella Paleontologia di tratto in tratto s' incontrano. 
Perocché non dal solo ed immedialo confronto di due in- 
dividui emerge la vera differenza loro specifica ; ma bensì 
dal simultaneo concorso de' più , che uniformemente ne 
attestano la costanza di loro caratteri. 

Sono conosciuti i lavori dell' Owen e quelli dell'Aga's- 
siz intorno alla intima struttura della dentina in generalo, 
come di quella de' denti di plagiostomi in particolare. Alla 
quale opportunamente si ricorre , allorché si è in dubbio 
sulla generica spettanza di qualche dente. Nondimeno ci 
sembra regnare tuttora qualche difetto in questa parte di 
minuziose ricerche ; e noi lo abbiamo provato più volte. 
A tal fine , e non per semplice imitazione e lusso , siamo 
ricorsi a quest'oracolo nel voler pronunziare meno ambi- 
guo giudizio su certe Ossirine : e da questa ricerca ne so- 
no surte altre , i risultamenti delle quali si trovano con- 
segnati in parte in questo secondo volume , altri serban- 
done pel successivo. 

6 



■)(46)( 

Si è unito a questa categoria di plagioslomi un dente 
mollo singolare , e di genere a noi sconosciuto , non per- 
chè sicuri di tale convenienza , ma per certe analogie di 
forma con quelli del genere Hemipristis. Incliniamo non- 
dimeno vieppiù a crederlo proprio di un rettile che di un 
pesce. Alla quale preponderanza ci conduce la sua strut- 
tura , i segui del suo sdrucimcnto , e la natura del suo 
smalto. Esso si troverà qui appresso indicato sotto il ge- 
uerico nome di Byihisodon ; ove esporremo quanto lo ri- 
guarda , in attenzione di schiarimenti , sia dalla parte di 
dotti paleontologi , sia per nuovi documenti che speriamo 
raccorre dalla medesima località. 

Genere CARCHARODON , Sm. 

Riteniamo tuttora un tal genere, malgrado le vacillanti 
sue hasl, come già dichiarammo : e ne andiamo spouendo 
tutte le specialità, che appartengono al suolo napolitano» 
Serbando le denominazioni loro, quali si trovano imposte 
dai precedenti scrittori, ci permettiamo aggiungere qualche 
riflessione , che la natura e le condizioni locali ci hanno 
somministrate : e ciò col solo fine di concorrere a rischia- 
rar le dubbiezze. 

I . CARCHARODON MEGALODON , Ag. 

' Costa , Paleont. par. I , pag. 1 17. 

Tav. V, fig. 2 e 3. ^; ^ ; e Tav. VI, fig. i. 

Alle località segnate da noi, per questa specie, nel 
citato luogo, devesi aggiungere la Sila, nella Calabria ci- 



X k )( 

ieriore, e proprio il luogo dello le Coni o Cono (uiccliia), 
in prossimità di S. Giovaniii-iii-fìore. Ivi è conosciulo dal 
volgo col nome di denti di pesce -lupo , nome assai più 
accostautesi al vero di quel che siano gli altri già indicati 
di glosso-petra , lingue di tuono , lingue di serpenti, ec. 

Se ne trovano frequenti in una specie di arenaria , 
con cemento argilloso-calcare. L' esemplare Tav. VI fig.i, 
à una forma alquanto più svelta, più appuntita, e più dritta, 
senza che con ciò differisse dagli altri della stessa specie ne' 
primari caratteri. La faccia iuterna è convessa, seguendo una 
inclinazione regolare , e nel senso longitudinale rettilinea, 
declinando bruscamente presso l' apice , onde quivi appa- 
risce più gibbosa. Sul limite della radice lo smalto fa delle 
grosse pieghe quasi come noi pò Ig gir us ^ le quali attenuale 
si prolungano fin oltre la metà dell' altezza del cono. Ne' 
lati della base veggonsi le tracce delle orecchiette, mal pro- 
nunziate ed irregolari. 

Altezza della radice poli, o, io, 2: larghezza poli. 2, 
11,0: grossezza poli, o, 8, 8. = altezza totale poli. 3, 5, 8, 

Nella Tav. V, fig. 3 si è rappresentata un'altra forma 
di questa stessa specie ; e molle altre se ne avrebbero po- 
tuto aggiungere , ove non fosse riuscito gravissimo un tal 
sistema, che veggiamo per altri adottato, di rappresentare 
cioè tutte le variazioni di forma alle quali va soggetta. 
Le sue dimensioni sono: altezza della corona poli. 2, 7,6: 
larghezza della base poli. 2, 11,0: grossezza poli. 0,7,8. 



« 



)( ^8 )( 

2. CARCHARODON AURICULATUS , Ag. 

Tav. V , fig. 5 , ^, /? . 

Il caraltere eh' eminentemente dislingue questa specie, 
e dal quale à ricevuto anche il suo nome, risiede in una 
appendice crestiforme ben distinta, stante alla base e da cia- 
scun lato del cono, dentellato ancor esso ugualmente che 
i margini della corona stessa ; ed a dentelli fini ed uguali. 
La spessezza della corona è proporzionalmente mediocre , 
men che ^ cioè dell'altezza sua, misurando sempre dalla 
base: la faccia esterna è quasi piana o leggermente con- 
cava , con la linea mediana ben rilevata , scorrendo dalla 
base air apice ; questo è un poco incurvato verso 1' ester- 
no : la faccia interna è convessa, regolarmente ritondata, 
ed ugualmente marcala dalla linea mediana rilevata. La 
radice è mollo robusta e profondamente smarginata e con- 
cava. Lo smallo fa un angolo otlusissimo e curvilineo 
nella base del cono dalla faccia esterna ; meno ottuso è 
quello della faccia interna , come air ordinario. 

Squalus auriculatus ^ Bl. Ichlh. p. 8o. 

Carcharodon auriculatus ^ Agas. Ili, p. 234) n. 7. 
Tab. 28, f. 17-19. 

Proviene dalla calcare tenera di Lecce, fratto dalle 
cave prossime alle mura della Città ; Don mollo raro , e 
mescolalo con i lanli altri congeneri , che abbiamo rap- 
presentali nella citata tavola fig. i a 6. 

Osservazioni. L'Agassiz ci rappresenta 3 denti di questa specie, tutti 
più piccoli del nostro , e meno dilatali alia base. Dichiara il prelodato autore 
aver essa strettissimi rapporti col C. aiigusli iens , ma che , per identi- 



)(i9 X 

ficarJo con qnello , converrebbe sapporre che appartennero ad individui di mi- 
nore grandezza ; e che però , non avendo trovato finora altre forme inter- 
medie, e considerando Vaurieulatus come spettante all'anteriore parte della 
mascella , credesi in diritto di rigaardarlo come specie distinta. 

Se tale è il dubbio del dotto antere , il nostro esemplare interviene ap- 
punto a risolvere la esposta qaistione : mercecchè esso tieoe un posto inter- 
medio tra r auriculalusi che ci dà egli per tipo , e l' angusiidens, essendo 
per le dimensioni maggiore del primo, e per la forma più dilatato dell'uno 
e dell' altro ; in vece è più basso dello angustìdens , come esser doveva 
per la costante legge de' compensi : tutti i rimanenti caratteri si trovano pie- 
namente conformi. 

In pari tempo dobbiamo ancor qui notare , che gli esemplari da noi 
rappresentati nella Tav. V, fig. 3 e 4 hanno lutti quasi i caratleri del recli- 
dens , il quale , per confessione del medesimo Agassiz , si coogiuage stret- 
tamente col megalodon: e l'esemplare efCgiato sotto il n. i, precisamente 
corrisponde al megalodon della sua tavola 29 , f. 7. Né ciò solo , ma vi 
si trovano improntati eziandio i caratteri del polggirus , tranne la inclinazione 
delia corona , la quale a niun patto può assumersi come carattere speeiiìco, 
giusta quello eh' è stato avvertilo nella descrizione del Carcfmrias (Par. I, pag. 
118 in noia), ed il minore appianamento della faccia esterna. Nel resto cou- 
viene afijatto col polygirus^ rappresentato dall'Agas. Tav. 36, f. io. 

Dalle quali osservazioni è dunque facile inferirne , cbe il Carcharodon 
aurìculalus , il polygìrus , X angxislidens ed il megalodon debbono tenersi 
come forme diverse di nn medesimo apparato dentario , e non già spettanti 
a tre diverse specie. Tuttavolta, fino a cbe non si avranno più chiari e più 
fondati doeunsenti, per ammettere o respingere questo nìio modo di vedere , 
cbe non isdegno riporre nel campo delle opinioni , e però soggetto a coa- 
troversie , giova ritenere coteste specie quali dairAgassiz si trovano denomi- 
nate. Ove si avessero conterojvorancameDte sotto gli occhi molti esemplari , 
come io già ne posseggo , non si dorerebbe- pena ad accorgersi , cbe tra le 
specie menzionale non vi è limite preciso , ma solo un passaggio graduato ; 
e che la orecchietta si trova meglio pronunziala a misura cbe aumenta la 
cbbliqiiilà della corona, ed a seconda che appartengono alla posterior parte 
dell'arco dentario di un medesimo individno. Per noi sta dunque cìie le k 
forme rappresentate in serie nella noslra tavola possano esser benissimo, non 
solo di una slessa specie , ma di nn medesimo individuo : e che quello del 
n. I [megaladon Tab.2C^, f. 7, Ag.) sia uno de' due medi anteriori, al quale 
SDceede il secondo ; qnello del n. 3 sia il canino ; e quello del n. 4, uno de* 
successivi laterali [p&tggiyus Tab. 3G , f. 10. Ag.). Aggiungi che il trovarsi' 



X ^0 )( 

lufli questi passnggi in una medesima località è un argoraenlo che rafforza 
più sempre questo divisamenio. 

ConservaDdo provvisoriameote quali specie le già nominale, si mira ancora 
allo scopo di aversi un termine di comparazione nelle relazioni geognosticlie 
de' terreni da' quali gli uni e gli altri provengono , tenendo presenti le lo- 
calità segnate dall'Agassiz. 

3. CARCHARODON ANGUSTIDEN3 , Ag. 

Tav. VI, fig. 3. A, B. 

Corona di forma molto svelta, si che l'altezza è dop- 
pia della larghezza della sua base , di figura triangolare 
ed isoscele ; guardata di profilo è quasi affatto verUcale ; 
la spessezza va decrescendo insensibilmente dalia base al- 
l' apice. La faccia esterna è quasi piana , scorrendovi nel 
mezzo una piccola elevatezza longitudinale che dalla base 
si estende in fino alla sommità ; presso i margini si de- 
prime alquanto, ma bruscamente. La faccia interna è tu- 
mida, e la sua convessità è regolarmente graduata, decli- 
nando così in tutti i sensi. La radice non è più rilevata 
della corona. 

Carcharodon angustìdens , Ag. III,pag.255.7^a5. 28, 
fig. 20 SL2^\QTab. 3o, fig. 3.(Car. lanceolatus nelle Tav.) 

L' esemplare da noi effigiato corrisponde però preci- 
samente alla citata fig. 3. della Tav. 3o (i). 

(1) I due esemplari che 1' Agassiz qui In quelli rappresentati nella Tav. 28 , 

rappresenta mancano di radice , e sono fig. 20 a 25 vi si trova la radice ; ed i ri- 

ancor rotti e monchi nella base della co- salti marginali e grossolani, o orecchiette, 

rona ; ond'è che appariscono d' una for- veggonsi ben espressi, 
ma piti svelta. La liiccla esterna presenta Agassiz traeva questa specie dai terreni 

nel mezzo un picciolo risalto longitudi- terziari di Kressenberg. Soggiunge eh' ei 

naie, che si protende fino alla sommità; crede esser della stessa specie del hn- 

essa si deprime ne' margini traversai- ceolaius da lui medesimo cosi definito , 

inente,ciò che la fa comparire ondeggiata. e rappresentato nella Tao. 3o,f. 3, 



)( ^i x 

Trovasi col precedente nella medesima località di 
Lecce ; e nelle basse falde della Majella, luogo detto Man- 
trella^ in vicinanze di Lama. Raro io ambo le località. 

Il nostro esemplare effigiato vi corrisponde perfetta- 
mente 5 benché le orecchiette vi siano poco bene espresse. 

4. CARCHARODON RECTmENS , Ag. 

Tav. V, fig. 4, e Tav. VI, fig. 2, a. e. 

La faccia esterna della corona suol essere in questa 
specie un poco depressa ne' lati presso i margini , la punta 
un poco rilevata , con sensibile intumescenza nella parte 
centrale, e quasi smarginata a traverso nella metà dell'al- 
tezza ; onde lutto il piano risulla ondolato, il clic è visibile 
ugualmente guardandolo di profilo e di prospetto: lo smalto 
è fortemente smarginato nella base ; ed al di sopra del- 
l' angolo della smarginatura evvi una piega mollo ritou- 
data che si estende fino alla sommila, ai lati della quale 
se ne trovano delle altre, che hanno l'origine nella base , 
e si vanno scancellando nel mezzo. La faccia posteriore 
od interna è mediocremente tumida, ma la sua convessità 
è in tutti i set>si ugualmente graduata ; Io smalto qui è 
sraargiualo nella base , formando co' due lati un angolO' 
retto (i). La radice è mezzanamente doppia; la sua al- 
iezza è di poli. 3 e lin. 4, 

Carcharodon recliden^, Agas.III, p.2^o.7^«5.3o, f. io. 

Provengono i nostri esemplari dalla calcare di Lecce. 



(1) L'A^aasfi soggiunge, die d'^ questa froviamt) vera ; e Sale aeppare apparisce 
iaccia lo smalto sia più smarginato che dille sut; ligure, 
dalla taccia esterua ; la qua! cosa lauu 



)( 52 )( 

5. CARCHARODON PRODUCTUS , Ag. 
Tav. V, fig. I. ^; B. 

Corona un poco inclinata verso dietro , a lati disu- 
guali , il posteriore sensibilmente concavo , 1' anteriore 
assai meno , ma costantemente si trova un poco incur- 
vato. La faccia esterna è piana ed anche un poco con- 
cava nella sommità , a causa della notabile inclinazione 
della punta verso l'anterior parte. La faccia interna ò meno 
tumida che nelle altre specie del medesimo genere, e nella 
base dello smalto è notabilmente appianata. La spessezza 
è poco considerevole. Lo smalto è tagliato alla base ad 
angolo ottusissimo dalla faccia interna , meno però della 
faccia esterna. 

Carcharodon productiis , Ag. Ili , p. 25i; Tab.^o^ 
fig. 6, (2,4, 6, 7, 8, Ag.). 

Rnor, II. Tab. H, i a. 

Scilla, Corp. marin. Tab. Ili, f. i, e Tab. V, f. 2. 

Parkins. Organ. Rem. Ili, Tab. 19 , f. 1 1. 

Burtin, Serpent de mer., Oryct. Tab. 2. 

Trovasi in Lecce nella stessa località de' precedenti. 

Osservazioni. Notava l' avvedatissimo Agassiz , che qaesta specie esser 
dovesse molto diffusa , e che fosse propria de terreni terziari ; la qual cosa 
vien rafforzata dal trovarsi fra noi non infreqaenle. Ma questo medesimo fallo 
concorre a provare d'altro lato, che tali denti sian tutti laterali, i quali 
preponderano sempre di aamero sagli aateriori, che sono dritti od appena 
na poco inclinati. 



. )( ^3 )( : 

6. CARCnARODON INTERAMNIAE , Costa. 

Tav. V, fig. 6. ^; js. 

Corona svelta, stando l'altezza alla larghezza :: 4- •' 3 . 
La sua figura è di un triangolo quasi isoscele , essendo 
alquanto più lungo il lato anteriore , e questo legger- 
mente convesso , il posteriore un poco meno, con una sen- 
sibile concavità verso la base; i margini grossolanamente 
dentellati (i). La faccia interna è molto tumida, e la sua 
convessità è uguale ed uniforme ; sulla base lo smalto è 
tagliato sotto un angolo di loo gradi ; quivi si generano 
molte piccole pieghe infossate, le quali si prolungano fin 
oltre la metà dell' altezza del cono , le medie piìi che le 
laterali, oltre il qual termine se ne avvertono solo le tracce 
a luce riflessa ; esse si addossano tutte dal posteriore verso 
l'anterior lato. La faccia esterna è quasi piana, nel mezzo 
della base sensibilmente e largamente depressa , con una 
sottile linea mediana rilevata, che si prolunga fino alla metà 
dell'altezza, ove si scancella, succedendole un acutissimo 
spigolo che si protende fino all'apice, ove meglio rileva; 
fra questo spigolo mediano ed i margini si genera nel 
mezzo una leggiera depressione, più sensibile dal lato po- 
steriore, la quale ripiegando ben tosto ne' lati si diffonde 
sugli augoli alla base; quindi tutta la superfìcie è in due 
sensi ondolata. La superficie è sottilmente e per lo luogo 
striata , le quali strie si avvertono assai bene nella parte 
depressa basilare , che nel resto si veggono solo a luce 

(i) Comparando i dentelli di questa come lo a 7 ; Tale a dire'che sopra ugnali 
specie con quelli di altri congeneri della spazli se ne contano 7 nel nostro Iute' 
medesima dimensione} si trovano stare ramniae e io negli altri analoghi. 



)( H^ )( 

riflessa sotto un angolo di 3o gradi allo incirca. La radice 
manca in gran parte, ed in parte è tuttora investita dalla 
roccia nella quale stava il dente incastrato. Il colore è 
bruniccio tendente al verde , come quello della medesima 
roccia. 

Trovato in una calcare durissima volgarmente detta 
verdone^ eli' è la glauconia compatta de' Geologi ( i ). Essa 
si trova alla base del Gran Sasso d' Italia , e proprio nel 
vallone di ^S". Nicola , che mette capo nel fiume Maone ^ 
il quale passa per Isola. 

\ 

7. CARCHARODON TUMIDISSIMUS , Costa \ 

\ 

Tav. V, fig. '^. A,B. '\ 

» 

Comunque prossimo al turgidus esso se ne distingue 
per caratteri opposti a quelli che l'Agassiz assegna alla 
sua specie. La faccia esterna , elie nel tiergidus dicesi pia- 
na , ed anche un poco concava , nel nostro è mollo ele- 
vata Del mezzo, deprimendosi ne' lati, senza offrire veruna 
concavità presso l' apice , il quale è pur dritto , e non ri- 
piegato allo esterno come in quello , ma in vece è sensi- 
bilmente ritorto dall' anteriore alla poslerior parte , ed op- 
postamente nella base si deprime, e diviene un poco con- 
cavo nel lato anteriore , sollevandosi nel posteriore. 

Ha il nostro esemplare una spessezza equivalente quasi 
a Vs della larghezza, e poco meno di 'A dell'aUezza, stando 
le sue dirtiensioni cosi: altezza poli. 3, 2,0; largh, 2,6,0; 
grossezza 0,11, 4- Molte sensibili pieghe si generano sul 
contorno basilare dello smalto, le quali si prolungano fino 

(i) Il sig. Araaiy dice doversi ripor- terreno cretaceo (Atti del Congr. deg!i 
tare luesta roccia all'età iiiferiore del Scienz. di Napoli, parte 2», pag.i 1 54). 



X s^ )( 

ai due lerzi dell' altezza ^ e spariscono ncll' apice ; e ciò 
tanto sulla esterna che sulla interna faccia. 

Una leggiera depressione si avverte parallela al lato 
anteriore solamente , la quale non raggiunge uè la base 
uè l'apice del cono. 

Esemplare unico , della calcare Leccese , trovato in- 
sieme col rectidens, productus ed auriculalus . 

8. CARCnARODON LATISSIMUS , Costa 

Tav. V, fìg. 8. A, B. 

Per quanta ritrosia avessi incontrata nello ammettere 
€omo spettanti a ben distinte specie molti de' denti di tal 
genere cosi considerati dall' Agassiz, altrettanto mi sono 
inleso proclive a distaccarne la presente, la quale eminen- 
temente distinguesi per la sua forma allargata e quasi pa- 
rabolica, per la poca spessezza della corona, ed in fine per 
le sue dimensioni. Tuttoché la corona fosse mancante in 
gran parte presso la radice, ha nullameno 3 poli, i lin. e % di 
altezza; 2^9,0 di larghezza; e non più che 8 lin. e v-, di 
spessezza, vale a dire meno che 'A della larghezza (i). La 
superfìcie esterna è un poco rilevata sul piajo segnato dai 
margini, ma si deprime sensibilmente tra i margini stessi 
e la linea n.ediana a distanze uguali ; e tale depressione 
scorre sempre uguale dalla base della corona fin presso 
r apice, ove slargandosi scomparisce ; la linea mediana viea 
segnata da un angusto solco presso la base, il quale verso la 
metà dell'altezza si cancella e si converte insensibilmente 

(1) La valutazione dell'altezza non è distrutto; né la base stessa è completa. 

che approssimativa , essendoché lo smalto Non perà io mi sono attenuto al di soUo 

presso la base , specialmente ne' lati , è di quello che mostra essere slato, 

* 



)( ^6 )( 

in uno spigolo cbe si protende fino all'apice. La faccia 
interna è regolarmente ed ugualmente tumida, sembrando 
maggiore la convessità sull'ultima terza parte apicalc, per 
ragione della minor latitudine, perocché ne' lati, presso la 
base , si slarga e si deprime , maggiormente dal Iato in- 
terno, ove il margine diviene un poco concavo, Io esterno 
essendo pressoché rettilineo. Le intaccature marginali sono 
fine, relativamente alla grandezza del dente, tutte ugnali. 
Trovato in Lecce nelle medesime cave di tofo. Unica 
esemplare. 

Osservazione. L' Agassi z rappresenta un denle qaasi iilonlico per figura 
e per dimensioni , nella Tav. 29 f. 4- , ugualmente mancante della railico ; 
ma lo riferisce insieme con tutti gli altri di quella tavola al mefjalodon. 
Pare eh' egli vi avesse messa poca attenzione nel definire quel gruppo , pe- 
rocché , contro i suoi principi , una forma tanto distinta non meritava esser 
confusa. In appoggio di tal conghietlura dobbiam dire, eh' egli di fatto nul- 
I' altro disse di tutte quelle forme, solo segnandole a piò della tavola e nella 
sua spiegazione con lo specifico nome di mecjalodon. 

ftlollo pesante è questo dente , forsi per la sostanza minerale che ne à 
compenelralo l' interna dentina, la quale vedesi tinta di un rosso bruno quasi 
di perossido dì ferro. 

9 . CARCHARODON ARCUATUS , Costa 

Tav. YI, Cg. 4, A,B. 

Distintissima specie, e facile ad avvertirsi per la inar- 
cata sua corona triangolare , la cui base supera di ■/., la 
lunghezza de' lati , e questi quasi uguali (1); incurvata allo 
esterno per modo che il seno -verso dell'arco uguaglia i due 
terzi della grossezza del corrispondente punto ; e la uguaglia 

(i) A tali proporzioni non deve met- sta seguendo la posizione sua uell' arco 
tersi vigorosa importauza, potendo Taiia- dentario. 
!ie secondo l'obliquità del dente j e que- 



)( h )( 

per intero, se la sottesa si tira dalla radice all'apice del cono. 
La faccia esterna è quasi piana, elevandosi appena '/.eoo sul 
piano segnato dai margini ; lo smalto si termina alla base 
con un angolo rettilineo di i5o gr. La faccia interna è 
regolarmente convessa, senza veruna piega né depressioni 
sensibili ; lo smalto di qua è similmente tagliato ad an- 
golo rettilineo , ma meno ottuso dello opposto ed eslerno. 
Il lato interno è un poco concavo nel mezzo , lo eslerno 
insensibilmente flessuoso, a causa della convessità apicale, 
e della dilatazione della base , che da amba le parti ge- 
nera una oscura orecchietta. I margini sono finamente in- 
taccali. La radice segue regolarmente la grossezza della 
corona, senza elevarsi in vcrun sito; smarginala in linea 
curva mezzanamente, ed appena avente un solco nel mezzo. 
Proviene dalla medesima località del precedente. 

Genere SELACHE , Cuv. 

Non ancora sonosi trovati denti di squalidei di questo 
genere nello stato fossile , almeno per quello che per ora 
è a nostra conoscenza. L'Agassiz riporta un esempio tratto 
da Selache recente, per armonizzarne i rapporti e comple- 
tarne la serie. 

Noi ne abbiamo il primo documento, per un solo esem- 
plare ottenuto dalla calcare leccese , ove si è trovato insieme 
con denti di Carcharodon , Oxi/rhina, Lamna, ec. Esso non 
ci lascia alcun dubbio intorno alla sua generica spettanza; 
ma in quanto alla specie è ben difficile poter pronunziare 
giudizio, non avendo altro termine di comparazione eccetto 
quello che ne porgo la specie vivente , cioè il Selache 



)( ss )( 

maximus dell'Ocefino europeo ed americano. Noi cediamo 
qui la descrizione e la immagine , in attenzione di molti- 
plicarne gli esemplari , e di ottenerne schiarimenti da in- 
signi cultori di Paleontologia (i). 

I. SELACHE VETUSTA , Cosla 

Tav. VII, fig. 60. 

Corona conica acuta , sensibilmente inarcala , liscia , 
con delicatissime pieghe longitndinali visibili ad occhio ar- 
mato , più sensibili dal Iato concavo e meno dal convesso, 
apice alquanto bifido; radice brevissima, poco più che 'A 
dell'altezza della corona; rugosa, ma non eccedente in dia- 
metro quello che richiede la regolarità del cono ; scavata 
sensibilmente nel centro. 

Altezza totale Un. 3 v? , diametro della radice lin. i ■/,,. 

Osservazione. È imperlante ripelere qui nna osservazione falla dalI'A- 
gassiz in riguardo de' deati de' Selachi. <( Di talli gli sqnalidei , egli dice , 
i generi Selaehe e Carcharias sono qnelli di cui imporla piò conoscere la 
dentizione , quando si vnole valutare la taglia delle specie fossili, di coi non 
si conoscono che i denti , perciocché in nian altro genere le proporzioni dif- 
feriscono tanto tra le dimensioni de' denti e quelle del corpo. In fatti sono i 
Carcharias che proporzionalmente hanno i pia grandi denti , ed i Selaehe 
che gli hanno più piccoli ». Agas. Ili, p. 3o8. 



([) Io avrei desiderato nondimeno prO" denti di Selachi viventi; ma per ora me 

cedere allo esame microscopico della in- ne sono astemUo onde non disfare runico 

tima struttura di tal dente, per assicurar- esemplare che ne posseggo, con che avrei 

mi se corrisponde a quella osservata ne' perduto il documento della sua esistenza. 



)( ^9 X 

Genere GALEOCERDUS, Ag. 

ì, GALEOCERDUS ìiECTus , Cos. (Par. I, pag.iii, Tav.IX, f.5) 

Tav, V, fig. IO, 

Comechè l'unico esemplare sul quale si foco la de- 
scrizione di questa specie era incastralo nella roccia per 
la radice , e non si potè quindi di essa convenevolmente 
discorrere; avendone avuti posteriormente più altri di for- 
ma costante, ma di grandezza diversa, se ne compie ora 
qui la sua descrizione. 

La corona è costantemente prolungata in forma di 
lancetta, con punta più o meno acuta angusta ed un poco 
contorta e ripiegata allo esterno ; il lato anteriore è pie- 
gato ad angolo ottuso formato da due linee rette , una delie 
quali fiancheggia la base , V altra il cono ; il Iato poste- 
riore è rettangolare costituito da una linea quasi reità spct- 
iante al cono , ed un' altra alla larghezza della sua base : 
il primo lato è miuutamenie intaccato ; dei secondo , il 
margine spettante al cono lo è similmente, ma quello delia 
porzione laterale della sua base è dentellato grossolana- 
mente, avendo 5 o più dentelli successivamente decrescenti 
verso lo estremo. La faccia esterna è rilevata nel mezzo, 
maggiormente nell'apice, spianandosi presso la base, ove 
pure si forma una leggiera concavità con qualche ruga. 
La faccia interna è convessa, e gradatamente discende su 
3 lati ; ma nel mezzo della lunghezza del cono si deprime 
alquanto trasversalmente, e la depressione s'inarca se- 
guendo la curva parallela al margine basilare dello smalto 



)( 6o )( 

La radice del lato esterno è uq poco concava e smargi- 
nata nel mezzo : dalla faccia interna è tumida e biloba 
nel mezzo , declinando ne' lati e prolungandosi maggior- 
mente dal lato interno. I medesimi dentelli laterali del 
lato concavo sono minutamente dentellati. Lo smallo da- 
questa faccia è profondamente tagliato in linea curva, for- 
mando molte pieghe che si cancellano prima di raggiun- 
gere la metà dell' altezza del cono : e dalla faccia interna 
v' ha una zona di smalto perlaceo più largo nel mezzo, e 
verso i lati attenuandosi, il quale forma il collare quando 
più quando men largo. 

Non ovvio nella calcare leccese , a piccola distanza 
dalia città. 

Osservazioni. Fra i molti esemplari di questa specie , come delle due 
altre seguenti , ci è stato facile rilevare nn successivo passaggio da questo al- 
l' adunciis ed al denticulalus. Ed affinchè facilmente cotesti passaggi si potes- 
sero ravvisare , gli abbiamo rappresentati ordinatamente nella tavola citala. 

2. GALEOCERDUS DENTICULATUS , Ag. 

Tav. VII, fig. 26. 

L'Agassiz, che descrive come distinta specie i denti 
di questo nome , così sì esprime : k Ricorda esso la forma 
de'Xawna, a causa della sua figura più svelta. I dentelli 
del lato anteriore e posteriore sono molto più forti. La 
presenza loro mi fa supporre che il cono stesso sia pure 
leggermente dentellato , benché non avessi potuto assicu- 
rarmene con certezza per lo mezzo de' disegni », 

Dalle quali espressioni emerge evidentemente che la 
specie non è a bastanza definita. Noi troviamo degli esem- 
plari , ne' quali il cono ha i margini appena dentellati , 



)( 6i )( 

ed i prolungamenli laterali Io sono pure grossolanamente, 
come nel recliis ; ma le differenze consistono nell' angolo- 
sità del lato anteriore, il quale accompagna sempre un cono 
più alto. A misura che il prolungamento trasversale del 
lato posteriore aumenta , decresce e declina il cono della 
corona , come la figura lo addita ; e viceversa. Dunque 
pare che il rectus , V aduncus ed il denticulatus possano 
appartenere ad una medesima armatura dentaria, nella quale 
le forme declinano come le specie presunte stanno ordinate. 
Niuna cosa essenzialmente adunque fa differire le descritte 
specie. 

Galeocerdo deniiculalus , Ag.TII, p.233, Tab. 26, f. i . 

Proviene dalla medesima località del precedente, ov'ò 
pili raro. L'Agassiz dichiara non averne conosciuto che un 
solo esemplare , il quale si trova nella collezione del P. 
Bronn , e proviene dalla creta di Maestricht. 

I nostri esemplari però vi si accostano senza essergli 
identici. 

3. GALEOCERDUS ADUNCUS, Ag. 

Tav. VII, fig. 26 a 28. 

II margine anteriore di questa specie è regolarmente 
inarcalo ed intaccato quasi uniformemente ; il posteriore 
fa un angolo piìi meno ottuso, i dentelli sono qui ben 
grossolani nel lato basilare ed appena visibili suU'apicale. 
Lo smalto forma un angolo retto sulla base della faccia 
interna , ma sulla esterna è ottuso , e meno obbliquo il 
suo taglio. La radice è grossa e concava come all'ordina- 
rio. Generalmente sono tali denti tanto larghi quanto alti. 

8 



)( 62 )( 

Galeocerdo achincm .^ Ag. Ili, pag. 261, Tab. 26, 
fìg. 2b' e 26. 

Proviene dalla medesima località come sopra. 

GALEOCERDUS GIBBUS , Cost. 

Tav. VII, fig. 14. «; ^. 

Assai ben distinto è tal dente da quanti ne conoscia- 
mo in tal genere , ed ha lo aspetto dello Hibodus longì- 
conus (Ag. Ili, Tab. 24-, f. 23). 

La corona è in cono stretto nel mezzo , obbliquo e 
contorto , ripiegato ad angolo sulla metà , e formando una 
sensibile gobba sul lato anteriore corrispondente all'angolo 
rientrante del lato posteriore. I margini sono finamente 
dentellati, e piuttosto le brevissime inlaccature vi formano 
una crena visibile appena con la vista ordinaria , spezial- 
mente dalla faccia interna; esse scompariscono affatto nell'a- 
pice decrescendo alla estremità della base ; solo nella curva 
del lato posteriore si rendono alquanto grossolani. La fac- 
cia esterna è convessa nella porzione apicale, esfuberando 
maggiormente in corrispondenza del gomito , nel resto è 
ondolata , incurvandosi e deprimendosi sulla base , quivi 
terminando Io smalto in un arco con l'estremità ritondate 
in senso contrario. La faccia interna è molto più convessa 
e quasi semicilindrica , inflettendosi nelle due angolosità 
che forma il cono coi prolungamenti laterali. La radice è 
sommamente rilevata dalla faccia interna, estuberante nel 
mezzo , con un profondo solco longitudinale che la divide 
in due lobi : dalla faccia esterna è concava , e più de- 
pressa del piano della corona , di cui segue la inclina- 
zione ; le due sue corna formano tra loro un angolo ottuso. 



)( 63 )( 

curvilineo, a lati flessuosi; essi si dilalano maggiormeutc 
nella loro estremità. 

Lo smalto è di color piombino con una zona rossa- 
stra alla base ; l' uno e l' altro colore più fosco dalla fac- 
cia interna. 

Unico esemplare proveniente da Lecce , e dalla mede- 
sima località d'onde sono stali tratti i precedenti. 

5. GALEOCERDUS MINOR , Ag. 

Tav. V, fig. i3 a, b; eTav. VII, fig.i'j , i6, 17, 34, 35, 

39 , 4-0 , 61. 

La corona è svelta , dilatala alla base quasi ugual- 
mente d'ambo i lati, poco inclinata dal lato interno, ed 
in linea curva ; i margini del cono sono lisci , o dentel- 
lati sì finamente cbe si dura gran pena ad osservarli ad 
occbio armato di acuta lente. La faccia esterna è appena 
convessa , e lo smalto alla sua base si termina in linea 
quasi retta. La faccia interna è convessa alquanto di più, 
e lo smalto è terminato nel mezzo in una linea curva , 
i cui due rami ripiegano contrariamente ne' lati. La ra- 
dice è poco tumida , con un profondo solco nel mezzo 
dalla faccia interna. L'altezza totale, corona e radice com- 
prese , uguaglia la largbezza della sola radice. 

Si banno di essa però molte varietà , le più rimar- 
cbevoli delle quali sono le seguenti : 

Var. a) Tav. VII, fig. 16. 

Corona obbliqua , finamente dentellata sul margine an- 
teriore della parte apicale , grossolanamente nella base ; 
il lato posteriore liscio in gran parte , con tre a quadro 

grossi dentelli alla base. 

* 



)( 64 )( . 

^ Var. b) Tav. VII, fig. 17. 

Corona meno obbliqiia con la parte apicale più angusta, 
a lati lisci, la porzione basilare più slargala e finamente 
dentellata ne' margini. 

Yar. e) Tav: VII, fig. i5. 

Corona e parte basilare simile alla precedente ; radice 
molto smarginata nel mezzo , e quasi concava. 

Yar. d) Tav. YII, fig. 61. 

Corona meno svelta , incurvata , a margini lisci ; tre a 
quattro dentelli grossolani ineguali alla base del lato po- 
steriore ; porzione basilare del lato anteriore finamente in- 
taccala ; r una e l'altra brevissima. 

Yar. e) Tav. YII, fig. 35. 

Corona appena inclinata, a margini lisci, lato posteriore 
concavo appena , con una grossa piega alla base ; tre a 
quattro grossi dentelli alla parte basilare del lato anteriore. 

Yar. /) Tav. VII, fig. 34. 

Corona dritta, a triangolo isoscele, talvolta un poco in- 
clinata ; margini del cono oscuramente crenati ; due grossi 
dentelli alla base di uno de' lati ; cinque più fini nella 
parte omologa. 

Galeocerdo minor , Ag. III, p. 232, Tab. 26, f. i5-2 1 . 
7''ab. 26 , fig. 64.-66. 

Dalla calcare di Lecce, ove sì sono trovati nelle cave 
ix)ste al S - della città , ed a circa mezzo miglio dalle 
sue mura, alla profondità di 3o palmi dalla superficie del 
suolo. L' Agassiz ebbe questa specie dalla creta ? di Aix- 
la-Chapelle. 



)( 615 )( 
Genere CORAX 

1. CORAX FALCATUS , Ag. 

Costa, Paleont. pari. I, pag. i io. 

Alla località segnata della Calabria Citeriore , aggiun- 
giamo ancor quella della calcare leccese, ove lo abbiamo 
pur trovato, e più frequente. 

2. CORAX EGERTONI? Ag. 

Tav. YII, fig. 29. 

Non molto rara s'incontra ancor questa specie insie- 
me alla precedente. Che seve la riferiamo con dubbio l'è 
perchè tutti gli esemplari mancano della radice , che si 
Tuole essere assai alta; e tutti sono fratturati ai lati della 
base, come l'esemplare effigiato. La corona è poco inclinata, 
i margini regolarmente intaccati, la faccia esterna un poco 
meno convessa della interna , e con due forti ma brevi 
impressioni sulla base dello smalto. La faccia interna in 
taluno à qualche ruga. Lo smalto presenta le medesime 
condizioni di quello AqW Oxyrhina Zippei\ proveniente dalla 
stessa località (i). 

Corax Egertonii , Agas. Ili, p. 228 , Tab. 36 , fig. 
6, 7, an Corax Pedemontatms , E. Sism. I.c. p.3i. Tav.I, 
fig. 19-24.. 



(i) Consulta la Parte I pag. >2i. 



)( 66 )( 

3. CORAX APPENDICULATUS , Ag. 

Tav. VII, fig. 37, 60, 62. 

L'Agassiz dislÌDgiie come specie quegli esemplari, che 
hanno alla base del lato anteriore uno più denti, oltre 
la dentellatura minuta de' margini ; ma confessa di vivere 
ancora in dubbio su tale separazione , ed invoca ulteriori 
osservazioni. Egli fondava la specie sopra esemplari pro- 
venienti dalla creta di Salzgitter e da quella di Maestricht, 
ai quali associavane uno osservalo nella collezione del Pr. 
Bronn , e proveniente da Maestricht, intorno alla cui iden- 
tità con gli altri era ancora dubbioso. 

Noi possediamo ben 120 esemplari di minuti denti , 
raccolti tutti nella calcare leccese , tra' quali , altri si lasciano 
defluire per Galeocerdo ^ con parecchie varietà, come si 
è notato nella pag. 62 ; altri appajono Corax ; in altri fi- 
nalmente svaniscono le dentellature marginali , restandovi 
appena una traccia di ondolazione o crenatura leggiera , 
o ne mancano affatto , offrendo ne' lati della base , ora 
una larga cresta , margine convesso e tagliente , ora 
una semplice elevazione lineare. La qual cosa ci mostra 
che la separazione de' Corax dai Galeocerdo riposa sopra 
basi vacillanti , e che le specie stesse sono ancor dubbie. 

Né poi il carattere della interna struttura è meno e- 
quivoco, trovato avendo noi la dentina, ora con una pic- 
cola escavazione, ed ora massiccia ; la qual cosa abbiamo 
ugualmente osservala ne' denti del genere Bem/prislis {i). 

(1) Un tal fallo può dipendere dalla delle serie d'un medesimo apparato den- 
elà dell'animale, e dallo appartenere i tario. Noi lo abbiamo comprovato in spe- 
denti alla piti interna od alla più esterna eie viventi de' generi Odontaspis , Noti- 



)( 67 )( 

Se dunque saranno un giorno riuniti questi due ge- 
neri, svanirà l'eccezione e la legge slessa stabilita dall' A- 
gassiz, che i Gakocerdo rimpiazzano i Corax ne' terreni 
terziarii , trovandosi questi ultimi per lo più nella creta. 
Vedi Paieont. par. I, pag. ni. 

Corax appendiculalus ^ Agas. Ili, p. 227. Tab. 26, 
fig. 10-20; — Tab. 26, fjg. 3(i). 

Genere HEMIPRISTIS 

i . hemipristis paucidens , ag. 
Tav. V, fig. 12; e Tav. YII, fig. 3o-33. 

La faccia esterna è quasi appianata, con una depres- 
sione longitudinale nel mezzo ; la faccia interna è molto 
convessa, spezialmente presso la radice. Lo smalto di co- 
lor cenerognolo è striato di strie arancino , che partono 
dalla base della corona e si perdono al terzo della sua 
altezza ; in taluni il collare è bianco perlaceo. La radice 
è tumida, profondamenle smarginata, in taluni più in al- 
tri meno. 

Ben opportunamente osserva l'Agassiz, che tali denti, 
eh' egli stesso considera come spettanti a specie distinta , 
esser potrebbero quelli della mascella inferiore del mede- 
simo Hemipristis serra ^ variando in questi, come in altri 
generi affini, gli uni dagli altri. Li distingue egli frattanto 
per la forma più svelta, pel minor numero di dentelli la- 

danus ed altri , ne' quali abbiamo fro- indivisibili. Fatto ben naturale, e che non 

vato denti in cui lo smalto si separa dalla ha bisogno di conienti per essere ritenuto, 

dentina come guaina , e la dentina è spu- (i) Questa specie trovasi segnata nella 

gnosa ed alterabile; ed altri ne' quali dcn- tavola sotto il generico nome di Galeus- 
tiua e smalto sono intimamente riuniti ed 



)( 68 )( 

terali , i quali son pure irregolari , uè si estendono oltre 
la metà della lunghezza del cono : lutto ricordando quelli 
del genere Lamna. 

Hemipristis paucidens , Agass. Ili , p. 238. Tab. 27, 
fig. 3i-33. 

I due esemplari, eh' egli vi riferisce, crede poter pro- 
venire dalla Molassa del Wurtemberg. Essi gli furono co- 
municati dal sig. Jager, e fanno parte della collezione 
del 3Iuseo di Stuttgart. 

Altri, ne' quali il numero de' dentelli è minore, sono 
di origine o provenienza sconosciuta. 

II nostro esemplare, rappresentato dalla fìg. 7, è solo 
più piccolo di quello della fìg. 3i Agas. , col quale ben 
conviene; e lo abbiamo ottenuto, non unico, dalla calcare 
leccese in unione di quelli che seguono. 

2. HEMIPRISTIS MINUTUS , Costa. 

Tav. VII, fig.43-4.S, 

Piccolo , quasi dritto nel cono , con due a tre den- 
telli squisiti ne' lati presso la base ; radice brevissima ed 
oltremodo grossa. Smalto striato di arancino come in quelli 
della specie precedente. 

Se noi distinguiamo come specie tali minuti esem- 
plari , non è già che siamo convinti di appartenere a di- 
verso animale ; ma facciamo ciò solo perchè lo stato attuale 
della scienza non ci porge certezza della loro spettanza ad 
individuo , a cui appartennero del pari quelli di forma 
diversa. E però tali proteste sono stale ben spesso ripe- 
tute , né occorre più ricordarle. A ben giudicare nondi- 
meno in simili dubbiezze giova tener presente un fatto che 



)( 69 X 

ci porgono ugualmente gli esemplari che si sono riferiti 
al paucidens^ e quelli che dobbiamo riguardare come spet- 
tanti ad altra specie, onde non scostarci di troppo dalle 
tracce segnate da chi ci ha preceduti in questo arringo : 
che , cioè , in tulli tali denti lo smalto si presenta della 
stessa natura , ugualmente terminato da un collare perla- 
ceo od arancino , da cui spiccano delle strie dello stesso 
colore, le quali si perdono nella corona. Or la natura dello 
smalto è p^r noi di nua grande importanza, e più che la 
rautazioue di forma ; essendo questa generalmente varia- 
bile secondo i sili dell' arco dentario al quale i denti ap- 
partengono , e quella corrispondente alla intima natura 
organica dell' animale,. 

3. HEMIPRISTIS SERRA , Ag. 

Tav. VII, flg. 46-48. 
Costa, Paleont. Par. I, pag. ii4.. 

Esemplari molto grandi e squisitamente conservati ab^- 
hiamo ottenuti, posteriormente alla pubblicazione della pri? 
ma parte di quest' opera , dalla medesima calcare leccese. 

Tal' è quello, che si è rappresentato nella citala tavola 
fìg. 4-6. Pili piccoli e ben completi ne ^bbiam pure , uno 
de' quali è figurato nella stessa tavola n/^S- E perchè 
nulla mancasse alla diagnosi completa delle specie di tal 
genere abbiamo proceduto ben pure ali" analisi microsco- 
pica della sua interna struttura. Quindi si è aggiunta la 
figura di uno di tali denti spinnato , e veduto al micro- 
scopio , n." 4-7 ; nella quale è facile ravvisare l'ordine e 
r andamento de' canali midollari che traversano la radice ed 
il parenchima del cono, senza scendere a minuziose dicerie. 

9 



)( 70 X 
Genere NOTIDANUS 

1 . NOTIDANUS RECURVUS , AgaS. 

Tav. YII, Cg. 24.. 

È a questo clie più somigliasi il nostro esemplare senza 
che con ciò convenisse completamente ; anzi , secondo le 
seguenti osservazioni dello stesso autore, parrebbe doversi 
riferir meglio al primigenius che al recurvus. L' Agassiz 
in sulle prime aveva riuniti più denti sotto T appellativo di 
primigenius , rappresentati nella sua Tavola 27 dalle fi- 
gure 2-17. Indi n' escluse quelli delle figure 2 e 3 — 9 a 12, 
sulla considerazione che in essi il cono principale è più 
perpendicolare, e per l'opposto più obbliquo il secondario, 
ed avere i dentelli anteriori più fini , ma ben distinti. 

Neil' unico nostro esemplare si trovano molto inclinati 
entrambi i coni, e la dentellatura è mezzanamente espressa, 
e più numerosa appunto come si vuole nel recurvus. 

JSotidanus recurvus , Ag. voi. Ili, Tab. 27, fig. g, 
pag. 220. 

Esso proviene dalla medesima località dell' Oiodus. 



)( Il )( 

Gexere LAMNA. 

I. LAMNA ELEGANS, Ag. 

»=— — Cosla, Paleont. par. I , pag. 127. Tav. IX, fig. 3o. 

Auche dalla calcare leccese abbiamo esemplari di que- 
sta specie , e più caratteristici , convenendo perfettamente 
con quelli rappresentati dall'Agassiz nella sua Tav. 37, f.b*. 

2. LAMNA (ODONTASPIS) RAPniODON , Ag. 

3. ' ' CONTORTIDENS , Ag. 

Entrambe tali specie sono slate già riportate nella pri- 
ma parte di quest' opera , come provenienti dalla calcare 
tufacea di Cerisano. Posteriormente ne abbiamo avuti dalla 
calcare leccese , insieme ad esemplari del L. longidens e 
diibia ^ tra quali ancbe uno più caratteristico ò.'àraphiodon. 

Osservazione. Secondo l'Agassiz il L. raphiodon differisce dal conlorli- 
dens per una sensibile compressione nel mezzo de' lali , sì che i margini si ravvia 
cinnno dalla faccia piana od esterna, sulla quale scorre talvolla nn risalto lon- 
gitudinale mediano e ben rimarchevole ; mentre la faccia interna è mollo con- 
vessa , e profondamente solcata , o con pieghe mollo rilevate , flessuose ed irre- 
golari. Quest'ultimo carattere però egli Io ammette ancora sa qualche esemplare 
del conlorlidens. Noi troviamo ad un tempo esemplari che corrispondono com- 
pletamente a questo tipo , giusta la descrizione e la figura che ce ne porge 1' au- 
tore; altri che hanno la contorsione e la compressione de' Iati, mancando il risalto 
mediano sulla faccia esterna , ngualmente che le pieghe o rughe nella faccia 
interna ; e taluni finalmente , in cui la faccia interna è bcllamenle rugosa , 
raa senza compressione de' Iati , né risalto sulla faccia esterna ; il cono non è 
molto contorlo , ma solo incurvalo nell'apice verso T esterno : e tulle queste 
varietà in esemplari provenienti da una medesima località, ciò* dalla calcare 
di Lecce e da quella di Cerisano. Pare dunque che le pieghe siano più coslanti, 
e le contorsioni appartenghino ai denti che occupavano la sinfisi degT inter.- 
masccllari, come si trovano tuttora neW Odontaspis ferox dei mari attuali. 

* 



)( 72 )( 

E pur notetole che dalla medesima località di Cerisano, misli alla longi- 
dens , alla conlorlidens ed alla duòi'a, si Irovano degli esemplari che non si 
possono rigorosamente riferire a verona delle snddelle specie, siano o no realraen-» 
ie tali. Noi vogliamo qui indicarli così transitoriamente per non lasciarli ignoti 
ai cultori della scienza , nella convinzione in cui viviamo di non poter giudi- 
care diffinitivamente , e neppure con molta probabilità s'essi appartennero a 
specie distinta del genere Lamna. E quel che più importa si è il trovarsi 
insieme a denti poco diversi in grandezza, evidentemente dal genere Oxyrhina., 
e non pertanto aventi lo stesso aspetto. 

L.m>'A ADiixc.4. Denti piccoli , gracili , dritti o dolceracnle ìncarvali 
Terso dentro per i primi Ire quarti di loro lunghezza , indi incurvati forte- 
mente allo esterno. La faccia esterna è convessa con una rimarchevole de- 
pressione nel mezzo presso la base , talvolta semplice e molto dilatala , tal 
altra poco profonda angusta e prolungata , seguendo le proporzioni tra l' al- 
tezza del cono e 1' ampiezza della base : lo smallo è da questa faccia tagliato 
a doppia flessuosità , facendo cioè un s da ciascun lato. La faccia interna à 
una convessità doppia della esterna , con on solco longitudinale impresso nel 
mezzo e nella base , e poche e sottili rughe , che accennano a quelle del 
Z. elegaiìs e raphidion ; lo smallo vi è tagliato in linea alquanto curva. 
I margini sono segnati da uno spigolo sottile e tagliente , che sul lato at>- 
feriore si mantiene quasi cosi squisito fino alla base come sul resto , o smi- 
Duisce alquanto ; sul lato anteriore si arresta ai tre quarti bruscamente, nel 
resto essendo il lato ben ritondato. Siffatli spìgoli, seguendo la curvatura della 
faccia iolcrna, generano necessariamente nella esterna un solco concavo e pa- 
rallelo ad essi. La radice manca , ma sembra essere mezzanamente grossa. 

Tali sono due esemplari che abbiamo scelli per tipo , e sopra i quali 
è stata fatta la presente descrizione. I\la per essi si passa ad altri: 

a) di dimensione alquanto maggiore , ne' qiiali, ferme reslando tutte lo 
condizioni, sminuisce la curvatura dell'apice, lo infossamento basilare dello 
smalto nella faccia esterna, e la radice si mostra tuberosa, ma schiacciata nel 
senso delle facce del cono j gli spigoli si prolendono attenuati fino alla base. 

b) Altri sono grandissimi, ritondati presso la base , con lo spigolo verso 
l'apice, e questo poco incurvato , come nella var. a) : e questi provengono 
dalla calcare leccese , insieme ad individui identici a quelli di Cerisano. 

Fin qui ci siamo assicurali apjiarlenere al genere Lamna, e propriamente 
agli OJonlaspis , per alcuni individui ne' quali esistono i tubercoli aguzzi o 
denti laterali. Ma non dobbiamo dissimulare che per altri si passa u poco 
a poco alla Oxyvhìna mint.la. 



)( 73 )( 

e) In fine si passa por essi alla Z. dubt'a, nella qoale il cono s'incurva 
assai più verso dentro , ed appena la pania si piega allo esterno. Però con- 
vien dire, che gli esemplari coi quali diciamo confinare non sono dei lutto iden- 
tici con la conlorlidens , come le vuole il Sisraonda , e spezialmente se ne 
dipartono per non essere così contorti , né con la radice si grossa. Nondi- 
meno anche tra gli uni e gli altri vi troviamo un graduale passaggio. 

d) Per altro lato se ne incontrano di quelli sommamente ripiegati ia 
soll'orlgine, iu modo da scendere o elevarsi a perpendicolo il resto del cono, 
avendo ambe le facce ugualmente convesse e lisce , ed i spigoli laterali ap- 
pena visibili ad occhio armato , i quali si scancellano prima di giungere alla 
base. Lo smalto si arresta in linea perfetlamenle orizzontale sulla faccia ester- 
na, e sulla interna fa un arco ellittico. La radice è tuberosa, poco stiacciata, 
e tondeggiante in ogni senso. Si vede in tali denti quindi l'andamento del 
conlorlidens , senza avere ne la esterna faccia spianala nell'apice, uè le strie 
di quello : e senza potersi confondere con la duòia , che certo, oltre la man- 
canza delle strie, non à la stessa forma, come il Sismonda la dice.— Vedi 
Tav. VII, Cg. 5cj. 



Generk OTODUS 
Vedi per l'altra specie la Par. I, pag. iib'. 

I. OTODUS APPENDICULATUS. 

Tav. YII, fig. 4.1 e 42. 

L'esemplare, che noi abbiamo effigiato con questo no- 
me nella nostra Tav. fìg.^i, accostasi precisamente a c|iieIlo 
rappresentato dall' A gassi z sotto lo stesso numero. 

Esso proviene dalla calcare di Lecce , tratto dalla 
profondità di palmi 62 , dalle cave poste a mezzo miglio 
della Città ed al S-0. della medesima. 

L'altra rappresentala dalia fig. ^2 accostasi molto a 
quello rappresentato dall' Agassiz sotto il numero 20 della 
citata lav. 32, senza convenire perfettamente. 



)( 74 )( 

Olodm appendiciilatm ^ Ag. Ili, p. 270. Tab. 32, 
fig. 6. Dalla creta. 

Lamna appendiculata ^ Ag. Feullet; p. 54. 

■ Mantel-Gaf. of Sussex 

E qui l'Autore aggiunge la seguente giustissima os- 
servazione. (( Io so bene che fra i molti ve ne sono di 
» quelli che differiscono tra loro più che fra quelli di 
)) certe specie che ò riconosciute per essere distinte. Quindi 
» non ò mica la pretenzione di aver detta l' ultima parola 
» sopra i caratteri di questa specie cosi diffusa : potrebbe 
» essere soprattutto che i denti qui rappresentati a sem- 
» plici tratti lineari, fig. 19-25, appartenessero ad altra 
» specie. Ho pure qualche dubbio per rapporto a quelli 
)) della fig. 17018 per cagione della loro estrema lar- 
» gliezza. In quanto agli altri sono tanto più inchinalo 
» ad intravederli come identici, in quanto che provengono 
» tutti dalla creta de' contorni di Brighton ». 



)( fo )( 
Genere OXYRHINA , Ag, 

Nella prima parte di quest' opera si sono riportate quat- 
tro specie di tal genere ; cioè VOxyr. hastatis , xyphodon, 
leplodon , e Zippei. 

Posleriormciile abbiamo discoperto pareccbi esemplari 
di denti di tal genere, tutti scavali da una medesima lo- 
calità, anzi da un punto stesso, luogo detto la invidia {i)^ 
dalla profondità di palmi 25 dalla superfìcie del suolo ; 
de' quali molti convengono con Vhastalis^ altri con la xy- 
phodon^ ed uno con la sitòinjlata, seguendo le orme tracciate 
dall'Agassiz, e ricalcate per molli. Noi siamo persuasi non- 
dimeno, cbe la subinjlata altro non sia, che una semplice 
e leggiera modificazione àoW hastalis ^ da cui differisce 
solo per una maggiore estnberanza della faccia esterna , 
compensala dalla minore altezza del cono o corona. Tutla- 
volta , non avendo dati certi e positivi della loro perti- 
nenza, conviene ritenerli col nome imposto loro dall'Agassiz. 

Abbiamo ottenuto in pari tempo anche da Cerisano 
qualche esemplare àeW hastalis fra i molti della leptodon\ 
ma in mezzo a questi taluno cbe tiene il mezzo spezialmente 
Ira la prima e la seconda, ed altri che gradatamente discen- 
dono alla forma de' Lamna , sicché lasciano dubbiezza 
ancora sulla loro pertinenza generica. 

Con questi erano pure associati quattro esemplari del- 
l' Ox. xypiiodon , che veramente ha caratteri tali da farsi 
ben distinguere dalle tre precedenti specie ; tra' quali pri- 
meggia lo sliacciamento della corona presso la base della 

0) tu miglio discosto dalla cittù di Lecce, ed al suo 0-N.O. 



)( 76 )( 

faccia interna e la dilatazione della radice, come la somma 
incurvatura della corona presso la base , nella faccia es- 
terna. Tutto questo però non esclude che fossero appar- 
tenuti ad una medesima specie , potendosi ben verificare 
tutte cotesle raodi{i.cazioni nelle diverse regioni degli archi 
mascellari (i). 

Un fatto singolare interviene inoltre ad accrescere 
r imbarazzo in siffatte specifiche determinazioni nello stato 
attuale di nostre conoscenze , ed è questo. Tutti colesti 
denti hanno una conservazione tale, che la corona, man- 
cando affatto di radice, o avanzandone appena un residuo, 
è costantemente di color pallido-arancino, e per lo più con 
una zona più squallida alla base dello smalto, contrariamente 
a quello che fu avvertilo per la Ox. Zippei. Quindi il trovarsi 
riuniti in una medesima località, in uguali condizioni, ed il 
passare dall'una all'altra forma senza limite preciso, fa so- 
spettare che tali denti appartennero tutti ad una slessa specie, 
e che le differenti forme sian da ripetersi dal sito da essi 
occupato negli archi dentarii. A rischiarare meglio tal dub- 
lìio siamo ricorsi all' esame microscopico della loro den- 
tina ; la quale è venuta a svelarci un tessuto, se non iden- 
tico nelle parti subordinate , simile certamente nel fondo. 
Perocché , tanto negli esemplari che sembrano spettare 
all' Ojc. hastalis e xyphodon , quanto in quelli che po- 
trebbero esser considerati del genere Lamna . la interna 
struttura è tubolosa , o falla di vasi ramosi , che da più 

(i) L'Agassiz medesimo, mentre cos'i di- l'enuto di confondere specie sotto la stes- 

stingile molte di tali specie , si esprime su sa denominazione , pria ch'io conoscessi 

tale qulstioiie in questa guisa: Le i>ariii- di una maniera esatta i limili fin' quali 

zioni di forma e di dimensioni alle quali essi possono uariare ; ed oggi stesso, mi 

sono soUoposli tali denti , secondo la loro rimane ancor qualche dubbio per rappor- 

posizione nella gola dell' anima/e ne rcn- lo a certi esemplari : HI, pag. 277, d^- 

dono dijficile la determinazione. Mi è av- scorrendo dell' O.v. hastalis. 



X 77 )( 
in più, passando dalla parte centrale alla periferica, diven- 
gono delicati e divaricati, come le fìg. i4- e i5 della Tav.YI 
lo addimostrano. La sola differenza che vi regna è riposta 
in ciò , che nel primo le ramificazioni vascolari sono più 
distinte e divaricate , nel secondo sono più confuse e ram- 
massate nella parte centrale; le quali differenze sono ben 
corrispondenti al modo di accrescimento di ciascuno. La 
interna conservazione di questi denti è poi tale , che ben 
vi si distinguono i canali più centrali e di maggior ca- 
libro tinti di un rosso rutilante (forse derivante dal sangue 
che racchiudevano) , dai mediani e periferici pieni di so- 
stanza lattea. Sicché , nel dente più angusto , questi vasi 
bianchi rammassali costituiscono quasi delle nuvolette in- 
torno ai tronchi primarii rossi, che scorrono longitudinal- 
mente nel mezzo. 

Or , paragonando questa struttura con quella di un 
dente di lamna , in simil guisa preparalo , e che propria- 
mente è un contortidens (Tav. citata, fìg. 1 3), è facile avve- 
dersi della enorme differenza che passa tra loro. E però, 
la fìg. 1 2 ci mostra il tessuto della dentina di un altra 
specie, che sembra doversi ritenere del genere Oxyrhìna, 
e che nondimeno, differendo dall'uno come dall'altro, acco- 
stasi massimamente a quello del lamna contortidens. In 
emtramhi la sostanza è siraigliantissima a quella della ra- 
dice di reobarbaro ; ma nella contortidens è più com- 
patta , ed offre delle nodosità o glandolo quasi rotonde , 
circoscritte, di un color più fosco ; presso la superficie, tra 
questa e lo smalto , si trovano delle ramificazioni vasco- 
lari quasi parallele tra loro , e perpendicolari al margine. In 
quello rappresentato dalla fig. i3, la dentina è meno com- 
patta , spezialmente nella parte più interna, che mostrasi 

IO 



)( 78 )( 

pur limitata per un color più fosco : ed i griippelli del 
parenchima sono circoscritli da una sostanza pallida, che 
pare yì scorresse alio ialorno alla guisa di meandro. 

J . OXYRJìINA PLICATILIS , Ag. 

Tav, "VT, fig. J), ^, z?. 

Distinguono essenzialmente questa specie quattro pri- 
mari! solchi assai larghi , due de' quali fiancheggiano i 
margini fin presso l' apice del cono , e due altri minori 
prossimi al rilievo mediano ; ed inoltre alcune linee im- 
presse e brevissime , tutti dalla faccia esterna , e partono 
dalla base dello smalto, !a quale è un poco archeggiata. 
La faccia interna è regolarmente convessa. La punta è ri- 
piegata un poco ver dentro. Ogni altro carattere vale a 
confonderla con V hasialis e con la xyphodon. Anzi sem- 
bra passare alla prima per lo intermedio della seconda, cui 
massimamente si approssima , cora' è facile avvedersene 
comparandola con l'esemplare effigiato nella stessa tavola 
fig. 6, e meglio con gli altri della Tav. VII, fìg. 5-7(1). 
Né è da tenersi conto della diversa inclinazione della co- 
rona per le ragioni più volte ripetute in varii luoghi di 
questa opera. 

Oxyrhina plìcatilis ^ Agas. Ili, pag. 277. Tab. Sy 
fig. i4e j5. 

'. — f E. Sism. 1. e. p. 4-2. Tav. I, fig. 48 a 5o. 

L' Oxyrhina plicatilìs trovasi presso Monteleone , nel 
luogo detto Scannapieco , sotto Fena , nella così detta 

(1) Anche può farsi simile confronto xyphodon. nella Tav. I del lavoro citato 
ira la figura della pUcatilis e quella della del Sisraonda. 



)( 79 )( 

Ferrera. Gl'individui che vi ò trovali sono squisitamente 
identici al tipo di tale specie. 

2. OXYRHINA DESORII , AgaS. 

Tav. YI, fig. 7 ; e Tav. VII, fig. i, 2, 3. 

Differisce questa specie dalla prossima hastaiis per 
essere men larga , molto spessa e quasi semicilindrica. Il 
cono s'incurva alquanto al di fuori per ripiegarsi indi allo 
interno nella estremila sua ; e quando \' apice dal canto 
suo ripiega allo esterno , il profilo del cono prende un 
aspetto ondolalo , che contrasta con la forma dritta ed u- 
Eiformemente incurvala allo esterno dell' 0. hastaiis. La 
faccia esterna , in luogo di essere concava , è piuttosto 
un poco tumida verso la hase , ed in vece di due solchi 
fiancheggianli i margini, come neW hastaiis ^ si trova nella 
Desorii un solo solco mediano, che d'ordinario non si esten- 
de al di là della metà dell'altezza: la faccia interna è 
convessa quasi come spellasse a cilindro. La radice si pro- 
lunga in due corna assai lunghe , e ravvicinate sotto un 
angolo acuto, lasciando tra loro una smarginatura concava 
mollo profonda. Dalla base dello smallo alla estremità delle 
corna lo spazio che d' ordinario intercede poco è inferiore 
all' altezza del cono. 

Oxyrhina Desorii^ Agas. Ili, pag. 282, Tab. 87, 
fig. 8-i3. 



E. Sis. Mera, della R. Accad. delle Scien. dì 

Torino , II." Ser. T. X, p. 44- Tav. II, fig. 7-16. 

Si vuole questa specie frequentissima nei depositi ter- 

ziarii medii , essendosene trovali esemplari nella melassa 

svizzera di Ofmarsingen e di Wiirenlos nella contea di 

* 



X 80 )( 

Argovia ; come pure nella melassa d' Ulm , in parte dai 
, terreni terziarii di Osnabruck e di Buda. 

Noi la troviamo non infrequente nella sola calcare 
leccese, non avendola incontrata finora aUrove. 

3. OXYRHINA JIANTELLII, AgaS. 

Tav. VII, fig. 4-. 

Media fra l' hasialis e la Desorìi per rapporto alla 
spessezza, accostandosi maggiormeote alla seconda. La fac- 
cia esterna del cono è piana, la interna regolarmente tu- 
mida , e la base dello smalto qui forma una curva ben 
pronunziata , mentre nella faccia esterna è quasi orizzon- 
tale. II cono è dritto , il cui vertice soltanto è un poco 
incurvato allo esterno. Di quanta importanza siano coleste 
differenze per assodarvi la specie lo dirà lo stesso autore, 
di cui giova qui riferire le proprie parole. Egli è vero 
che la massima parte de caratteri som comuni a motte 
specie, in particolare all'Iiastalis e xypUodou, fna la spes- 
sezza della nostra Ox. Mantellii è più che sufficiente per 
distinguerla dalle due specie. 

Oxyrhina Mantellii, Ag.III, p.280, Tab.'^'ò^ fig.i-g. 

I nostri esemplari convengono precisamente con la 2 
delle citate figure. Citasi questa specie come proveniente 
dalla creta di Lowes , e da quelle del mezzodì dell' In- 
ghilterra. Noi r abbiamo tratta da Lecce , dalla medesima 
località delle specie precedenti. 

L'abbiamo pure dal Teramano incastonata in una brec- 
cia calcarea con cemento marnoso ; e ne dobbiamo \ esem- 
plare alla diligenza del nostro allievo sig. Blauoja. 



X Si )( 

Tra gli esemplari ve ne ba taluno che conviene con 
r C>j:. iAW/z?V/fl! di Valanciennes (Anna!, des Scicn, Nat. 
trois. serie, febbr. iS^^), e cbe nondimeno può appena 
tenersi come varietà forsi di posizione (i). 

4" OXYRniNA SUBIlWLATA, Ag. 

Tav. VI, fig. 8. 

Noi abbiamo rappresentata questa specie insieme a due 
altri esemplari dell' Ox. hasÉalis{2), diversi e piìi completi 
di quello che trovasi effigiato nella Tav. IX, fig. io e 12 
della prima parte ; e ciò por aversi un immediato confronto 
ira le due. Perocché esse convengono quasi completamen- 
te ; meno per la faccia esterna , che nella subinjlata in 
luogo di esser piana è molto ed ugualmente estuberante. 

Oxyrhina subinjlata^ Ag.III, pag.284.. 7'«ó. 37,f.6. 

Io cito esclusivamente questa figura come quella cui 
massimamente conviene il nostro esemplare. Esso provie- 
ne da Lecce, e dalla medesima località degli altri denti di 
questo medesimo genere. 

(i) Lo stesso lodatisslmo A. dichiara de , mentre da un lato poco o nulla si 
essere ia sua Ox. Numida simigliantissi- scosta dall'O.r. Mantella, manca essa dei- 
ma alla ManteìlU dell'Agassiz , discostan- la più patte de' caratteri , per i quali re- 
doseiie solo per la diversità di ondola- star potrebbe definita, 
zioui de' margini. Ma questa sottigliezza (2) Le figure tutte della Tav. 34 del- 
l' ammetterebbe appena lo stesso Agassiz, l'Agassiz sono riferite dall'Autore M ka- 
clie tanto à sminuzzato , e moltiplicato le stalis. Nel testo però, pag. a;;;, dichiara 
specie; talché sotto la denominazione di che le sole indicate dai numeri 3, i3, 1 ij 
Ox. Mantella egli à riunite ben nove l'or- e 17 spettano aVC ìiastalis. 
me alquanto tra loro diverse. Altronde Ai caratteri propri! dell' /iii.'ii^f/f,? devesi 
quella che il Valenciennes descrive come aggiungere, che la radice è molto grossa, 
specie distinta è mancante della radice e gibbosa dalla faccia interna , scavata .e 
della base della corona, trovandosi occul- smarginata dalla faccia esterna , sicché le 
late nella roccia, nella quale è incastonata sue due corna si elevano fortemente, 
.pure per intero la faccia interna. Laos- 



)( 82 X 

5. OXYRHINA TUMIDULA , Cosla. 

Tav. VII, fig. IO e II. 

Non possiamo assimilare ad alcuna delle specie noie 
questa , che dislinguesi per ima convessità regolare ed 
uguale d' ambe le facce , senza veruna traccia di pieghe , 
e terminata ne' due margini da uno spigolo sottile , ta- 
gliente ed angusto , limitato da un solco che immediata- 
mente gli succede ; il suo apice è acutissimo. Tutto il cono 
è un poco inclinato. La radice manca affatto. Una leg- 
giera flessuosità si avverte dal lato convesso. Benché even- 
tuale , e dipendente forsi dallo stato fossile , noteremo 
qui pure che lo smalto ne' lati è colorato in un bel rosso 
vermiglio , il quale si sfuma nel mezzo , lasciando quasi 
bianco lo spigolo marginale. 

Due esemplari ne abbiamo ricevuti dal tofo di Ceri- 
sano , entrambi incompleti, ma ben distinti: fig. ii. 

Due altri dalla calcare leccese coi medesimi caratteri 
essenziali , ma la corona è mollo incurvala sul lato poste- 
riore , e gì' individui più piccoli ; il che mostra apparte- 
nere alla parte più interna dell'arco dentario. In questi il 
colore è pallido-cerulescente come all'ordinario: fig. io. 

6. OXYRUINA BREVIS , Cost. 

Tav. VII, fìg. 8 e 9. 

Se la forma e le proporzioni son servile di guida alla 
distinzione delle specie , la nostra può ben separarsi dalle 
già note per essere il cono tanto alto quanto largo, quasi 
equilatero, pochissimo inclinato verso la posterior parte : 



)( 83 )( 

!a faccia esterna è un poco convessa in arabo i sensi , 
essendo la corona alquanto incurvata verso dentro , con 
una sensibile depressione nel mezzo presso la base , ove 
forma pure una piccola piega. La faccia interna è mag- 
giormente convessa, dilatala ed incurvata alla base in ogni 
senso ugualmente, formando un arco regolare sul perimetro 
della base ; la radice essendo da questa faccia cosi rile- 
vala , mentre dalia faccia opposta od esterna è un poco 
concava e smarginata: l'altezza della radice è appena un 
lerzo di quella della corona (i). Lo smalto è terminato ia 
linea curva si nell' una che nell' altra faccia. I maggiori 
esemplari non oltrepassano otto linee. 

Proviene dalla medesima località di Lecce, 

y. OXYRHINA B\SICULATA, Sism. 

Tav. VII, fig. i8, 19, 20, 25, 4o. 

G)n questo nome descrive il sig. Sismonda una mi- 
nuta Ossirina del Piemonte, distinta per una radice assai 
dilatata e spessa , verticalmente scanalata sulla faccia in- 
terna, e non intaccala alla base ; la corona è stretta, e for- 
temente convessa sulla faccia interna, convesso-piana sulla 
esterna , a margini quasi paralleli fin verso l' apice del 
dente, incurvata ali indentro ; base dello smalto orizzon- 
tale , e parallela a quella della radice. 

Oxyrhina basiculata^ E. Sism. l. e. p. 4^ , Tab. Il, 
fig. 4-0 • 

Noi abbiamo tal deiite dalla calcare leccese , ove co- 
piosamente si è raccolto , ma offre tante varietà quanti 

(i) In ciò massimameute differisce dal- vrebbe molta afiluità. 
la isocelica di Sisraouda , colla quale a- 



)( 84 )( 

sono gli esemplari. Ne abbiamo perciò rappresentate cin- 
que , le più rimarchevoli , trascurando le altre che si di- 
rebbero intermedie fra queste. 

Ella è però cosa notevole il trovarsi taluni di tali 
denti , ne' quali sulla dilatazione della radice si estende 
pure lo smalto della corona , formandovi una cresta, or 
lineare , ora elevata e convessa , come nei galeocerdi , e 
questa sempre sul lato posteriore , quella dell' anteriore ; 
quivi più e nel posteriore meno prolungata (fig. 19) ; o 
radice e cresta prolungata tutta dal lato anteriore (fig. iS). 
Finalmente in taluno siffatta estensione della corona mo- 
strasi irregolarmente intaccata. Per rapporto alla radice è 
d'aggiungere, che dalla faccia interna e convessa à un 
solco nel mezzo , verticale e ben marcato ; dalla esterna 
non è sempre solcato; in altri essa è dritta, in altri più 
o meno inlaccata nel mezzo , formando con le due por- 
zioni un angolo ottuso ; né manca il caso in cui dilatasi 
dalla faccia interna in un modo straordinario, come nello 
esemplare effigiato sotto il numero 18. 

Ora avendo gran copia di tali denti, e noi ne posse- 
diamo un centinajo , mescolati insieme e provenienti da 
una stessissima località , dopo averne separati quelli, che 
si possono riferire al Galeocerdo minor con le sue tante 
varietà, e gli altri spettanti alla Ox. minuta^ rimangono 
i sopradescrilti , che con le loro varietà si congiungono 
coi primi e coi secondi. Possiamo esser noi certi dunque 
della loro specifica pertinenza? Ma ormai abbiamo sovente 
ripetuto tali dubbii, e giova protestare difiìnitivamente es- 
ser lutto relativo alle attuali conoscenze. 



)( 85 )( 

8. oxYRHiNA mNUTA , A gas. 
Tav. VII, fig. 52-o8. 

Come lo stesso nome appellativo assegnatole lo indica, 
questa specie comprende de' minutissimi denti , non più 
alti di A liuee ; le due facce sono convesse , ed i mar- 
gini ottusi , sì che prende un aspetto cilindraceo , colla 
punta smussata ; taluni sono più svelti e più gracili , altri 
più grossi e più corti (i). La radice ò larga , poco alta, 
smarginata , ec. 

Oxyrhina minuta^ Agas. Ili, pag. 285, Tao. 36, 
fig. 39-4.7. 

E. Sis. I.c. p. 44. Tav. II, fig.36-3g. 

Osservazione. L'Agassiz, che baUezzava questa specie, non'occalta la 
dabbiezza eh' egli sfesso sentiva nei riporla fra le Ossirine : e dichiara essersi 
a ciò determinato per la molta siniigiianza che vi trova con V Ox. paradoxa. 
Egli inoltre non ebbe alcun esemplare io natura per sottoporlo all'analisi micro- 
scopica, ma ne giudica sopra disegni, essendoché gli originali si conservano dal 
8ig. Conte IMunster, e provengono dai terreni terziari! di Osnabriik. 

I nostri sono stati scavati dalla calcare leccese insie- 
me coi tanti altri già descritti. 

(1) Crede l'Agassiz che questi appar- dio la dubbiezza , se spettassero le dae 
tengano alta mascella superiore , e quelli forme ad una medesima specie. 
alla iiiferiore ; ma pone in campo ezian- 



II 



)( 86 )( 

GEMERl D'IMCERTA «SEDE, 



Genere GARGANODON, Costa. 
Tav. V, fig. 25. 

Sotto questo nome vogliamo indicare alcuni denli^, 
che abbiamo trovato incastonati in una breccia calcare pro- 
veniente dal promontorio Gargano. La loro figura è cilia- 
dracea , o un poco fusiforme , per un leggiero rigonfia- 
mento che si osserva nel mezzo della parte radicale. Que- 
sta è si alta che costituisce i Vs della intiera altezza del 
dente. La porzione smaltata o corona è terminata da una 
superficie convessa ; il suo limite sulla radice non è sem- 
pre preciso. La estremità opposta della radice è troncata, 
e piana. Il più grande è alto 4- linee. 

Quattro esemplari ne abbiam trovali sopra un pezzo 
della enunciata roccia non pili grande dì 3 poi. cubici ; 
sul quale vi stanno pure alcuni altri fossili, e spezialmente 
un bello esemplare di Goniatites (i). 

La roccia, nella quale si trovano impiantati, appartiene 
al Museo Mineralogico della R. U., comunicatami dal Di- 
rettore del medesimo, Pr. A. Scacchi. 

Osservazione. Volendosi riferire tali denti a forme già conosciate, Irovo- 
rebbe l'analogia nel genere Placodus, e più prossiraamenle al PI, roslralus , 
Munsler (Agas. II, p. 221, Ta5. 7, f. 11). 

(i) Vedi questo genere nella classe de' Cefalopedi. 



)( 87 )( 
Genere RHYTISODON, (i) Cos. 

Corona elegantetnfnte rugosa , con pochi grossolani dentelli nel margine 
e presso la base del lato concavo , oscuramente dentellata sul lato 
convesso : gli uni e gii altri non oltrepassando la mela deir al- 
tezza , il resto essendo liscio. Superficie dì ambo i lati convessa. 
Badice lunga , e men grossa della corona. Smalto di sua parli- 
colar natura , e ben distinto da quello de denti finora noli di 
plagioslomi. 

I. RHYTISODON TUBERCULATUS , Costa 

Tay. VI, fig. i6. a, b, 17 e 18. 

Corona mezzanamente tumida da entrambe le facce ^ 
alquanto più dall' una, che si direbbe la interna, che dal- 
l' altra ; cinta nella base di tubercoli ineguali, e cosi dispo- 
sti ; cioè , cominciano ad apparire sulle rughe del lata 
convesso, e sì vanno ingrossando sempre più fino alla pros- 
simità del lato concavo ; e meglio dalla faccia esterna che 
dalla interna : prima di giungere al margine convesso si 
convertono in una elevatezza tubercolosa, la quale ripiega 
verso l'apice, e, dopo breve tratto, si va ad incontrare 
su questo con la sua opposta, formando un angolo. Da tali 
tubercoli prendono origine altrettante elevatezze , che tor- 
tuosamente diramansi sulla superficie , e si scancellano 
prima di toccar l' apice : gli spazii interposti a queste pri- 
marie e grossolane rughe sono anch'essi increspati in senso 
trasversale. Il margine convesso è oscuramente dentellato 
fino oltre la metà; sul concavo si trovano tre intaccature 



(i) Dal greco puTÌs ruga , ed i^^" (vai òhli) deus. 



)( 88 )( 

grossolane, che generano altretlanti dentelli poco distinti, 
i quali occupano appena la metà del lato. Anche il mar- 
gine esteriore di tali dentelli è intaccato, spezialmente nel 
primo , cbè negli altri le intaccatnre vanno sminuendo 
fino a scomparire sul terzo. La punta è smussata , ed i 
margini dello smalto sono quivi levigati e tondeggianti , 
coir orlo ancora d'un colore raen fosco del resto, sicché 
mostrano essere stati consumati , non cosi ridotti per for- 
tuna. Allo slesso modo sono consumate le punte de den- 
telli laterali. II colore dello smalto è rosso-oscuro , ossia 
di marrone. 

La radice è lunga più che la metà della corona , a 
lati paralleli , più stretta alquanto della base del cono , 
piana , non incrassala ; ma essendo rotta e mancante in 
gran parte , non si può giudicare in qual modo essa si 
termina. 

L'unico esemplare che possediamo è stato scavato dalla 
calcare leccese , a mezzo miglio allo incirca dalla Città, 
verso l'owest, ed alla profondità di palmi 34- : nella stessa 
località in cui fu trovato il dente di Suchosaurus cultri- 
dens , ma a palmi 3 1 più sotto , e quindi di un' epoca più 
antica. Ambi tali denti hanno stretta analogia nello smal- 
lo , essendo questo della stessa natura, del medesimo colore, 
ed ugualmente increspalo. 

Tutte queste circostanze potrebbero guidare ad altre 
investigazioni per meglio chiarirci sulla vera sua pertinenza. 



SPECCHIO 

DELLE SPECIE DI PESCI FOSSILI 

DISCOPERTI FINORA 



«* 



w 



N." de' 
GENERI 


GENERE 


SPECIE 
crassiroslris 


LOCALITÀ' 


TERRENO 


1. 


I. Belonostomus 


Pietraroja 


Calcare giurassica stra- 
tosa e silicifera. 


2. 
3. 


3. Berjx 

4. Blenniomoaens 

5. 


gracilis 
radiaDS 

longicanda 
brevicaada 


ivi 

Lecce 

Castellammare 
ivi 


ivi 

Tofo a grana fina dello 
propriamente leccese. 

Calcare appenn. slratosa 


4, 


6. 

7. Calignathns 

8. Carcharodon 


major 
. . . .? 

megalodon 


ivi 

Pielraroja 
Lecce 


come sopra 




9- 


auriculalas 


ivi 






IO. 


anguslidens 


ivi 






II. 


sabauritus 


ivi 






12. 

i3. 


prodiictus 
lalissimus 


ivi 
ivi 






li. 


lumidissimus 


ivi 






i5. 


Interamniae 


Isola, basse falde del 
G.-S. d' Italia. 


Nella Glauconia com- 
patta. 




16. 


arcualDS 


Lecce 


come sopra 


6. 
7. 


ly.Cheirolepis? 
iS.Corax 

19- 


. . . .? 

falcatas 

EgcrtoDÌ 


ivi 
Cerìsano presso Cosenza 

Lecce 


Tofo a grana grossolana 
con frammenti di mi- 
ca,feldspalo,e pirosseni 
da granito scomposto* 




20. 


appendicalatas ivi 




8. 


2 1 . Galeocerdus 


reclus 


ivi 






22. 


denticulalas 


ivi 






23. 


adnocas 


ivi 






24. 


gibbosas 


ivi 






25. 


minor 


ivi 




9. 
10. 
11. 


26. Garganodon 

27.Glossodas 

28.IIclodns? 


. . . .? 

angastalas 
. . . .? 


Gargano 

Pielraroja 

Cerisano 


Breccia calcare 
come sopra 
come sopra 


12. 


29.IIemiprislis 

3o. 

3r. 


serra 

pancldens 

mioatas 


Lecce 
ivi 
ivi 




13. 

14. 


32.Histiarns 
33.Lamna 
34. 


elatns 
dobìa 
conlorlidens 


Pietraroja 

Lecce 

Cerisano 


come sopra 




35. 


loDgideus 


ivi e Lecce 




IS. 


36. 

37.Lepidolus 


raphiodoa 
acntirostris 


ivi 

Giffoni sai Monte Pettine Scisto carbonifero 




38. 


Maximiliaai 


Pielraroja 





<?/ 



n.^de' genere 


SPECIE 


LOCALITÀ* 


TERRENO 


GENERI 










Sg. LepiJolas 


minor 


GilToni 


Scisto carhoniforo 




4o. 


gigas 


ivi 






4i. 


Doloplerns 


ivi 






42. 


oblongus 


ivi 




IG. 


4.3. Megastoma 


Apenninum 


Pieiraroja 




17. 


44-. Myliobales 


apennincs 


Jlormanno 


Tofo calcare a grana 
grossolana. 


18. 


4j.Notagogns 


Pcnllandii 


Caslcilammare ePietraroja 




4G. 


{atissimus 


Caslcllamraare 






47- 


erylhrolepis 


ivi 






48. 


minor 


ivi 




19. 


49.0JonlaspÌ3 


elegans 


Cerisano e Lecce 




20. 


So.Otodas 


Salentinas 


Lecce 






5r. 


appendicuIalQs ivi 




21. 


52.0xyrhina 


Desorii 


ivi 






53. 


Manlellii 


ivi 






54. 


leptodoQ 


ivi, e Cerisano 






53. 


haslalis 


ivi , e Cerisano 






56. 


xyphodoH 


ivi , e Monleleone 


Banco di arenaria grani ì. 




57. 


lumidula 


Cerisano 






58. 


plicatilis 


Monteleone 


Come sopra 




Sg. — — 


sabioflata 


Lecce 






60. 


brevis 


ivi 






6r. 


Zippei 


Cerisano 






62. 


basiculata 


Lecce 




22. 


63. Pachyodon 


. . . .? 


Pieiraroja 




23. 


64. Palaeoniscus 


. . . .? 


Giffoni 




24. 


65.Pholidophora3 


slabianos 


Castellammare 




2S. 


66. Pycnodus 


rhombas 


ivi 






67. 


Achillis 


Pieiraroja 






68. 


grandi3 


ivi 




26. 


69.Rhyncboncodes 


Scacchi 


Castellammare 




27. 


70.Sarginites 


pygmaeas 


Pieiraroja 




28. 


yi.Sauropsidium 


laevissimnm 


Pieiraroja; e Cagnano 


Marna calcare slralosa. 


29. 


72.SeIache 


vetusta 


Lecce 




30. 


73.Semionolas 


curtalus 


Giffoni 




31. 


74.Sphaenodu3 


loDgidcDS 


Lecce 




32. 


75.Sphaerodus 


anularis 


ivi ; ed Aquila 


Tofo a grana grossola- 
na, ma compatto e duro 




76. 


depressQS 


ivi 






77. 


ciacta3 


Cerisano 






78. 


gigas 


Majella, e Pieiraroja 




33. 


79. Sphyrna 


prisca 


Lecce 





SOMMARIO 

SECONDO LE DIVERSE LOCALITÀ 



ad Aquila... 


I 


Cagaano 


I 


Castellammare. 


IO 


Cerisano 


9 


Gargano 


I 


Giffoni 


7 



Delle 79 specie ne spettano Riporto... 29 

Isola I 

Lecce 35 

Majella i 

Monteleone i 

Mormanno i 

Pietraroja 11 

79 
Specie dubbie 3 

82 

Di queste, una ne ha di comune Castellammare con Pietraroja 

una Aquila con la Majella e Lecce 

quattro Cerisano con Lecce 

una Lecce con Blonteleone 

una Pietraroja con Cagnauo 

una la Majella con Pietraroja. 
Le altre sono proprie a ciascuna delle località segnate. 

In quanto ai generi : 

Castellammare ne à di comune con Pietraroja tre ; 

Pi/cnodus , Notagogus e Blenniomoeus. 
Cerisano ne ha quattro con Lecce ; 

Oxgrhyna ^ Sphaerodus , Lamna e Corax. 
Lecce con Isola uno; il Carcharodon. 
Aquila con Lecce uno ; lo Sphaerodus. 
Pietraroja con Lecce e la Majella uno; \\ Carcharodon. 
Pietraroja con Cagnano uno ; il Sauropsidium. 



^efaiooeo'i. 



Genere SEPIA 

Benché rari , non mancano nello stato fossile esempii 
di Cefalopedi acetaboliferi ; che anzi del genere Loligo se 
ne son trovali per fino in uno stato, da dimostrare inap- 
pellabilmente la presenza del proprio inchiostro (i). E 
del genere Sepia , senza rammentare le oscure Sepiti de- 
gli Antichi (2) , si ha qualche esempio ne' terreni giuras- 
sici ugualmente che nei terziarii. Del primo genere se ne 
hanno nella Germania, e del secondo nel bacino di Parigi ; 
e Riippel descrive una Loligine ed una Seppia della cal- 
care di Solenhofen (3). Ninna delle specie note però del 
genere Sepia ne porge caratteri esterni ed interni sì chiari 
come quelli de' nostri esemplari ; né questi son tali da 
poterveli riferire od assimilare. Laonde noi indicheremo 
la nostra sepia col nome di 

SEPIA VETUSTISSIMA, Costa. 

Tav. Vili, fig. 1-5. 

Di questa specie si trova l' intero sacco , dimezzalo 
e monco cosi come esser deve nella parte anteriore , d' onde 

(0 Vedi -Transazioni Geolog. di Lon- Beschreìh. , ec. Figura e descrizione di 
dra, 2. a ser. voi. Ili, pag. 3o8. — Buck- alcuni nuovi o poco conosciuti fossili della 
land , Geolog. pag. 3o4. formazione di calce scistosa di Solenhofen. 

(2) Aldrov. p. 45i e 452. ' Tab. Ili, fig. i. — Sepia, astijormis , id. 

(.3) Loligo prisciis, Riipp. Abbild, und 1. e. fig. 2, 

12 



)( 94 )( 

sorger doveano la parte cefalica ed i cirri tentacolari, la cui 
caduta ha lascialo quella frattura irregolare ed incostante, 
com'è facile a concepirlo. La forma del sacco non disso- 
miglia punto da quella della nostrale Sepia ojfìcinalis ^ se 
nonché troviamo individui più allungati e meno larghi, ed 
altri assai dilatati e piìi corti. Non si può decidere per- 
tanto se queste differenze sono normali, o cagionate da un 
diverso stato in cui l'animale si ritrovava nell'epoca nella 
quale venne sepolto , o sivvero dalla pressione ipeccanica 
che provò , diversa ne' diversi individui. 

In fatti, comparando i due individui rappresentati nella 
nostra tavola, si avverte la grande differenza che passa tra 
loro ; ma quello della flg. 3 ha una forma più stretta e più 
allungata, essendo però il sacco intero. L'altro fig. 4, è 
più slargato ; ma contemporaneamente è molto depresso , 
ed il sacco scisso per modo , che fra i lembi della lace- 
razione aa^a'a' dell'uno e dell'altro lato, rimane un largo 
spazio, che ne mostra gl'invogli interni, ed i visceri che 
racchiuse. Quindi è ben naturale il supporre che nello 
schiacciamento sofferto siasi lacerato il sacco, ed occasio- 
nato lo slargamento de' suoi lati. A questa semplice e fa- 
cile spiegazione concorre pure il mutamento di figura , 
poiché vedesi chiaro che la curva cambia direzione là per 
lo appunto, ove mostrasi il sacco più dilatato d' ambo i lati. 

Che che ne sia di tali differenze , le quali condur 
potrebbero tutto al più a considerare tali due forme come 
indicanti due varietà , la specie è sempre la slessa ; od 
almeno non abbiamo caratteri tali da somministrarci ele- 
menti per un diverso criterio. 

Nell'individuo del n.° primo, che è rappresentato dalla 
fig. 3 ridotto ad % delle sue naturali dimensioni , trovasi 



)( 9^ X 
la parie cutanea esteriore e cellulosa in gran parte ancora 
esistente sulla faccia dorsale; essa è aggrinzila e crepacciata, 
come la si vede, e tale che ne' lati ce è più assottigliala, e 
pili crassa pel contrario nella regione mediana, indicata da 
aa. La sua struttura, qual si vede con acuta lente, trovasi 
effigiala nella fìg.b', ove la porzione a corrisponde al sito più 
centrale, indicato dalla medesima lettera nella fig. 3 , ed 
il sito e corrisponde alla porzione laterale, indicala ugual- 
mente da e nella stessa figura : in simil guisa si attenua 
sifTatto invoglio nella posterior parte del sacco. 

Succede la parte carnosa, di consistenza cartilaginea, 
di un tessuto più compatto e liscio , e di una spessezza 
pressoché uguale in ogui parte , come può rilevarsi sul 
taglio trasversale oó, fig. i, indicato dalle lettere xxx. 
La cavità è ripiena di sostanza calcare uniforme ; ma la- 
scia ben circoscritto l'osso interno, o parte scheletrica s , 
per una zona di compattezza e di colore diverso. Questa 
circoscrizione corrisponde precisamente al sito indicato dai 
punii a b , per i quali passa la sezione che abbiamo fatta 
dell' individuo /;/,/. - 

Nell'altro esemplare effigiato nella fig. 4-5 similmente 
ridotto ad % della grandezza reale, la quale viene indicata dal 
contorno lineare 2,2,2^ comecché maggiormente fratturato 
uell'anterior parte, lasciasi eziandio ben distinguere il perime- 
tro dell' osso interno, e la sua diversa sostanza. Ma meglio 
si veggono i limili del sacco esteriore carlilagiuoo, indicati 
da aa,a'a\ e quelli de' visceri interni, indicati da bb^ di- 
stinti dal sacco addominale e. Sulla faccia scoperta , che 
tramezza i limiti del sacco esterno , si veggono le circon- 
voluzioni , le anfrattuosita ed i seni ingenerati dal pacco 
de' visceri interni , ricoperti dalle proprio membrane. Del 



)( 96 )( 

sacco esteriore carooso chiara pur si trova conservata la 
spessezza , ed i ripiegamenti sofferti per lo stiacciamento , 
come ben si veggono sopra i limiti aa, a!a\ 

Scavansi di tali corpi dalla stessa calcare giurassica (r) 
di Pietraroja, ove trovansi gì' Ittioliti , gli Erpetoliii, gli 
Echiniii , i Testacei, etc. 

Osservazione. Non è raro trovare alcuni cioltoti pnr dì lai forma, della 
raedesima calcare, e nello slesso luogo, i quali presentano del pari diversi invo- 
gli , e qnesli quasi concentrici. Nondimeno essi non appartengono punto ad 
animali impietriti. Per non lasciarsi ingannare da tali esteriorità , conviene 
por mente alla intima tessitura degli strati, ed alla loro diversa conformazione. 
E dapprima , allorché la forma ovale od ellittica è completa , si deve esser 
certo di non potere appartenere a Cefalopede ; la rngione è evidente per chi 
Bon ignora l'organismo di questa genia di viventi. Il secondo carattere ri- 
siede neir uniformità degli strati e loro condizione, la qual cosa esclude la pre- 
sunzione eh' esser potessero sacchi addominali di Cefalopedi ; come per lo con- 
trario evidentemente lo additano quelli de' nostri esemplari. In fine le pieghe, 
le flessuosità , i seni che costituiscono i diversi invogli ,. danno il vero carat- 
tere della natura di tali animali. 



(i) Nel VII Congresso Scientitìco Italia- II Pilla pure net IV Congresso (adun. de' 

BO (sezione di Geologia, adu. del dì 2 ot- a 3 settembre 1842), parlando della calca- 

tobre) fu mossa quistione intorno alla for- re degli appeuniui napolitani , la rife- 

mazione della calcare di Castellammare : riva in gran parte alla creta mediierra- 

se cioè fosse giurassica o cretacea. E ciò nea , mentre credeva nel basso fare pos- 

derivava dalla preconcetta legge , che i saggio alla giurassica , ina sempre eoa 

pesci debbano qualificarla per giurassica, dubbio, 
e la capcoltiaa e le Ippuriti per gretacea. 



)( 97 X 



Cerere BELEMNITES (r). 

Ossetlo conico allungalo , drillo, costiuàlo da due parli ; la interna 
o guaina cornea , la eia cavità è divisa da sepimenli numcì'osi , tra- 
versati da titì sifone laterale ; la esterna costituita da mi deposito cal- 
care fibroso che si dispone a modo di raggi allo intorno , prendendo 
la slessa figura per una guaina , dentro la quale si genera. 

Osservazioni. La definizione' che noi abbiamo dala àc Belcmnili vt- 
gnarda la sola parie solida ed estrema dello intero apparecchio dell' animale 
al quale apparleane , prossimo a quello de' generi Ommastrepkes ed Oiiyc/iD- 
teuthìs. Ur.a tal parte vuol dirsi ora rostro ; ed è questo il solo che Irovasf 
comunemente nello stalo fossile , e che perciò interessa Io geologo. Non po- 
tendo entrare in Inlle le particolarità che vengono a rischiarare questo ge- 
nere , e meno ancora in quelle che riguardano l'attuale sua ripartizione \a 
Belemniti propriamente delti , e Belemnilelli o Coccoleuthis , dai quali si 
compone la famiglia de' Belemnilidei ; ci limitiamo qui ad avvertire le 
gravi difficoltà che sovrastano net definire genericamente e specificamente 
quelli che si trovano incastonati nella calcare appennina del regno. La quale 
pure fluttua , coBie si è detto , nelle mani de' geologi , se debba riferirsi 
a questa od alla giurassica. 

La calcare del Gran Sasso d' Italia , ngualmenle che quella del Promon- 
forio Ateneo e della prossima Isola di Capri (2) ci à porti vestiggi di corpi 
organici fossilizzati , che , non senza qualche dubbio , si possono riferire a 
questo genere. Fin qui non si è trovalo alcuno esempio di Belemniti liberi, sia 
dello astuccio e s-ia del dardo , in veruna località del regno. Il solo esame 
della struttura fibrosa e concentrica della sostanza che ne riempisce la cavità, 
e la organizzazione esterna delle sue pareli , ci conducono a riguardare come 
tali quelli di cui diamo qui la descrizione. 



(i) Da fii\:ftvsv, lelum , dardo; cos'i del- dell'Agassiz fatte sopra un esemplare dul- 

ti per la figura della parte solida (la sola la così delta Onfchoteulhis prisca Munst. 

elle noi qui consideriamo) , che trovasi {Loligo prisca Riippel), e le più recenti 

alla estremità della guaina, l'intero appa- del d'Orbigny e dell' Owen. 

recchio tenendo il posto dell'osso della (2) Vedi- Statistica Fisica ed EconO'- 

seppia ; come risulta dalle osservazioni mica, dell' Isola di Capri f'idiy.l i\g,,^t liv 



)( 98 )( 

BELEMNITES POLYMITES , SclieUZ. 

Tav. IX., fig. ^. 

L'esemplare effigiato lascia di sé vedere solamente ima 
parte della superficie esterna , e lo interno dalla porzione 
basilare fratturata. La prima trovasi tutta bellamente cesel- 
lata in spire ligate e tortuose come un meandro, e taluni 
nodi circoscritti da cercbi concentrici, quali si veggono rap- 
presentati in BC della fig. b', ingranditi : e questa tale strut- 
tura ba moltissima simiglianza con quella del Belemnites 
polymiles Scheuzeri ^ cbe il Rlein ne rappresenta nella 
sua T'aó.lX, fig. 7, con tal nome indicato nella pag. 87. 
La seconda, alquanto scavata, è piena allo interno d'una 
sostanza fibrosa raggiante e come cristallina, cinta da un 
guscio , cbe ben potrebbe spettare al prolungamento del 
danlo formante la guaina. 

Dopo tali indicazioni , dalle quali solamente siamo 
guidati nella diagnosi di questi fossili, confessiamo di ab- 
bisognare altri pili cbiari esempi per mostrarne senza equi- 
voco la natura. 

La figura bc \o rappresenta di naturale grandezza , 
e qual si trova incastonato nella roccia «: la figurale 
è della sola parte scoperta , ingrandita , per dimostrare il 
disegno delle cesellature cbe ne adornano la superficie, le 
quali distinguer non si possono con la vista ordinaria, ma 
sibbene ad occbio armato di lente. 



)( 99 K 

Genere AMMONITES , Brugu. 

Alle cinque specie riportale nella prima parte di questa 
opera (i) dobbiamo ora aggiungere le cinque altre seguenti; 
talune delle quali, comunque imperfette nella loro condizione, 
ed una ancor frammentaria, pure all' interesse del geologo 
divengono importanti. Sotto questo rapporto, quando all'oc- 
chio dello zoologo non acquistassero quel valore che po- 
trebbe ben dargli in molte circostanze , i frammenti , le 
impronte più leggiere , e qualunque altro -lon equivoco 
contrassegno è sempre apprezzabile. 

In quanto alla determinazione delle specie sentiamo 
bene il peso della incertezza. Perocché, unendosi alla im- 
perfezione degli esemplari , ed alla deficienza in cui ci 
troviamo di collezioni si ricche , quali si richieggono per 
istituire esatte comparazioni , la sottigliezza alla quale si 
Yuol discendere nella configurazione delle suture; è facile 
il metter piede in errore , sia creando nuove specie , sia 
malamente associandone altre a specie già nominate. Sarà 
però questa colpa men grave di quella di lasciar non cu- 
rato ed occulto quanto si pertiene alle diverse formazioni 
de' nostri terreni. Quindi speriamo ottener l' indulgenza di 
coloro che dovranno giudicarne. 

Noteremo da ultimo che i signori Spada ed Orsini, in 
una loro scrittura presentata al VII Congresso scientifico 
italiano (2), fanno menzione di undici specie di Ammoniti 
degli Appennini, de' quali non troviamo né località indi- 
cata, né nomi specifici loro imposti, salvo quello dell'«^A;j. 

(1) Pag. 144 esegg. (») Adunanza de' 3 ottobre i845. 



)( 100 )( 

tatricus {Am. Selliguinus , Br.), di cui si è discorso nella 
prima parte di queslo lavoro, p. Sy^. 

I. AMMONITES POLYOPSIS , DujaT. 

Tav. IX,fig. I, e i*. 

^. testa convexo-planulala , variante; nunc duplici ordine tic 
bevculorum instrucla , dorsoque alternatim crentilala ; nunc tuberculis 
evaneseenlibus , dtscoidea, glabra; umbilico lato; anfraclibus ad qnar- 
lam parlem exertis. 

Spella questo pure alla medesima località del Gran 
Sasso d'Italia, d'onde provengono gli altri già descritti 
nella prima parte. Esso à stretti rapporti eoa V Ammonites 
Pierdenalis deBuch; e tale si giudicherebbe a prima vi- 
sta , ove lo esame rigoroso delle selle e de' lobi non ne 
dissuadessero. Il confronto facile ad istituirne, consultando 
le rispettive figure , agevolmente il dimostra. 

Calza però assai bene ad esso la descrizione che il 
Dujardin ne dà del suo Am. polyopsis, dal quale in sulle 
prime si direbbe diversificare per la mancanza de' tuber- 
coli così ben rilevati in quello, come la fig. 12* della 
sua tavola lo rappresenta. Ma ben accortamente l' autore 
ci avvisa , che nella prima età i tubercoli sono meno 
sensibili mancano affatto. In tal condizione trovasi ap- 
punto il nostro esemplare , che dal minore diametro rile- 
vasi essere anche piii giovine di quello , e proprio è su- 
perato quasi di un terzo. Uguale è poi in entrambi il nu- 
mero de' lobi delle suture , i quali , sebbene alquanto si 
dissomiglino ne' loro rami secondarii , ciò deriva dalla 
migliore conservazione del nostro esemplare; che gl'indi- 
vidui sdruciti perdono una porzione di essi. L'andamento 



)( loi )( 

loro altronde è si esatto, da non lasciar dubbiezza veruna. 
L'autore eoo ne à rappresentalo clie due soli sepimcnti 
sui cominciar dell' ultimo giro, e paro cbe quivi solamente 
apparissero, o fossero meglio espressi nel suo esemplare. 

Il maggior diametro dell' individuo , cbe ne possedia- 
mo, è dipoli. 2,^9, di cui l'ultimo giro ne occupa poco 
meno che la metà. Esso è slato rappresentato nelle sue reali 
dimensioni. 

Jmmoìiites polyopsìs ^ Dujard. Meni, de la So e. 
Geolog. de Frane. Voi. II, p.239. PLXP'IT^ ^\^.i2^a,b,c. 

2. AMMONITES SOLARIOIDES, Costa. 

Tav. X, fig. I, a,^. 

A. lesta discoidea , lUroque lalere aeque umhìlicala , nmbilico 
pervio ; anfractibus sex panan compressis, costulalis, coslulis sìmpUcìbus 
aequalibus, dorso planulalo, carina siibundala, lateribus suleala ; suturis 
profundis. 

Bellissimo esemplare, composto di sei giri di spira, rego- 
lari, dall'una e dall'altra parte ugualmente crescenti in diame- 
tro, ed abbracciantl un poco successivamente il precedente 5 
la sutura che li distingue è profonda ed uguale d' ambe 
le faccia, poiché lo accrescimento in diametro si fa ugual- 
mente nell'una e nell'altra, generandosi così una leggiera 
concavità simile ed uguale. Il primo giro centrale lascia 
un forame del diametro di % di linea nettamente circolare, 
come nel genere Solario. Tutto è ornato di costole sem- 
plici e simili , di cui se ne contano 52 suU" ultimo giro 
della spira. Sul dorso svaniscono le costole , e vi si ge- 
nera una larga depressione, in mezzo alla quale scorre una 
carena un poco flessuosa, cinta quasi da un solco d'ambe 

i3 



)( 102 )( 

le parli. Niuna traccia di sulure degli accrescimenti o se- 
pimenti , essendo la coucbiglia tutta intiera e liscia. 

II diametro maggiore è di Un. 22 Viz: quello dell'ul- 
timo giro della spira lin.^ V.»: e la sua grossezza lin.3 y,^. 

Proviene esso ancora dal Gran Sasso d'Italia, luogo 
dello Portella^ comunicatomi dal diligentissirao sig. D. Coa- 
cezio Rosa. 

Spetta al gruppo degli Arieti del sig. de Bucli , atte- 
nendoci strettamente alla forma, senza il contesto dell'an- 
damento delle suture sepimenlali, che non appariscono. 

3. AMMONITES LONGCHAMPI , Bl. 

Tav. IX, fig. 2, J,]à. 

Entra questo Ammonite nella famiglia degli appianati, 
essendoché i giri della spira sono cilindracei , col dorso 
ritondalo , e le costole forcute , biramose , senza verua 
risalto. 

Si contano in esso cinque giri di spira, le cui suture 
son bea distinte ; è ornato di costole biramose , Ira le 
quali ve n' è un' altra semplice nel suo maggiore incre- 
mento ; tutte sul dorso s'inarcano sensibilmente, e diven- 
gono uguali e parallele , senza alcun vestigio di solco o 
di carena. L'ampiezza dell'ultimo giro della spira misura 
due fiate il resto del disco , ossia è il terzo dello intero 
diametro maggiore. 

Poche ed incomplete tracce delle suture rimangono 
sopra l' ultimo giro dal suo lato interno , le quali non 
permettono essere ben definite. 

Jmmonites Longchamjn ^ Bl. Malac. pi. g, f. 4" Tav. 
IX, fig. 3. 



)( >o3 )( 
Varìelas. ylmalfi tanna . Cos. Tav. IX f. 3. 



La calcare dolomilica di Amalfi porla non rare im- 
pronto di Ammoniti ; una delle quali, che abbiamo fra le 
mani , vien rappresentala dalla citata figura al naliiralc. 
Ma siccome la superficie di quella cavila è tutta incrostata 
di minuti cristalli, non si può nettamente "vedere l'anda- 
mento delle costole , e meno ancora si avvertono tracce 
delle suture. Dalle sue esteriorità e dallo insieme crediamo 
poterlo riferire alla stossa specie come giovine individuo , 
che ben lo annunziano tale i diametri del giro della spira 
e del disco intiero. Di fatto, \/Jm. Longchampi nella sua 
giovenlìi à le costole semplici , finche non acquista una 
grandezza maggiore di questa , come è facile avvedersene 
con r immediato confronto delle figure , e con lo esame 
degli esemplari che possediamo. Ed è per questa sempli- 
cità di costole che non si può riferire al costellalus di 
Leimery (i) , col quale potrebbesi da taluno confondere 
per la somiglianza apparente. Esso mi è stato comunicalo 
dal prof. Scacchi. 

4-. AMMONITES CANDOLLIANUS , Pict. 

Tav. IX, fig. 4-. 

A. testa discoìdea, compressa, car inala, transversm costata; costìs 
plemmque bìjidù , ad umhilfciim subluberculalìs , ail peripheriam dorsi 
incrassalis el transversim riigosis ; ullimo anf racla o,4.G ; dorso ììoii 
eanalìculalo ; saeptìs lalcribus 4-i^^(il's- 

La frase diagnostica di questa specie , che noi im- 
prontiamo dal Pictet, non è certo rigorosamente e compiu- 
tamente applicabile al moncone, che noi vi riferiamo. La 
sola forma delle costole o risalii trasversali è quella che 

(i) Méin, de la Soc, Geol. de Fianca. Voi. TI, PI, 17. fig. 18 ai. 

* 



X io4 x 

ben gli convenga. Questi sono grossolani, semplici, e per 
lo più bifidi sul lato dorsale, come l'autore li dice. Egli 
medesimo ne porge talune varietà, nelle quali i tubercoli del 
lato ombelicale svaniscono; e tale è il caso del moncone, 
che abbiamo rappresentato. Si novera anche in esso la 
mancanza di rughe sulla parte periferica ed incrassata delle 
medesime costole, la quale porzione si presenta invece più 
flessuosa ed angolosa nel punto in cui esse incrassano. 
Niun seguo di suture j né possiamo dire qual fosse stata 
la sua naturale grandezza. E se il Candollianus si dilunga 
àa\\' Hugardianus per le differenze de' lobi e per le costole 
più rare e meno ramificate , questo ultimo carattere tro- 
vasi appunto eminentemente espresso nel nostro saggio. 

Ammonites Candollianus^ Pict. Mémoir. de la Soc. 
de Phys. et d'Hist. Natur. de Gen. T. IX, Par. 2 , 
p. 36i. PI. II. 

Spetta essa ancora alla medesima località delle prece- 
denti specie. 

5. AMMONITES SIPHONIPORA , CoS. 

Tav. IX , fig. 9 , C. 

Conchiglia microscopica , con pochi giri di spira , e 
sepimenti poco regolari] canale del sifone diviso in molle 
piccole cellole. 

Non possiamo altrimenti indicare la diagnosi di que- 
sta specie, che non conosciamo altrimenti, se non sul 
taglio trasversale eseguito nella roccia che lo racchiude. 

* Trovasi essa non frequente fra le nummoliti ugual- 
mente microscopiche [N. Soldanella^ Cos.), costituenti 
una roccia cristallina degli Appennini \r^m\.N . Fsummulites. 

La citala fig. C lo rappresenta ingrandito. 



)( 10^ X 



Genere GONIATITES , de Ilahn (i). 

I Goniatiti si dislioguono dagli Ammoniti per la sem- 
plicità delle loro suture , le quali , qualunque ne sia la 
tortuosità od angolosità, non sono giammai dentellate, od 
intagliate a modo di frondi. Dai Nautili , ai quali si rav- 
vicinano per la semplicità delle suture , si separano facil- 
mente per la direzione delle linee di accrescimento , che 
sono facili ad osservarsi, e per la posizione del sifone co- 
stantemente sulla faccia dorsale ; ma ciò non si può sem- 
pre discernere. 

I lobi de' Goniatiti consistono in anguste pieghe ma 
profonde del disco de' sepimenli o diaframmi , i quali la- 
scian le tracce sulla superficie avvolgente della conchiglia 
là dove vengono tra loro a contatto. Essi sono in numero 
determinalo e disposti simmetricamente ; sul dorso si vede 
pure il lobo dorsale , e sopra i lati il lobo laterale su- 
periore , ed il laterale inferiore ; il quale è posto al di 
sopra del livello del lobo ventrale ; talvolta si trova pure 
qualche lobo ausiliario. 

GONIATITES GARGANICUS , Cost. 

Tav. X, fìg. 2 e3. 

Dopo i caratteri generici, cosi patenti nello esemplare 
che abbiamo fra le mani, è ben azzardoso volere assimi- 
lare la specie ad una delle non poche conosciute. Incasto- 

(i) Monograph, Amnioa. et Goniat. Spec. — iSaS. 



)( '06 )( 

nato esso come si irova in una breccia calcarea , s*i che 
ci lascia anche incompletamente vedere una delle sue facce 
laterali, trovasi la conchiglia quasi completamente distrutta; 
ed in vece ripiene le sue cavità dalla sostanza lapidea. Le 
suture quindi vengono rappresentate non dal contatto degli 
accrescimenti , ma dal vano che vi hanno lasciato , tro- 
vandosi consumati per fino i sepimenti. Nondimeno, una 
piccola porzione che abhiara potuto mettere a nudo della 
parte dorsale e laterale opposta, ci ha resi sicuri del loro 
andamento, trovandosi qui la conchiglia mezzo scomposta. 
Questa condizione però, sfavorevole da un lato, ci à per- 
messo vedere l' andamento delle cavità, e quindi de' sepi- 
menti. Essi si dividono in due parti ; una piìi interna e 
ventrale, l'altra esteriore o dorsale. Là dove le due por- 
zioni si congiuugono, o si dividono, si forma un seno pro- 
fondo , nel quale si alloga il prolungamento della porzione 
ventrale dello accrescimento successivo, il quale s'inarca 
d' avanti in dietro. La figura terza della nostra tavola rap- 
presenta iu semplici tratti questa disposizione, la quale può 
anche distinguersi sulla naturale effigie dell'individuo rap- 
presentato (i). Si contano 12 sepimenti, lutti spiccati dal 
centro. Diam. lin. 19. 

La roccia che lo racchiude è una breccia calcarea , 
tinta in rosso dal perossido di ferro ; il pezzo racchiude 
ancora molti altri avanzi organici, laonde lo abbiamo più 
volte citato in questo lavoro. 

I definibili Ira questi sono : 

(1) Una tale divisioue della cavili è posso essermi illuso in sulle prime, nferen- 
slrcttamente congiunta con quella di certi dolo ad un (al genere per siffatto carattere, 
l'oraminiferi dell'ordine Elicostegi , de' Vi si oppone sempre la straordinaria gran- 
quali il D Oibigiiy ha costituito il genere dezza, e da ciò il migliore studio, e quindi 
Amphistegiiia. E debbo confessare che la ricognizione sua per un vero Goniatite. 



)( '07 )( 

Lamna dubia. 

Garganodon , Cos. (Vedi pag. 86) 

Terebellum ? 

Mitra ? 

Denlalìum . . . ^ . ? 
Caler ites castanea ? 
Caryophylla ? 

Noteremo da ultimo , e non è senza scientifico inte- 
resse , che nel nostro G. Garganicus , mentre si trova in- 
teramente alterata e quasi scomposta tutta la conchiglia , 
allo interno i sepimenti conservano intatta la sostanza mar- 
garitacea: di che ci siamo assicurati per una divisione di lutto 
il pezzo e della roccia. Ed è questa una più luminosa prova 
di quelle eh' io già notava , che la sostanza margaritacca 
delle conchiglie è sempre la più resistente agli agenti na- 
turali che ne operano la scomposizione, seppure non è 
inattaccabile affatto. D' onde proseguita il trovarsi sempre 
la parte apicale delle pinne ^ le anomie quasi sempre in- 
tere , la perna , ecc. 

Genere SCAPHITES , Parkin. 

Conchìglia solida^ spirale , un poco ohhliqna, concamerata: cavità 
laterali, alternami ; superjicie destra striata longitìidinalmente dal lato 
interno , trasversalmente nel mezzo , e rugose tta nel dorso ; (juasi ap- 
pianata nella faccia opposta , e quasi liscia ; spira distinta , anfratti 
molto discreti , sutura profonda. 

Osservazio?n'. Blainville nel suo Manuale di Malacologla nielteva in dub- 
bio la! genere , volendo riguardare gli Scafiti come appena distinti dagli 
Ammoniti. Ma il dotto autore non poneva monte in allora al modo con cai 
negli Ammoniti si succedono gli accrescimenti o le cavità , dai quali viene 



)( io8 )( 

indicala assai chiara tina organizzazione diversa nell'animale coslrollore, — 
Lo slesso; nella pag. 622 del soo medesimo Manuale, ne modifica la frase 
generica nel seguente modo : 

Conchìgìia ovale , contorta alla sommità, avanzandosi V iillìmo giro 
(piasi in linea retta , corrvganclosi e ricurvandosi un poco verso l a- 
perlura , in guisa d' approssimarsi alla spira , facendo si che la con- 
chiglia sembrasse volersi attorcigliare per ambe le sue estremità. 

Si coniano di lai genere molle specie , ma tulle de' terreni cretacei. 
Laonde il noslro Scafile sarebbe il primo esempio che i terreni terziarii 
subappennini ne porgono. 

SCAPHITES APENNINORUM , Costa. 

Tav. X , fig. 4. 

Oltre i caralteri proprii a lai genere io non iscorgo nel 
nostro Scafile alcuna cosa che possa distinguerlo come 
specie : tanto maggiormente cbe manca esso della porzione 
terminale. La frattura ne lascia vedere la interna cavità, che 
immediatamente gli succede, la quale è laterale, obbliqua e 
conica, siccome la si vede nella fig. C, che la rappresenta 
di fronte. Le strisce trasversali del lato destro sono delicate e 
ramose, il dorso è appena rugoso. La conchiglia è bianca, 
un poco calcinata, e lo strato esteriore in parte caduto. Del- 
le suture non si vede alcun marchio. 

Trovala nella Yalle dell' Amalo in mezzo ad altri 
testacei. 



■ )( 109 X 

Genere NUMMULIìNA , D'Oib. 

(nummulites , Laiiik.) 

Corpi pietrosi pietrificali di forma lenticolare , piii elevati nel cen- 
tro e gradatamente assulliyliati nella periferia, convessi tri ambe le facce , 
talora più, dall' una die dalf altra , ma non mai appianata alcuna delle 
due: internamente concamerali , con celiale succesuire ed allernanli , ma 
senza veruna comunicazione tra loro. 

Le rocce nummolitiche furono conosciule dagli antichi 
naluralisli col nome di triticìles o pietre j'rumentane: e 
l'Imperalo ce ne rappresenta un ciottolo , ch'ei dice pietra 
natura Imenle scolpita in figura di frumento e semi di legu- 
mi: p.Gy^. Posteriormente vennero denominati discoliti^ no- 
me non improprio, nò molto diverso dairaltuale. Così li con- 
trassegnarono i due dotti italiani Forlis e Zannichelli , e 
recentemente il Brocchi , Catullo ed allri. Lo Spada pel 
contrario li considerò quali conchiglie bivalvi : e cpìeslo 
antico errore è stato rinnovato ne' di nostri a dispcilo de' 
lumi ormai troppo diffusi della scienza (i). INò mancò chi 

(i) Destinata questa Opera ancora per centrale e sopra un niedeslino piano, in- 

raanodurre coloro, che fra noi s' iniziano vlluppaiido sempre i precedenti suoi "i- 

a siffatti studii ; onde far loro schivare ri , presentano allo interno le cellole e 

taluni errori , ne' quali caddero uomini scompartimenti successivi , abbraccianti 

anche provetti, crediamo util cosa qui l'esterno invo£;lio del precedente a modo 

aggiungere qualche schiarimento. di triangoli posti 1' uno dentro dell'altro. 

Confusi si sono talvolta coi NummoUli Essi spoiitaneamenle e per l'ordinario 

alcuni opercoli di testacei univalvi , sol di\idonsl in due pel piano stesso che pas- 

perchè vi trovarono tracce di spirale e sa per la periferia, come la fig. è, 6 e ce, 

cellole interne, con una figura discoidale: tav. IX: men spesso nel senso dell'asse 

e da questa confusione n' emersero errori niiuore. Un masso costituito da nummo - 

e polemiche. A scanso di simili ripetizio- liti presenta nelle sue fratture le une e 

ni , apponiamo qu'i alcuni dettagli si de- le altre sezioni , e spezialmente se con- 

gli uni , come degli altri. sumato si trovasse nella superficie, corno 

I niimmolìti , risultando da secrezione soi;rionsi presentate alcuni pezzi rotolati 

calcare del mantello di un animale che e ridolti in ciottoli, 
spiralmente rivolgesl intorno ad un asse Gli opercoli altronde presentano allo 

a 



)(iio)( 

gli avesse creduti semi di piante, come di Medìcagine e di 
Lupinella , propriamente i più piccoli tra loro. 

Fra i tanti che se ne trovano rappresentati da Gue- 
tard e da Fichtel , quattro ne distinse specificamente La- 
marck , tutti provenienti dai terreni de' contorni di Parigi j 
ma siamo ancora incerti sulla costanza de' loro caratteri , 
come faremo notare qui appresso. 

La Nummolite scabrosa (/V. scabra)^ ch'egli distin- 
gue per de' punti elevati irregolarmente sparsi sulla super- 
fìcie , ed ora con delle lineole sul margine, corte, ascen- 
denti ed in spirale , e tal' altra fiata insieme con tubercoli, 
lineole e spazii lisci (Lmk.) , risulta da un sistema , forsì 
ghiandolare, dell'animale; così apparisce dal tessuto che 



esterno una traccia più o meno cliiara di 
spirale, a giri distanti 1' un dall'altro, e 
quindi in piccol numero, senza che però 
l'uno investisse l'altro. Anzi essi si mostra- 
no come gli ordinarli accrescimenti succes- 
sivi di ogni conchiglia ; Tav. X fig. 5-6, 
e 1' un giro di spira è sovrapposto all'al- 
tro per una delle sue facce. Quindi non 
mai le due superficie sono simili , come 
ne' nummoliti , ma se l'una è piana o 
leggermente concava, l'altra è sempre più 
o meno convessa. Non mai si dividono 
pel piano discoidale , ma sempre pel dia- 
metro od in segmenti. Allo interno si tro- 
vano più o meno celluiosi , ma le cellole 
sono omogenee, sopra un medesimo piano, 
disposte sulle linee de' successivi accre- 
scimenti , e per lo più quadrilatere e di- 
suguali, come si veggono nella fig.6. Que- 
sta figura rappresenta una sezione trasver- 
sale dell'opercolo 1'. 5, di cui cioè si è con- 
sumata una delle facce esterne liuo a met- 
tere allo scoperto le interne cellette. Di 
sìfl'atti opercoli trovasi un banco estesis- 
simo sotto Monteleone ed al suo Owest , 



luogo detto Scannapicco in contrada Ve' 
ìia. Sono impastati con sabbia granitica, e 
leggermente cementati, sicché facilmente 
si distinguono , isolandosi : ed allora si 
potrebbero confondere con Nummoliti, 

Così avvenne pel sig. Scortegagna, i cui 
nummoliti, presentati nel III. Congresso 
scientifico italiano, diedero luogo ad una 
disputa animata , clie si riprese indi nel 
IV. Quei pretesi nummoliti non sono che 
opercoli , di un genere prossimo almeno 
a Ciclostoma , come si può agevolmente 
ravvisare dai molti che gentilmente mi 
comunicò , e che si trovano messi iu 
serie nel mio Museo. 

Se in quella cotanto animata discussione 
si fosse ricorso a questa fondamentale ed 
analitica disamina, si sarebbe schivata una 
polemica si lunga e ripetuta in due Con- 
gressi , senza che fi>sse la qulstione con 
evidenza risoluta. INè vi sarebbe stato uo- 
po ricorrere all'oracolo delle opinioni , 
mentre poteva parlare la natura. Si con- 
sulti sull'oggetto la Lettera ad Alcide 
d' Orbigny del Dott. Scortegagna. 



vi abbiamo discoperto fra gli strali, o successivi invogli, 
di tali Nummoliti. Lo sviluppo di queste che noi diciamo 
ghiandole, o altro che fossero, segue l'inversa ragione di 
quello dell' individuo , e forsi circostanze ancora speciali 
Io promossero in certi mari. Prova n' è il trovare , fra 
gl'individui d'una medesima località ed in uno stesso gruppo 
rammassati, in certi esser ben apparenti cotesti punti rilevati, 
in altri appena, e sovente mancare affatto. Queste anoma- 
lie si osservano ancora in quei tanti, che sotto questo no- 
me possediamo, proprii di Soissons (I. di Francia), i quali 
sono assai piìi grandi di quelli che frequenti si trovano 
ne' nostri terreni ; quantunque fra questi ultimi si avesse 
qualche raro individuo di straordinaria grandezza. Aperto 
uno di essi , e levigatane la faccia discoidale che ne ri- 
sulta , si scopre , appartenere tali risalti allo interno tes- 
suto , rappresentati da corpicciuoli di consistenza diversa, 
i quali sono maggiori nella prima età dell' animale , e 
svaniscono negli ultimi suoi periodi d' incremento ; occu- 
pano essi per lo piìi il bel mezzo dell' aja , che chiude i 
fianchi della cellola, in cui giacque il corpo dell'animale. 
Vedi -Tav. IX fig. 8 /S, /^ (i). 

In quanto alla stiacciala (/V. complanata) è da no- 
tarsi , che nella prima sua età è dessa più lenticolarc, e 
tendente alla figura globosa j ed è precisamente in questa 
elade che vi si contano io a 12 giri di spira. A misura 
che cresce , i giri divengono meno regolari, il loro piano 
fassi ondolato sul perimetro , e si attenua quivi successi- 
vamente. Quiudì nella prima età si avrebbe la globolaro, 
ed indi la stiacciata. È indispensabile quindi porre tutto il 

(1) Un simile tessuto organico trovasi sti appariscono scabrosi ed anche spinosi; 
pure in certi foramiaiferi , per cui que- come vedremo nel genere TruncatuUna. 

* 



)(II2)( 

necessario studio prima di definire come specie tali antiche 
spoglie di un animale, che più non esiste in natura (i). 
Per tal procedimento , avendo sottoposte ad analitico esa- 
me le nummoliti nostrali, n è provenuto che niuna essen- 
ziale differenza si trovasse fra loro , e ridursi quindi ad 
una sola specie , che riferiamo alla complanata. Salvo 
però quelle microscopiche , che in rocce cristalline s' in- 
contrano formanti il masso stesso , come vedremo. 

È ben difficile farsi adeguata idea dell'animale costrut- 
tore di tali conchiglie. Pt.'occhè , mentre le cavità peri- 
feriche si succedono l'una all'altra intorno ad una curva 
spirale, i strati che lateralmente le chiudono sono concen- 
trici , e si estendono ugualmente su tutta la superficie. 
D'altro lato è inconcepibile, come il corpo dell'animale si 
piccolo , quanto la celletta lo indica, avesse poi mantello si 
largo d' abbracciare tutto il disco. Non sarebbe più natu- 
rale il credere , che in quella sì angusta cavità si allo- 
gasse un organo più essenziale alla vita dell' animale , e 
che il resto fosse prodotto da un sacco comune , dentro 
del quale trovasi tutta la restante spoglia racchiusa? In tal 
caso le nummoliti sarebbero conchiglie interne , come sa- 
pientemente le considerava Lamarck (2). 

(1) Alcide D'Orbigny assicura aver tro- scrive cinque specie di Nummoliti come 
Tato la NummoUna vivente ne' mari delle proprie degli strati marnosi del diparti- 
Indie, di cui però non vide mal l'ani- menio àt\\& Landes ; i cui nomi sodo i se- 
male, e la identità delle spoglie è tuttora guenti : 
mal ferma. NumniidUes miUecaput 

(a) Posteriormente se ne sono descritte N- lenlicularis 

più altre specie , non però da coloro che N. crassa 

professano zoologia, e particolarmente la N. planospira 

branca de" teslacei , ma da 'geologi , die N. papyracea 

sogliono ricorrere all'oracolo delle icono- Il sig. D' Archiac vi aggiunge una sesta 

grafie, o confidano iu quello di persone descritta da Dujardln col nome di iV.5r/a- 

mezzauamente istruite. 11 sig. Baubce de- riCzaita, nella quale , dopo aver detto cbc 



)( ii3)( 

KUMMULINA COMPLANATA. 

Tay. IX, fig. 607. 

N. testa orbicvlari , latissima , undi'que compressa , medio plus 
minusve convexa, marginìbus quandoque undosis. 

Dlscolites ^ Forlis, Oryctogr. Hai. Il, pag. loi, Tav.I, 

fig. P, Q,R- 

Helicite , Guet. Mcm. Ili, p. 43. PI. i3 , f. 21. 

Camerina nummiilaria , Briig. Dict. n. ^. 

ISummuliles complanala ^ Lmk. Ann. du Mus. V, 
pag. 24-2 , n. I . ■— Anim. sens veri. YII , p. 63o , n. I\. 

' De Frane. Dict. des Scienc. Natiir. yo1.33, 

pag. 224- 

Troviamo questa specie nel Teramano, alle falde della 
Majella presso Lama , Casalbore , e negli Appennini peu- 
cezii presso Melfi • nel Gargano e nell' Isola di Tremiti , 
ove pii^i abbonda. 

Notava Lamarck essere dessa la più grande di tutte 
le specie conosciute , giungendo il suo diametro ad un 
pollice e 3 linee. Noi ne abbiamo esemplari, ben cbè rari, 
il cui diametro è di pollici 2 e linee 4 , i quali stanno 
in mezzo a numerosissimi altri d'ogni grandezza, cbe im- 



sia lenticolare a superficie convessa, liscia, l'ultimo giro , la citi lamina conchigliare 

ed assai regolare (caratteri che conveniro- è delicatissima (Mera, de la Soc. Geo]. 

110 a tutte le specie), sog(»lunge = che ne- de France, II p. 190). In questo schia- 

gV individui ben conservati , le linee de- rimento chi non vede la Nuniiniitites sca.' 

licate , oudolose , talvolta biforcate , par- bra di Lamaick? E chi non si accorge che 

tenti àA centro e terminanti sulla peri- questo sia un carattere che può mancare 

feria, indicano i sepiineiUi trasversali dei- per incidenti iudipeudenti dall'orgauismo? 



paslati costituiscono un masso calcare molto compatto. E 
pare che giungesse anche a dimensioni maggiori, perocché 
la più grande che abbiamo misurata non era ben terminata. 

Questa ultima proviene dal Gargano, stando in roccia 
calcarea identica a quella di Lama. 

Anche in una marna argillosa, tra Monleleone e Su- 
riano , I. d. Passo del gatto , abbiamo rinvenuto qualche 
raro esemplare giovane di JSummolite , ma sdrucito e le- 
vigalo per strofinio sofferto , che diresti essere la /V. glo- 
bulosa Lmk., mentre essenzialmente, per l'intima sua strut- 
tura, in nulla si diparte dalla complanata, 

NUMMULINA SOLDANELLA , Costa 

Tav. IX,fig. 9, c. 

Il Soldani, nel suo Saggio orittografico^ Tav.23,f. 102, 
ci lasciò chiara notizia di una roccia calcarea del Cosenti- 
no , colà conosciuta col nome volgare di Cicerchina : la 
quale viene quasi interamente costituita da microscopici 
uummoliti con qualche raro ammonite ugualmente minu- 
tissimo. Identica a questa trovava altra roccia fra noi G. 
Costa , e proprio sotto Ariano , luogo detto la Serra (i); 
e similmente altra ce ne ha comunicata il Pr. Scacchi del 
territorio di Benevento , luogo detto , V Olivella di Pacca. 
La roccia di quest'ultimo luogo è in parte silicea, ed 
ugualmente racchiude le medesime Nummoliti. 

Guardata ad occhio nudo la roccia si presenta natu- 
ralmente di color cenerino, sparsa di frequentissime mac- 
chioline bianche, tramezzate d'altre oscure, piccole, e molto 

(i) Annali dell' Accad. degli Aspir. Natur. 



)( m5)( 

più rare. All'occhio armalo di acuta lente quelle maccliio- 
line si appalesano esser Nitmmoliti di età ed in posizione 
diversa. Si distinguono esse dalle specie congeneri per la 
statura, che semhra non oltrepassare due linee in diametro, 
per una maggiore convessità delle due facce; talché molto 
si accosta alla sferica , e per alcune cellole di maggiore 
dimensione che da tratto in tratto lungo la spirale si ge- 
nerano. Che la grandezza sia dovuta alla specie e non 
all'età, lo mostra il maggior numero delle spire in con- 
fronto di altri individui di ugual grandezza della TV. coni- 
piallata, scabra ed altre; lo stesso vale per la convessità; 
ma è poi singolare il trovarsi , per ogni 4 o 6 cavità o 
cellole, una cellola assai maggiore, e raddoppiata d'al- 
tra minore ; e tutte queste semhrano corrispondersi sopra 
linee rappresentanti raggi del disco spirale, come la fig. B 
la rappresenta in grande. 

La sostanza lapidea nella quale sono racchiuse è cri- 
stallina, e prende un bellissimo pulimento, lasciando intra- 
vedere altri corpicciuoli racchiusi e più opachi , con qual- 
che raro Ammonite?^ di cui si è precedentemente parlato. 

Abbiamo dedicata la specie al pazientissimo Soldani , 
come il primo che la poneva a giorno , e per ricordare 
anche in tal guisa le opere da lui elucubrate in fatto di 
spoglie organiche microscopiche. 



Osservazioni. Se noi non abbiamo sapnlo riconoscere nef noslri (errenì 
ehe dae sole specie di Numraoliti , non escludiamo con ciò la possibililà di 
trovarsene alino. Però le osservazioni preliminari diranno a bastanza, cbe Io 
allencrsi alle forme esteriori , in individui di grandezze diverse , o alle di- 
versità di aspello sotto di cui si presentano nella roccia , mena iminancabil- 
raenle a fallaci conseguenze. E malagevole se non del tnllo impossibile poter 
prevedere le illusioni derivanti dal diverso piano di sezione cagionalo dalla 



)( ii6 )( 

loro fradura. Un occhio analilico abitualo a ricercare in esse la forma, pro- 
porzione e disposizione delle cellette, o cavità, e riferirle all'età dell' indivi- 
dao , ed al numero de' saccessivi strali od accrescimenti , discerné facilmente 
le diCferenze derivanti da tali condizioni da quelle che dipender possono dal- 
l' organismo. 

Un recente scrittore , lìulimeyer , in nna speciale memoria sopra i ter- 
reììl mimmo litici delia Svizzera (Berna i85o) ha descritte ii specie proprie 
di quella località. E mentre non manca di rilevare gli equivoci ne' quali soa 
caduti molti degli autori che lo hanno preceduto , spezialmente parlando della 
Nummulina laevigala , egli ne ammette molte altre, descritte sopra esem- 
plari incompleti , e la più parte di quelle eh' esso descrive come nuovo sono 
della stessa natura. 

Noi non andiamo più oltre in tali critiche osservazioni come che non 
ci riguardano per ora. Il nostro scopo è di descrivere , o almen definire le 
specie nostrali , e dichiarare il modo come noi le abbiamo riguardate e con- 
siderate. Ed è per questo ancora che ci siamo astenuti di colmare le nostre 
tavole di più altre rappresentazioni. 



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•FotawiiMi^ett. 



Cosi à creduto il D'Orbigny appellare una classe di 
minuti viventi , che, popolando altra fiala più che al pre- 
sente il fondo de' mari , lasciarono le loro spoglie calcari 
fra gli aridi strali della crosta terrestre. L'indole di que- 
st'opera ci dispensa dallo scendere in critiche osservazioni, 
per discutere sia la convenienza del posto che diamo a tal 
classe, sia quella del nome di cui si trova insignita. Va 
chi crede doversi riporre fra gli Echinodermi , e proprio 
tra gli Echinìdi Q gli Stelleridi\ mentre la più parte acco- 
davali ai Cefalopedi politalami , come Linneo , Laraarck , 
Férussac, Cuvier, ec. E in quanto ai nomi si voglion dire 
Briozoan^XaXn,^ Ripostomi o Simpkttomeri Dujar., Po- 
lipodi Desh.j Trematofori Mnk. 

Coloro che fossero vaghi di conoscer i pensamenti de' 
diversi scrittori su questa branca della zoologia potranno 
consultare lo stesso trattato nella Fauna del regno , ove 
si discorre delle specie tuttora viventi. Ivi pure trovasi 
il prospetto generale di questa classe , gli ordini e le fa- 
miglie tra quali sono stati metodicamente distribuiti i ge- 
neri : qui solo diremo sommariamente de' generi stessi , 
ma per quanto alla intelligenza delle specialità ci parrà 
indispensabile. 



ib" 



)( ii8 )( 

ORDIME 1. nionosfegia, D'Orb. 



Genere ORBULINA, d'Orb. 

Conchiglia libera, globoltforme , con la interna cavila senza scom- 
partimento di sorta ; supeì'Jìcie vajolata , erosa o perforata , scabra o 
tubercolata. Apertura semplice angustissima , rotonda o irregolare. 

Gli scrittori che ci hanno preceduti non conobbero di 
tal genere che una sola specie, identica in tutte le loca- 
lità ; onde il d' Orbigny per le prime le diede il nome di 
Orbulina universa. Quelle però che si sono presentate al 
nostro esame ci hanno avvertiti d' una tal diversità di 
struttura nello esterno della loro crosta, che ci siamo tro- 
vati costretti modificare alquanto la diagnosi generica , e 
distinguere due altre specie , oltre le varietà puramente 
eventuali. 

I . ORBULINA UNIVERSA , d' Orb. 

Tav. XI , fig. 5 a, a, b. 

Orb. testa sphaerica, superfìcie eroso-perforata; candida vel Jlavieanle . 

Conchiglia globoliforme più o meno regolare, a su- 
perficie ruvida o scabrosetta, con frequenti punti impressi, 
e tal volta con altri perforati assai rari ; una boccuccia o 
forame rotondo per sua unica apertura , il quale non di 
rado trovasi ostrutto, o normalmente chiuso. In taluni in- 
dividui è circondato da un piccolo cercine rilevato. Il co- 
lore è d'ordinario terreo. Se ne trovano individui di color 
marrone, altri più altri meno oscuri ed anche violacei. 



pag' 



)( 119 )( 

Gì' individui recenti sono dì un bianco candido. 

Diam. 0,3-0,4 miU. 

Orbulina universa^ d'Orbig,, Foramin. de Vienne, 

22. PI. I, f. I. — Paleont. Prodr. Ili, p. 190. 

Cosla, Faun. del Regno di Nap. Foramln. p. 3, 

Tav. I, f. 9. 

Trovasi fossile in diverse località del regno, massi- 
mamente nella Valle dell'Amato , Monleleone , Melia del- 
r Aspromonte , Canni tello , Cosenza , Ischia , S. Pietro in 
Lama presso Lecce, Mola di Bari, Notaresco nel Teramano; 
nelle coste del Mar piccolo di Taranto, di quelle dell'A- 
driatico , ec. Più piccola e più rara nelle argille plioceni- 
clie di Teramo (i). 

' Var. a)fulvo-vw/acea.'RsLva^ ma ben distinta, per 

essere meno scabra , e di color violetto più meno intenso. 
- Var. ò) fulva. Più frequente della precedente. 



(i) TI COSI dello Mar piccolo di Taran- 
to è un ])acino, i cui lati Iuuì;1iì, settentrio- 
nale e raeridlouale , sono limitati da umi- 
lissime colline, avendo sull'estremo orien- 
tale un ripiano, per lo quale resta disgiun- 
to dalla Palude erbara , o di S. Giorgio : 
residuo di un medesimo seno. Sidla spon- 
da meridionale evvl un banco di argilla 
bi'j^la, di grana fina, un poco untuosa al 
tatto, e mollo tenace. La sponda setten- 
trionale per contrario è in gran parie co- 
stituita da un deposito di zoofili, tritumi 
di conchiglie, concrezioni calcari marine, 
ed altre eterogeneità; cementate tutte da 
argilla bianca , poco o niente tenace , 
Ijianco- gialliccia. Entrambi questi depo- 
siti sono quasi allo stesso livello, a pochi 
palmi sul pelo dell'acqua. Ora, nell'ar- 
gilla bigia tio\i, olire i molli aldi ge- 



neri di foraminlferi , di cui faremo spes- 
so menzione , 1' orbulina uni^'ersa , con 
tutte le sue varietà , in abbondanza , ma 
non mai cribrata , come si vorrebbe dal 
d' Orbigny costantemente. Nella argilla 
bianca , se cosi possa dirsi , conlrarla- 
menle i foraminlferi sono rarissimi, e fra 
questi V orbulina universa di una dimen- 
sione sempre inferiore a quella de' più 
piccoli della località precedente ; tutti 
bianchissimi, un poco diafani, e con fora- 
mi Sparsi su tutta la superficie minula- 
meiite ornata di punii impressi. E questa 
appunto è quella che ingrandita si ò rap- 
presentata nella nostra Tav. XI , fig. 5. 
]\è questo solo costituisce il carattere dif- 
ferenziale di questi due depositi , ma lo 
rileveremo ben pure sotto la Nodosaria, 
la Poljnwrphina , ec. 



)( 120 )( 

2. ORBULINA TUBERCOLATA, Costa. 

Tav. XI , fìg. I a, a. 

O. testa sphaerica , solìdiore ; superjìcie tuberculata ; tuberculis 
perforatis. 

Tutta la superfìcie di questa orbolina è sormontata da 
tubercoli grandicelli , ravvicinati tra loro , col piccolo in- 
tervallo che si frappone scabroselto per altri minutissimi 
risalti, alternanti con punti impressi; nel centro di ciascun 
tubercolo vi è un forellino profondo , ma forse impervio. 
In un silo si eleva alquanto la superficie su quella della 
sfera, e nel suo mezzo apresi la boccuccia propria di quella 
cavità. Questa si trova talvolta naturalmente chiusa, oppure 
accidentalmente ostruita da materia eterogenea incrostante. 
Colore foschiccio. 

Diam. o,4.-o,5 mill. 

Orbulina tuberculata^ Costa; Fauna del Regn. 1. e. 
p. 4.. Tav. I, f. 8. 

Trovasi fossile nella Valle dell'Amato, e nell'argilla 
di Taranto. Qui ancora vivente. 

3. ORBULINA GRANULATA , Costa. 

Tav. XI, fìg. 2-4 e Tav. XV, fig. 8. 

O, testa sphaertea , superficie minutissime eroso-graniilala , ara- 
nuh's majorìbus rariaribusque interiectis. 

Conchiglia non diversa apparentemente dalla 0. uni- 
versa , ma sottoposta al microscopio trovasi adorna di tu- 



)( 121 )( 

bercoli emisferici distinti e rari , in mezzo ai molti spessi 
e minutissimi alternanti con punti impressi , de' quali è 
tutta la superfìcie ugualmente ornata , e senza verun fo- 
rame propriamente tale. Nella citata fìgura 2 la lettera n 
rappresenta un segmento di quella superficie qua! si mo- 
stra al microscopio. — Coloro terreo. 

Var. a) atra. Tav. XT, f. 2. 

Non il solo colore distingue questa varietà, ma i tu- 
bercoli vi sono più frequenti e mcn grandi , riuniti in 
gruppi, lasciando delle aje irregolari quasi lisce ; come lo 
dimostra il pezzo b , ritratto al microscopio. 

Var. b) impressa. Tav. XI, fìg. 4- 

In quest'altra varietà trovasi intorno all'apertura un 
disco impresso , e quasi spianato. 

Var. e) areolata. Tav. XI, fìg- 3. . 

O. testa sphaevica , fulva ; superficie cjranulala ; foramine arcala 
Jiisca e granulis nigris comlitula cincia. 

Questa bellissima varietà si lascia ben distinguere, an- 
che dalla vista ordinaria, pel suo colore di arancio, e per 
una macchia discoidale oscura, nel centro della quale tro- 
vasi l'apertura mediocre e rotonda. Al microscopio la super- 
ficie mostrasi quasi liscia, ma sparsa da granelli ritoudati 
o emisferici, riuniti in gruppi, che fra loro si congiungouo, 
e sono dello stesso colore ; quelli però che circondano per 
una larga zona l'apertura sono neri; e da ciò risulta l'a- 
reola fosca molto sensibile. 

Grandezza uguale alla 0. universa. 

Nell'argilla bigia di Taranto. 

N.B. Soventi fiale si trovano fra le Orbulino talune di <|uelle cavità sfe- 
riclie , di cui si compongono le Nodosarie , mancanti di qualsivoglia porzione 
del loro tubo , o prolungamento anguMato. Queste allora si confondono con 



)( 122 )( 

quelle. Il microscopio però scioglie il problema ; perocché le camere isolate 
delle nodosarie hanno la superficie sormonlala da tubolini che la rendono 
ispida ; ovvero sono strialo , o lisce affalto. Le orboline sono erose, grano- 
late, tubercolate, conio già si è detto. Che se la camera isolata di Nodosaria 
appartiene alle intermedio della serie , ha inoltre due larghi forami opposti 
Ira loro, o nei due poli della sfera, qual si è rappresentalo m aA fig. 27 
delia Tav. XI. 

Genere COLINA, d'Orb. 

Conchiglia libera, di forma ovale, con ìina protuberanza in uno de' 
punti polari , nella (jaale si apre il forame. 

La sola forma ovale con una proliiberaiiza maggiore, 
uella cui sommità e l'apertura, disgiunge le Ooliue dalle 
Orboliue : e questa forma, ugualmente che la protuberanza, 
trovasi or più, or meno pronunziata. Però giova non solo, 
ma conviene por mente alla natura delle conchiglie , per 
non confonderle con specie di altro genere incomplete o 
mutilate , come vedremo nelle Fialine. 

I . OOLINA SALEiNTIN.V , Cosla. 

Tav. XI, fig. i3 e i4-- 

0- testa ovata, vel piriformi; supr a prominente ; foramine centrale, 
perip furia rugosa; superficie scabriuscula , alba, opaca. 

Bianca, ovaio-allungata, e quasi piriforme, superfi- 
cie vajolata; anteriormente con una prominenza increspata, 
nel cui estremo è l'apertura rotonda, pii!i men larga, 
secondo che la increspatura è minore maggiore ; e que- 
sta è meglio pronunziata quando la prominenza è pii!i al- 
lungata ed acuta. Di color bianco sudicio. Opaca. 

Diam, maggiore o,4-o,5 mill. 

Nell'argilla di S. Pietro in Lama. 



)( i23 )( 
2, COLINA ELLIPSOIDES , Cost. 

Tav. XI, fig. i5 e 25 aÀ. 

0. testa elli'psotdea , ntraque extremìlate magis vel minus rotunlala., 
velobtusa; antice foramìne simplìci aperta , vel in canaliculum proditcla; 
in medio mine paulìsper injlata cannula indislincla signala , ìiunc cylin- 
dracea; superficie laevigata; alba vel lactea , opaca. 

Se per avventura si avessero sotto l' occhio isolata- 
mente , ed in individui unici , le varietà di questa spe- 
cie , potrebbesi restare ingannato , od almeno trovarsi in 
imbarazzo per definirle. Perocché , quelle in cui trovasi 
nel mezzo , o sulla zona equatoriale della elissoide , una 
oscura elevatezza , potrebbe esser precr. per glandulina ; 
ma noi ci siamo assicurati della semplicità delle sue ca- 
vità. L' altra varietà portante un prolungamento tuboloso 
o cilindrico potrebbesi confondere con le Fialine ; ma la 
natura del guscio calcare ne la dislingue, e vogliamo pure 
aggiungere le dimensioni maggiori alle quali arriva. 

— — Var. a) fig. 2!); molto allungata quasi cilin- 
dracea nel mezzo- 

' Var. b) fig. i5; meno allungata, e più ovata, 

con oscure carene nel mezzo. 

Lungh. 0,4-0,5 mill. 

Nell'argilla figulina di S. Pietro in Lama, presso Lecce. 

Rara. 



)( 124 )( 

Cerere AMYGDALINA , Cost. (i). 

Conchiglia libera , in forma dì mandorla , compressa , carenata ne' 
lati; con una delle estremità nìondata, l altra un poco più, allungata^ 
più, stretta e troncata alquanto obbliquamente ; una rima in mezzo a 
questa troncatura , limitata d' ambo i lati da ima elevatezza come un 
cordone. Cavità unica e seniplice. 

I. AMYGDALINA CALABRA , Cost. 

Tav. XI, fìg. 6-8. 

A. testa plus minusve ventricosa oblongala ; alba, diaphana , vei 
opaca , superficie rudiuscula ani laevigata. 

Forma più o meno allungata e tumida, trovandosi sem- 
pre queste due condizioni inversamente nello stesso indivi- 
duo. La superfìcie è un poco ruvida, e talvolta come cos- 
persa di polvere, ora bianca, ora coriacea, secondo la località. 

Dlam. magg. 0,6-0,8 mill. 

AimjgdaUles Calabra, Cost. Atti delia R. Accad. delle 
Scienze, voi. V, pag. 186. \'èii^. --^ Àmygdalina calabra 
Fauna del Regno di Napoli. Foram. pag. 6, tav. II, fig. i. 

Fossile in Calabria nella valle dell'Amato , in Canni- 
tcllo e Melia dell'Aspromonte ; in Taranto, S.Pietro in Lama 
e Lequile presso Lecce. Costante compagna dell' Orbolina. 

Vive tuttora nel nostro mare, essendo però più pic- 
cola, e talvolta un poco più trasparente. 



(i) Genere a(Tlne al g. Fissiirina di Reuss ; Atti dell' Imp. 'Accad, di Maleni. e 
Scienze natur. di Vienna. Voi. I , iSijo. 



)( I2S )( 

Genere AMPHORINA , d' Orb. (i) 

Conchiglia libera , fusiforme , con tma delle due estremità piti al- 
lungata a modo di collo ; e questo aperto in cima , con forame rotondo. 
Sostanza quasi vetrosa. 

I. AMPHORINA GRACILIS , Cosfa. 

Tav. XI, fig. II, a A. 

A. testa fusiformi , superne valde clongala , vtraque extremitale 
in cana/iculum producta , anteriore parum longiore ; alba. 

Conchiglia gracile , piccolissima , quasi composta da 
due coui uniti per la base, alquanto più allungata neiraa- 
terior parte, terminata d'ambo l'estremità da un prolun- 
gamento tuboloso, il posteriore più acuto; bianca nitida, 
levigatissima , uon trasparente. 

Lungb. 0,7 mill. 

Proviene dall' argilla figulina di S. Pietro in Lama 
presso Lecce. Assai rara. 



(«) Un tal genere si trova chiaramente 
indicato dal prelodato autore nel prospetto 
della distribuzione metodica de' Forami- 
niferi, inserito nel Dizionario universale dì 
Storia Naturale , diretto dal suo germano 
Carlo d'Orblgny, Voi. V, p. 66a. Ma, uè 
sotto la propria iniziale dello stesso Di- 
zionario , né in alcun luogo della sua più 
recente opera = Paleontologie S tra- 
tigraphique = trovasi menzionato in 
feruti modo; Noi pertanto Io riteniamo, 
lioichè è ben applicabile a certi corpic- 



cinoli , che per altro non siamo ancora 
convinti appartenere a Foraminijeri. Ma 
di ciò si è discorso ampiamente nella pre- 
fazione a questo articolo della Fauna re- 
cente del regno. 

Secondo la frase diagnostica di questo 
genere , la Oolina clamata dello stesso a. 
(Foraniiniferi di Vienna, T. I, f. 2) esser 
dovrebbe un' Ampliorina : anche per \.i 
natura vetrosa della conchiglia, giusta le 
sue proprie espressioni. 

16 



)( 126 X 

2. AMPIIORINA ELONGATA , Cost. 

Tav. XI, fig. 12, aJ. 

A. tèsta fusiformi , antiee valile elong cita , utraque exlremilale in 
cunaliculum producta , anteriore duplo longiore , aperta ; candidissima. 

Conchìglia gracilissima, bianca nitida, opaca, pii!i stretta 
e molto più allungata nell' auterior parte , la quale si pro- 
lunga in un canaletto assai più lungo di quello che ter- 
mina la estremità opposta ; la parte posteriore è più corta, 
un poco Ycnlricosa e quindi ottusa , e terminata da un 
brevissimo canaletto ; superficie levigata, 

Lungh. 0,7 mill. 

Nell'argilla figulina di S. Pietro in Lama presso Lecce. 
Rarissima, 

Genere PHIALINA , Cost. 

Conchiglia libera , rotondata od anche appianala in una delle sue 
estremità, prolungala ne W altra in un lungo collo, con apertura rotonda. 
Sostanza quasi vetrosa ed alquanto trasparente. 

Osservazione. Egli è facile Io avvedersi die questo genere non differi- 
sce dal precedente amphorina se non nella forma della cavità unica dell.i 
conchiglia : y«ó7yo/'»2e in quella, piriforme in questa. Or così procedendo, 
ogni modificazione di forma della conchiglia dà luogo alla creazione di nn 
genere , senza che perciò vi esistesse alcuna organica differenza. Parrai essere 
assai più logico procedimento quello di riunire queste due forme sotto una sola 
denominazione generica , desumendo il carattere da ciò , che, essendo unica 
la cavità , essa è chiusa da uno degli estremi, e "prolungata nell' altro 
in un collo angusto con apertura ì'olonda. L'essere la estremità chiusa, 
ora acuta , come la supcriore , ora ottusa , rotondata , od nn poco appia- 
nata ; tolto ciò indicando modificazione semplice della cavità, servir può per 



)( 127 )( 

carallere della specie. Pel genere potrebbe ritenersi il nome di Amphorina 
come anteriore. 

Non volendo per tanto alterare la metodica distribuzione o classificazione 
di tali minoli esseri , si è conservato il genere Amphorina qnal si trova sta- 
bilito dal D' Orbigny noli' indicato Inogo (v. nota precedente); e si è ag- 
giunto quest'altro P/iialina per comprendervi delle specie che non potreb- 
bero entrare in quello giusta la diagnosi sua. 



« 



I. PniALINA PIRIFORMIS 5 Cost. 

Tav. XI, fig. 6 e IO, a y^. 

Ph. testa piriformi , inferne paulisper planulata vel convexa , 
superne producta , tuhuìosa ; tubulo plus minusve elongalo. 

Conchiglia minulissima , bianca , quasi vetrosa , con 
cavità piriforme , essendo talvolta quasi appianata nel fon- 
do ; prolungata, or più , or meno la parte opposta in un 
delicato collo dritto , aperto in cima in un forame rotondo. 

Lungli. 0,15 mill. 

Trovata nell'argilla bigia di Taranto. Rara. 

Osservazione. Stando alla semplice ispezione della figura, l'esemplare 
rappresentato dal num. 6 potrebbe credersi una Oolina ; ma per la persua- 
sione in cui siamo intorno alla sua natura , come diremo qu'i appresso, non 
può disgiungersi dall'altra: e quindi deve ritenersi come identica a quella, 
differendone solo pel collo , o prolungamento tuboloso dimezzato. 

2. PHIALINA OVIFORMIS , Cost. 

Tav. XI, fig. 8 e 9. 

Ph. testa ovata , antice tubnlosa ; tubulo nunc rnagis , nane minus 
e brigato. 

Differisce dalla precedente per la cavità perfettamente 
ovale ed ugualmente convessa avanti e dietro. Nella parte 



X 128 )( 

anteriore succede il tubolino scavalo, cilindrico, ed aperto 
in cima. 

Lungb. 0,4. mill. 

Trovasi con la precedente , della quale sembra me- 
no rara. 

Osservazione. L'esemplare effigialo sodo il nura. 9 parrebbe doversi 
eseludere e dalla specie e dal genere ; perocché in esso trovasi , iu luogo di 
un collo stretto e prolungalo , un' ampia apertura, e questa pure circondala 
da un risalto cordone. ]\Ia la natura della conchiglia , la forma sua iden- 
tica alle altre , ed anche la grandezza portano a credere ch'essa sia una sem- 
plice aberrazione , o un individuo incompleto : e sia ciò avvenuto per esser 
morto r animale pria di compiere il suo abitacolo , sia per morbosa affezio- 
ne , per altra cagione qualunque. Solo e notevole quel risalto che cinge 
r apertura , la quale , nella legge de' compensi , rappresenta una inversione 
di sostanza e di opera. 



ORDIIVi: II. Sticostegl , D' Orb. 
Fam. I. EquUaterali. 

Genere GLANDULINA, D' Orb. 

Conchìglia lìbera , dritta , rotondata , composta di cavità sovrap- 
poste le une alle altre senza esser separate, né da sepimenti interni , 
Ile da strangolameìiti suture profonde esteriori; V idtima cavità sem- 
pre convessa e prolungaldj apertura rotonda alla estremità del suo pro- 
lungamento. Asse dritto. 

Osservazioni. Tali sono i caratteri proprii a questo genere stabilito dal 
D' Orbigny ; ma bisogna convenire che nell'applicazione esso lascia molti 
dubbii , quando non si voglia ricorrere all'empirismo. Noi lo faremo meglio 
rilevare nel descrivere le seguenti specie , se pure meritano esser ritenute 
come tali , piuttosto quali varietà di una sola ; e lo ripeteremo altresì nel 
descrivere le variazioni cui van soggette la Nodosaria hispida ed altre specie. 



)( 129 )( 

Per ora giova avvertire, che qiiesle nostre Glancìoline sono lalmoiile af- 
fini alle Ooline, da [lolerne reslarc facilmente ingannalo, specialmente quando 
i marcili dello saturo sono poco apparenti o scomparsi affatto. 

In generale le Glandoline, delle quali intendiamo parlare, hanno una su- 
perCcie più levigala , sono meno trasparenti , e meno ovali ; ma pur non 
mancano casi in cui siano trasparenti come le Ooline , a su|)prficie alquanto 
rnvida , e di forma puramente ovale. Io tal caso il microscopio risolve fa- 
cilmente il dubhio, scoprendosi por esso la presenza della sovrapposizione degli 
strati sulle linee suturali, per la maggiore rifrazione della luce ; che , quando 
fossero intieramente opache , e si è certo di non essere infarcito da materie 
straniere , 1' opacità deriva dalla presenza do' suoi invogli , i quali si rico- 
prono successivamente. 

In fine se no acquista la certezza rompendone qualcuna sotto lo slesso 
microscopio. 

I . GLANDULINA ACUMINATA , Cost. 

Tav. XI, fig. 19, «^. 

Gì. lesta ovaio -oblunga , laevigala , posi/ce acuminala , anlice 
oòliisa , tnmcala ; aperlura ampia roluncla ; ioculis primis injerioribus 
brevibus , siiluris vix dislinclis, 

Couchiglia di forma ovato - allungala , posleriormenle 
acuta , anteriormente ottusa e quasi troncata ; superficie 
levigata; le prime cavità formate sulla estremità acuta sono 
brevissime , e seperale per un oscuro segno di sutura ; 
queste sono circolari, parallele , e senza veruno indizio di 
spirale. L' apertura è ben larga , rotonda , alla estremità 
dell' ultima e massima cavità, cinta da una linea impressa 
allo esterno. 

Lungh. 0,4.-0,5 mill. 

Taranto. Rara. 



)( i3o )( 

2. GLANDULINA OBTUSA , Cost. 

Tav. XI, fig. 20 , a A. 

Gì. testa ovato-oblonga , poslìce rotundato-obtitsa , anlice producla , 
apice sub-trimcato ; apertura parva rolunda , anulo impresso cincia; 
loculis primis tribus suturis vi£ dislinclis. 

Concliiglia simile alla precedente , ma inversamente 
i primi suoi rudimenti sono convessi in luogo di essere 
acuti; e l" ultimo e massimo è per opposto piìi svelto che 
in quella, più acuminato, e troncato Dell'apice, ove 
mostrasi l'angusta apertura; la quale un poco in giù è 
cinta da una impressione circolare quasi seguo di altro 
sepimento , senza esser tale. Si distinguono inferiormente 
due sole suture , quindi ire invogli in tutto. 

Osservazione. Comparando le due specie è facile rilevare, che l'aper- 
tura della prima corrispoDde al luogo della impressione circolare della seconda; 
di talché quest'ultima sarchbe nel suo stalo completo, e la prima sarebbe 
laancanle della estrema sua parte. Vedi le specie seguenti. 

LuDgli. o,!5 mill. 

bell'argilla bigia di Notaresco. 

3. GLANDULLNA INFLATA , Cost. 

Tav. XI, fig. 2 1, «//. 

ai. testa ovato-rolunddla , injlata , antice obtusa vel truncala ; poslice 
rolundala ; suluris vix distinctis ; foramine ampio rotunJalo, denliculalo. 

Simigliantissima alla acuminata , dalla quale difierisce 
per essere men lunga e veutricosa , si che più si accosta 



)( i3i )( 

alla sfera ; aiilcriorQiente è troncata, onde rimane un'am- 
pia apertura rolouda , il cui margine è dentellato , mo- 
strando il suo avviamento a cbiudersi per grinze longitu- 
dinali; posteriormente non è cosi acuminata come quella, 
ma ottusa e ritondata ; le suture sono poco apparenti. 

Lungh. 0,5 mill. 

Con la precedente nel medesimo luogo. 

4. GLANDULINA APICULATA , Cost. 

Tav. XI, fig. 22,aA,C. 

Gì. testa ovaio - acianinata , anlice apice acuto, claiiso , radùilim 
Silicato; postice parum oblusa , sutiiris patenlibus ; superjicie laeviijatu. 

La forma di questa specie non molto si scosta da quella 
della oblusa , di cui però è più grande : ma in essa l'an- 
terior parte ò si acuta e regolare che non lascia vedere 
alcun forame allo estremo sotto un ingrandimento micro- 
scopico di 3 00 diametri ; ed è poi circondato da solchi 
regolari e raggianti , come si rappresentano in C della fi- 
gura citata. La parte posteriore è alquanto piìi prolungata 
dell'anteriore, con suture ben apparenti, e l'estremo ro- 
tondalo o convesso. La superficie è levigata ed un poco 
splendente ; bianco-gialliccia ; opaca. 

Lungh. 0,6-0,7 mill. 

Nell'argilla di S. Pietro in Lama presso Lecco. 

Questa specie mostra completamente qual debba essere 
il termine regolare e la chiusura della sua estrema parte. 
Nelle altre , come si è avvertito , si rappresenta la dispo- 
sizione , arrestandosi in uà periodo piìi o meno avanzato 
della propria vita. 



)( i32 )( 

5. GLANDULINA ELONGATA , Cost. 

Tav. XI , fìg. 23, a A. 

Gì, lesta oblonga subinjlala , postìce oblusìuscula , apice parum tn- 
Jlexo ; anlice acutiuseula , apice plicato , foramine parvulo ; loculis 
primis tribtis jjanwi obliqui^ , sittitra discrelis. 

Conchiglia allungata, mezzanamente turgida nel mezzo; 
la parte posteriore e primordiale ottuselta ed alquanto incur- 
vala ; la anteriore appuntita , con la estremità ristretta e 
rugosa per sei a sette pieghe che vi si formano, onde chiu- 
dere la grande apertura, restando nell'apice appena un 
angusto forame. Le cavità inferiori sono al numero di 3 , 
distinte per suture apparenti, ma non profonde; esse però 
sono un poco ohblique all'asse, e corrispondenti alla pic- 
cola inarcalura dell'apice; l'ultima cavità è massima. 

Lungh. 0,7 raill. 

Neil' argilla bigia di Taranto. 

6. GLANDULINA ADUNCA , Cost. 

Tav. XI , fìg. 24., a A. 

Gt. testa ovata, posl'ce apiciJata , apiic parum adunco: anlice 
ohliisa , foraìììine areulalo , arpola raliula. 

Non dissimile dalla precedente , della quale parmi una 
semplice varietà, distinta per essere meno allungata e quindi 
più ventricosa ; ed a questa primaria condizione corrisponde 
la inferior parte un poco aguzza, ma ripiegata sensibilmente; 
e la parie anteriore meno prolungata, chiudendosi per una 
increspatura più regolare, e formando un'areola raggiata con 



)( i33 )( 

talune plegTie più grosse (due a due, quasi diametralmente 
opposte), in mezzo alle quali resta un forame quasi rotondo 
(fig. cit. C). In tutl' altro convengono. 
Nella medesima argilla di Taranto. 

Osservazione. Dal fallo che ci porgono ad osservare qaesle dae ultime 
Glandoline sembra chiaro , che la loro cornane tendenza sia quella di chiudersi 
in fine, lasciando un solo spiracolo alla estremità dell' ultima loro camera. Que- 
sta chiusura si compie per un increspamento grossolano, e prolungato nell' una, 
abbrevialo e quasi appianato nell' altra , onde le grinze si fanno più regolari 
sopra di on' aja circolare , ove però si conservano ancor quattro grosse pieghe, 
come quelle della precedente. Nella G- oòliisa abbiamo avvertilo la impres- 
sione, che si forma un poco prima della chiusura a modo di un leggiero strango- 
lamento. In fine rimane un tale estremo aperto , quindi una larga e rotonda 
apertura nella Gì. acuminala. E però pare non esserci dilungali dal__vero se 
abbiamo opinato esser questo lo stato incompleto di lai fatta di gusci. 

7. GLA.NDULINA DEFORMIS , Cost. 

Tav. XI, fig. 16-18 e 26. 

Gì. testa tri-vel-quatrìlocnlari , loculis plus minusve dislinclis alque 
irregularibus ; apertura subcenlrali. 

Concliiglia composta di tre quattro cavità sovrappo- 
ste r una all'altra, distinte da sutura or più or meno pro- 
fonda, e nello slesso individuo meno discrcpanti le prime 
dall' ultima. Le cavità disuguali , non regolarmente cre- 
scenti , nò ordinatamente sovrapposte ; la prima special- 
mente talvolta contorta (f. 17), tal altra rudimentale (f. 16), 
ovvero non apparente (f. 18). L'apertura è regolare e cen- 
trale (f. 16-18), o un poco laterale (f. 26). 

Lungh. 0,4- — 0;5 mill. 

Trovata nell' argilla figolina di S. Pietro in Lama 
presso Lecce. 

^7 



)( i34 X 

Genere NODOSARTA , D'Orb. 
{Nodosarìa ed Orlhocera , Lamk.) 

Conchìglia libera, regolare, allungala, ovale conica a cilindrica. 
Cavila per lo piii globose , sovrapposte successivamente l' una all'altra 
secondo la direzione dell' asse ideale , dritto od archeggiato, e come gìo- 
betti infilzali , separali da uno strangolamento piti o meìio profondo , 
ma circolare. Apertura d' ordinario centrale e rotonda alla estremità 
di un prolungamento posto suW ultima cavità. 

Osservazioni. E ben importante avvertire che Io stesso sig. D' Orbigoy, 
nel riformare questo genere, già slabililo da Lamarck, è stalo incerto sopra 
i caratteri propri onde separarlo dai genere Venlalina. In stdle primo egli vo- 
leva che r asse ideale debba esser dritto nelle ISodosarie ed archeggiato nelle 
Dcnlaline: e (joeslo fondarnonlale principio hanno ritenuto quasi tulli coloro, 
the scrissero dopo di lui su questo argomento. Ma ben di sovente mostruosa- 
mente vedevansi conchiglie identiche affatto Ira loro , anche specificamente 
considerate, le nne dalle altre genericamente disgiunte sol perchè dritte, qua- 
lunque fosse stato il grado di curvatura affellato dalle altre. Emendava egli 
cjuesto difetto, tanto nel prospetto di classificazione inserito nel Dizionario uni- 
versale di Storia Naturale, art. Foraminijeri ; quanto nella Memoria sopra 
i Foraminijeri della creta bianca di Paiiji , genere Nodosarìa. 

Rimane non pertanto un'altra simile sconciatura per rapporto alla posi- 
zione del forame, o apertura dell' nltimi cavità, il qaale si vuole tondo e 
centrale. INoi troviamo sovente individui della stessa specie , identici affatto 
ira loro per ogni altro carattere , ed in taluni l'apertura sulT ultima cavila, 
51 liza verun prolnngamento è rotonda, in altri aperta allo estremo di un sem- 
plice risalto , ed in certi chiosa affatto dal prolungamento delle costole , che 
ornano la conchiglia , ed anche posta obliquamente , essendo quelle contorte. 

Né meglio dislinlamonle si è proceduto quando si sono guardale le se- 
parazioni, strangolamenti, per i quali le cavità sono separate ; i quali sono 
ora più, ora meno profondi, e talvolta ancora appena Tana cavità dall' allra 
distinta per ana semplice sutara. La qual cosa trovasi par variare sopra ano 
stesso individuo senza veruna legge. 

Ciò posto , noi rilerreojo per Nodosarie latte quelle specie , le cui cavità 



)( 133 )( 

SODO separate da stilare o strangolamenti al piano delle qnali l' asse ideale di- 
ciascima cavità insiste perpendicolarmente ; e per Dentatine le altre, nelle 
qnali lo stesso asse ideale è sempre obliquo alla sezione che passa per la su- 
tura , la quale perciò non è mai nn cerchio , ma una ellisse , essendo le 
cavità inclinate 1' una sopra l' altra , e non centralizzate tra loro, L' ultima 
cavila quindi si prolunga scostandosi sempre più dalla direzione dell'asse, e 
da ciò risulta più o meno laterale ed eccentrica. 

i, NODOSARU HISPIDA , (1' Ofb. 

Tav. XI, fìg. 27-4.0. 

N. lesta elongata, gracili, recla vel parnm arcuata, echinata; loctilis 
1-6 velpluribus sphaericis; parlim profundissime sirangulatis , parlitn tix 
sutura discretis ; apertura elongata , foramine rotundato , simplici. 

Ciò ch'essenzialmente dislingue questa specie si limita 
alla slrutliira delle sue cavila, le quali sono costantemente 
rivestite da tubolini aguzzi più o meno, e di svariala lun- 
ghezza , i quali a modo di spine si dispongono su quella 
superQcie , serbando quasi sempre una disposizione rego- 
lare , secondo le lince scorrenti dall' uno all'altro polo, 
per archi meridiani di quelle sfere. Tutto il dippiù yaria 
silTattamente, da esibirci le seguenti diverse combinazioni 
e varietà : 

1 . una sola cavitcì , ora primordiale con una porzioncina 

senza del prolungamento tuboloso, che costituir do- 
vrebbe lo strangolamento interposto tra se e la cavità 
seguente ; ora terminale, con tracce più o meno ap- 
parenti dello strangolamento ultimo, e del prolunga- 
mento orale. Tav. citala , fìg. 27 ; 

2. due cavità, ora strettamente unite, sicché tra loro non 

resta che una profonda sutura. Tav. citala, fig. 28; 

* 



)( i36 )( 

ora con strangolamento interposto ben lungo (variando 
anche in ciò) , e con prolungamento terminale con boc- 
cuccia rotonda : fig. 29. 

3. tre cavità riunite, sia con lunghi, sia con brevissimi 
strangolamenti , separali da una semplice sutura : 
fig. 3 0-3 3. 
Variano pure per le proporzioni ; cioè ; 

4.. quattro cavila , le cui due prime separate da una su- 
tura profonda, la terza per uno strangolamento angu- 
sto , la quarta per un simile più lungo, terminata da 
un prolungamento couico-troncato, alla cui estremità 
sta l'apertura, fig. Sg:— ovvero, la seconda minore in 
diametro della prima, e separata per uno strangolamento 
molto sensibile, conico-troncato ; la terza assai maggiore 
della prima, e separata per un profondo ma brevissi- 
mo strangolamento ben limitato {limbato)\ la quarta 
quasi uguale alla prima, separata dalla precedente per 
un profondo e lungo strangolamento , e terminata , 
sia da un prolungamento acuto , alla cui estremità 
r apertura angusta e rotonda , sia troncata ed incom- 
pleta, come la fig. 28 ; (D' Orb. Foram. de Vien. Tav.I, 
f. 26, 27). 

5. cinque cavità, di cui le due primitive riunite insieme, 
come in una ghiandolina , e le tre seguenti disgiunte 
per uno strangolamento di mediocre lunghezza, l'ul- 
tima delle quali sormontata da un prolungamento ci- 
lindrico aperto in cima (fig. 36) ; ovvero, le prime 
quattro quasi uguali, e distinte solo per una profonda 
sutura , e 1' ultima di maggior diametro separata per 
un lungo strangolamento , e terminata per un ugual 
prolungamento cilindrico aperto in cima , fig. 37. 



)( i37 )( 

6. sei cavità regolarmente e proporzionalmente crescenti , 

e separate da strangolamenti , un poco flessuosa nel- 
l'asse (fig.35), oppur dritta; (D'Orb. Forara. de Vien. 
Tav. I, f. 24., 25 e Tav. II, f. 16,17). 

7. dodici a tredici cavità, la prima delle quali acutissima, 

ed i lubolini, proporzionalmente più lunghi, vi formano 
talvolta due o tre prolungamenti ; le successive cavila 
vanno crescendo in diametro , e separandosi da più 
in più fino alla settima , dopo la quale gli strango- 
lamenti divengono profondi ed allungati, come di or- 
dinario si trovano nel tipo comune; l'ultima ha il suo 
prolungamento , il quale soffre talvolta ancora una 
eslrema restrizione. Le prime e minute cavità sono 
disposte sopra un asse leggermente incurvato, le ultime 
cinque a sei si raddrizzano. I tubolini dai quali soa 
fatte ispide sono un poco più regolarmente disposti so- 
pra archi meridiani , accostandosi in ciò meglio alla 
varietà biloculare fig. 29. E questa la 

Dentalina scabra^ Reuss. Nuovi foram. austr. p. 867 
n. 2. Tab. 4.6, fig. 7, 8. 

D. elongala, magù minusve gracilìs, arcuata, longitudinaliler sub- 
ttlissme scadrà, loculis iz-i3 vel spkaericis , profunde consirietis , vel 
depressis approximatis , anguste strangulatis , primo minimo caudato 
vel bicaudato , ultimo convexo acuto ; apertura tiuda. 

Questa , che il soprallodato sig. Reoss ne porge qual tipo di dislinla 
specie, ben considerala col criterio zoologico, e non pel solo nialeriale con- 
fronto, la si troverà essere una semplice varietà della Nodosaria hispida. 
Il diverso e maggior numero di cavità proviene da ciò , eh' essa comincia ad 
esorcfirsi con cavila piccole e sempre crescenti sopra un asse alquanto inar- 
cato; la settima e l'ottava son poi più distinte, più prossime alla sfera, e le altre 
prosegaono ad esser cosi ed in linea retta, come le 4-6 della N. Aispida, alle 



)( i38 )( 

quale sono identiche complelamenle. Le prime 6-7 minori cavità rappresen- 
tano dunque i primordii dell' animale , le altre successive il suo stalo di 
completo sviluppo. Immaginiamo che tale conchiglia perduto avesse questa 
parte primordiale e più tenue, resterebbero in tal caso le sole quattro o 
cinque maggiori cavila, globiformi, unite in linea retta, nelle quali non si 
esilerebbe punto a riconoscervi una delle tante combinazioni della N. ispida. 
E la separazione perdila che abbiamo supposta è si facile ad accadere, e 
cosi naturale, che siam da crederla avverala nella maggior parie se non in 
tulli gì' individui. Perocché sembra quasi assurdo che 1 animale cominciasse 
a formare le sue invoglie calcari solo in un grado di sviluppo, che poco od 
appena si scosta da quello che si appalesa nel suo ultimo periodo di accre- 
scimento. 

Pertanto il sig. Reusa ritiene questa specie come spellanle al g. Denta' 
lina , perciò solo eh' è curva; la quale, leggiera curvatura si trova pure in 
altre Nodosarie., il cui tipo è retto. Di che ha dovuto accorgersi il D'Orbigny, 
onde ha poi riformalo la diagnosi generica, ammellendovi la curvatura, come 
è sialo avvertilo. 

Ora non è qneslo un esempio che mostra chiara l'ambiguità de' duo ge- 
neri Nodosavia o Denlalina , secondo che dapprima erano stali limitali? 
Perciocché la prima ed anlerior parte di una medesima conchiglia essendo 
<lrilla, e con le cavila separale da uno strangolamento profondo, e con l'a- 
pertura rotonda allo estremo di un prolungamoato, evidentemente appartiene 
al genero Nodosaria. Quesla stessa poi congiunta con la seconda , incurvan- 
dosi nella sua estremila più gracile , e divenendo le cavità soccessivamenle 
meno discrete , si vorrebbe essere una Denlalina. 

Le prime e minori cavila sono meno rotonde, con spino meno numerose 
e più grossolane, taluna delle quali lunghissima ; ed é quesla che in quanto 
alla cavila differendo poco dall' acume primordiale, fa comparir questo bifido , 
onde si è dello bicandalo. In tulle si trovano uno duo di tali acumi prolungali 
assai più che gli altri, e questo verso giù. Tali escrescenze si vanno ordinando 
mano mano che le cavità crescono, e si fanno più rolonde, disponendosi sopra 
lince longitudinali, che fanno prender loro l'apparenza di rilievi come molte al- 
tre nodosarie e dentaline. L' apertura si restringe al suo termine, formando 
un collo. Freqnenlissima com'è la N. hispida nell'argilla di Taranto, fra cen- 
linaja di esemplari ci ha esibiti appena due individui siffallamcnle modificali. 

A tali successivi passaggi si aggiungono talune ano- 
iDalie anche imporlanli. 



X i39 )( 

a) Tale si rappresenta primamente un esemplare , la 
cui prima cavità è cordato -acuminata, alla quale succede 
un intcrnodio fusiforme lunghissimo, avente un cordone od 
anello angoloso , quasi vestigio di una cavità innormale ; 
indi segue una seconda e poi una terza cavità regolarmente 
crescenti, separate da strangolamento anche a foggia di cono 
troncalo ed inverso; e l'ultima è terminala da un indizio 
di prolungamento finale. Tav. cit. f. 4-0. 

ó) La fìg. 29 è di altro esemplare a due sole cavità 
sferiche , uguali, simili , e similmente separale da un tu- 
Loliuo conico-acuto, molto lungo, che non saprei dire se 
sia inferiore o superiore. In esso le cavità sono ornate di 
pieghe o di solchi spessi, ma non mollo profondi, e sopri 
le costole, o spigoli, corrono le olevulezze tuholose, quindi 
disposte ancor esse secondo tali linee. 

Vi sono pure individui che costituiscono un passaggio 
graduale da queste alla specie tipo. 

e) Finalmente si trovano di quelle, che hanno la lun- 
ghezza di o5 mil!., con l'asse un poco incurvato, od oscura- 
mente flessuoso , tanto in individui di quattro , quanto dì 
cinque sei cavità ; che in quelli con tre la curvatura 
risulta meno sensibile. Le quali anomalie farebbero una 
piccola eccezione al carattere diagnostico della specie ; ma 
ciò non è che per semplice abberrazione ancor rara. 

Orthoceraiia hispida^ Soldani, Testaceoffr.il, p.i5; 
Tao. II , f. 3i A; iaò. VI, f. 44, fab. II. 

ISodosaria hirsuta , d'Orb., Tabi, des céphal. 
p. 87, n. 7. 

■■ Blainv. Faun. Fran^., p, 25. 

Nodosaria hispida , d'Orb. Foram. de Vienn. 
p. 3d , Tab. I j f. 24.-25. 



X Uo )( 

* Nodosaria aculeata ^ d'Orb. Foram. deVienn. 
p. 35, Tab. I, f. 26, 27. 

** Orthoceratia Jloscuia, Sold. Testaceogr. II, p.34, 
Tab. 9 , f. L. 

Dentalina Jloscula , d'Orb. 1. e. p. 5. T^o^.ll, f. 16, 17. 

Dalla riportala sinonimia risulta che il sig. d'Orbigoy, 
non solo ha riguardalo come specie distinta la nostra varietà 
n.4i per le differenze notale, ma dell'altra varietà n. 6 ha 
separalo le dritte da quelle un poco inarcate , lasciando le 
prime nel proprio genere A-odosaria ^ e riferendo le seconde 
al genere Dentalina ! 

Trovasi questa specie, con tutte le sue varietà, pas- 
saggi ed anomalie, nell'argilla bigia di Taranto, quella 
propriamente delle sponde meridionali di Mar piccolo, né 
altrove finora. Essa è colà copiosissima. 

2. NODOSARU LIMETTA, D'Orb. 

Tav. XII, fig. 215 aJ. 

N. testa elongata , recta , laevtgala ; loculis tribus vel quatuor , 
convexis , piriformìbtis , distinclissimis ; suttiris excavatis , liinbalis ; 
apertura minima, r landa , radiata. 

Riferiamo senza veruna esitazione a questa specie, qual 
venne descritta dal sig. D'Orbigny, l'esemplare da noi ef- 
figiato , quantunque vi si opponesse uno de' caratteri voluti 
nella diagnosi stabilita dall'autore, che manca nel nostro 
unico esemplare ; il numero cioè de' rigonfiamenti , o ca- 
vità , che non sono più che due , volendone egli Ire o 
quattro. Ma è chiaro che un tal numero può generalmente 
variare , per esser V individuo ancora iucomplctOj perchè 



)( ai )( 

un tale articolo o caTità non è l' ultima o lermioale del- 
l' individuo (i), essendo questo mutilato. 

JXodosaria limbata ^ d'Orb. Foram. de Paris, ec. 
1. e. p.17, n.i. PI. I f.i. 

Lungh. 0,2 mill. 

Tratta dalla Valle dell'Amalo. 

3. NODOSARIA AMBIGUA , Cost. 

Tav. XII, fig. ^aA. 

K. testa clonqala sttbrecla , laevigata; loculis numerosis convexis, 
subgloòosis , eiùli'nclis , ultimo piriformi obliqualo ; sutura profunda ; 
apertura minima. 

— — Var. c), Tav. XII, fig. io aJ. 

suturis minime excavatis ; loculis duobus primis subtilissime sul- 



catis , subcijlindricis. 

Ove in questo esemplare mancasse l'ultimo rigonfiamento 
cavità, la quale offre il carattere dell'apertura obbliqua, 
quasi laterale, propria delle Dentaliue, non s'incontrerebbe 
menoma difficoltà a ritenerlo del genere Nodosaria\ perocché 
la conchiglia è quasi retta , le cavità si succedono senza 
la menoma inclinazione sull'asse loro ideale, e non diffe- 
riscono da quelle della N. limbala , se non per la man- 
canza di limite nelle suture, e de' raggi all'apertura. Que- 
st' ultimo de' due caratteri mostrasi ancor meno pronun- 
ziato nella varietà effigiata sotto il numero io; ed il 
primo manca del tutto, essendo la conchiglia mutilata. 
Sarà quindi la stessa specie che passa gradatamente cos'i 
dall'uno all'altro individuo, e quindi la seconda una sem- 

(.0 Non può dirsi cou fraucbezza se la obLlKiiia, trattandosi d uu .^i putolo mi 
conchiglia intera sia retta, od un poco mero di cavità. 

18 



X l42 ,v 

plice varietà della prima? Oppure son due distinte specie? 
A considerarle come tali concorrerebbe quello indizio di 
solcbi finissimi e longitudinali osservabili sopra le due pri- 
me articolazioni o cavità. Ma supponiamo cbe queste man- 
cassero , essendo la concbiglia mutilata, il carattere distin- 
tivo , sia della specie , e sia delia varietà , mancherebbe . 
E manca in realtà poi quello del genere ; mentre, essendo 
tutta la conchiglia retta , le cavità non obblique , e T a- 
pertura centrale , devesi indispensabilmente riferire al ge- 
nere Nodosaria. D' altra banda, quella che si è considera- 
ta come tipo della specie ci guiderebbe al genere Dentalìna^ 
per la sola obbliquità dell'ultima cavità, e massimamente 
della sua apertura. Queste due conchiglie dunque riman- 
gono ambigue nel genere , e gradatamente subordinate di 
specie alla limhata ^ che sembra esserne il tipo vero. Ecco 
un esempio evidente delie ambiguità cui mena una sover- 
chia sottigliezza nello stabilimento de' generi, ponendo limiti 
che la natura non rispelta ! 

An Nodosaria radicula = testa recta , oblonga at- 
tenuata; articulis globosis laevibus, sìphone subcentrale. 
Lamk. Anim. sans Verteb. VII p. ì>94- ? 

Nautilus radicula, L-Gm. Syst. Nat. p. SSyS, u.i8. 

Soldani Saggio , Tab. VI , f. 4-3. 

Fianco 1. e. Tab. I, f. V. 

Encycl. Méth. PI. 465, i. l\,abc. 

Possediamo degli esemplari non più lunghi di 0,9 mill. 
con 7 in 8 nodi. La curvatura cresce nell' aumentarsi il 
numero delle cavità. 

Tra Monteleone e Suriano , nell' argilla al Passo del 
Gatto : neir Amato , ed in altre località delle adiacenze 
di Monteleone. 



)( i43 )( 

4" NODOSARIA ALTERNANS , Cost. 

' Tav. XIII, fig. 16, a J. 

N. testa conica, apiculata, postice paruin incurvata; loculis plu- 
ritnis subglobosis , inaequalibus , spintilosis ; spinis per series longitu- 
dinaleS dispositis ; apertura .... 

A giudicarne dall' analogia, questa nodosaria sembra 
una delle tante aberrazioni della TV. hispida, e prossima 
a quella , che Reuss ha denominata Dentalina scabra , 
e della quale si è ragionato nella pag. i33. Tuttavolta noi 
abbiamo creduto almeno provvisoriamente distaccamela per- 
chè si presenta con tali mutamenti, da non potervela assi- 
milare. Essa si compone di un numero di cavità che non 
possiamo precisamente indicare, essendo evidentemente muti- 
lata nella parte anteriore, la cui maggior cavità è dimidiata. 
Il loro accrescimento in diametro è molto rapido, e nel senso 
dell' asse sembrano alternare ; essendoché la prima apicale 
è un poco appuntita , le quattro seguenti un poco allun- 
gate , la sesta accostasi meglio alla sfera , la settima pel 
contrario si deprime e restringe alquanto , addossandosi 
alla precedente quasi che volesse coprirla ; l' ottava no- 
vellamente diviene sferica, e tale apparisce voler essere 
anche la nona. Le suture sono a bastanza profonde, meno 
quella interposta fra la 6 e la 7. La superficie è ornata di 
spine , e queste disposte sopra linee che segnano gli archi 
meridiani della sfera. Della sua apertura nulla può dirsi 
essendo incompleta. 

Lungh. 1,2 raill. 

In Taranto insieme con la hispida. 

La fig. 17 rappresenta un moncone terminale ed an- 



)( iM )( 

teriore, che avrei credulo essere la parie appunto mancante 
alla precedente ; ma una maggior finezza e numero delle 
serie di spinuzze che ne adornano la superficie vi si op- 
pone. Però è da credersi , che difi'erendone per ciò solo, 
debha terminarsi così anche la già descritta alternans , e 
che quindi non sia che una semplice varietà di quella. In 
questo moncone le due cavità sono perfettamente simili e 
similmente poste che la 6 e 7 di quella. L'ultima vien 
terminata da un prolungamento tuboloso rigonfiato alla base 
ed aperto in cima con un forame tondo e semplice. 

5. NODOSARIA. SCABRIUSCULA , Cost. 

Tav. XII , fig. \^aA. 

N. testarsela, loculìs S globuliformibus , sutura prof unda dìstinctfs; 
primo apiculato , apice obliquo , ultimo superne paulisper producto ; 
superficie scabra ; apertura rotundata. 

Conchiglia composta di otto cavità sferiche distinte per 
una sutura profonda; tutte sovrapposle 1' una all'altra so- 
pra un asse drillo ; la prima cavità è posteriormente al- 
lungala in un apice breve acuto e diretto al lato; le altre 
gradatamente crescenti , 1' ultima delle quali un poco al- 
lungata alla eslrerailà o quasi piriforme ; l' apertura è ro- 
tonda, un poco increspata. 

Lungh. 0,9 mill, 

Cannitello. 

6, INODOSARIA ANTENNULA. 

Tav. XVI, fig. 3. 

N. testa brevi, parvula , arcuata; loculis 4 vel S ovatis , laevigatis , 
postice quandoque plicatìs ; primo magno; apertura . . . 



)( as x 

Il primo arlicolo o cavila è quasi sferico, e distinlo 
dal secondo per una sutura mediocremente profonda ; ter- 
minato in giìi da una punta compressa e biforcuta. Il se- 
condo è alquanto più piccolo del primo, e gli succede il 
terzo di figura ovale poco men lungo de' due primi insie- 
me presi, e distinto per uno strangolamento più sensibile 
tanto dal precedente che dal seguente articolo. Il quarto 
articolo è della stessa figura, di ugual diametro , ma più 
allungato del terzo ; il quinto è più tumido e maggiore 
di tutti , ma di figura ovale simile al terzo. Esso è ter- 
minato dall'esordio di altro articolo, che circonda il forame 
piccolo centrale, rotondo e semplice. L'asse della conchiglia 
è un poco irregolare ed inarcato; la superficie è liscia. 

Lunghezza totale i,8 raill. 

Taranto, nella marna del ceraso. 

Dentalina antennula , d'Orb. Foram. de Vienne, 
p. 53 , PI. II, f. 29 e 3o. 

Osservazione. Non cade dubbio solla convenienza della nosira conchi- 
glia con quella che il d' Orbigny ha rappresentala nel sopra citalo luogo , 
quando si confrontano per le loro cavità, disposizione, proporzioni e slrollura; 
ma si trovano discordi soltanto io ciò, che nell'esemplare di Vienna le due 
cavità posteriori sono ornale di alcune sottilissime pieghe , di cui nel nostro 
si veggono appena i vestigi ; e 1' apertura che in quella prolungasi in un tu- 
Lolino , nella nostra rimane a superficie della cavità, circondala dagl' indizii 
di un'altra rotta non completata. Su tali accidentali diEFerenze sarebbe 
logico II fondare una specie ? La presenza assenza delle pieghe nelle prime 
cavità noi l'abbiamo avvertila ancora nella N. ambigua; la mutabilità del- 
l' apertura l'abbiam dimostrala in più luoghi. 

In quanto al genere veggasi ciò che si è dello nella Osservazione pre- 
liminare sollo il genere Nodosaria. 

Luugh. 0,2 % mill. 

Nell'argilla di S. Pietro in Lama presso Lecce. 



,( 146 )( 

7- ìNOdosaria appeìNdiculata , Cost. 
Tav. XII, fig. 22 e «^. 

N. testa elongata, vix arcuata , aculeata ; loculis ovatis , distin- 
elissimis , ultimo elongato , extremùate eari'm's bicincta ; apertura cen- 
trali rolunda , simplici. 

La più stretta affinità à questa nostra Nodosaria con 
la Denialina aculeata di D' Orbigny , tanto per la forma 
delle cavità, quanto per la superficie tutta ornata di minutis- 
sime punte acute o quasi spiniformi. E per la forma pure si 
accosta moltissimo alla JSodosaria stipitata di Reusse, nella 
quale però gl'intervalli tra cavila e cavità sono assai più 
lunghi e più gracili. Le cavità sono ovali o piriformi , 
essendo più allungate dalla parte anteriore, distinte tra loro 
per uno strangolamento molto profondo, ma non così pro- 
lungalo come nella D. aculeata^ e meno ancora che nella 
TV. stipitata. L' ultimo strangolamento si prolunga assai 
più degli altri , e vien cinto da due risalti angolosi come 
due anelli, paralleli tra loro ed approssimati. L'apertura 
vien chiusa da un diaframma un poco rilevato nel mezzo, 
e quasi che spiralmente menato in giro, lasciando appena 
un forellìno nel centro. 

Come apparisce, l'unico esemplare che noi possediamo 
sì compone di tre sole cavità , la prima delle quali ancor 
dimezzata. Laonde non può dirsi di quanti scompartimenti 
la specie si compone , né se sia retta od obliqua la con- 
chiglia , raercecchè una piccola curvatura non può essere 
espressa da sì corto intervallo. 

La sua lunghezza è di 0,9 mill., ed il diametro 0,2. 

Dell'Amato. 



)( a? )( 

8. NODORARIA SIPHUNCULUS. 

N. lesta conico-Cìflindracea , arcuata , loculis parimi injlatis , viUtc 
discretis ; apertura ampia rolunda. 

Registriamo provvisoriamente sotto tal genere una spe- 
cie, la quale non ha che l'abito di nodosaria ; ma la sua 
larga apertura anteriore, e la incertezza della struttura inter- 
na ci lasciano in grande dubbiezza. Né si parla della simile 
apertura posteriore, poiché potrebbe essa dipendere dall' esser 
rotta , siccome anteriormente potrebbe essere incompleta. 

Comincia essa ad apparire con un tubo perfettamente 
cilindrico, al quale succede un rigonfiamento ben limitato 
da questo estremo, ma che nell'altro restringesi appena per 
prolungarsi ben due volte altrettanlo, serbando Io stesso 
diametro ; indi forma un secondo rigonfiamento alquanto 
maggiore e simile al primo , prolungandosi ugualmente , 
ma con sensibile incremento successivo nel suo diametro , 
sicché il terzo rigonfiam'ento risulta di un diametro assai 
maggiore di quello delle due precedenti cavità, ed anche 
più accostante alla forma globulare. Esso rimane aperto 
con lo estremo , e l' apertura è di una larghezza uguale al 
diametro della cavità intermedia, terminata da un piccolo 
lembo, che indica l'esordio del successivo incremento. La 
superficie è liscia , e la sostanza è compatta , non molto 
.splendente. 

Lunghezza 5,5 mill., diametro maggiore dell ultiinoi 
rigonfiamento 1,2 mill. 

Nautilus siphimculus^ L-Gm. 6^y.?/. /Va/. p.SSyS, n.27. 

Gualtieri Tab. 19, llì.S.'^ 

— Martini Chem. 1. Vergn. i, fig../,i^, FF. 



)( 148 )( 

Soldani , Saggio , Tab. IX, f. 54- A a. 



iXodosaria sìphiinciilus ^ Lmk. VII, p. 596 n. 15. 

Soldani ci à descrilla una simile conchiglia, rappre- 
sentata nella Tav.IX, fig.55,y^ del suo Saggio Oriltologico. 

L' esemplare che noi possediamo conviene meglio eoa 
quello effigialo dal Soldani nella figura 54.. H Gualtieri 
lo rappresenta con articolazioni pii!i cilindriche e più re- 
golari , d' onde emerge la frase diagnostica di Lamark , 
nella quale si vogliono e nodi ed internodi cilindrici. Quel- 
le del Mercati e di Brejn non ò potuto osservarle sull' 0- 
pere originali, sono slate però copiate da Bruguier nella 
Enciclopedia metodica. 

Trovata da me nella Melia dell'Aspromonte in Cala- 
bria Ultra. Vive tuttora ne nostri mari, avendola trovata 
tra i Talassiofiti calcifcri de' fondi coralligeni. 

Osservazione. Nella medesima l.iv. XH si sono rapprosenlalo (re coa- 
chiglie , una delle quali tullora vivente e le altre due fossdi, lo (|iiali per la 
loro esterna conformazione e la picciolezza si affacciano con J' aspetto di No- 
dosarle , stringendosi massimamente tra loro per lo mezzo della specie testé 
descritta , la Nodosaria sip/iimculits. Il passaggio loro si fa da quella elll- 
giata sotto il numero i8 alla 17, e da questa alla 20. lo però non ho la 
conscienza, nò alcun criterio per darle positivamente come tali ; anzi ò dello 
ragioni per crederle spoglie di Aiiellidi piìia,clie di qualcmque altra classe 
di abitanti del mare. Limitandomi quindi per ora alla semplice loro icono- 
grafica pubblicazione, mi riserbo discorrerne opportunamente in altro luogo. 

Quella rappresentala dalla fìg. ly è fresca , trovata ne' crepacci di una 
roccia coralligcna , portante l' Ornerà frondicolala , il Corallo rosso e 
diverse Pustttlopore. Essa è molto alfine a quella rappresentata da Soldani 
nella Tav. VI fig. I\.'ò Kk , fossile delle terre senesi. 

La fig. 18 è di un esemplare fossile , trovalo allo interno dell' Ec/ii- 
iii/s melo del banco sabbionoso di Cannitello ; di unita all' altro fig. 20, con 
altre spoglie testaceo. Tulli e Ire sono bianchi nitidissimi ed opachi, mentre 
il Soldani assicura che quello da lui rapprosenlalo sia Irasparonlo come il 
volro. 



)( Ug )( 

9. NODOSARIA OLIGOSTEGIA. 
Tav. XVI, fig. 6. 

N. testa breviuscula suòrecta; loculis 3-4 convexù , laevibus, pri- 
mo breviore apiculalo , ultimo subacuminato ; suturis profundis ; aper- 
tura radiata. 

Conchiglia composla di 3 a 4 cavità convesse, un poco 
allungata e più ristretta nella parte anteriore o suprema ; 
la prima delle cavità à un appendice o rudimento ottuso di 
altra cavità , 1' ultima (nel nostro esemplare è incompleta) è 
prolungata superiormente in una punta ottusa ed aperta in 
cima ; le suture sono molto profonde , e meglio si direb- 
bero strangolamenti ; la superficie è liscia. 

Lungh. 1,5 mill. 

Dentalina oligostegia., Reuss, Kraiderversl.Bohmens, I, 
p. 27. Tab. i3, f. 19, 29. 

■ Foramin. Kraidem. von Leraberg ; Haidiug.IV, 

p. 25. Tab. I, f. IO. 

Osservazione. Il sig. Reuss per riporre fra le dentaline quesla specie 
certo non Irovò altro appoggio , che la piccola inclinazione dell' alfiraa cavila 
e della sua apertura appena eccentrica. Questo per noi non è carattere ba- 
«levole a determinare il genere, come ripetutamente si è fatto notare, e man- 
cherebbe del lutto trattandosi dell'individuo, che vi abbiamo riferito per ra- 
gione della idenlità di struUura , ed anche della grandezza. Laonde rimar- 
rebbe esso equivoco quando non si partisse da principi più fondamenlali e sicuri. 

Dando poi uno sguardo allento e comparativo all' altra specie dello stesso 
autore, la D. Lini, la si trova si poco differire dalla oligostegia , che noi 
ci sentiremmo appena autorizzali a separarucla come varietà. Tal' è odierna- 
mente lo stalo della scienza : per lo che non è da maravigliarsi se cresce 
ogni giorno a dismisura la cifra de' nomi. 



Neil' argilla di Notaresco , rara. 



19 



)( ib'o )( 

10. NODOSARIA CYLIiNDRACEA , Cost. 

Tav.XII, fig.i2 e i4. - XIII, fig. 6. 

N, testa Cìjlindracea solida, reeta vel parum arcuala; locutis y-ìo 
subrotundù ; stittiris mediocribus distinctis ; superficie rudi; apertura 
centrali minima rotunda. 

Conchiglia molto solida , opaca , di color foschiccio o 
rossastro, quasi di ugual diametro in tutta la sua lunghezza; 
composta di 9 a i o cavità mezzanamente distinte per suture 
poco profonde; 1' ultima è sempre più tumida, al cui centro 
della faccia suprema apresi un forame impercettibile , che di 
sovente trovasi ancor completamente chiuso ; la superficie è 
liscia, ruvida , e talvolta levigata, forse per lo stropiccio sof- 
ferto. Essa è leggermente incurvata , ma non di rado è per- 
fettamente dritta. La figura 12 della Tav.XII rappresenta un 
indivìduo più rozzo, come vaiolato nella superficie, e col fo- 
rame aperto nel centro di una piccola elevatezza : quella della 
fig. 14 è di un iadividuo simile ma più piccolo e più curvo; 
l'altra, fig. 6 della Tav. XIII, rappresenta un individuo levi- 
galissimo , e le cui cavità sono più distinte. 

Lungh. 2,3 mill. 

In Taranto, Ischia e Notaresco. Non rara. 



)( I^I )( 

II. NODOSARIA CLAVA, Cost. 

Tav. XIII, fig. 7. 

N. lesta claviformi , postice quandoque genieiilala ; loculis 7 -q pa- 
rum dhliìictis ; superfìcie lacvissima ; apertura parva cenlralì , quando- 
qiie proiucla , rotunda. 

Egli è facile il credere che questa nostra specie sia 
la stessa che la Clavolina commimis d' Orb. , della quale 
sarà dello a suo luogo ; ma un esame rigoroso portato sulla 
parte estrema posteriore ci ha resi certi ch'essa non è punto 
composta di cellole cavità spiralmente disposte , come 
vogliono essere nelle Clavoline; ma sono una o più suc- 
cessive come le altre che succedono. Solo taluna ci è oc- 
corso vederne con una specie di proluberauza irregolare 
posta dietro l'angolosità a guisa di tallone , ed è quella 
appunto che abbiamo voluto rappresentare nella tavola ci- 
tata. Della qual cosa ci siamo assicurati pure sopra individui 
recenti avuti dal mare di Taranto (i). 

Essa è dunque composta di selle a nove cavità per 
lo pili poco distinte da sutura leggermente impressa ; nella 
parie posteriore comincia con una , due più indistinte 
allo esterno, ma che internamente seguono l'una all'altra con 
poca ninna regolarità ; indi le cavila si succedono allo 
stesso modo e quasi regolarmente. Nel centro della cavità 
ultima apresi un forame con risalto tuboloso senza , e 
d'ordinario trovasi completamente chiuso. La superficie è 
più meno levigala ; il colore è rosso-bruno fosco. 

Lungh, I raill. 

In Taranto, e presso l'Amato in Calabria.. 

(i) Vedi Fauna del lo^iio di JVapoli, For ani i n if e ri. 



)( 1^2 )( 
12. NODOSARIA GROSSECOSTATA , Cost. 

Tav. XII, fig.i-3. 

N. testa elongata , parum arenata vel recla, longitudinaliter j sco- 
stata ; costults rotundalis vel explanatis ; loculis 22 parum injlalis , 
hrcvibiis ; svturis plus minusve distinctù aut eiiam inconspicuis ; loculo 
idlimo subcowplanato coronato , vel magis injlato, eoslulisque proJuclis; 
apertura subeentratì , divevsiniode clausa vel aperta. 

Dislinguesi questa specie fra tutte per le grossolane 
costole o pieghe , che, al numero di dodici, dall'uno all'al- 
tro estremo lougiludinalmente V adornano. Essa si compone 
di 22 cavità rigonfiamenti, distinte da suture non mol- 
to profonde , ed in taluni esemplari appena visibili , lo 
che può variare come vedremo. Cresce essa regolarmente 
in cono archeggialo leggermente e svariatamente, essendo 
talvolta quasiché dritto. L' apertura è centrale , o s' è 
un poco obbliqua, ciò deriva dalla stessa inclinazione del- 
l' asse ideale; essa però rimane chiusa dal prolungamento 
delle costole, e se trovasi aperta l'è perchè non del tutto 
completa , oppure positivamente interrotta. Un tal fatto 
non ancora avvertito potrebbe dar luogo a mutamento de' 
caratteri generici , od anche alla fondazione di un genere 
nuovo nelle mani de' minuziosi specolalori. 

— — Var. a): fig. 2. 

Lungh. 5,5 mill., diam. 0,8. 

coslis explanatis , medio quasi sulcatis ; loculis vix sutura distinctis ; 
apertura clausa a costulis duabus relortis , opposilis alque protractis ; 
cavitate ultima celeris magis iujlata. 

Questa, che noi consideriamo come semplice varietà, 
dipendente dal modo di accrescimento , potrebbe esser rice- 



)( 1^3 )( 

Tuta pur come distinta specie. In essa l'espansione late- 
rale delle cavità essendo maggiore, come più grande n'è 
la statura , gli anfratti risultano meno distinti , e le co- 
stole dilatate si spianano , e quasi si suddividono , mo- 
strandosi nel mezzo solcate da una delicatissima striscia. 
L'ultima cavità dilatasi straordinariamente in guisa che 
il suo diametro supera quello della penultima di % e più, 
in luogo di esserlo proporzionalo alla divaricazione rego- 
lare de' lati del cono. Le costole si prolungano fin sopra 
r apertura , eli' è quasi centrale , attenuandosi , meno che 
le sole due opposte , le quali si protendono oltre , sor- 
montandone l'elevazione , contorcendosi alquanto, ed indi 
divaricando. 

Siccome non abbiamo trovato che un moncone qual 
esso vedesi rappresentato , così non sapremmo dire qual 
sia il numero delle cavità di cui si compone , né se la 
conchiglia sia retta qual sembra. 

Var. b) : fig. 3. 

Lungh. 6 mill.; diam. i,5. 

recla , cil^ndracea , coslis i4- aliquantum obliquis , locutis praelongis , 
suturis explanatis. 

Conchiglia perfettamente dritta, e quasi di ugual dia- 
metro in tutta la sua lunghezza , con le costole alquanto 
oblique, tendenti quasi alla spirale, al numero di i4. ; le 
suture alquanto più distinte che nella varietà precedente , 
specialmente quelle della parte posteriore ; le cavità poco 
men lunghe che larghe. Tutta la conchiglia , benché di- 
mezzata, è gigantesca in rapporto alle sue congeneri , ma 
il suo diametro è minore di quello della varietà a). 

Lunghezza del moncone rappresentata dalla fig. 3 = 
i3 mill.; diam. i,3. 



)( i54 )( 

An Orthocera raphanus ^ Lmk. (i)? 

0. testa veda clongato- contea arliculala: artictih's torosis, siphone 
stiblalerale. Lmk. 

Nantilus raphanus ^ Gra. Syst. Nat. p. 3372, n.i6. 

Fianco , De Condì, min. not. Tab. i, f. 6. 

Gualt. Index. Tab. 19, f. !\. L. M. 

Soldani, Saggio, Tab.N, f. 37 , M-Q. 

La frase surriferita di Laraarck implica V esemplare 
della figura terza per la sua rettitudine, quello rappresentato 
dalla figura prima per gli articoli lorosi , e quello della 
figura seconda pel sifone un poco laterale. 

Tutte queste varietà sono del medesimo luogo, dello 
Amato , nella Calabria Ultra. 

La Nodosaria bacillum Defr., può anche riferirsi a 
questa specie come sua varietà. 

l3. NODOSARIA MUTABILIS , Cost. 

Tav. XIII, fig. I. 

N. testa subconica , vix, incurvala ; loculis lì ; posleriorihus indi- 
stinetis S-coslaiis, anlerioribus sutura mediocri discretis lo-coslalis ; 
loculo ultimo coarclato ; apertura centrali simplici. 

Conchiglia di forma quasi conica in sulle prime, indi 
pressoché cilindracea, incurvandosi alquanto; composta di 
undici cavità, delle quali le prime cinque sono quasi indi- 
stinte, potendosi riconoscere le tracce delle loro suture sotto 
un forte ingrandimento microscopico; queste cinque cavità 
sono ornate di cinque costole ben rilevate e larghe come 

(i) È ben difficile applicare con pre- solanameiite considerato perù crediamo 
cisioue le Irasi degli auliclii scriltori alle che la presente spettaise a quella che 
specie come al presente si guardano. Gros- hanno tenuta presente i sopracitali autori. 



)( IS^ )( 

quelle della grossecostaia. Succedono due allre cavità tra 
loro in simil guisa appena distinte, ma un poco più dalle 
precedenti cinque per una sutura alquanto più profonda, e 
meglio ancora perchè su queste le cinque costole delle ca- 
vità precedenti si biforcano e divengono dieci ; le altre 
quattro cavità sono pressoché uguali alle precedenti in 
lunghezza e diametro , ma assai ben distinte per sutura 
mezzanamente profonda , e 1' ultima cavità , restringendosi 
gradatamente , si prolunga alquanto affettando la forma di 
pera , nella cui estremità è l' apertura mediocre , rotonda 
e centrale. 

Lungh. 6 mill. 

Nell'Amato in Calabria ultra, e nella Valle Beneventana.- 

l4" NODOSARIA PROPINQUA , Cost. 

Tav. XIII, fig. 2 a A. 

N. lesta stibeonica , recla;, lo-coslala; lo&Jilis 8 aequaliler discretts,- 
brevioribiis quam lutioribus , ultimo valde produeto ; apertura centrali 
simplici atque rotunda. 

In nulla dissimile dalla precedente, se n'eccettui l'uni- 
formità della sua crescenza quasi conica, delle suture, che 
sono anche più distinte , ed il numero costante delle co- 
stole undici a dodici; l'ultima cavità è simigliantissima a 
quella della precedente , solo un poco più allungata e più 
ristretta in cima, il che mostra essere completa; è pure 
un poco più breve della precedente e dritta. 

Lungh. 3 mill. 

Nell'argilla di Notaresco nell'Abruzzo teramano, e nella 
Valle Beneventana. 



)( 1^6 )( 

ib'. NODOSARIA TURGIDULA, Cost. 

Tay. XIII, fig. 3. 

N. testa conìco-injlata , 7-S costata; loctdis 8-1 sutura vix (/t'slin- 
ctis , ultimo discreto, subrotundo ; apertura minima, centrali, radiata. 

Specie ben distinta e quasi costante nella sua forma to- 
tale, la quale è quasi conica in sulle prime , si restringe nel 
termine , mostrandosi nel mezzo or più or meno turgida , 
quasi fusiforme. Le sue 7 ad 8 cavità sono appena distinte 
per sottilissime e superficiali suture, ad eccezione dell'ul- 
tima, che affetta uno strangolamento, e la cavità è quasi 
rotonda. Sette ad otto grosse costole longitudinalmente l'a- 
dornano. L'apertura è centrale, picciolissima, con areola 
raggiata. Nell'individuo che abbiamo effigiato è però un po- 
co laterale, perchè la cavità innormalmente è contratta da uà 
lato , ma nella massima parte degli esemplari questa è rego- 
lare e quella nel centro. 

Lungh. 2,5 — 3 mill. 

Neil' argilla di Notaresco, nella quale non è molto rara. 

16. NODOSAHA PLICATA, Cost. 

Tav. XII, fig. ^. 

N. testa subcontea, retorta vel plìcata , laevigata, crasse eostata, 
costidis 8 irregidariter jlexis ; locidis tribus inaequalibus , primo conico 
valde elongato , pariim incurvalo , secundo suhrotinido breviusculo , terlio 
praecedenli majore , laleraliler pariim produclo ; apertura rotunda. 

Conchiglia di forma irregolarmente conica, composta 
di Ire soli scompartimenti o cavità , la prima delle quali 



)( 1^7 )( 

tanto lunga quanto le due altre insieme, sensibilmente inar- 
cata, e terminata da una punta ottusa ; la seconda cavità, 
più corta che larga, è tondeggiante; la terza maggiore della 
precedente è irregolarmente globosa , prolungata per uno 
de' lati in un becco ben distinto, nel cui centro è l' aper- 
tura ; tutta guernita di 8 costole grossolane, un poco fles- 
suose , e non simmetricamente disposte, precisamente sul- 
r ultima cavità, come la figura esaltamente le rappresenta. 

La prima cavità potrebbe esser pure composta di più 
altre non distinte allo esterno da verun marchio suturale. 

Potrebbe essere anche una mostruosità, come le tante 
notate , e quelle di cui diremo. 

Lungh. 1,5-2 mill. 

Nelle marne della Valle Beneventana. 

17. NODOSARIA INFLATA , Cost. 

Tav. XIII, fig. 4. 

A', mbcylindrìca , lociilis 3-4 injlalìs , svUtra prof un la distìnctis; 
primo subaciUo , ullimo 'piriformi , longiludinaliter coslatis , coslulis y-8 
latiìtsculis. 

Specie assai ben distinta pel numero delle cavità di 
cui si compone, le quali sono più larghe che lunghe, di- 
stinte da profonda sutura , e quasi tutte uguali tra loro , 
ad eccezione dell'ultima eh' è alquanto più larga delle al- 
tre ; tutta ornala per lo lungo da grosse costole , al nu- 
mero di 809, le quali si prolungano fino all' apice del- 
l' ultima cavità, sul quale si fondono, lasciando la piccola 
apertura rotonda e semplice. 

Lungh. 1-2,2 mill. 

Dall'argilla bigia di Taranto. Rara. 

L'individuo minore à sole 3 cavità, 

20 



)( 1^8 )( 

18. NODOSARIA LNTERMEDIA, Cost. 

Tav. XVI, fig. 4. 

N. testa parva, subcylindrtca , 1 -costata , postice aetimtnata, 
anlice obluse apiculata; loculis tribus convexiusciilis ; poslerioribus duo- 
bus subaequalibus , anteriore majore ; Joramine exiguo. 

Questa specie tiene un luogo intermedio tra la No- 
dosarla inops {\) e la Denlalina crassula di Pveuss (2) , 
le quali due specie si veggono separate di genere per ciò 
solo , che r ultima cavità della crassula è inclinata sul- 
l'asse delle due precedenti, e l'apertura è quindi un poco 
laterale : caso identico a quello che noi abbiam fatto av- 
vertire nella nostra iV. ambigua. 

La nostra specie differisce solo da entrambe perchè 
sulla terza cavità si protendono ancora le pieghe che or- 
nano le due prime, in luogo di esser liscia ; ha poi la pri- 
ma cavità con un piccolo prolungamento acuto come nella 
D. crassula^ e la terza ed ultima piriforme , sebbene ro- 
vesciata, come nella N. iiiops : in tutt' altro convengono. 

Lungh. 1,2 mill. 

Cannitello nella Calabria Ultra. 

19. NODOSARIA DOLIOLUM , Cost. 

Tav. XIII, fig. 5. 

N. testa uniloculari, ovato - oblonga , medio vix constrìcta ; antice 
posticeque apiculala, costulata, costulis 10 valde elevatis, ùitersliliis trans- 
versalilcr rugosis. 

(0 Reuss, Forara. di Lemberg, in Na- ger=VI Band. i85o, p, 34i Tab.\l,i.-;, 
turwiss. Abhandl. ec. VV. Haidin- (2) L. e. f. 8. 



)( 1^9 )( 

Conchiglia di una sola cavità molto slargata, e pro- 
lungata a forma di barilotlo, appena ristretta nel mezzo, ri- 
fondata in ambe T estremità, e terminate queste da una punta 
acuta, più lunga la posteriore che l'anteriore: guernila di 
dieci costole ben rilevate che corrono dall'una all'altra estre- 
mità, i cui intervalli hanno delle rughe trasversali raro e 
non molto rilevate, vestigi del proprio accrescimento; aper- 
tura rotonda semplice alla estremità del brevissimo prolun- 
gamento anteriore. 

Lungh. I raill. 

Taranto. 

Osservazione. Comparando le tre specie tra loro, iiìjlata, intermedia 
e (lotìoli.in , trovasi lai progressione , che diresti essere una con tal legge 
modificala , che croscondo in espansione si abbrevia. Di fatto , mcnlre la 
ivjlttla si compone di quatiro cavità , queste sono brevi ma ben distinte ; 
nella inlermedia le cavità si limitano a tre, l'ullima delle quali dilatasi più 
sempre allo estremo, e le suture si spianano perchè le cavità si distendono; 
nella doliolum fuiaimente sparisce ogni traccia di divisione sicché apparisce 
esser unica la cavila, ma cresce in proporzione il suo diamelrn e si abbrevia 
alqnanio la sua lunghezza. Alcuni oscuri segni nondimeno fan credere che 
allo iiileruo di essa vi siano tracce manifeste di sepimenli. Con tal concepi- 
mento , che forse taluno troverà troppo trascendente , la intermedia trovasi 
in realtà lecere un luogo medio fra le due che ne coslitaiscoQO gli estremi, 

20. NODOSARIA REUSSII , Costa. 

Tav. XVI, fig. 5. 

iV. testa minima, trilociilari; loculis duohis posteriorìbiis coalitis, 
primo mucronato , terlio globoso ; costulis sublilissimis aeque longitudi- 
naliter ornatis ; antice in collum producta , unnulisque tribus cincia ; 
apertura rolunda. 

Conchiglia picciolissima , composta di tre sole cavità 

complete ; la prima e posteriore quasi emisferica è terrai- 

* 



)( i6o )(. 

nata da una punta acuta , e si unisce alla seconda mag- 
giore, dalla quale resta distinta per una sutura poco pro- 
fonda ; la seconda un poco depressa, più larga che lunga; 
e la terza maggiore di tutte , e meglio separata dalla pre- 
cedente , uguale in lunghezza alle due prime prese insie- 
me , alquanto piriforme , e terminata in un peduncolo 
cinto da tre anelli acuti nel margine , il medio de' quali 
maggiore; l'apertura è rotonda e semplice, tutta per lungo 
ornata di costole sottilissime e numerose , ma senza ve- 
runa scabrosità. 

Luugb. 0,4- mill. 

Nell'argilla bigia di Casamicciola in Ischia. 

Dedichiamo questa tanto elegante per quanto piccola 
e rara specie al sig. A-E. Reuss prof, in Praga, a cui la 
scienza deve due distinti lavori sullo stesso argomento. 

2 I . NODOSARIA TENUICOSTATA , Cost. 

Tav. XII, fig. 5 ; Tav. XVI, fig. 8-i3. 

N. testa recta , breviuscula , qitinqueloculala , loeiilis subinjlalis ; 
ongiludinaliter subliliìisìine striata, strtis rectis ; loculo ultimo valde prò- 
duelo, piriformi ; apertura subcentrali. 

Conchiglia di forma quasi conica, retta, ben tumida, 
stando il diametro maggiore alla lunghezza (escluso il pro- 
lungamento del sifone) come 1:4-. Si compone di cinque 
cavità esteriormente ben rilevate , quasi tonde, con suture 
ben distinte e mezzanamente profonde; tutta longitudinal- 
mente striata da solchi sottili e spessi che ingenerano al- 
trettante costole. L'ultima cavità si prolunga a foggia di 
pera, il cui peduncolo vien rappresentato dal fubolino che 
si protende quasi per un mezzo diametro della cavità , 



)( i6i )( 

Dello estremo del quale trovasi l' apertura, ma chiusa com- 
pletamente. 

Lungh. 2 mill. 

In Ceppaloni, ove è abbondantissima , ed altrove nella 
Valle Beneventana. 

Affine alla D. multìcostala d' Orb. (i) , dalla quale 
differisce pel minor numero delle cavità, per esser dritta, 
e pel prolungamento del sifone ; ove però coleste differenze 
si vogliano tenere come normali e costanti. Io propendo 
a crederle variabili, siccome si sono indicate quelle della 
IS. grossecostata. 

Di fatti , non altrimenti cbe la hispida si comporta 
quest' altra nostrale nodosaria , esibendoci molte varietà , 
si pel numero delle cavità di cui si compone , e si pure 
per le proporzioni di queste. Noi ne abbiamo distinte sei, 
le più rimarchevoli , trascurando lo altre di minore im- 
portanza. 

i) La prima à 3 cavità crescenti in diametro, la poste- 
riore delle quali avente una protuberanza o tubercolo cen- 
trale e primordiale , l' anteriore prolungata in un lungo 
collo o tubo aperto in cima; Tav. XVI f. io. 

2) La seconda con quattro cavità , le tre prime poco 
diverse tra loro , l' ultima un poco più allungala , e ter- 
minata da un brevissimo risalto aperto in cima ; la poste- 
riore avente un piccolo risalto centrale; fig. ii. 

3) Con cinque cavità abbreviale o depresse , crescendo 
maggiormente in diametro , sicché 1' ullima od anteriore 
à un diametro sestuplo della prima ; questa più lunga della 
seconda e della terza; l'anteriore prolungata in acume 
perforalo in cima; fig. 12. 

(i) Mem. cit. p. ij, n. 8, PI, i, f. i4, i5. 



)( '62 )( 

4) Con cinquo cavità , la prima quasi globosa munita 
di tubercolo primordiale ; la seconda cilindrica , poco se- 
parata dalla prima, e di minor diametro, sicché apparisce 
corno se fosse un prolungamento di quella ; la terza e 
quarta uguali tra loro , e poco più grandi della prima ; 
la quinta finalmente, di un diametro uguale a quello delle 
precedenti, prolungasi a modo di pera, con uu lungo collo 
aperto alla estremità ; fìg. 8. 

ì)) Con sei cavità tumide , meno lunghe che larghe , 
gradatamente crescenti, ad eccezione della terza, che su- 
pera in diametro la quarta ; 1' ultima prolungata io un 
mezzano tubo aperto in cima ; fìg. 8. 

Queste due ultime varietà hanno le loro analogie in 
quelle rappresentate da Soldani sotto le lettere z e b (i). 

In fine v' à pure qualche moncone biloculare, come 
quello effigiato in i3. 

Tutte queste varietà si trovano copiosamente ed esclu- 
sivamente , per ora, nell'argilla figoliua di Ceppaloni. 

22. NODOSARIA CULMEN , Cost. 

Tav. XIII, fìg. i5. 

N. testa elongata , Jtlìformi , laevigata ; loeulis elongatìs , ci'h'n- 
draceis duplo vel triplo longioribus quam lalis , suturis parum dislin- 
ctis ; apertura .... ? 

Il sig. D'Orbigny descrive e rappresenta una specie 
col nome di TV. irregularìs (Foram. de Vienn. p. 32, 
PI. I. f. i3 e i4.), la quale si compone di 3 solo cavità, 
simiglianli alle 3 intermedie di questa nostra specie: e 
noi r avremmo volentieri riferita a quella , se talune di- 
co Saggio Oriltol. Tab, V, fig, i, A, B, C. 



)( i63 )( 

screpanze apprezzale di presente assai più di quello che alla 
nostra mente si affacciano non venissero a dissuadercene. 

Questa nostra specie si presenta come un colmo o stelo 
con le sue nodosità ; si compone di 7 cavità cilindracee 
poco distinte dalle suture. La prima di esse è piccolissi- 
ma 5 appena percettibile sotto un forte ingrandimento ; la 
seconda è un poco tumida, e la sua lunghezza supera di 
una metà il proprio diametro ; le quattro seguenti vanno 
successivamente crescendo in ambi i sensi , serbando la 
proporzione di una lunghezza più che doppia del rispettivo 
diametro ; la settima ed ultima è incompleta , probabil- 
mente per essere dimezzata, e forsi vi succedevano molte 
altre cavità ; laonde l' apertura si trova ampia quanto la 
cavità medesima , ma non è dessa il vero suo termine. 
L'asse, come la figura lo addita, non è nò retto né curvo, 
ma un poco flessuoso. La superficie è liscia. 

Lungh. 2,5 mill. 

Nella citata argilla di Notaresco. 

23. NODOSARIA CONTORTA , CoSt. 

Tav. XVI, fig. 2. 

JV. testa fiisif ormi, reeia, j -8-loculala;locidis primis subglobosìs, se- 
quentibus cylindraceo-relorlis, anteriore superne conslriclo; apertura ampia. 

Conchiglia quasi fusiforme, composta di 7 ad 8 cavità, 
le prime quattro quasi globose , ma con delle impressioni 
irregolari ; le susseguenti due a tre non ben distinte , e 
contorte, l'ultima è molto allungata, restringendosi grada- 
tamente , per indi dilatarsi alquanto al suo termine, avente 
una larga e rotonda apertura ; la superficie è ruvida. 

Lungh. 0,8 mill. 

Nel medesimo luogo della precedente. 



)( m x 

24" NODOSARIA MYRMICOIDES , Cost. 

Tav.XIII, flg. i8. 

N. testa laevì , triloculari ; loculo primo postico suhcylindrico elon- 
gaio , secando parvulo , ovato , tertio anteriori ellipsoideo ; apertura 
tninima centrali. 

Non è senza qualche esitanza che riporto al genere 
nodosaria si questa che la seguente specie; ma credo che 
meglio non possa in altro essere registrala, uè che possano 
esse elevarsi a tipo di genere distinto, prive come sono di 
carattere organico valevole a contrassegnarlo. Esse hanno 
piuttosto r aspetto di aberrazioni o difformità : e forsi ta- 
luno potrebbe considerarle come denlaline. In quanto a 
questo ullimo modo di pensare mi rimetto alle osservazioni 
premesse. 

La Nodosaria myrmìcoìdcs dunque l'ho così deno- 
minata , per la sua forma complessiva simigliantissima a 
quella di una formica, di cui la prima cavità ne rappre- 
senta r addomine , lungo , cilindraceo , alquanto ristretto 
nel mezzo e rotondato alla estremità ; la seconda o media, 
assai piccola, ovale e piìi angusta, tien luogo del picciuolo; 
la terza ed anteriore ne sarebbe il torace ; essa è più corta 
della prima , ma in vece molto più larga, dilatandosi mag- 
giormente nella estremità anteriore, che si termina convessa; 
nel centro di questa estremità apresi il forame, piccolo ro- 
tondo e semplice. La superficie è liscia; il colore bianco di 
latte ; appena trasparenti ne sono le pareti. 

Lungh. 0,9 mill. 

Nell'argilla bigia di Taranto (sponda meridionale di 
Mar piccolo). 



X i6!5 )( 

25. NODOSARIA DEFORMIS , Cost. 

Tav. XIII, fig. 19. 

N. testa fjuadrìlocularì ; loeuh's diiohus posteriorìbits mùn'/in's ci 
amorp/i/s , anlerwn'óus ovato - elongatìs , ultimo major e tiirgidido ; fora- 
mine radiato. 

Le due prime cavità di questa specie sono insieme 
quasi confuse irregolari e contorte; la terza La forma ovale 
allungala; la quarta non molto da questa diversa, è solo più 
grande e più turgida, terminandosi anteriormente un poco 
estuberante, e nel centro di una increspatura apresi il piccolo 
forame ; la superficie di questa maggiore cavità è grosso- 
lanamente e raramente vajolata. Per causa eventuale forse 
ò di color bruno , meno però la penultima cavità. 

Lungh. = 1,2 mill. 

Con la mi/rmicoides precedente; assai rara. 

26. NODOSARIA PENTECOSTATA , Cost. 

Tav. XYI, fig. i5. 

TV. testa cylindrucea , locnlis 3? subovalis , longiludinaiiler 

costatisi costis ù , in loculorurtì medio subexplanalis ; apertura rolundata. 

Conchiglia composta di cavità (tre nel nostro 

esemplare) , di figura ovata , tutte quasi uguali e drille ; 
ornala da 5 costole longitudinali scorrenti un poco obli- 
quamente; assai ben rilevate sopra le suture, e quasi spia- 
nale nel mezzo de' rigonfiamenti. L'apertura è centrale e 
rotonda. 

Lungh. = 1,1 mill. 

Nella Valle Beneventana ; rara. 

21 



)( i66 )( 



Sottogenere DENTALINA, D'Orb. 

Il prelodalo anfore à coslilnilo questo sotlogenere per coraprendervi tutte 
le Nodosaric nelle qoali 1' apertura , in luogo di esser centrale, è un poco 
laterale : carattere che lo slesso autore segna come incoslante , e derivante 
dall'essere le cavità alquanto obblique, che pur dice soventi fiale \ ciocché 
importa non essere costantemente cosi. Laonde i caratteri di tal sotlogenere bene 
spesso risultano equivoci : e quando la conchiglia è incompleta non si possono 
ponto applicare. Egli stesso ne porge l'esempio con la sua D. muUistriala , 
nella quale le cavità non sono mica obblique, e l'apertura è centrale. Del resto 
vi sono delle specie nelle quali possono essere ben applicati i caratteri assegna- 
tigli, ed allora le analogie guidano alla ricognizione delle specie dubbie, meglio 
che le diagnosi sistematiche. Noi lo vedremo con maggior precisione nella de- 
scrizione delle specie , siccome lo abbiam fatto pure analiticamente avvertire 
Delle Nodosari'e. 

Lamarck riferiva le specie di questo genere in parte ai suoi Ortoceri 
ed in parte alle Nodosarie. Secondo questo autore le Nodosarie differiscono 
dagli Ovtoceri in ciò solo, che le prime sono esteriormente lisce, ed i secondi 
gnerniti di costole longitudinali , oppure solcali : nelle prime il forame si 
vuol quasi centrale , nei secondi variabile , potendo esser centrale o late- 
rale ; carattere veramente troppo vago. 

Qual debba essere P essenzial differenza tra le specie da riferirsi al sot- 
togenere Denlalina , e quelle del genere Nodosar'a , secondo il nostro modo 
d'intendere, Io abbiamo già stabilito nelle osservazioni apposte a quest'ulti- 
mo , pag. i3S e seg. 

I. DENTALINA BIFORCATA, d' Orb. 

Tav. XII, fig. 27. 

D. testa elongata, aratala, longiludinaliler io- i3 costata ; costulis 
obtusis , interriiplis, subhifurealis ; loculis circiler 10, ovalis , convcxiic- 
seulis; siUiiris purian profundis; loculo iiliimo acuto; apertura subradiala. 

Specie bcu distinta sotto molti rapporti. Essa si com- 
pone di IO ed anche più cavità (i), di figura ovale, tutte 

(i) D'Orbigny dcfiu'i questa specie l'ebbe intera, evi contò dieci cavità allo 
sopra moncone di aule due cavila II Reuss incirca , come egli dice. 



)( i67 )( 

per Io lungo ornate di io-i3 costole mezzanamente rile- 
vate, le quali s'interrompono sopra le suture (i) ; queste 
poco profonde; l'ultima cavità si protende in un sifone, 
aperto in cima con forame rotondo or semplice or quasi 
raggiato (2). 

Lungh, = 2 min, 

Denlalina bifiircata^à'Ovh. Foram. foss. de Vienne, 
p. 56, Tab. II, f. 38, 39. 

Reuss, negli Atti dell' Imp. Accad. di Matem. 

e Scienze naturali di Vienna, voi. I, pag. 367 n. 4- Tab. 
4.6, f. IO. 

Nell'argilla di Casamicciola in Ischia: assai rara. 

Troviamo ancor l'analoga nella Valle dell'Amato, nella 
quale però le costole meglio pronunziate piìi dritte e rilevate 
ancora sopra le suture l' assimilano alla D. Cuvieri del me- 
desimo d'Drbignj^, che noi non conosciamo altrimenti se non 
per quello ch'egli ne dice nel medesimo luogo, non trovan- 
dola altrove neppur menzionata (3). 

2. DEiNTALINA PRAELONGA , Cost. 

. Tav. XII, fig. 2 1 . 

D. testa gracili, longtssima , sulmlala; arcuala, laevìgata ; loculis 
ìiumerosis (21-23) , oblìquis , apicalibus cijlindraceù , majoribus subvo. 
tundis , ullimo parvulo , conico ; f aramine parvo. 

Lunga e gracile conchiglia a foggia di succhiello, 

(i) D'Orbignj fouda su tal carattere la è quindi evidente che questo carattere è 

diflerenza tra questa specie e la D. Cu- mutabile, e non può servire di norma as- 

Vieri , nella quale le lamine si protendo- solutn -, la qual cosa si è pure in fjenerale 

no anche sopra le suture. da noi avvertita altrove. 

(2) Il Reuss trova l'apertura ^(((Z5; rag-- (3) Vedi: Tablo du Prodr de 

giata , e cosi è pur nel nostro esemplare: Paléontol. IH, p. 69. 
il D'Orbiijny però la vuol semplice- Eì;1ì 

* 



X ifis )( 

composta di 21 a 23 cavità, lo prime delle quali apicali 
son quasi ciliudriclie , più lunghe che larghe, le altre gra- 
datamente vanno gonfiandosi, spezialmente verso i due terzi 
inferiori , e divenendo un poco oblique ; la penultima si 
protende, e divien quasi piriforme , alla cui estremità se 
ne genera un'altra piccolissima, conica, seguendo la in- 
clinazione della superficie della precedente ; sull'apice suo 
apresi il forame picciolissimo e quasi impercettibile. Le 
suture sono ben distinte, ma non molto profonde. La super- 
fìcie è liscia e semplicissima. 

Non si dilunga essa gran fatto dalla nodosa^ se nou- 
cbè pel copioso numero delle cavità , e queste cilindracee 
in sulle prime ; più, pel minore rigonfiamento delle altre ; 
ed in fine pel modo com' essa si termina. Del resto sono 
specie afflnissime , ove non fosse la nostra che una insigne 
Tarietà gigantesca. 

Lungh. = 8 mill. — maggior diam. 0,9 mill. 

In Monlcleone , luogo detto la Ferrera. 

3. DEiNTALI.\A NODOSA, D' Orb. 

Tav. XII , fig. 8. 

D. testa elongata, arcuata, laevitjata; loculis non ohliquis , conve- 
xts, globtdosisi suturis excavatis , profundis; apertura rotunda radiata. 

Per poco che sì faccia attenzione alla conchiglia da noi 
qui rappresentata, si vedrà essa tenere un posto medio tra 
la nodosa e la gracilis del sig. d' Orbigny ; le quali due 
specie l'autore fa distinguere pel solo rigonfiamento delle 
cavità maggiore nella nodosaì Egli considera inoltre co- 
me non obblique le cavità medesime, si nell'una che nel- 
l'altra; ma se rigorosamente si esamina la gracilis^ per 



)( ^69 )( 

quel che la figura ne mostra, le ullirac due, o la sola e- 
slrema è alquanto obliqua. Or nel nostro esemplare le ca- 
vità sono appunto cosi , ed il loro rigonfiamento tiene il 
mezzo fra le due. Nel resto essa conviene del tutto, essendo 
cosi gracile , inarcata e liscia. Laonde sarebbe stato indif- 
ferente riferirla all'una od all'altra, che sono da consi- 
derarsi come semplici varietà poco distinte. 

Lungb. = 1,1 mill. 

Dentalina nodosa^ d'Orb. Fora min. de la Graie 
blanc. de Paris , p. i/i , n. 5. PI. i, f. 6, 7. 

D. gracilis , Id. ibid. PI. i, f. 15. 

Nell'argilla di Taranto, sulle sponde meridionali di 
Mar -piccolo. Rara. 

4.. DENTALINA NITENS , Cost. 

Tav. XII, fig. 26. 

D. testa laevìqata , pan/m incurvala , diaphana ; loculis quìnque 
subinjlalìs ; foramine clauso sublilinsime crispalo. 

Piccola concbiglia composta di cinque cavità complete, 
r ultima delle quali un poco prolungata nel senso della 
curva, nella cui estremità il forame vien chiuso ed incre- 
spato. Le cavità sono mezzanamente gonfie , tra la forma 
cilindrica e la sferica, più lunghe alquanto che larghe , 
con le suture anche mezzanamente profonde; la superficie 
è liscia , e tutta la sostanza trasparente. 

Lungh. = I mill. 

Neil' argilla d' Ischia , ed in Monteleone luogo detto 
la Ferrera, 



'; )( '70 x 

5. DENTALINA ACICULARIS , Cost. 

Tav. XII, fig. 24. 

D. testa conica acuta , arcuata , gracillima , sitblilissime striala ; 
fseulis plurimis elongatis , suluris vix distinctis ; apertura .... ? 

Conchiglia gracilissiraa , conica , acuta , archeggiata, 
simile a Dentale ; le numerose sue cavità^ esteriormente 
poco distinte da suture impresse ed appianate ; cavità ap- 
pena incurvate, specialmente le prime o apicali ; tutta ester- 
namente striata da sottilissime linee impresse quasi dritte, 
scorrendo dall'apice alla grande ed incompleta ; l'apertura 
non si conosce per essere mutilata. 

Lungh. = 4-, 4 mill. — diametro dell' ultima cavità = 
o, 6 mill. 

Deir Amato. 

6. DENTALINA IRREGULARIS , Cost. 

Tav. XII, fìg. 23, e 27. 

D. testa arcuata, eloìigala, striata; loculis inaeqvalihus, ìnordinale 
dissitnilibus; suluris distinctis haud profundis; apice incompleto; apertura 
ampia obliqua , an terminali? 

Siccome l'aggettivo lo esprime, questa conchiglia, com- 
posta di otto scompartimenti, non cresce regolare, sia per 
costituzione sua , sia per individuale anomalia. La prima 
cavità di quelle che esistono nell'unico esemplare che pos- 
sediamo, la quale non è certo il primordio, è quasi gloho- 
lare, più larga però sotto che sopra, ed aperta ; le due che 
succedono vanno gradatamente decrescendo ed appianandosi 
nel contorno ; la quarta si fa più lunga ma larga quanto 



)( 171 )( 

la seconda ; la quinta cresce maggiormente in lunghezza, 
ed in diametro adegua la prima ; la sesta diviene più lun- 
ga e più convessa ; la settima si restringe siffattamente da 
uguagliare la terza in diametro , essendo però di quella 
un poco più lunga e cilindracea; l'ottava si gonQa in giù, 
si restringe superiormente, prolungandosi in senso obliquo 
e ritorto , e si arresta con una larga apertura , che forse 
è incompleta. Tutta è solcata per lo lungo quasi come la 
iV. ienuìcostata^ ed i solchi stessi seguono la irregolarità 
de' rigonfiamenti, essendo dritti per lo più sulle cavità più 
regolari. 

Lungh. r= 5 mill. 

Dell'Amato ; rara. 

7. DENTALINA GIBBOSA , Cost. 

Tav. XII, fig. 7. 

D. testa subconica , arcuata , longitudinaliler striala , striis medto- 
cribus ; loculis quincpie , lalere convexo tumidulis , in latore concavo 
indistinclis , suturis exoletis; apertura laterali ampia, margine denticulato. 

Ove non fosse questa un' abberrazione o mostruosità 
della precedente, è certo molto distinta ; perocché le sue 
cavità sono molto obbliquamente impiantate le une sulle 
altre per una direzione curvilinea, e quasi contorte in spi- 
rale , onde risultano tumide dal lato convesso , e le loro 
divisioni si scancellano dall' opposto suo lato concavo, ove 
noppur le suture si lasciano bene avvertire. L'ultima ca- 
vità si prolunga alquanto, ma si trova incompleta, 0, s'è 
nalnralmenle così, assai larga, col margine angoloso o den- 
tellato. Tutto per lo lungo striate da solchi un poco più 
grossolani e più rari di qnclli della precedente specie, ed 



)( 172 )( 

anche meu drilli sulle prime quatlro cavità, incurvali e fles- 
suosi sopra r ultima. 

Lungli. = 1,2 mill. 

Dell'Amalo; rarissima. 

Se la tendenza alla spirale deve prevalere come pre- 
valse neir animo del d' Orbigoy, da persuaderlo a fondare 
per ciò solo il genere Marghmlina , che la posizione del- 
l' apertura segue ancor la stessa ragione , la presente spe- 
cie anderebbe allogala fra le marginuline. Nondimeno io 
inclino a credere che la sua conversione debba ritenersi 
piuttosto come innormale, di che abbiamo esempi frequenti. 

8. DE.\TALL\A STRIGOSA , Cost. 

Tav. XII, fig. 6. 

D lesta suharcuata , loculis vix disttnclis , sutura complanala ; 
oblique striata , striis sublilissimìs ; apertura . . . ? 

Volendosi applicare a questa specie la frase con la 
quale il chiarissimo Lamarck dislingue la sua Orthocera 
obliqua^ non possiamo sconvenire che si troverebbe molta 
convenienza. Solo non possiamo esser sicuri della posizione 
dell'apertura (o sifone, come lo si dice), essendo l'esem- 
plare nostro incompleto ; ma ove fosse realmente centrale, 
come la riconosce Lamarck nella conchiglia che avrà esa- 
minala , apparterrebbe alle Nodosarie di d' Orbigaj^ , e 
non alle DenkiUne. In quanto alle figure citale del Gual- 
tieri e del Martini è da notarsi che quella del primo non 
è si bene espressa , come ora si richiede per una esalta 
determinazione in tal genere di minute cose ; e quella del 
secondo non la ho presente. 

Quella del Soldaui è di un moncone , ma mollo le 



)( '73 )( 

simiglia, se n'eccellui le strie più grossolane, che però 
potrebbero essere male espresse dal disegnatore. 

La concbiglia si compone di 7 ad 8 cavità, lunghe al- 
quanto più che larghe, poco tumide, e pochissimo Ira loro 
distinte, essendo le suture quasi cancellate. La prima cavità 
è chiusa allo estremo e rifondata, l'ultima è incompleta; 
tutte ugualmente striate da sottilissime linee impresse che 
scorrono obbliquamenle dall'uno all'altro estremo della 
conchiglia , secondo una direzione leggermente spirale. 
La conchiglia è gracile , slaudo la ^ua lunghezza al dia- 
metro :;8:i. 

Lungh. = 4,^ mill. 

Orlhocera obliqua^ Lmk. Anim. sens vert. VII, 
p. 574 n. 4- ? 

ISaulilus obl'qiius ^ L.-Gm. Syst. ISat.^.'^^i^^ n,i4*^ 

Gualtieri , Tab. 19, f. /V.? 

Martini, Condì. Tab, 19, f. H.l 

Soldanì , Sacjgio Tab. V, f. 37, TV.? 

Dell'Amalo; nell'argilla figulina di Reggio; ed an- 
che in Messina (i); assai rara. 

Secondo Gmelin, vive uel Mediterraneo e nell'Adriatico; 
lo che ripete ancora Lamarck. 



(1) Essendo interessante la conoscenza 
ielle relazioni del coiilineliite con la vi- 
cina Isola di Sicilia, e specialmente quel- 
le che regnano fra la Calabria eslreina e 
Messina , y.er li quali punti si crede es- 
Mre state le due terre io altri tempi eoa- 



ginnte, noi citeremo qui le località della 
Sicilia in cui abbiamo trovato le identiche 
specie. Quelle poi che ion proprie ed 
esclusive della Sicilia verranno noraluatc 
soltanto in appendice. 

22 



X »74 )( 

9. DENTALINA RUDIUSCULA , Cost. 

Tav. XII, fig. i3 aA. 

D. testa subrecta, subcylindnca , scabrinscula; loculis vix inflatif 
atque obliquis ; suturis exolelis; apertura subcenlrali , ampia, rolunda. 

Conchiglia quasi dritta od appena incurvata , di uà 
diametro poco diverso Ira il suo cominciamento ed il ter- 
mine; composta di .... cavità pressoché uguali, alquanto 
gonfie, pochissimo però le due tre prime, appena obli- 
que; la loro superficie è tutta scabra, o come incrostata 
di arena. L'apertura è quasi nel centro, molto larga, e 
rotonda. Esemplare incompleto. 

Lungh. = 2 mill. 

MoQleleone , luogo detto la Ferrera. 

10. DENTALINA AEQUIVOCA , Cost. 

Tav. XIII, fig. 8 aJ. 

D. testa recto, aeqtiali , compressiuscula ; loculis sex subaequali^ 
bus, V x obliquis, primo tantum minore , ultimo parum producto, apertura: 
laterali denticulala ; suturis explanalis ; superjlcie laevijata. 

La forma di questa conchiglia si accosta a quella che 
il Reuss ha descritta col nome di marginuloides (i); e più 
che quella la nostra mentisce l' aspetto delle conchiglie del 
genere Margmulina , e meglio ancora delle Faginolìne ; 
ma per i limiti prescritti a tali generi dal suo fondatore 
non possiamo riferirvela. Essa è perfettamente dritta , ec- 
cellochè r ultima cavità , la quale si protende un poco 

(1) Foraminiferi di Lemburg ; iu liaiding. Voi. IV, p. a3, a. 6. lab- \\, L it: 



X 17^ )( 

più, ed esce col suo estremo fuor della linea segnata dal 
Iato suo ; è appena compressa , e composta di sei cavità 
alquanto più larghe che lunghe , poco disuguali tra loro, 
eccello la prima eh' è sensibihneule minore ; distinte tra 
loro meno per le suture, che appariscono appena nelle tre 
ultime, ma più per la opacità de' sepimeuti interni; l'a- 
pertura ha il margine dentellato ; la superficie è liscia ; 
la sostanza appena trasparente e bianchissima. 

Lungh. = 2 mill. 

Cannilello ; rara. 

II. DENTALINA BADENENSIS , D' Orb. 

Tav. XVI, fig. 23. 

D. testa elongala , arettala, gracili, laov'gnla : loculis j-B eìon' 
tjati'ì , partnn convexìs vel complanalis , valde obliqnis , primo subinjlato, 
ultimo antice produclo , obtusiusculo , perforalo ; fjrainlne Himplici. 

Conchiglia liscia, allungata, ben archeggiata, spezial- 
mente nella parte posteriore , ossia ne' primi sladii di sua 
vita ; composta da 7 ad 8 cavità molto oblique , poco tu- 
mide , e poco ben distinte dagli anfratti, che sono quasi 
spianati, più lunghe che larghe quasi del doppio j la pri- 
ma poco più convessa delle altre , e ritondata alla estre- 
mità ; r ultima prolungata, acuminata, e perforata, con a- 
perlura rotonda e semplice. 

Lungh. = 2,5 mill. 

DeniaUna Badenensis^ d'Orb. Foram. de Viqn. pag. 
i4. Tab. 1, f. 4.S, 4-9- 

Nell'argilla figulina di Reggio; rara. 

Osservazionfi. Il sig. d'Orbigny nella Tav. I de' Foramioiferi J1 Vipona 
rsppresenla una Denlalma incomplela, la cui forma fofale e parziale conviene 



X '76 )( 

eomplefaraente con qnesla nostra. E'ìsa è lasciala senza oaraero ; ma sembrs 
toraprcsa fra le varietà della D. clec^ans «lei inedrsimo aiilore , ivi ancora 
eliigiale scilo i nuraeri 52 a 56, perciocché manca Ira questi appunto il primo 
di (ali numeri , ossia il 52. Se co^i fosse però V autore sarebbe incorso io 
una forte con tradizione , semlochè ia forma delle cavila di qiiesto individuo 
è in opposizione con quella eh' egli descrive , e che ben compete alle altre 
figure. Altronde trovando pur mancare la fig. 4-S invocata dall' a. stessa 
per rappresentare la D. Badenensis , e stando accanto della mancante di 
cifra il nuin. 49, che rappresenta l'apertura di fronte, crediamo che quella 
immagine appunto avesse inteso citare per la Badencnns. Ce ne persuade 
altronde tanto piii \\ silenzio eh' ci serba sulla condizione della prima cavità^ 
di cui r esemplare doveva mancare. 

12. DENTALINA BENEVENTANA, Co9t> 

Tav. XIX, fig-i a AB. 

D. testa breviiiseula , subeom'ea , paritm incurvala ; loctitis primis 
eomplanalis , duobus tribusque uUiims convej.ù , obliquis ; apertura rc^ 
iinda simplici. 

Questa specie suol trovarsi composta di 8-10 cavità, 
le prime delle quali appena distinte per una sutura poco 
niente profonda ; le ultime due o tre pel contrario sono 
gonfie , e crescono rapidamente ; tutta la conchiglia è uà 
poco inarcata , e gli esemplari minori son quasi dritti ; 
l'apertura è allo estremo di un prolungamento becchet- 
to ; piccola , rotonda ; la superficie è liscia ; la sostanza 
trasparente. 

Lungh. = 1-2 mill. 

Frequenle nella Valle Benevealana , e proprio nel 
luogo detto Lapellosa. 



)( ni )( 

l3. DENTALINA DISTORTA , Cost. 
Tav. XVI, flg. 7. 

D. testa Jlexiiosa, distorta , locnlìs primorìbus vìx sutura distìnelts, 
reliquù pariim injlalù , subarquatilìus , ultimo majore, anlice pariim pro- 
Judo ; apertura submedia , simpliei. 

Conchiglia irregolarmente incurvata in due sensi op- 
posti ; le prime cavila, confuse tra loro, costituiscono un 
cono leggermente inarcato, al quale seguono tre altre ca- 
vità ben distinte ed ovali , successivamente crescenti ^ a 
queste succede V ultima cavità molto maggiore delle pre- 
cedenti , di forma ovato-allungata , prolungata nell' apice, 
in direzione quasi dell' asse ideale ; all' estremità di tal 
prolungamento sta 1' apertura, rotonda e semplice ; queste 
quattro ultime cavità s' incurvano in senso opposto delle 
prime ; la superficie di tutta la conchiglia è scabra. 

Lungh, = I mill. 

Nella marna di Serracapriola ed in quella di Reggio; rara. 

14.. DENTALINA. TARENTINA , Cost. 

Tav. XIII, fig. 12. 

D. tesla subconica, parum arcuata, laevigata ; loeulis S-6 expia- 
natis, suturis vix dislinctis ; ultimo coronato. 

Sembra non essere che una varietà della precedente, 
che quella lo fosse di questa ; nondimeno essa è più 
svelta, meno incurvala, con le sue cavità (5-6) proporzio- 
nalmente crescenti , le prime essendo come le altre di- 
stinte , né più tumide dalla parie convessa che dalla con- 
cava; l'ultima cavità vien terminala da un'appendice che 
le forma una spezie di coroua, e che probabilmente sarà. 



)( '78 )( 

un rudimento di altra cavità non isyiluppata ; liscia e tra- 
sparente come l'altra. 

Lungh. = 1,3 mill. 

Taranto. 

Cerere FRONDICULARIA , D'Orb. 

Conchiglia libera , regolare , eqmlalerale , ohbliqva o romboidale , 
molto compressa da ciascun lato. Cavità depresse , rappresentanti cia- 
scuna un semicerchio , o i due lati di un triangolo , la cui estremità 
soventi fiale è prolungala , la prima sempre regolarmente ovale; asse 
ideale dritto. Apertura unica rotonda posta all' estremità anteriore del- 
l'angolo costituito da ciascuna cavità. 

Genere ben distinto , e forsi assai più lontano dalle 
Dentaline, alle quali si fa succedere immantinenti. Ma in 
quanto alla posizione nel metodo non è questo il luogo 
da occuparcene. 

I nostri terreni terziari per tanto sono appena rappre- 
sentati da una sola specie, che vi riferiamo non senza qual- 
che esitazione. Essa sembra fare il passaggio dalle Fron- 
dicularie alle Mar g inuline per la Fr. tricarinala., d'Orb., 
della quale è più crassa, vai quanto dire, che gli angoli 
rientranti sono meno, anzi poco sensibili. Del resto, si ten- 
ga provvisoriamente sotto tal genere , non essendo riferi» 
Jjile ad altro. 

FRONDICULARIA TRIEDRA , Cost. 

Tav. XIII, fig. 27 e 28. 

F. testa triedra iricarinata , laevissima , antice aenm nata , poslief 
rotundata ; loculis liiangularibus , anguslaiis ^ vix dislinctis. 

Conchiglia di forma quasi romboidale a tre facce , 



)( «79 )( 
un poco concave , e tre spigoli ben rilevati ed acuti ; su- 
perfìcie levigalissima e splendente; anteriormente acuta, nel 
cui apice è il forame infinitamente piccolo; posteriormcnle 
è ritondata ^ le cavità di cui si compone sono poco di- 
stinte, spianate, ma compresse a forma di cuore, obblique 
tanto pili per quanto maggiormente crescono. 

Lungh, = 1,5 mill. 

Di S. Pietro in Lama presso Lecce, nell'argilla figu- 



lina j rarissima. 



Genere LINGULL\A 



Conchiglia libera, regolare , equilaterale , ovato- oblonga od allun- 
gata , compressa ; costituita da cavità compresse , le quali si invilup- 
pano in parte , la cui convessità successivamente si aumenta , l' ultima 
essendo, sempre maggiormente convessa , ma senza verun prolungamento ,• 
asse ideale centrale e drillo ; apertura unica terminale , mediana , a 
forma di rima trasversale sulla convessità superiore dell' ultima cavità; 
sostanza vitrea. 

LINGULINA GARIN ATA? d' Orb. 

Tav. XVI, fig. 2^ a j, b, c. 

L. testa ovato - compressa , bicarinata , antice dilatata , poslice oò- 
liisa , laevigala ; loculis 4-^ compressis , tranwersis , convexiusculis , 
tuluris explanatis , apertura lineari transversa- 

Conchiglia ovale , compressa , bicareuata , liscia , e i- 
stituifa da quattro cavità convesse crciccoli dalla prima 
all' ultima , la quak^ è im poco prolesa in avanti, restrin- 
gendosi alquanto prima del suo termine , distinta da una 
sutura spianata e poco apparente. Apertura lineare, trasver- 
sale sul convesso eslremo dell'ultima cavità. 

Lungh.. = 2 mill. 



)( i8o )( 

LinguUna carinata'i d'Orb. Ann. des Selene. Nat. 
1825, p. 91, n. I. 

Nelle argille di Reggio nella Calabria Ulteriore ; non 
rara. 

Osservatone. Riferiamo con dubbio questa specie alla bìcarìnata di 
d* Orbigny, che Irovlamo menzionala lanlo nel comparare con essa la Z. co- 
stata de' Foraminiferi di Vienna, quanto nel suo ProJro(i.o di Paleontologia 
stratigrafica, come propria dell' Italia. Nei primo de' due citali luoghi, il con- 
fronto ch'egli fa delle due specie lascia intravedere Dettamente questa che 
noi abbiamo fra le mani , convenendo in tutto con quella , tranne le costole 
di cui è adornata. 

Genere RIMULINA , D' Orb. 

Conchiglia libera , regolare , equìlaterale , archeggiata , (wmposla 
di cavila foco globolose , obblique , ricoprendosi par zia [niente , senza 
offrire strangolamenti; l' vllima è convessa. L asse ideale è archeg- 
gialo, con la convessità dal lato dell' apertura. Ai)ertura in rima lon- 
gitudinale , occupante quasi tutta la lunghezza dell' ultima cavità da 
uno de lati. 

Osservazione. Ben ponderando l' andamento delle conchiglie di qnesfo 
genere vi si trova nn fatto ben distinto. In esse le cavità non si succedono 
r una all'altra come in tulli i precedenti Sligostegi, ma s'inviluppano da un 
Iato solo, sia costantemente procedendo sopra una linea stessa, sia obbliquan- 
dosi più meno da uno de' lati , e tendendo quasi alla spirale. Lo avvol- 
gimento dell' ultima cavità quindi genera una sutura longitudinale , eh' è il 
limite laterale del suo accrescimento , e questa si riunisce all'apertura, presso 
la quale diviene più sensibile, quasiché i margini opposti restassero disgiunti. 
Quando lo accrescimento si fa sopra una linea retta , la rima risulta dritta , 
come nella specie tipo esibitaci dal sig. D' Orbigny : quando poi è obbliqua 
la rima segue questo stesso andamento , come nella specie che noi andiamo 
a descrivere. 

L'unica specie, la //. glabra , che descrive il Bopralodalo A. è vivente, 
«d , a dello suo , propria dell' Adriatico. 



)( i8i )( 1 

RIMULINA VENTRICOSA , Cost. 

Tav. XIII, fig. II aJ. 

R. testa brevi, injlata, spiraìiter intorta, laevigata ; loculis 4-S , 

difformìbus , inaeqiialibiis , valde obì'quis ; suturis explanatis ; foramine 
fotundalo , rima longitudinali laterali sedo. 

Parrebbe a prima visla che questa nostra Rìmulina 
sia da riporsi tra le Marginuline , a causa del suo coa- 
iorcimento tendente alla spirale , e dell' apertura diretta 
verso la convessità della curva. Ma la rima che fa conti- 
nuazione al forame è troppo evidente perchè si debba ri- 
tenere per una liimulina. 

Essa si compone di 4- a ^ cavità, le prime delle quali 
picciolissime e confuse ne formano la parte posteriore, con- 
torta come in talune Marginuline ^ ma le altre ingrossano 
subitamente, e con molla obbliquità si ricoprono; in fine 
r ultima rcslringesi piegando verso la convessità ; carattere 
ugualmente proprio delle Marginuline ; ma la sutura di 
questa si prolunga fino all' apertura, facendosi gradatamente 
pili profonda a misura che si accosta al forame (fig.cit.c); 
la superficie è levigatissima, e la sostanza trasparente. 
Lungh. = 1,5 min. 
Dell' Amalo ; rarissima,, 



23 



)( i82 )( 
Genere PAVONINA , d' Orb. 

Conchiglia libera , regolare , eqvilaterale , suborbieulare , o Jlabel- 
li/orme, compressa, costituita da cavità apparentemente concentriche [i), 
depresse , descriventi una porzione di cercldo tanto maggiore per quanto 
pili si scostano dal centro. Esordiscono esse per nna piccola cavità 
ovale , sul lato superiore della quale si succedono le altre e vi si ap- 
plicano , formando una parte di cerchio , senza diffondersi le une sopra 
le altre, né abbracciarsi. Asse ideale arilto .'! Aperture rolonle, nu- 
merose , perforale sopra una linea trasversale e su tutta la superior 
parte mediana dell' ultima cavità. 

Osservazione. Il d'Orbigny à fondalo qncslo genere sopra una specie sola 
da lui medesimo scovcrta nell'Isola di Madagascar, ove afferma trovarsi abbon- 
devolmenle sopra io ripe. Noi ne abbiamo scoporla un' al Ira i)en distinta da 
qnella, e Fossile, nell'argilla figulina dello adiacenze di Reggio nella Calabria 
TJIlra. La quale La il pregio eli aver mostralo qual sia la vera ed iiilima sua 
organizzazione , e quindi le sue relazioni con allri generi; cioccliè si compren- 
derà facilraenle dopo la descrizione. 

r . PAVONINA ITALICA , Cost. 

Tav.XVI, fìg. 26-28. 

P. testa transversa, subovata , Jlabelliformi, laminari, alba; locu- 
lis 8 excenfricis , e duplici cavitate centrali exordientibus ; loculis longi- 
tudinaliter canaliculalis ; limbo exlremo uniulato , aperturis numerosis 
caecis. 

L'esemplare che descriviamo è di figura Irasvcrsalmenle 
ovale, essendo il diametro trasversale di un quinto maggiore 

(i) Impropriamente sono slate dello ser coiicontrlche, parlando tutte dai lati di 

concentriche dal sij;. D' Orbigny. Da uno un piccolo disco centrale. Noi quindi ab- 

sguardo alla figura ch'esso ne porge, ti- biam creduto emendare questa espres- 

po di questo genere , per poco che si sap- sione aggiungendovi lo apparentemente, 

pia di geometria elementare , si rimarrà perchè il quasi paralleli sarebbe ancora 

eonvinto che non sono, né potrebbero es- una espressione lontana dal vero. 



)( i83 )( 

del loDgiludinale. Si compone di due cavila centrali cor- 
diformi , non coincidenti , ma intersecate fra loro , avendo 
ciascuna un punto centrale rilevato da una delle due facce , 
ed infossato dall' altra. Da ciascuna di esse si esordiscono, 
per li lati, le altre cavità che apparentemente debbono succe- 
dere ; ma tosto si coordinano quelle dell'una con quelle 
dell" altra cavità primitiva, ed in luogo di formare un arco 
di cerchio, lo formano ellittico, ripiegando rapidamente ne' 
lati per terminarsi sulla convessità della curva precedente; 
ciascuno di questi successivi incrementi è internamente 
composto di tubolini scavati, i quali seguono la direzione 
de' raggi, avendo per centro quello della cavità primitiva e 
cordiforme ; questi tubi son chiusi sull' orlo estremo , ma 
si possono trovare aperti, sia per essere sdrucito, sia per- 
chè non del tulio completo ; come ciò avviene nella Ci- 
clolina. La superficie è liscia e luccicante, quasi che fosse 
spalmata di vernice ; lasciando intravedere allo esterno la 
ineguaglianza prodotta dalla convessità degl' interni tuboli- 
ni, la quale fa si, che le aje, comprese fra l'uno e l'altro 
lembo degli accrescimenti, apparissero leggermente striate; 
mentre i lembi si rilevano alquanto sul piano di quelle 
superficie dall'una e dall'altra faccia ugualmente. 

?(oi abbiamo descritta questa forma sopra il maggiore 
degli esemplari che possediamo ; ma essa varia un poco 
secondo che procede da un esordio più regolare e più 
semplice , qnal' è T altro rappresentato dalla fig/ 28 della 
medesima tavola ; il quale però è molto più piccolo del 
precedente , e la cavità centrale non appalesa quella du- 
plice origine che manifestamente si osserva nella prima ; 
e che per meglio potersi concepire abbiamo effigiata pur 
dalla parte opposta a quella, per la quale si è rappreseli- 



)( i84 X 

tata nella fig." 2G, e maggiormente ingranditti , onde mo- 
strare la diversa origine de' primi accrescimenti. Quivi in 
fatti si avverte , che questi sono in sulle prime un poco 
disordinali, perchè procedenti da due diversi punti, l'uno 
posto di canto all'altro; indi a poco a poco si coordinano, 
e si succedono regolarmente , come si è detto. 

Diam. magg. = 2.^8 mill. 

Non molto rara nell'argilla di Reggio. 

Osservazione. L' unica specie sulla quale è fondalo (al genere (rovasi vi- 
vente neir isola di Cuba, ivi scoperla dal chiarissimo ed infaticabile d' Orbigny. 
A qno! tipo corrisponde la nostra in quanto alla struttura, ma per la formi se ne 
discosta sensibilmente. Laonde , come distinta specie le abbiamo assegnato na 
nome che rammenta la patria sua, ove anche per la prima fiata apparisce fos- 
sile nel ponto estremo di essa ; ma è presumibile che in altre località italiane 
appar'sse più tardi. La sua fragilità è somma, onde rarissimi sono gli esemplari 
che abbiam potuto raccorre meglio conservati, ciano essendovene senza qualche 
mancanza più o meno sensibile. 

Pare che quelli freschi di Cuba , ove il d' Orbigny dice esser frequenti , 
avessero maggior solidità ; perocché allo esterno non lasciano vedere i rigonfia- 
menti de' lubolini longitudinali, né 1' autore fa moslra di essersi avveduto della 
interna loro cavità. Quindi egli considera come una semplice cavità ciascuno de- 
gl' incrementi circolari : e ciò senza meoo perchè la spessezza non li lascia intra- 
vedere a traverso della lace e sotto al microscopio. 

Da ultimo ci permettiamo di manifestare con anticipazione nn dubbio , che 
altrove ci proponiamo discutere largamente. E qnesta veramente nna spoglia di 
animale , sia Rizostoma , Zoofilo , o Cefaiopede ? o è una di qaelle tante pro- 
duzioni del mare, generalmente credule Po/iparii, e che noi, come da più tempo 
abbiamo dichiarato (r), crediamo pel contrario spettassero al regno vegetale? 
Pronunziandoci fin da ora per questa seconda opinione, ci risurbiamo esporne le 
ragioni e gli argomenti là, ove si è promesso discorrere della natura e classifica- 
zione di questi esseri; e quando avremo laogo a dire di altri generi, che impro- 
priamente si trovano situati tra i Foraminiferi. Ora lasciamo le cose nel mo- 
do come si ritrovano, per non tarbarne l'ordine, e perchè i sistematici trovassero 
nel pesto loro i soggetti che già sanno starsene in questa classe. 

(i) Vedi, Fauna del Regno; Zoofiti — e Prolusione «1 Corso di Zool. per Tanno 1844. 



)( iS5 )( 
Genere VAGINULINA, d'Orb. 

Conchigtrn lihera , cquilaCerah , allungata , conica , depressa od 
angolosa; carila cmnpresse , ohblicjue , sovrapposte le une alle altre 
senza ricoprirsi, e senza veruno incliz'o di spirale, l' ullima delle quali 
trovcc.ta e senza prolungamenlo di sorta. L'apertura è rotori la , mar- 
ginale , e costariiemnile poi/a alla estremità di uno degli angoli ascen- 
denti della conchiglia. 

Osservazioni. Frct^'ndo il sig. d' Orbigny cbe on lai gonore sia apparso 
sul globo con la loiraazioiie del terreno giurassico ; e meglio dello avrebbe, 
die fosse esistilo prima di lai formazione, per esservi indi racchiuso. Più, che 
ninna Iraccia se ne inconlri ne' terreni terziari, cessando di mostrarsi nel 
bacino di Vienna. Gli esempli che noi presenliirao smentiscono questa deduzio- 
ne , come per molli allri è avvenuto , e si avvererà pure in prosieguo. Ciò 
concorre coslanlemcnle a confermare la nostra sentenza , che molle leggi di 
tal falla sono siale prematuramente fondate, menlre una frazione infinitesima 
dell' epidermide lerreslre è siala appena frugala. 

I . VAGINULINA BADENENSIS , d' Ofb, 

Tav. XII, fig.16, a A. 

V. testa elongata , graeilis , laevigala , arcuata , antice dilatata , 
postice attenuata mucronata; loculis compressiusculis , aigustutis, obli- 
quis , siituris dislinctis , apertura simplici. 

Conchiglia molto allungata, gracile, archeggiala, leg- 
germente compressa, levigatissima, composta di molte ca- 
vità strette, trasversali, obblique , convesse, gradatamente 
crescenti dalla prima all' ultima senza grande disparità. La 
prima cavità molto grossa è guarnita posteriormente di una 
lunga punta acuta; l'ultima è d'ordinario un poco convessa. 

Lungh. = 4 niill. 

FaginuUna badenensis ^ d'Orb. Forara. de Yien. 
pag. 65, Tah. Ili, fig. 



)( '86 )( 

Riferiamo senza esitazione a questa specie 1' esemplare 
da noi trovato nell'Amato, il quale essendo mutilato dalla 
parte posteriore , non lascia riconoscersi pel carattere del- 
l'acume estremo. Le cinque cavità anteriori però di cui si 
compone convengono assai bene con le analoghe di cjiiello 
effigiato dal d' Orbigny nella Tav. Ili , fig. 6 de' Forami- 
niferi di Vienna. Solo sembra che il nostro sia più inar- 
cato , ma ciò non vale per farsi distinguere specificamente. 
Lo slesso d' Orbigny ne figura un'altro più piccolo e quasi 
dritto (1. e. fig. 8) senza che perciò lo considerasse come 
specie diversa. 

Un altro simile moncone con tre sole cavila abbiamo 
irovato nel terreno sabbionoso di Terreti sopra Reggio. 

2. VAGINULINA STRIATA, Cost. 

Tav. XVI , fig. iQ a j,B. 

V. lesta elonrjala , valle compressa , rectu , sublilissime loncjiludi- 
naliler striata; posi ice atlpnuala, rolinidata , antice obli'/ue truccata... ; 
locidis anguslis oblijuis, camplanali's ; ultima . . . ? 

Conchiglia allmigata, quasi dritta, molto compressa, 
stando l'ampiezza alla spessezza come 6: i; superfìcie sot- 
tilmente striata per lo lungo, ma un poco obbliquamenle; 
posteriormente più stretta con estremità rotondata ; ante- 
riormente è troncata per una delle suture , onde non può 
defluirsi il naturai modo con cni si termina; le cavità sono 
spianale , distinte appena da suture poco apparenti. 

LuQgh. = 0,6 mill. 

Nella marna di Ceppaloni, in Principato Ultra. 

Rarissima. 

Osservazione. Fin qtii non abbiamo discoperto nel regno che «jaesle 



)( '87 )( 

due sole specie. i\Ia nelle marne argilloso terziarie di Messina ne abbiamo 
Irovale altre Ire dislinlissirae , uè molto rare. — Siccome esse non possono 
entrare in questa opera , la quale limitasi strettamente ai confini del regno , 
cos'i le indicheremo nominalmente, dandone ancora la immagine in una delle 
tavole siippienicnlarie , che ci proponiamo aggiungere. — V . silicula — 
V. ornala — F. venusta. Tutte di nna medesima località, nò mollo rare. 



Genere MARGINULINA, D'Orb. 

Conchiglia liòcra , regolare , equilalerale , allungata, archeggiata , 
sovente riciirvala posteriormente a modo di uncino ; cavità globolose , 
ricoprentisi in parte , /' ultima delle quali costantemente convessa , e 
per lo piti prolungata in un sifone; la prima cavità volta in senso op- 
posto a quello del sifone, e talvolta i suoi primordii appariscono essere 
spirali. L apertura è rotonda , e per lo piii posta aW estremità del 
prolungamento dell ultima cavità verso tino de lati. 

Osservazione. Conviene il sig. D'Orbigny che le conchiglie di questo 
genere avessero la loro stretta affinila con le Dentaline ; dalle quali vede 
diflcrire sollanlo per l'apertura posta dal lato della convessità, laddove essa 
guarda il lato concavo nelle Dentaline. Dalla qnal condizione ricava , che 
mentre in queste ultime la curva è opposta all'esordio dello attorcigliarsi in 
spirale , nelle 3Jarginoline pel contrario la spirale esordita fa mostra di 
un passaggio graduato alla forma spirale delle Spiroline. 

I . MARGIiNULINA INVERSA , Cosla. 

Tav. XII , fig. I 6 a J. 

M. testa ohlonga , laevijali , are tal i , aniice acuminali, jnslicr 

» locìdis vix compressisi unganlalis, oblicpiis , suluris di^linctis. 

apertura simplici. 

Specie affine alla M. compressa di d'Orbigny (Me in. 
p. 17. PI. I, f. 18, 19), dalla quale si distingue por essere 
appena compressa, e perchè l'obbliquilà delle cavità è in 
senso opposto all'andamento di quella, prolungandosi dalla 



)( i88 )( 

parte della concavità per costituire 1' apertura. Essa è in- 
nollre assai più ed ugualmente archeggiala , e le suture 
sono pili distinte , e quindi più tumide appariscono le ca- 
vità. La estremità posteriore , o il suo coraiuciamenlo, non 
lo conosciamo , niuno esemplare avendone trovato intero. 
Dair Amato ; rara. 

2. M4RGINULIÌVA INTERAMNIAE , Cost. 

Tav. XIII, fig. 9 aJ. 

M. lesta parum arcuata , poslice mucronata , longiludinaliler co- 
stala ; lociil's quinqìie convexiusculis , sìtluris parum profundis , ultima 
magis injlato , laleraliler producto ; apertura rolunda , radiata. 

Questa che noi riferiamo al genere Marginulina ne 
mostra il primo passo che fauno \q Dcntaline ., ritorcendosi 
alquanto spiralmente, aprendosi il forame estremo in senso 
opposto della direzione de' suoi primordi e dalla parte della 
convessità della sua curva. Essa comincia ad esordirsi con 
una spezie di mucrone, a cui succede una prima cavità, che 
si unisce intimamente alla seconda per fare quasi un ovale 
dimezzato da una leggiera traccia di sutura; le cavità suc- 
cessive si vanno a mano a mano distinguendo meglio per 
maggiore rigonfiamento e per suture mezzanamente pro- 
fonde; l'ultima cavità si protende un poco inclinando verso 
il convesso della curva, oppostamente al mucrone; la su- 
perficie è tuKa per lo lungo solcala o costellala; la dire- 
zione delle coste tende un poco alla spirale; l'apertura è 
raggiala. 

Lungh. = 1,8 mill. 

KcUa marna conchiglifera di Notaresco. Rara. 



X189X 

3. RIARGINULINA TORULOSA, Cost. 

Tav. XII, fig. 15, a A. 

M. testa cylindracea, arcuata, scahriuscula: loculis vix distinctis, suturis 
explanatis , apice mammillari ; apertura ... ? 

Il moncone che si è rappresentato sembra appartene- 
re essenzialmente alla cilindracea come sua varietà. Tutta- 
via essa se ne discosta assai piìi , perchè comincia dallo 
allargarsi bruscamente , restando il suo apice estuberante 
sulla convessità della prima camera , come un capezzolo di 
mammella : le cavità successive appena aumentano , ne 
s' intumidiscono, ne le suture si fanno molto avvertire : la 
superficie è scabrosetta per elevazioni finissime. Le cavità, 
al numero di 6, sono più larghe che lunghe, appena ob- 
lique , ed in lunghezza pressoché uguali , come nel diame- 
tro, L' apertura non si conosce , essendo 1* individuo in- 
completo, o rotto. 

La mancanza dell'apertura terminale ci lascia nel dub- 
bio se essa sia veramente una Marginulina, come l'abito 
i' addimostra , mentre esser potrebbe pure una Dentalina. 

Lungh. = 0,9 mill. 

Dell' Amato ; rara. 

4. MARGINULINA SEVOLIS, CoSt. 

Tav. XVI , fig. 18 a A. 

jl. lesta elongata, laevigata , postice obtusa; loculis sex convexiusculis, 
e'tongalis , ultimo detruncato ; apertura ampia, denticulata. 

Simile alla regularis d' Orb. ; se ne discosta per le 
cavità, sei, meno tumide e più allungate, V ultima o mag- 
giore delle quali è allungata , e quasi troncata alla estre» 

24 



X190X 

mità , ove è 1' apertura larga o dentellata, come in certe 
Dentatine. 

Lungh. = 1 mill. 

Nella Valle Beneventana. 

5. MAKGINULINA CORNICULUM, Cost. 

Tav. XIII. f. 14. 

M. testa gracili, parum incurvata; loculis 9 laevissimis vix inflalis; primo 
valde producto, acuminato ; apertura roiunda in ultimo longiore. 

Conchiglia gracile, appena incurvata ; composta di 9 
cavità poco tumide , e pochissimo obblique ; a superficie 
levigatissima e nitida ; la prima cavità prolungasi in un 
appendice aculeata, lunga quanto la cavità medesima; l'ul- 
tima alquanto allungata anteriormente ed appuntita, ove 
apresi in un forame rotondo e semplice. 

Lunghezza =: 1 mill. -^^ 

6. JIARGIIWLINA CONTRACTA, CoSt. 

Tav. Xffl, fig. 10. 

M. testa arcuata , inalata ; loculis sex , altero Mere convexiusculis , 
apicalibus vix distinctis , ceteris turgidulis , ultimo valde majore , piri- 
formi ; apertura rotundata , simplici. 

Simile alla gibbosa , essa cresce con le sue cavità 
tumide dalla parte convessa , e dalla concava no , sicché 
sembra da questo lato contratta, e quindi molto incurva- 
ta ', le prime cavità son piccole e poco distinte , le altre 
tre crescono rapidamente, V ultima essendo assai maggiore 
della precedente , e prolungata in guisa da prender la fi- 
gura di pera , solita in questo genere ; essa si termina in 



X 191 X 

un forame tondo e semplice ; la superficie è liscia; la so- 
stanza vetrosa. 

Lungh. =^ 1 a 2 mill. 

Taranto , ed in Reggio ( Calabria Ultra ). 



Fam. II. Inequilaterali. 

Genere WEBINA, d' Orb. 

Conchiglia fìssa , irregolare , ineqiiilateraìe , allungala , archeggiata , 
superiormente convessa , inferiormente piana ; composta di cavità depresse, 
ovali , inviluppantisi solo nella loro estremità, ciascuna rappresentando una 
mezza cavità sopra la linea longitudinale. Asse ideale incurvato. Apertura 
unica , rotonda , piosta alla estremità ed al di sopra dell' ultima cavità, o 
del tutto laterale all' asse longitudinale ; tessitura rugosa. 

11 sig. D' Orbigny trovava nell' Is. di TenerifTa , tra le Canarie , tal 
microscopica produzione, che a modo suo ripose tra i Foramlniferi. La- 
sciando da banda tale convenienza, giova qui ricordare, che un tal gene- 
re non è stato altrove rinvenuto fino ai nostri giorni. Lo stesso autore 
assicura altronde, che fossile sia apparso un tal genere nel Lias superiore 
della Francia, e che sia scomparso ne' terreni cretacei e terziari. 

Se tale produzione di un abitante del mare non è equivoca, noi pos- 
siamo affermare , che un tal genere ha il suo rappresentante nel Mediter- 
raneo , che bagna attualmente le coste del Regno di Napoli, ugualmente 
che r ebbe in epoche assai più remote. Due esempi possiamo addurre fi- 
nora , e sono la W. Mediterranea , che abbiamo trovata vivere nel mare 
di Taranto , e che si trova descritta ne' Foraminiferi della Fauna del re- 
gno, e la seguente. 

WEBINA LAEVIGATA, Cost. 

Tav. XVI, fig. 14. 

W. testa parum arcuata , triloculari ; loculis elongato-piriformibm , 
supra magìs injlatis , subtus subplanulatis ; superficie laevigata. 

Conchiglia composta di tre cavità , una delle quali 
incompleta , le altre due in forma di pera molto allunga- 



X192X 

ta , anteriormente e dal lato convesso molto più tumide, 
attenuate posteriormente tanto più per quanto che dalla 
cavità anteriore ed incompleta si passa alla posteriore, o 
prima ; nella faccia inferiore sono quasi piane; la super- 
fìcie è liscia ; la sostanza delicata , un poco trasparente , 
e di un bianco nitido. 

Lungh. = 1 min. 

Fossile in Cannitello. 

Osservazioni. Dalla defiDizione del genere , che fedelmente abbiamo 
copiata dall' autore, voltandola solo nell' idioma italiano, riferita alia spe- 
cie ch'egli tenne sott' occhio, risulta esser quella la completa descrizione 
dell' individuo. Laonde ninna altra specie potrebbe esso racchiudere, per- 
ciocché, convenendole gli stessi caratteri, si confonderebbe con quella. Non 
sappiamo quindi in qual modo I' autore ha riconosciuto un tal genere nel 
Lias della Francia. Egli menziona , nel catalogo posto in fine della sua 
Paleontologia stratigrafica, tre specie fossili , la flessuosa , la irregularis e 
la scorpionis, i cui nomi appellativi già accennano un carattere opposto a 
quello stabilito nel genere. 

Nella W. scorpionis (che riposta avea dapprima ne! gen. Placoj3st7ma ) 
dichiara , che le cavità sono piane , e che sia assai diversamente attorci- 
gliata (Pai. strat. Voi. I p. 289): con ciò distrugge due altri caratteri ge- 
nerici ; la convessità d' una delle facce , cioè , e i' asse archeggiato. Non 
sarà quindi reputato strano lo aver noi invece trovate convesse ambe le 
facce, e l'asse quasi dritto in una delle due specie nostrali, e vivente. 

ordini: ni. neUcostegla, d' Orb. 



Fam. I. Nautiloidee. 

Genere CRISTELLARIA, Lmk. 

Conchiglia Ubera, regolare, equilaterale, oblunga od ovale, compressa , 
sovente carenata, di tessitura brillante e vetrosa, coperta frequentemente al 
di sopra da cordoni o protuberanze. Spira abbracciante per intero , talvolta 
appena composta di un sol giro, o di una metà. Cavità compresse, allungate, 
sovente raggiungenti il riiorno della spira, od un poco proiettate ed oblun- 



X 193 X 

ghe. Apertura rotonda sulV angolo carenale dell' ultima cavità , cioè dalla 
parie opposta al ritorno della spira. 

Osservazioni. D' Orbigny separa le Cristellarie dalle Robuline per ciò 
solo , che r apertura nelle prime è rotonda, e nelle seconde triangolare, 
e quasi formata da una rima. 

Noi troviamo l' apertura rotonda e mediana nella specie rappresenta- 
ta nella Tav. X. f. 17, la quale ha tutte le apparenze della Cristellaria ro- 
tulata (Foram. de Paris, Tab. II. fig. 16-18 ) e della clypeiformis 
dello stesso d' Orbigny (Foram. de Vienn, Tab. IV, f. 23, 24 ); le 
quali due specie sono, a parer nostro, una cosa stessa, quando se n' ec- 
cettua la forma del forame. Oltre il forame sudetto, per lo quale non sa- 
rebbe né Bobulina né Cristellaria, ha poi una piccola rima suH' estremo 
carenale , come si vede in (7. , e questa non è neppure 1' espressione 
propria dell' apertura delle Robuline, la quale sì trova ben di rado carat- 
teristica. 

Avviene pure Io stesso per la Robulina calcar. ( Tav. X , f. 12 ) , 
nella quale 1' apertura è talvolta mediana e raggiala, od increspata; sen- 
za mancare nell' angolo carenale il forame della precedente , ma stretto. 
In tali casi la diagnosi generica rimane equivoca, come in tutti quelli in 
cui r ultima cavità è incompleta o rotta. 

Convien dunque aver molti e scelti esemplari per ben riuscire nella 
ricognizione di tali due generi, basati sul solo carattere dell'apertura; alla 
cui mancanza può solo supplire l'abito, o andamento della spira, come fare- 
mo meglio rilevare in una delle descrizioni delle specie di ciascun genere. 
11 genere Cristellaria mostrasi troppo scarso ne' nostri terreni terzia- 
rii. Delle quattro specie che qui riportiamo la sola C. rotulata ci ha por- 
to taluni individui ; le altre si sono presentate appena con uno o due e- 
semplari. Non cosi nella prossima Sicilia, ove troviamo l'abbondanza di 
specie assai ben distinte , caratteristiche , e che per ogni lato fanno av- 
vertire la diversità di terreno dal quale provengono (1). Lo stesso avviene 
per quelle del contiguo Stato Romano (2). 



(1) Siccome altrove si è detto, di alcuni de' a quelli della terra ferma, il che molto inte- 

Foraminiferi della Sicilia daremo in supplemen- ressa la Paleontologia e la Geologia, 
to la descrizione e figura, onde far rilevare (2) Vedi — Foramin. della Marna del Vaticano, 

ì' importante differenza loro comparaiivamente Aui della R. Accad. delle Scienze Voi. Vili. 



X194 )( 

1. CRISTELLARIA ROTULATA, d'Orb. 

Tav. X , f. 17 a ^, B, C. 

C. testa suborbicolata , compressa , margine carinaia , integra , discis 
utrinque gibbosis ; locidis octonis vel duodenis , elongatis, ultimo supra com- 
planato ; suturis subconvexis , apertura simplici. 

Conchiglia di forma quasi orbicolare , compressa, li- 
scia , spessa , convessa ed un poco gibbosa nel centro di 
ambe le facce ugualmente , attenuata e carenata nel pe- 
rimetro esterno , il quale è intero. Le cavità, al numero 
di 8 a 12, raggiungono il centro, nel quale si genera un 
piccolo disco liscio, appianato, o convesso ; sono esse lisce 
strette ed archeggiate , distinte allo esterno dalle tracce di 
delicate suture, aventi un leggiero risalto ritonda to; a tra- 
verso della luce questo si riconosce per una maggiore opa- 
cità ; l'ultima cavità è tagliata a squadro al di sotto, op- 
pure un poco concava. L' apertura è semplice , suU' ango- 
lo carenale. La convessità sminuisce col crescere dell' in- 
dividuo , talché ne' vecchi si slarga sul perimetro, e la ca- 
rena diviene tagliente. 

Diam. = 2 mill. Quello dell'individuo mostruoso = 
2, 5 mill. 

Neil' Amato, in Taranto, ed Ischia. 

Troviamo degV individui adulti , ne' quali le due ul- 
time cavità estuberano da ogni parte , uscendo anche mo- 
struosamente fuori della curva ordinaria. 

Vi ha pure qualche altro nel quale I' ultima cavità 
vien chiusa da una lamina, come ciò fa il coperchietto di 
talune Elici terrestri ; presso 1' angolo carenale della qua- 
le si genera una fossetta , che si prolunga fino all' apice 
in una rima ; il perimetro inferiore , o del Iato della spi- 



X 195 X 

ra, è cinto da un cordone , che dall' uno e dall'altro lato 
discende fiancheggiando i margini della cavità , o del suo 
coperchjetto , generandovi due o tre crespe ; nel mezzo di 
questa fossetta vi è un forame , il quale sembra residuale 
del diaframma con cui V animale chiude la grande aper- 
tura. Tali condizioni farebbero credere ch'essi appartengano 
al genere Rohulina , come si è fatto osservare. 

Lenticulites rotulata , Lmk. Ann. du Mus. voi. V. 
pi. 10. voi. Vili, p. 62, f U. 
Encyl. méthod. pi. 466, f. 5. 
— Anim. sens vert. VII, p. 620, n. 3. 
Lenticulina rotulata , Parkin. Organ. remain. Tav. 

XI, f 4. 
Nautilus Comptoni , Sow. Miner. Conch. t. 128. 
Lenticulites Comptoni,Wi\s. Acad. Ilolm. p. 337.1825. 
Lenticulina Crìstatella id. p. 337 Petrificata Suecana, 

PI. II, f 3 e 4. 
Cristellaria rotulata, à'Orh. Meni, de la Sociét.Geol. 
de Frane. Voi. II. n. 1. 

2. CRISTELLARIA GIBBOSA, Cost. 

Tav. XIV. f 1. a J. C. 

C. testa oblonga, compressiuscula, laevigata, nitida, loctilis 8 triangula- 
ribus eocplanatis , mltiris vix distinctis , sexto externe gibboso, ultimo antice 
producto et acuminalo ; apice bifido , apertura bipora. 

Prossima alla Cristellaria simplex^ dalla quale si di- 
scosta per essere più allungata , composta di un maggior 
numero di cavità , la penultima delle quali gobba ; l' ulti- 
ma si protende in punta , il cui estremo è bifido ; l' aper- 
tura consiste in due forami infinitamente piccoli , ante- 



X 196 )( 

riormente circondati da una linea impressa, come si vede 
nella figura lineare C. 

Lung. = 1 mill. 

In Taranto , nella marna bigia , assai rara. 

3. CEISTELLAIUA COARCTATA, CoSt. 

Tav. XVn, f. 1. 

C. testa conlracta, compressa, laevigala, loculis 3-4 anomalis, conve- 
sBìs , latere altero irregulariler rugosis ; ultimo anlice produclo ; apertura 
radiata. 

La forma di questa conchiglia e irregolare , e le tre 
o quattro cavità, di cui si compone F ultimo giro, sono di- 
suguali e difformi ; la prima di esse è archeggiata , più 
lunga dal lato ombelicale che dal dorsale; la seconda op- 
postamente dilatasi dal lato dorsale, ove fa pure una pic- 
cola gobba ; la terza ed ultima è slargata posteriormente, 
ed anteriormente protendesi in un lungo tubercolo, nella 
cui cima apresi il forame raggiato. Dal sinistro lato mo- 
strasi essa con 4 suture distinte in luogo di 3 , e la su- 
perficie delle cavità verso il centro è guernita di qualche 
risalto, o piega trasversale; tutta è liscia, bianca, nitida. 

Diam. longitud. = 0,7 millim. 

In Cannitello , nella Calabria estrema ; rara. 

4. CmSTELLARIA BICORKIS, Cost. 

Tav. XVI, f. 3 a ^. /?. 

C. testa subrotunda, compressa, inaequilaterali; loculis sex, convexiu- 
sculis , triangularibus , penultimo externe spinis duabus obtusis, ultimo vix 
apiculato; latere sinistro quadriloculari; apertura foramine apicali minimo. 

Conchiglia di forma pressoché discoidale , irregolare, 



X 197 X 

composta di 6 cavità apparenti dal destro lato , triango- 
lari , quasi uguali tra loro , la penultima delle quali dal 
lato esterno ha due prolungamenti spiniformi, e 1' ultima 
ha una piccola protuberanza , alla estremità della quale 
apresi un forame appena discernibile sotto un forte in- 
grandimento microscopico ; dal sinistro lato le cavità ap- 
parenti son 4 , per essere le due prime e la quinta più 
dilatate, occupando gran parte della prima, e dell'ultima. 

Diam. = 0, 7 mill. 

Cannitello, insieme con la corrugata. Hara, e forsi mo- 
struosa. 

CRISTELLARIA PAUCISPINA, Cost. 

Tav. XXII, fig. 2. 

Siccome questa specie trovasi nei terreni a tritumi di 
conchiglie di Cannitello , nella Calabria estrema , cosi è 
tutta incrostata per modo che non lascia vedere V anda- 
mento delle proprie concamerazioni. Ideilo esterno perime- 
tro si trovano delle spine , di cui tre lunghissime , alter- 
nanti con altrettante minori. L' unico esemplare che ne 
possediamo ha una sola spina completa , delle altre due 

lunghe ne avanzano solo le angolosità della loro base — 
Diam. = 1. mill. 

CRISTELLARIA MAGNA, CoSt, 

Tav. XIX fig. 2 J, a 

e. testa subovaia , compressa, laevigata, margine carinata ; carina an~ 
euUa , ìameìlosa; loculis 9 lumidulis , arcualis , suttiris depresfis, ultimo 
sttpra excavato , apertura radiata- 

Conchiglia ovale , compressa , liscia ; composta dì 9 

25 



X 198 X 

cavità apparenti , un poco tumide , avendo le suture de- 
presse, archeggiate ; carenata nel perimetro , con carena 
angustissima lamellosa ; 1' ultima cavità ha la faccia su- 
periore un poco affondata , verso i margini rilevata , e 
neir angolo carenale l' apertura piccola , rotonda e mar- 
cata di cinque a sei raggi , o crespe. 

Due cose distinguono questa specie dalla C. cassis: 
la carena molto angusta , che in quella è in vece sopra 
tutte le altre larghissima , e le suture depresse , in luo- 
go di esser rilevate, o costolate; ne v'ha nel centro alcun 
risalto di sorta. 

Fra le nostrali specie è quella che raggiunge le mag- 
giori dimensioni. Della stessa cassis non è inferiore in dia- 
metro, se non per la carena laminare, che in quella è lar- 
ghissima. 

Diam. = 0, 002 V,»- 

Nella marna bianca di Lucugnano, in Terra d'Otranto. 

In questo genere la Sicilia possiede Jelle specie assai distinte , e nuove. Con ispecialiià 
nomineremo quelle dell'adiacenze di Messina , taluna delle quali si dilunga tanto dalle for- 
me sotto le (juali sogliono presentarsi le specie di tal genere, che dubiteresti se siano di un 
suolo tanto prossimo a quello del regno di Napoli, mentre si crede essere stati un tempo con- 
giunti. Noi le pubblicheremo in una distinta appendice , insieme a tutti gli altri foraminiferi 
di quell'Isola , di cui in questa branca nulla fin qui si conosce. 

In questo luogo ne daremo soliaato provvisoriamente i nomi. 

Cristellaria discoidalis , Cos. 

parallela , Cos. 

lanceolaris , Cos. 

affinis , Cos. 

pulchella , Cos. 

subaequalis , Cos. 

striolata , Cos. 

producta , Cos. 

Zanclea , Cos. 

detruncaia, Cos. 

stridala, Cos. 



X 199 X 
Genere ROBULINA, d'Orb. 

Conchiglia libera, regolare, equilaleraìe, quasi rotonda, mollo compressa, 
carenata, d'una slrmtura vetrosa, brillante; formata da una spira costan- 
temente inviluppante , composta di cavità allungate, riunite nel centro om- 
bilicale col ritorno della spira ; apertura triangolare, in rima longitudinale 
od angolare, posta alla estremità dell'angolo carenale dell'ultima cavità. 

Osservazioni. Le Robidine si distinguono dalle Cristellarie, secondo il 
d'Orbigny, per la sola apertura a foggia di rima, semplice od angolosa nelle 
prime , in forame rotondo nelle seconde. V ha però un abito ben diverso, 
una maggiore regolarità nella spira delle Robiiline , nelle quali pure la 
forma discoidale è costante. 

RoBULiNA CALCAR, d'Orbi 
Tav. X., f. 12, a J, C. — Tav. XVII, f. 2. a J. 

R. testa orbiculato-convexa , subradiata , costata , margine carinata, 
aculeata ; loculis 4-5 complanatis , laevigatis ; apertura radiata. 

Conchiglia discoidale, compressa nella sua totalità, ma 
convessa nel mezzo , e con un piccolo disco centrale più 
rilevato , attenuata e tagliente nella periferia, ove si for- 
ma una carena, la quale sul termine di ciascuna cavità 
si prolunga in una spina obbliqua, od anche archeggiata, 
seguendo la curva de' sopimenti , o delle suture , d' onde 
risulta la figura simile alla rotella dello sprone. L' ul- 
timo giro della spira si compone di 4 a 5 cavità , di. 
stinte allo esterno dalle suture guernite di un sottil cor- 
done rilevato , che raggiunge il disco centrale ; quello 
che cinge 1' ultima cavità è molto più rilevato, e si con. 
fonde col disco centrale stesso. Il numero delle cavità 
aumenta col crescere dell' individuo , e così pure le spine 
marginaU. 



X200X 

Diam. = 1:2 niill. 

Nautilus calcar, L-Gml. Syst. Natu. pag. 1370 n. 2, 
Nauiilus , Sold. Saggio Oritt. p. 91, t. 1. f. 7. 
Lenticula radiata. Id. Test. I, p. 54. Tav. 3^^ f. E. 
Nautilus Id. p. 65, f. 44, MM. 

II. Appendix lab. 3. f. 9. 

Nautilus calcar , var. a ) Ficlit. et Moli. Test. micr. 

pag. 73, tab. 11, f. a, b, e. 

Var. G. p. 76 tab. 12, f. /, K. 
Clisiphontes calcar., Monfort, gen. 57. p. 226. 
Lenticulina calcar. Blain. Malac. p. 390. 
Robulina aculeata , d' Orb. Tabi, des Céphal. p. 

225, n. 12. 

Risso, Hist. Natur. IV, p. 21, n. 51. 

Deshay. , Encycl. Méthod. Vers. t. 3. p, 

191. n. 2. 
Robulina papillosa , Blain. Faun. Frane, p. 57, n. 1. 
Robulina aculeata., Id. ibid. p. 51, n. 10. 

Michelotti, Saggio Storico, p. 40, n. 4 T. 2 f. 6. 

Robulina calcar., d' Orb. Foram. de Vienne, p. 

99, n. m, Tab. IV. f. 11-20. 
Fossile in Ischia , Taranto, Amato e Cannitello. Vi- 
vente neir Adriatico. 

Robulina clypeiformis, d'Orb. 

Var. festonata, Cos. Tav. X , f. 37 A, £, C. 

R. usta orbiculata compressa, laevigata, disco centrali convexo ornata, 
subradiatim costata , margine anguste carinata ; loculis li angustatis, com- 
planatis; apertura radiata. 

Conchiglia discoidale, compressa, avente nel mezzo un 



X201X 

disco molto rilevato , e nel perimetro una carena angu- 
sta e tagliente ; composta di 6 cavità per ogni giro di 
spira , strette, archeggiate, molto piane, separate visibil- 
mente solo presso al centro per una costola poco rilevata 
sopra le suture ; apertura anteriore , raggiata. 

Il disco centrale è in essa meno rilevato , e talvolta 
appena avvertibile: nel perimetro è più compressa , e la 
carena più larga. Negli esemplari giovani ed interi un 
poco festonata; negli adulti rendesi di più in più uguale. 
Esplorata con occhio armato d' acuta lente ed a traverso 
della luce, essendo la sostanza vitrea , lascia di se vedere 
le interne cavità; e queste sono molto inarcate , maggior- 
mente sul perimetro esterno , e tanto meglio per quanto 
esse appartengono alla prima età. 

Diam.= 2 mill. 

Neir argilla bigia d' Ischia ; non frequente. 

D' Orbigny à distinta specificamente la Clypeiformis 
dalla cidtrata per avere la lamina carenale più stretta, per 
essere più compressa, e per avere il disco centrale più rile- 
vato. Nondimeno tutti questi caratteri sono suscettivi di 
variazione da individuo ad individuo, e massimamente dal- 
l' una all' altra età , come lo stesso autore dichiara nel- 
la cidtrata e nella similis. Per queste stesse considerazioni 
io ò creduto di ritenere la nostra festonata qual sem- 
plice varietà della Clypeiformis , in luogo di farne una 
specie distinta , per le sole lievi e mu Sabili differenze 
notate. 



)( 202 )( 
RoBULiNA siMiLis, d'Orb. 

li. testa orbiculalo-convexa , laevigata, margine carinato-lamellosa, lo- 
culis 7 obliquis, complanatis, ultimo supra excavato; apertura anlice radiata. 

Per confessione dello stesso Autore questa specie diffe- 
risce dalla precedente in ciò solo , che il disco centrale manca 
( cioè non è ben pronunziato ), e presso la sutura manca 
il risalto, o costola! Noi la crediamo una semplice varietà. 

In S. Severina, frequente. 

D' Orbigny, Foram. de Vien, pag. [98, tab. IV, 

f. 14 e 15. 

Di questo genere il nostro mare non ci ha porto fin 
qui alcuna specie. 

ROBULINA ELEGANTISSIMA, Cost. 

Tav. XIX, fig. 4. 

Affine per struttura alla Robulina Ariminensis d'Orb., 
rappresentata nella Tav. IV, fig. 8 e 9, de'Foramin. di Vienna; 
dalla quale differisce g^randemente per la forma allungata, 
la carena appena apparente, sottilissima , e per la somma 
dilatazione e turgescenza laterale dell' ultima cavità. 

Rara in Reggio. 

Robulina cuLTRATA, d'Orb. 

R. testa orbiculata , convexa , laevigata vel radiatim costata, margi- 
ne carinata , lamellosa ; loculis 8 , obliquis , convexiusculis , laevigatis vel 
costatis , ultimo supra excavato ; apertura radiata. 

Conchiglia discoidale, compressa nella totalità, convessa 



X 203 )( 

nel centro, ammorbidita sopra i lati, tagliente e provveduta 
di una larga lamina carenale sul perimetro; composta di sei 
ad otto cavità triangolari nell' ultimo ed intero giro di spi- 
ra , le quali , nei vecchi individui, sono marcate sulla su- 
tura da una costola granellosa, o semplice ; nei giovani 
sono liscie, e soventi fiate anche un poco convesse; le cavità 
si riuniscono nel centro per modo da lasciare un disco rile- 
vato; l'ultima cavità molto immersa nella carena, e concava 
al di sopra , ed ha un'apertura raggiata in avanti. Va- 
riabile da individuo ad individuo in quanto al numero 
delle cavità, per la loro elevazione e convessità. 

Diam. = da 1:3 mill. 

Cornii Hammonis , Piane, de Condì, min. noi. Tab. 

1 , f. m. n. 1. 

Gualt. Ind. Test. tab. 19, f. B, C. 

Nautilus^ Sold. Saggio Oritt. p. 97, t. 1. f. 4. 
Nautilus carinatus , Id. Testac. \, p. 64 t. 51, f. ce. 

ff. GG. KK. 

Append. t. 2. t. 1, 4. 

Nautilus calcar., L-Gm. Syst. Nat. p. 3370, n. 2. 
Var. B. Ficht. et Moli. Test. micr. p. 72, t. 2, 

f. <7, e,f. p. 71 , tab. 13. f. e,/, g. 

Robulus cultratus ^ Mont. g. 54, p. 214. 

Palrocles querelans g. 55, p. 218. 

Lampas trithemus g. 61 , p. 242. 

Robulina orbicularis, d'Orb. Tabi. des. Céphalop. 

p. 121 , n. 2. 

Robulina cultrata n. I. 

Lenticulina querelans , cultrata , e trithemus. Blainv. 

Malac. p. 390. 
Robulina cultrata , Va?,?,. Hist. INatur.IV. p. 20, n.49; 



X204X 

Deshay. Encyclop. Méthod. Vers., t. 3. p. 

191, n. 1. 

Blainv. Faun. Frane, p. 56 pi. 36, f. 3. 

Michelotti , Saggio Stor. p. 39, n. 1. 

LendermuUer , Micros. t. 1, f. e, d. 
Nautilus , Mart. Comh. Cab. I, p. 20, f. 110, 111. 

Robulina cultrata d'Orb. Foram. de Vienne, pag. 

96,Tab. VJ, fig. 10—13. 

Diam. =r 2 mill. 

Specie frequente nel Bacino di Vienna, ed ugualmen- 
te in Toscana — Nel regno s'incontra nell'Amato, in Reg- 
gio, e rarissima in Ischia. 

Nelle adiacenze di Messina , oltre le summenzionate specie del Regno di Napoli , trovasi 
doviziosamente la 

Robulina Ariminensis, d'Orb. 
simplex, d'Orb. 

ornata, d'Orb. 

inornata, d'Orb. 

cassis, d'Orb. 

Genere NONIONINA, d'Orb. 
( Cristellaria Lmk. — Lenticulina Blain. ). 

Conchiglia libera, equilaterale, suborbicolare, bulloide, o compressa, dorso 
rotondato; di sostanza solida, talvolta vetrosa, brillante, per lo più cribrata, 
costituita da una spira sempre abbracciante, composta di cavità archeggiate, 
riunite costantemente nel centro ombelicale; apertura in rima trasversale 
contro il dorso del precedente giro della spira, in ogni età apparente. 

Genere ben distinto, di facile ricognizione, e ftcondo di specie. 

1. NONIONINA BULLOIDES, d'Orb. 

Tav. XVII. f. 1 a ^, B. 

N. testa sphaerica , globulosa , laevigata ; loculis quatuor triangulari- 
bus , convexiuculis ; ultimo supra complanato ; apertura elongala , lineari. 

Siccome il suo nome appellativo lo indica, questa spe- 



X 205 )( 

eie simiglia alla Sphaeroidina hulloides , avendo del pari 
quattro cavità apparenti nell' ultimo giro, ma distinte ap- 
pena da un oscuro marchio di sutura. Essa è globolifor- 
me , a superficie liscia e splendentissima; 1' ultima cavità 
è appianata al suo estremo , e T apertura lineare che vi 
lascia si estende per quasi tutto l'arco dorsale del penul- 
timo giro della spira, abbracciato dalFultimo ; questo si 
eleva sul centro ombelicale alquanto più dall' una che 
dall' altra faccia. 

Diam. = 0,3 a 4 mill. 

Nonionina hulloides^ D' Orb. Tabi. des. Céphal. 
p. 127, n. 2. 

Foram.de Vienne, p.l07, n.7ò.r«Z».V.f.9, 10. 

Trovasi in Pozzuoli, Ischia, Taranto, S. P. in Lama 
presso Lecce, Notaresco. Non rara, specialmente nella mar- 
na bigia di Notaresco. 

2. NONIONINA SOLDANI, d'Orb. 

Tav. XVII, f. U. A,B. 

N. testa discoidali , convexa , tenui-punclata , umbilicata , externe ro- 
lundata , loculis H arcuatis , complanatis , ultimo semìlunari, complanato; 
apertura elongata. 

Conchiglia discoidale , molto gonfia , la cui superfi- 
cie è tutta vajata di punti impressi , poco profondi; com- 
posta di una spira inviluppante , i cui giri sono molto 
convessi sul perimetro, e divisa in 11 cavità, strette, al- 
quanto archeggiate , lisce , lasciando nel centro un ombe- 
lico angusto e profondo ; V ultima cavità superiormente è 
semi-lunare , e trasversalmente piana , con un' apertura 
breve ed in forma di luna crescente. 

26 



X 206 X 

Prossima, in quanto alla forma, alla N. umbìlicata, 
dalla quale distinguesi per essere punteggiata nella super- 
ficie , e per I' apertura più stretta. 
Diam. = 0,5 a 7 mill. 
Nautilus melo-spiraliSy Sold. Testaceogr, t. 1, p. 59, 

tah. 46, f. qq. 
Nonionina Soldani ^ d^Orb. Foram. de Vienne, p. 

109, n.78, tab. V. f. 15, 16. 
Nella marna di Casamicciola in Ischia, ed in S. Pietro 
in Lama presso Lecce. 

3. RONIONINA ATTENUATA, Cost. 

Tav. XVll, f. 10,A,B. 

iV. testa discoidali, compressa, vix punctala et umbilicala , exlerne ro~ 
tundata; locidis 20 arcuatis , complanatis , ultimo elato , lateribus emargi- 
nato -angulatis , apertura elongata, angustissima. 

Prossima alla TV. Soldaìii^ dalla quale si distingue e- 
minentemente pel maggior numero di cavità in ciascun 
giro della spira , contandosene nell' ultimo 19-20; queste 
serbano una direzione maggiormente archeggiata, lascian. 
do nel centro un ombilico mezzo aperto , poiché 1' ango- 
losità marginale delT ultima cavità lo copre in parte. La 
superficie offre appena rari e poco sensibili punti impres- 
si. La faccia della grande apertura è concava in luogo 
di esser convessa , come si trova nella Soldani , e la- 
scia una rima angustissima contro la convessità del penul- 
timo gii'o. 

Diam. = 0, 5 mill. 

Nella marna bigia di Casamicciola in Ischia ; non 
molto rara. 



X 207 X 

4. NONIONIRA STRIOLATA, Cost, 

Tav. XVU, f. 12, A, B. 

N. testa discoidali , convexa , umbilicata , exlerne rotundata ; loctiUs 
44 arcuatis , complanatis , iransversaliter concentrice strialis ; uUimo semi- 
lunari elongaio ; apertura elongala. 

Conchiglia discoidale, compressa, composta di 11 ca- 
vità nel giro esterno della spira, triangolari, e congiunte 
nel centro , nel quale lasciano un grande ombelico; tutta 
regolarmente striata a traverso da linee impresse non mol- 
to profonde ; T ultima cavità terminata da una superfi- 
cie convessa e liscia, che lascia una estesa apertura. 

Con la precedente, della quale è più rara. 

5. NONIONINA ORNATA , Cost. 

Tav. XVII, f. 11, A,B, C. 

N. testa discoidali compressa , margine rotundata, subangulato ; latere 
altero spira parva convexiuscula, altero disco centrali elevato; loculis 15-18 
angustalis , arcuatis , suturis hinc profundis , illinc coslula distinctis ; su- 
perficie minutissime granulata; apertura angustissima lineari. 

Conchiglia discoidale compressa , rotondata nel peri- 
metro ; composta di 16-18 cavità triangolari , appena ar- 
cheggiate , le quali non raggiungono il centro , lasciando 
perciò nel mezzo una spira un poco convessa , maggiore 
nel destro che nel sinistro lato ; le cavità sono distinte da 
una costola ben rilevata , e tutta la loro superficie è ornata 
di pustole; 1' ultima cavità forma una elevazione , che in 
taluni individui adulti è straordinariamente tumida, uscen- 
do assai fuori della curva normale; questi individui sem- 



X 208 )( 

brano mostruosi. La grande apertura è chiusa da una la- 
mina piana, oppure un poco concava, lasciando una rima 
non molto estesa ed assai angusta contro la convessità del 
penultimo giro: talvolta questa rima è quasi chiusa. 

Diam. = 1 mill. 

Fossile in S. P. in Lama presso Lecce; non molto rara. 

6. KONIONINA OBLIQUA , CoSt. 

Tav. XVII, f. \1,A.B. 

N. testa discoidali , parum compressa , late wnbilicata , spira obliqua; 
loculis i3 convexiusculis , anguslis , uUimo semilunari; apertura longissima. 

Conchiglia a spira molto obliqua , e crescente con 
molta rapidità , lasciando un largo ombelico , il destro 
più largo del sinistro ; composta di 13 cavità anguste , 
ritondate , e ben rilevate , distinte per suture depresse ; 
superficie oscuramente pustolata ; V apertura si prolunga 
dair uno all' altro ombelico. 

Diam. = 0,5 a 6 mill. 

Nell'Argilla di Casamiccìola in Ischia; rara. Rarissima 
in Notaresco nel Teramano ; ove pure ne abbiamo trovato 
un individuo singolarmente mostruoso. 

NONIONINA BOUEANA, d'Orb. 

N. testa ovaio-compressa , laevigata , margine subangulata ; loculis /2 
arcuatis , convexis , ultimo complanato, lanceolato ; apertura minima. 

Conchiglia di forma ovale , compressa , liscia, ango- 
losa sul perimetro , composta di 12 cavità nell' ultimo giro 
della spira , anguste , archeggiate , convesse , riunite nel 
centro intorno ad una depressione ombelicale molto lar- 



X 209 X 

ga ; r ultima cavità, superiormente piana, à figura di ferro 
di lancia nella sua parte anteriore ; V apertura e angu- 
stissima. 

Nonioìiina Boueana, d'Orb. Foram. de Vienne, pag. 
108. tab. V. f. 11 , 12. 

Specie rara in Nossdorf presso Vienna , trovasi fra 
noi in Pozzuoli , luogo detto le Starze , forse ugualmente 
rara. Non giunge però alle dimensioni di quella del ba- 
cino di Vienna , che secondo il d' Orbigny ha il diametro 
di uno a due millimetri ; mentre il maggiore degl' indi- 
vidui eh' io trovo neir indicato luogo giunge appena a 0, 7 
millimetri. 

NONIONINA RUDIS, Cost. 

Tav. XX, f. 2. A. B. 

N. lesta ovalo-rolundala , compressa, margine rolundalo, subangulalo, 
superficie suberosa; loculis 8 vix sutura distinctis; ultimo supra planulato; 
apertura triangulari. 

Conchiglia di forma un poco ovale , compressa , ro- 
tondata sul perimetro , ed un poco angolosa ; composta 
di 8 cavità neir ultimo giro della spira , un poco archeg- 
giate e riunite nel centro , distinte appena dalla sutura ; 
la superficie è punteggiata finamente ed irregolarmente , 
quasiché fosse erosa dal tempo ; 1' ultima cavità è spia- 
nata nella faccia superiore ; l'apertura è mediocre e trian- 
golare. 

Diam. =0,4. mill. 

Rara in Lequile presso Lecce. 



X210X 

7. NONIONIM POLYSTOMA, Cost. 

Tav. XIV. fig. 10 a A, B. 

N. testa discoidali, compressa, laevigata, umbilicala; loculis io convexiu- 
scuìis , iriangularibus ; ultimo supra semilunari compresso ; apertura lata, 
denticulala , vel foraminibus pluribus perforata. 

Conchìglia non dissimile dalla striolata , dalla quale 
differisce pel numero maggiore delle cavità, per esser que- 
ste lisce ed un poco convesse nel dorso , spezialmente le 
ultime , e per 1' apertura la quale è dentellata , ovvero 
perforata da una serie di forami piccoli e rotondi , risul- 
tanti dal ravvicinamento de' dentelli contro la convessità 
del giro precedente. 

Diam. := 0, 8 mill. 

Neir Argilla bigia di Notaresco; rara. 

Osservazione. Secondo i principii del d'Orbigny questa specie ande- 
rebbe riposta fra le Polistomelle , a cagione delle numerose aperture che 
si trovano là dove nelle altre rimane una rima più o men larga , e di 
figura diversa , secondo la diversa convessità del perimetro della con- 
chiglia. Ma r abito , e tutti i restanti caratteri sono di Nonionina ; e le 
numerose aperture derivano da dentelli ingenerati sul lembo della lamina 
che chiude 1' ultima cavità , i quali talvolta non giungono sul convesso 
del precedente giro , e resta cosi la rima dentellata. 

Genere NUMMULINA, d'Orb. 

(Nautilus Lin-Gm. — Nummulites e Lenticulina hmk.). 

Conchiglia Ubera, equilaterale, orbicolare o discoidea, spessa, incrassata, 
senza appendici nella periferia ; cosliluita da una spira abbracciante , a giri 
molto ravvicinali e numerosi ; l'ultimo, sempre marcalo nella prima età del- 
la conchiglia , è sovente impossibile a discernersi nella età adulta ; cavità 
piccole, brevi, numerose e ravvicinale, l'ultima delle quali, rilevata ne' gio- 
vani individui , è poco distinta ne' vecchi, e perforata da un' apertura tras-^ 



X 2U X 

versale, lineare, posta a rinconiro del giro della spira, la quale suol trovafsi 
occultata negli adulti. 

Noi abbiamo riportato un tal genere in seguito degli Ammoniti, per 
la somma aflìnità ravvisata da tutti i naturalisti , dai quali sono stati 
questi esseri precedentemente studiati. Qui Io ripetiamo per seguir l'or- 
dine dal signor d'Orbigny stabilito ; e per descrivervi ancora una specie 
microscopica, che trovasi libera fra i foramiuiferi de' terreni terziarii me- 
no antichi ; la 

NUMMULINA BADIATA, d'Orb. 

Tav. XVII, fig. 4. 

N. testa discoidali , compressa, laevigata , externe angulata; loculis 22 
flexuosis , angustatis , complanaiis , idtinxo complanato sagittato. 

Conchiglia discoidale, lenticolare , compressa, liscia , 
composta da una spira abbracciante, i cui giri sono ango- 
losi nella periferia, avente 20 a 22 cavità nell'ultimo giro 
della spira, strette, flessuose, non estuberanti , riunite nei 
centro ombilicale , il quale è convesso ; 1' ultima cavità è 
angustissima, appianata al di sopra, e munita di un' aper- 
tura angustissima , che spesse fiate è obliterata del tutto. 

Nautilus lenticularìs. Fiditeli et Moli, p.55, to/7.7. f. g. 

Rotaliles radiatus^ Montf. gen. 41. p. 162. 

Helicites radiatus , Blainv. , Malacol. p. 373. 

Nummulina radiata, d'Orb. Tabi, des Ce p hai. p. 
129, n. 1. 

Foram. de Vienne, p. 115, tab. V, f. 23^ 24. 

Diam. = 2 mill. 

Valle dell'Amato ; molto rara. 

Osservazioni. Ben avverte il d'Orbigny, che questa specie sia molto 
somigliante alla Nummulina knticidaris, ma che si lascia distinguere per 
le cavità flessuose. 



X212X 
Genere OPERCULINA, d'Orb. 

( Lenticulites^ Baster. ). 

Conchiglia Ubera, eqiiilaterale , ovale o discoidale , mollo compressa , co- 
stituita da una spira non abbracciante , regolare , apparente ugualmente 
d' ambo i lati , a giri contigui , ma rapidamente crescenti. Cavità numero- 
se , l'ultima delle quali esluberante su tutta la larghezza della spira. Aper- 
tura visibile in tutte l' età , di figura triangolare , posta std termine del- 
l' ultima cavità di rincontro alla spira. 

Osservazioni. Cosi defluisce uà tal genere il sig.D'Orbigny; il quale, 
sacrificando la chiarezza allo spirito sistemalico, rende ambiguo il linguag- 
gio, e pone nella incertezza il lettore. 

Le conchiglie che costituiscono il genere Operculina non hanno che 
una sola cavità continua, la quale si rivolge in spirale, come ben lo dice 
egli stesso; quindi non molte cavità, ma molti giri di spira; non apertu- 
ra in tutte r età triangolare , raa si muta secondo che si comprime o si 
eleva la cavità nel continuare il suo accrescimento. Questo è tenue, poco 
apparente , e poco disuguale nella prima età; cresce poi rapidamente nel 
suo ultimo periodo di vita; come è chiaro dando uno sguardo alle figu- 
re, che rappresentano due specie di età diversa. 

Non sempre perciò si trova 1' ultima cavità elevarsi sul piano della 
conchiglia ; ma avviene ciò solamente nel cominciare il secondo periodo 
di vita, d' incremento della conchiglia. 

Impropriamente è pur riposto un tal genere tra i Foraminiferi. Già 
il Lea proposto aveva per tali conchiglie il genere Orbis , fin dal 1811. 

Ma quando anche ciò fosse ammisibile, la posizione nel metodo non 
può ritenersi , non avendo alcuna relazione con le Nonionine , e molto 
meno con le Polistomelle per essere a questi due generi interposto, co- 
me ha pensato il d'Orbigny. Noi conserviamo l'ordine da esso proposto 
per facilitarne i riscontri , riserbandoci di esporre altrove quanto pensia- 
mo , e sulla rettitudine della classe intera , e sopra le particolarità del 
sistema. 

Il d' Orbigny dice possederne 7 specie ; 3 viventi straniere all' Eu- 
ropa , e 4 fossili de' terreni lerziarii. Egli però nella sua Paleontologia 
stratigrafica ne cita 8 , tutte fossili , tra le quali 1' angularis Corn. , la 
quale si riferisce al cretaceo; e quindi fa eccezione alla legge da lui me- 
desimo stabilita , che le conchiglie di tal genere fossero esclusivamente 
de' terreni terziari. Il Reuss ne ha descritte posteriormente altre 3 del 
bacino di Vienna ; e noi dobbiamo ancor distinguere le nostrali. 



X213X 

1. OPERCULINA AiMMONITIFORMlS, Cost. 

Tav. XVn, f. 16 a A, B. 

0. testa valde compressa ; anfractibus numerosis, duobus ullimis maxi- 
me elatìs, rugosis, latere dexlero convexiusculis , sinistro magis planuìatis; 
apertura longitudinali , lineari. 

Conchiglia rotondata , molto compressa , composta di 
10-11 giri di spira , i primi o centrali delicatissimi , e 
crescenti successivamente e gradatamente in diametro , i 
due ultimi aumentano rapidamente; sicché V ampiezza e- 
strema dell' ultimo adequa la metà del raggio : questi due 
ultimi giri sono molto rugosi; tutti poi dal destro lato si 
elevano mezzanamente, dal sinistro son quasi piani, onde 
nel perimetro la conchiglia risulta tagliente; l'apertura è 
angustissima e lineare. 

An Operculina Ainmonia., d'Orb. ? 

An Orbisfoliaceus, Phil.ll, pag.l47, Tab.XXIV, f.26? 

Diam. = 4 mill. 

Amato, Santa Severina, Lequile, Ischia ec; non ecces- 
sivamente rara. In Casamicciola un esemplale piccolissima. 

2. OPERCULINA CABINATA, Cost. 

Tav. XVIL f. \, A, B. 

0. testa discoidali, compressa, anfractibus 5-6 convexis, laevigatis, tx- 
terne carinatis ; apertura triangulari , inferne dentata. 

Conchiglia composta di 5 a 6 giri di spira , ben ri- 
levati , convessi e lisci, regolarmente aumentanti in dia- 
metro senza molta differenza ; sul perimetro aventi una 
carena larga , ma ritondata , la quale viene abbracciata 

27 



X214X 

dal giro successivo ; V apertura è quindi triangolare , e 
nella base la carena del precedente giro vi genera una 
specie di dentello. 

Diam. = 1 mill. 

Fossile neir argilla bigia di Casamicciola in Ischia , 
ed in S.* Severina nella Calabria Ultra 2^. Rara. 

3. OPERCULINA PERFORATA, CoSt. 

Tav. XVII , f. 4, ^, ^. 

0. testa discoidali , anfractibus l5->.i convexiuscuUs , externe rolun- 
datis, laevibus; in latere dexlero foraminibus 5-6 jperforatis, centro aperta ; 
apertura subovata. 

Conchiglia composta di 13 a 14 giri di spira, abbrac- 
cianti , regolarmente crescenti in diametro, senza grande 
disparità; la superficie è levigata, rotondata sull'esterno pe- 
rimetro ; 5 a 6 forami sopra ciascun giro di spira dalla 
faccia destra, visibili col soccorso di un forte ingrandimen- 
to microscopico; rugosetti dalla opposta o sinistra faccia. 
L'apertura è ovale, alquanto smarginata dal lato interno 
per la convessità esterna del penultimo giro della spira. 

Diam. = 0, 7 mill. 

Fossile in Pozzuoli , 1. d. le Starze — Rara. 

Genere HAUERINA, d'Orb. 

Conchiglia libera , molto compressa , equilaterale , quasi orbicolare , 
composta di una spira quasi abbracciante : costituita da un piccolo numero 
di cavUà a foggia di squame ; V ultima cavità , più convessa delle altre , 
è perforata da un' apertura in rima longitudinale nel senso della compres- 
sione della conchiglia , posta presso l' incontro della spira. 



X 215 )( 

Hauemna altemaks, Gost. 
Tav. XX. fig. 5, A. B. C. 

B. testa ovato-quadrilobata , laevigata ; loculis tumidtdis , alternan- 
tibus 6-7 ; ultimo turgidiore ; foramine in extremitate unico , oblongo. 

Conchìglia composta di 6 a 7 cavità, poste sul me- 
desimo piano , un poco abbraccianti , e quasi alternanti 
sopra uno spazio ovato-lobatoj alquanto tumide, e liscie; 
1' ultima un poco più rilevata , e munita alla estremità 
di un forame allungato, seguito d'altri punti impressi ed 
impervi. 

Diam. magg. = 2 mill. 

Nella Melia dell'Aspromonte in Calabria Ultra; rara. 

Osservazione. Non senza qualche ripugnanza riferiamo a tal genere 
la specie sopra descritta , che , secondo certi principii , potrebbe in al- 
tre mani costituire un genere diverso. Noi ci limitiamo qui alla sola co- 
noscenza della specie, lasciando ad altri l'arbitrio di battezzarla a suo modo. 

Genere POLYSTOMELLA, d'Orb. 
( Nautilus , Lin. ). 

Conchiglia libera , regolare , equHalerale , compressa , per lo più care- 
nata nel dorso ; costituita da una spira abbracciante , composta di cavità 
semplici , dritte o più o meno archeggiate , eh» si congiungono nel centro 
ombilicale , guernile di fossette trasversali fra le suture, o sopra queste stesse. 
Aperture numerose , sparse , in frangia marginale , o formanti un triangolo 
mila siipcrior parte dell'ultima cavità, mostrandosi aperte ancora nelle fos- 
sette suturali delle ultime cavità. 

Osservazioni. V autore, partendo sempre dalla condizione dell' ultima 
apertura di queste minute conchiglie , ed ammettendo che in quelle del 
genere attuale siano molte , ha dato loro il nome di Polystomella. Egli 
però si è illuso , credendo esser normali quei forami , che sono even- 
tuali , e talvolta anche lo effetto dell' erosioni sofferte , sia in seno della 
terra se fossili , sia per lo strofinio fra le sabbie se fresche, e ppr altra 



)( 216 X 

ragione ancora che sarà esposta allorché di esse parleremo nella Fauna del 
Regno. Sono le delicate pareti di quelle fossette , o di quelle che si ele- 
vano in fornaa di pustole che , consumate le prime , scuoprono la sotto- 
posta cavità. Noi dimostreremo ciò meglio nei particolari di talune spe- 
cie. Le stesse espressioni sue ne danno pertanto una prova , mentre ne 
ammette or qua , ora là , senza norma veruna ; il che non può servire 
di carattere generico. 

Mentre poi stabilisce per norma che in tal genere si trovano delle 
fossette trasversali fra le suture , sovente nelle specie scambia le suture 
con le cavità , e quindi assegna a quelle la presenza delle medesime fos- 
sette. Proseguita da ciò che nelle frasi specifiche si è dovuto permutare 
r indicazione delle une con quella delle altre ; come meglio si potrà in- 
tendere nella crispa , nella Josephina e nell' aculeata. 

1. POLYSTOMELLA CRISPA, Lmk. 

Tav. XI, f. 10, a, J, B, C. 

P. lesta discoidali , compressa , externe ungulata , disco centrali pun- 
ctato ornata : loculis 20-3i arcualis , anguslatis, vesicidis oblongis ^2-/5 
praeditis ; ultimo triangulari laevigato. 

Conchiglia angolosissima, più o meno compressa nella 
totalità , composta di giri di spira obbliquamente inclinati 
dal centro ombilicale alla periferia, molto convessa e pun- 
teggiata verso il margine esterno , il quale è molto ango- 
loso ; composta di 20 a 30 cavità archeggiate , ciascuna 
guernita a traverso da 11 a 15 fossette allungate ; V ul- 
tima cavità superiormente piana, triangolare, ed acuta an- 
teriormente ; a misura che avanza in età cresce il nume- 
ro delle cavità , e la convessità marginale si attenua ; nel 
centro ombelicale vi è sempre un piccolo disco guarnito 
di punti rilevati. 

Diam. magg. := 5. mill. 

Nautilus crispus , L. — Gm. Syst. Nat. p. 3370, n. 3. 

Schreib. Conch. Kenn. B. I. p. 3, Sp. 3. 



X 217 )( 

Cornu Ammonis, Piane, de Condì, min. not. t. I, f. II. 

Nautilus slriatus communis , Sold. Testac. I, p. 54. 
f. E; tab. 33, T. 34 f. G. H. 

Ficht. et Moli. , Testacea micros. p. 40 , tab. 

4. f. D, E, F. 

Polystoniella crispa^ Lmk. Anim. sens Verteb. VII, 
p. 625. 

D^Orb. Tab. des Céphal. p. 117, n. 1. 

Risso, Ilist. Natur. IV, p. 20, n. 47. 

Desbaj. Encyel. Méthod. IH, p. 808, n. 1. 

Poitiez e Mich. Gal. des Mollus, de Douai, t. 1 

p. 3Ò., n. 1. 

Micbel. Saggio Stor. pag. 35, n. 1. 

Brown. Foss. Conbysol. p. 22, PI. 2, f. 15. 

Themeon rigatus , Montf. gen. 51, p. 202. 

Parkinson , Organ. remans. Il, f. 25. 

Vorticalis crispa , Blainv. Mala eoi. p. 375. 

Faun. Frane, p. 77. 

Martini, Concb. Cabin. Ili p. 248, t. 20, f. 172; 173, 

Sehroeter, Coneb. Rennt. B, I, p. 10, Sp. 3. 

Gualt. Ind. Test. t. 19, f. A, D. 

Ginanni , Adriat. t. 14, f. 112. 

Poly stornella crispa, d' Orb. Foram. de Vienne , 
p. 125, tah. VI, f. 9-14. 

Speeie comunissima e frequente in molte delle mar- 
ne tciziarie del regno, specialmente in quelle di Taranto, 
S. Pietro in Lama presso Lecce, e Valle dell'Amato nelle 
Calabrie , ove trovasi delle maggiori dimensioni. Nelle mar- 
ne d'Ischia, e nel terreno incoerente e vulcanico di Poz- 
zuoli ,1. d. le Slarze , s' incontra pure questa specie, ma 
rara , e di tal picciolezza che i maggiori individui rag. 



X 218 )( 

giungono appena un millimetro , come quelle di Vienna. 
Varia questa specie a seconda dell' età , perchè si mol- 
tiplicano le cavità, interponendosi alle prime le seconde , 
i cui sepimenti rilevati non sempre raggiungono il centro. 
Soggetta è pure a mostruosità, come di contorcimenti, ed 
accrescimenti innormali. Ne posseggo pure taluna geminata. 

2. POLYSTOMELLA GRANULATA, Cost. 

Tav. XI, f. 7 di A, B, C. 

P. discoidali rolundata , lenticulari , disco medio granulato, lateribus 
convexiuscuUs, margine atlenuato-rolundato, haud anguloso,paulisper flexuo- 
$0 ; loculis 50 circitert angustatis, flexuosis ; supra fossiculis iransversalibus 
34 munilis , lateraliler cingulatis , àngulo granulato ; sutura elevata- 

Conchiglia lenticolare, compressa, convessa d'ambe le 
facce quasi ugualmente , col margine attenuato e riton- 
dato; composta di 50 cavità allo incirca, le quali s'inar- 
cano due volte in contrario senso come un S, molto an- 
guste, ed ornate sulla faccia esterna da fossetti trasver- 
sali ovali al numero di 30-34 ; dall' uno e dall' altro lato 
questa zona è cinta da un cordone sormontato da altret- 
tanti tubercoli rotondi, e tra i due cordoni delle limitrofe 
cavità scorre un risalto lineare e liscio. Il disco ombeli- 
cale è ornato di 6 ad 8 tubercoli. La figura C mostra con 
maggiore chiarezza questa elegante struttura ; dove si è 
pure tolta porzione di una delle superficie per mostrar la 
opposta dalla parte interna. Quivi si vede con chiarezza 
che le fossette trasversali appartengono alle cavità, e non 
ai sepimenti , i quali sono ornati in vece da' cordoni ri- 
levati , ed in ogni caso si trovano alla parte più rilevata, 
come si è fatto avvertire nelle osservazioni al genere. 



X 219 X 

E cosa lieve lo accorgersi della stretta somiglianza di 
questa specie con la P. crìspa , avendo come quella la 
forma ed il disco ombelicale ; ma il numero delle cavità 
e quello delle fossette trasversali è molto maggiore , e le 
costole che separano le cavità sono singolarmente ornate 
da una doppia serie di minuti tubercoli. 

Diam. = 2,2 mill. 

In Aspromonte , luogo detto Melia ; non ovvia. 

3. POLySTOJIELLA ORNATA, Cost. 

Tav. XIX. f. 16. J, B, C. 

P. testa discoidea , compressa , exlerne lobata , mitrata , disco cen- 
trali nullo ; loculis H arcualis , medio fossiculis elongatis H munitis ; su- 
turis elevatis , surculis exaratis ; loculo ultimo laevigato , apertura nulla. 

Conchiglia compressa , quasi rotonda , composta di 
undici cavità nell' ultimo giro della spira , molto incur- 
vate , decUvi, ed ornate di 11 a 12 fossette trasversali; 
separate da un risalto corrispondente allo interno sepimen- 
to , al quale succede un solco ben distinto ; 1' ultima ca- 
vità è chiusa da una lamina liscia , la quale non lascia 
alcun forame. 

Diam. = 0, 4 a 0, 6 mill. 

Li Ischia, 1. d. 5. Alesandro, ed in Pozzuoli alle Starze; 
frequente. Tal' è la freschezza delle conchiglie di queste 
due località , che mantengono tuttora il loro colorito; esse 
hanno color fulvo , con macchie fosche sparse. 

4. POLYSTOIVIELLA FLEXUOSA, d'Orb. 

P. testa discoidali , compressa , externe angulosa , disco centrali lae- 
vigato ornata ; loculis 18 fleocuosis , medio fossiculis elongalis iì munitis , 
ultimo laevigato ungulato. 

Conchiglia compressa , composta di giri di spira an- 



X220X 

golosi sul perimetro , V ultimo composto di 18 cavità ar- 
cheggiate e ripiegate quasi in forma di S, separate da una 
scanalatura ornata da undici fossette trasversali allungate, 
le quali si arrestano sul disco ombelicale liscio, od un poco 
rugoso , e più o meno largo ; 1' ultima cavità ha la sua 
faccia superiore liscia , senza forami , e soltanto rugosa 
nella sutura col convesso del precedente giro della spira. 

Diam. = 0, 8 mill. 

Pofy stornella flexuosa , d' Orb. Foram. de Vienn. 
pag. 127, tao. VI, fig. 15, 16. 

Distinguesi dalla P. crispa non solo pel disco ombe- 
licale liscio, o semplicemente rugoso , ma per le cavità fles- 
suose , e le fossette trasversali più lunghe, più profonde, 
lineari, ed in minor numero. 

Fra noi questa specie è molto rara. Si trova nella 
marna di Castellalto nel Teramano. 

5. POLYSTOMELLA INERMIS , Cost. 

P. testa discoidea compressa , externe angidata , centro umbilicali con- 
ì>exo , rugoso ; loculis H angulalis , foscdculis 48-^0 transversalibus, brevis- 
simis munitìs , ullimo laevigalo , antice angulalo ; apertura nulla. 

La sola mancanza delle quattro spine sul perimetro , 
poste quasi a croce , disgiungono questa nostra specie dalla 
P. regina del d' Orbigny (1), avendo come quella la for- 
ma , ed essendo ogni giro di spira composto di 16 cavità 
archeggiate, strette, poco incavate, e guarnite di 12 fos- 
sette trasversali, allungate e ravvicinate ; il centro ombe- 
licale estuberan te ha de' fossetti irregolari e riuniti; la fac- 
cia superiore dell' ultima cavità è piana , angolosa allo 

(1) D' OrbigDj , Foram. de Vienn. pag. 129, tab. VI, fig. 23^ "24. 



X 221 )( 

esterno ; la sostanza che chiude lo spazio è quasi spon- 
giosa , cellulosa , lasciando socchiuse quelle cellule che 
sono a contatto con la convessità del precedente giro della 
spira (1). 

Diam. =0,6 mill. 

Specie non frequente in Lequile presso Lecce. 

4. polystomella aculeata, d' Orb. 

P. testa discoidea , compressa, externe angidata, carinata; centro um- 
bilicalì convexo , rugoso; loculis H arcuatis , convexis, exlerne mucronatis], 
medio fossicuUs elongatis 42 munitis. 

Conchiglia composta di giri di spira angolosi e ca- 
renati nel perimetro, formati da 14 cavità, strette, con- 
vesse, archeggiate, terminate esteriormente da una punta 
acuta, ma corta, ornate da un ordine di una dozzina di 
fossette trasversali allungate, che nel centro sono rimpiaz- 
zate da rugosità ben rilevate ; V ultima cavità è liscia al 
di sopra e molto angolosa anteriormente. 

Diam. = 0, 5 mill. = ( 'Amili, d' Orb.) 

Fossile in Pozzuoli ; rara. 

Polystomella aculeata , d'Orb. Foram. de Vienn. 
pag. 131. tab. VII. f. 27-28. 

Il nostro esemplare ha 17 cavità , ma un poco irre- 
golari. 



(1) Questa condizione è comune a tulle le tal altro sulla linea di congiunzione, o sutura 

specie di tal genere ; e da essa prende origine colla convessità del precedente giro della spira, 

l'apparizione di quei forami , che talora si mo- Vedi le osservazioni apposte ai caralleri ge- 

strano aggruppali verso V angolo esterno , e nerici. 

28 



X 222 )( 

5. POLYSTOMELLA LISTEEI , d'Orb. 

P. testa discoiclea , compressa , externe oUuse angulata ; centro umbi- 
licali convexo , subrugoso ; loculis H arcualis , latis , medio fossiculis elon- 
(jalis iO munilis , ultimo supra laevigato , anlice obtuse angulalo. 

Conchiglia molto spessa , composta di 10 ad 11 ca- 
vità leggermente angolose sul perimetro, benché ritonda- 
te, ascendenti, e liscie, le cui fossette, al numero di 10, 
sono lunghe e poste in una grande concavità ; nel cen- 
tro ombilicale convesso si osservano talvolta de' tubercoli 
poco rilevati ; 1' ultima cavità è liscia e ritondata al di 
sopra , ma anteriormente è un poco angolosa. 

Diam.= 0, 8 millim. ( d'Orb. la trova di 'A mìU. ). 

Poly stornella Listeri, d'Orb. Foram. de Vienn. pag. 
128, tah. VI, fig. 19-22. 

In Pozzuoh, 1. d. le Siarze; rara. 
Il d' Orbigny ha stabilita questa spezie sopra esemplari 
sì piccoli , che secondo lui , non eccedono un quarto di 
millimetro ; ma essa cresce fino a raggiungere 0,8 di mil- 
limetro , quando il perimetro si assottiglia, e si presenta 
in proporzione meno elevata nel centro , crescendo anche 
di due il numero delle cavità e quello delle fossette trasver- 
sali. Laonde conviene non attaccarsi si strettamente a tali 
numeri. 

6. POLYSTOMELLA SALENTINA , CoSt. 

Tav. XIX, f. 12. J, B, C. 

P. lesta discoidea , compressa , margine angulata , vix carinata ; locu- 
lis 40 , fossiculis transversis totidem munilis ; ultimo poslice acuto , super- 
ne planulato , marginibus elevatis ; sutura rugosa; disco umòilicali plano , 
punctis impressis iO^, altero centrali majore. 

Conchiglia discoidale compressa , a perimetro alquanto 



X 223 X 

angoloso , con piccolissima carena ottusa; composta di 10 
cavità neir ultimo giro della spira , guernite di 9 a 10 
fossette trasversali molto allungate , e separate da un ri- 
lievo marginale dello interno sepimento , assai ben distin- 
to; tutti tali sepimenti, givmti al perimetro del disco om- 
belicale si arrestano , ed innanzi a loro si genera im fos- 
setto rotondo; un altro simile maggiore sta proprio nel 
centro. Dal destro lato, il disco ombelicale è di maggior 
diametro di quello del sinistro, ed i rilievi de' sepimenti, 
ugualmente che le fossette trasversali, sono meno sensibili. 

Diametro = 0,6 a 0,7 mill. 

In Lequile presso Lecce ; non frequente. 

7. poLYSTOarEXLA JOSEPinNA, d'Orb. 

P. testa discoidea , compressa , exlerne ungulata; centro umUlkali con- 
vexo , laevigato; loculis Ssubreclis , concavis , fossiculis elongatis transversis 
7 munilis. 

Conchiglia compressa , a perìmetro angoloso ; com- 
posta di 8 a 9 cavità, esteriormente concave, appena in- 
curvate , e guernite di 7 fossette trasversali allungate , le 
quali si cancellano gradatamente presso il centro ombeli- 
cale , eh' è liscio ; le suture si elevano in un cordone liscio 
e convesso, che sul perimetro si protende in acume più o 
meno squisito. 

Polystomella Josephina , d'Orb. Foram. de Vienn. 
pag. 130, lab. VI. fig. 25 , 26. 

Diam. = 0, 4 mill. 

In Pozzuoli con la P. Listeri , della quale sembra più 
rara ; ed anche nelle Calabrie. 



X 224 )( 

8. POLYSTOMELLA IVIEDIA , CoSt. 

P. testa diseoidea , compressa , externe rotundata , cuUrala ; centro um- 
bilicali rugoso ; loculis iO arcuatis , concavis, fossiculis transversis elongatis 
43 munilis ; suturis costulatis , coslula medio sulcala. 

Conchiglia discoidale , compressa , cultrata e rotondata 
nel perimetro ; composta di 10 cavità archeggiate, molto 
depresse , e guernite di 15 fossette trasversali molto pro- 
fonde , che nel centro omhelicale si convertono in rughe; 
separate da una costola rilevata e solcata nel mezzo da un 
solco sottilissimo ; faccia superiore deli' ultima apertura 
liscia , spianata , e senza alcim forame. 

Diam. = 0,6 mill. 

In Pozzuoli , 1. d. le Starze ; nou molto rara. 

Come dalla descrizione apparisce, questa specie è tra 
mezzo alla Josephùia e V aculeata ; avendo della prima il 
numero delle cavità , e della seconda il numero e forma 
delle fossette ; manca però di angolosità o aculei nel pe- 
rimetro, avendo in vece uno spigolo molto acuto ed ugual- 
mente continuato. 

9. POLYSTOMELLA DECIPIENS, CoSt. 

Tav. XIX, f. 13, A,B. 

P. testa diseoidea, compressa, exlerne lobata; loculis 9 -iO depressiusca- 
lis, foraminibus ejcilissimis serie unica signatis , superficie granulata; disco 
umbilicali nullo; locido ultimo antice laevigato .tumidulo; foramine nullo. 

Conchiglia discoidale, mezzanamente compressa, ester- 
namente rotondata e lobata per la elevazione de'sepìmenti, 
tumidetti e tondeggianti, che vi si protendono; composta 
di 9 a 10 cavità poco depresse, su ciascuna delle quali 



X 225 )( 

v' ha una serie di forami impercettibili, in talune inter- 
rotta ; la superficie è finamente granellosa ; senza disco 
ombelicale , nel cui luogo vi è una fossetta picciolissima ; 
r ultima cavità vien chiusa da lamina un poco tumida , 
ma liscia, la quale , al contatto della convessità del giro 
precedente della spira, lascia una serie di fossette, che 
son quelle spettanti alla depressione della sottoposta cavità. 

La sostanza è un poco trasparente, lasciando di se 
vedere la struttura areolare e granellosa. 

Diam=0,5 mill. 

Nella marna di Lequile presso Lecce; rara. 

Osservazione. Col nome appellativo decipiens si è voluto proprio indi- 
care le qualità esclusive di questa specie. Perocché ha dessa l'abito di Po- 
lystomella senza avere nò forami apicali , nò fossette trasversali sulle de- 
pressioni delle cavità, né altri forami sparsi ; ma solo un disco centrale 
oscuramente espresso e liscio, ed alcuni indizii delle fossette trasversali. 
D' altra parte essa mostra delle rughe sulla sutura della lamina che chiude 
r ultima cavità contro la convessità del penultimo giro della spira ; stan- 
do questa in luogo , sia de' forami delle Polistomelle , sia della rima od 
apertura semilunare delle Nonionine. Innanzi a questa di fatti sta pure la 
nostra Nonionina polysloma, nella quale si è notato trovarsi ora una serie 
di forami socchiusi , ora una rima dentellata. Quindi la specie sta tra 
mezzo ai due generi , come par che stessero ancora le Nouioniue jjerfo- 
raia, punclala ec. del d' Orbigny. Cosi la natura passa per gradi dall'uno 
all'altro genere , e noi ci troviamo imbarazzati nel pretendere di stabt-< 
lire certi conflni ! 

10. POLYSTOMELLA AEQUIVOCA , Cost. 

Tav. XIX, f. n,A,B. 

P. testa discoidea , compressa , laevigata, exierne vix lobata , cultrata ; 
loculis 46 parum incurvatis , depressiusculis , fossiculis H subrolundis ornatis; 
ultimo superm planulato , foramine nullo. 

Conchiglia discoidale , compressa , levigata , a peri- 



X 226 )( 

metro quasi intero , con acuto spigolo ; composta di 16 
cavità poco esternamente incavate, e guernite di undici fos- 
sette trasversali quasi rotonde od mi poco ovali ; l' ultima 
cavità chiusa completamente , e senza forame alcuno. 

Diam. = 0,6 mill. 
1^ In Lequile , e S. Pietro in Lama presso Lecce; rara. 

11. POLYSTOMELLA CA.LCARATA, Cost. 

P. testa discoidea, compressa , eocterne ungulata ; centro umbilicali pla- 
nuìato , laevigato ; loculis li arcuatis, laeviter strialis ad peripheriatn, con- 
cavis ; anguUs externis 4, 3 ullimae cavitatis valde produclis. 

Conchiglia compressa , composta di 11 cavità poco 
od appena depresse verso il disco ombelicale , massima- 
mente poi in sul perimetro , precisamente le 4 o 5 ulti- 
me , sicché i sepimenti rilevati si protendono in acume 
incurvato ; le aje delle cavità sono appena striate trasver- 
sahnente ; il disco ombelicale è largo, piano e liscio ; ninna 
apertura sull' ultima cavità. 

Diam. =0,7 mill. 

E in questa che meglio si avvera formarsi le aper- 
ture laterali per la distruzione della lamina cavitaria , la 
quale, essendo qui più delicata e larga, facilmente si rom- 
pe , e scopre la interna cavità , spezialmente sopra le ul- 
time e maeafiori. 

Molte sarebbero ancora le altre Polislomelle, che quali distinte specie si 
potrebbero descrivere; ma persuaso che per lo più sono modificazioni leggiere, 
provenienti sovente dall'età, e che non effigiandosi difficilmente si potrebbero 
riconoscere , mi sono astenuto di farlo, anche per non accrescere soverchia- 
mente la iconografia di questa opera. Si vuole però notare , che la P. or- 
nata nello stato d' infanzia , e quando il suo diametro ha solo 0,2 millime- 
tri , sul perimetro della prima cavità ha delle spine squisite e lunghette , 
che poscia scompariscono nelle cavità successive. 



X 227 )( 

In molte delle specie , col successivo incremento , o si moltiplicano le 
cavità , si fanno più tumide ; sicché di sovente si veggono le tre o quattro 
ultime più estuberanti, rotondate , e meglio dalle altre distinte. Non di rado 
V animale riprende energia , ed i successivi incrementi si fanno fuori della 
normale indicata dal giro precedente. 

Nella nostra Tav. XX , fig. 5 , vedesi una di tali aberrazioni della 
P. crispa ; un' altra ne trovi rappresentata nella Tav. XIX fìg. 15, spet- 
tante alla P. Salenlina ; eduna terza della ornata nella Tav. X, f. 8. 

Da tdtimo non sarà fuor di proposito avvertire , che comparando le 
nostre specie con quelle effigiate dal d'Orbigny appartenenti al bacino di Vien- 
na , anche tra le poche che si sono riportale come identiche, vi è grande diffe- 
renza di aspetto. Non vorremmo imputarla ad inesattezza di disegno ; ma 
se ciò non è , le disparità devono riferirsi alle condizioni locali ; come ciò 
si osserva eziandio fra le stesse specie di mari diversi d'ogni genere di spoglie 
testacee. 

Genere SIPIIONIM, Reuss. 

Conchiglia libera , inequilatera , trocoidea, depressa, carenata ; cavità 
spiralmente attorcigliate ; apertura prolungata in un piccolo sifone stiaccia- 
to , parallelo al dorso della conchiglia. 

SIPHONINA FIMEEIATA , RcuSS. 

5. testa suborbiculari , lobata , depressa , utrinque convexa, extra acute 
carinata , et subtiliter fimbriata , tion umbilicata , tuberculalo-per forata ; 
anfractibus tribus latiuscidis ; loculis 5 fimbriatis , rectiusculis , subtrigonis ; 
siphunculo , aperturam gerente , depresso , circumlabiato. 

Concliiglia discoidale depressa , con spira mezzana- 
mente elevata , composta di tre giri , ed avente nel cen- 
tro un tubercolo perforato ; cinque cavità in ciascun gi- 
ro , a foggia di settore circolare , guernite sul contorno 
di un lembo minutamente dentellato a guisa di frangia ; 
dalla faccia opposta alquanto convessa, liscia, con cinque 
lati appena estuberanti , un piccolo sifone depresso , slar- 
gato suir apertura , spicca dall' ultima cavità e dal lato 



X 228 )( 

della spira, né si estende oltre il margine della conchiglia. 
Diam. =: 0,5 mill. 
Siphonina Jìmbriata y Reuss. Foram. di Vienna, 

p. 372, tab. 47, f. 6. a, 6. 
Rotalina reticulata, Czizek3 Beitrage zur Kentniss der 
fossilen Foraminiferen des Wienner Beckens,- p. 9, 
tab. 13, f. 7-9. 
Specie incontrata per la prima fiata in Tegel di Baden 
presso Vienna, e sulla quale è stato fondato il genere dal 
sig. Reuss. Noi 1' abbiamo discoperta nella marna del Va- 
ticano , non rara ; ed in quella di Notaresco. 

SlPHONINA INORNATA , Cost. 

S. testa orbìculari , lobata , depressa , ulrinque convexa , extra acute 
rarinata , non umbilicata , laevUjata ; anfractibus trìbus lalimcuUs ; loculis 
6-7 planulatis , subtus vix convexis , superne convexiusculis , recliusculis , 
subtrigonis; siphunculo depresso circumlabiato. 

Conchiglia rotonda o puramente lobata, depressa, con- 
vessa d' ambo le facce , meno però dall' inferiore che dalla 
superiore, ove appariscono le cavitìi spiralmente rivoltate, 
formando tre soli giri; 6 a 7 cavità nell'ultimo, tutte 
depresse, triangolari , spianate, a contorno sottilmente ca- 
renato e liscio; il sifone esce tra mezzo sul margine dell'ul- 
timo giro, ma non oltrepassa la curva periferica ; la su- 
pei'ficie è liscia , e nitida. 

In Notaresco presso Teramo ; non molto rara. 

Diam. = 0,4 mill. 



X 229 )( 
Genere SPIROLINA, Lmk. 



'5 



{Spirula Blaiii.). 

Conchiglia per lo più compressa , con cavità semplici , variabili a se- 
conda dell' età ; midii forme nella sua infanzia , a giri regolari , siano oppur 
no inviluppanti, indi prolesa in linea retta , rappresentante allora un pa- 
storale. Aperture sidla faccia estrema dell' tdtima cavità numerose nella 
sua prima età , spesso unica negli adulti. 

1, SPIROLINA LONGISSIMA, Cost. 

Tav.XIX. fig. II, ^. ^. C. 

Sp. testa gracili , longissima , spira minima, compressa , anlice cylin- 
dracea , (diquantum flexuosa, vel angulariter flexa; loculis convexiusculis , 
longiludinaliter ohscure slriatis ; suturis explanatis; locido ultimo magis in- 
fialo, vel elongato ; apertura parca , rotunda . simpUci. 

Conchiglia picciolissima e compressa nella sua prima 
età, e cpiando è rivolta in spirale; appena raddrizzata au- 
menta in diametro in guisa da non lasciare avvertire la 
spira altrimenti che per la sua" compressione ; prolungasi 
indi oltremodo, affacciandosi perciò al nudo sguardo come 
una dcntalìna delle più gracili e lunghe ; la spira non è 
discernibile che sotto un forte ingrandimento microscopi- 
co ; essa è composta di sei a sette cavità inviluppanti; la 
porzione dritta ne à 19 a 28, poco tumide allo esterno, 
longitudinalmente striate, con strie sottilissime e poco pro- 
fonde , le suture sono appianate; l'ultima cavità, meglio 
distinta, per essere gonfia più delle altre, è cpiasi sferica tal- 
volta, tal altra piriforme, ha nel mezzo l'apertura, unica, 
semplice , centrale , piccola , e rotonda. 

La crescenza di questa conchiglia è irregolare; d'or- 
dinario un poco inarcata e ritorta, come cjuella della fig. 

29 



X 230 )( 

B ; talvolta si piega in gomito più o meno sensibile, qual 
si vede nella prima e meglio ancora nella seconda delle 
citate figui-e. 

Lunghezza maggiore=2, 4 mill. 

Trovasi nell' Amato ; rara. 

Genere CYCLOLINA, d^Orb. 

Conchiglia discoidale , libera , regolare , equilaterale , compressissima, 
circolare ; costituita da cavità concentriche, formando ciascuna un cerchio 
completo intorno cdle altre della stessa forma ; aperture numerosissime , 
sparse al di sojora dell' idtima cavità. 

Osservazione. Come avesse potuto persuadersi il sig. D'Orbigny, ch'e- 
sister potesse una siffatta conchiglia, qual esso la definisce, noi non sap- 
piamo concepirlo. Cavità circolari concentriche, poste le une intorno alle al- 
tre, senza avere né principio né fine, debbono esser create le une indi- 
pendenti dalle altre, e per una mano suprema cosi accollarsi. Ma che un 
animale le avesse ingenerate col proprio trasudamento, o secrezione, è ve- 
ramente un assurdo. Egli dunque s' illuse, perchè la specie che gli servi 
di tipo non mostravagli con chiarezza la genesi sua. 

Errava pure nel credere, che ciascun giro di quella conchiglia fosse 
una sola e semplice cavità: essa è costituita da cavità numerose, le quali si 
succedono l' una all' altra con successivo ma tenue incremento. Le aper- 
ture numerose e sparse sull'ultima cavità sono eventuali. Esse risultano 
dallo sdrucimenlo della conchiglia, la quale, toccando sul piano per la 
parte più elevala , eh' è quella dell' ultimo giro della spira, e che si so- 
prappone sovente alla penultima, è la parte che innanzi tutte si logora. 
Avviene in fatto trovarne di quelle che sono intatte , e quindi non of- 
frono alcuna apertura; ve n' ha delle altre al contrario le cui cavità si 
aprono tutte. Uno sguardo alla nostra Tav. XX, fìg. 8 e 9, e si rimarrà 
tosto convinto. 

Che se poi fosse vero, che nelle conchiglie di questo genere non vi 
sia continuità di accrescimento, e fossero quindi esse mancanti di spira, 
impropriamente si sarebbero collocate nell' ordine degli elicostegi, e tra le 
Lituole e le Orbiculine. 

La definizione generica va dunque riformata come segue — Conchiglia 
discoidale, regolare, subequilaterale , compressissima, circolare; costituita da 
cavità numerose, che si succedono formando una spira poco apparente, la 



X 231 X 

quale si terminajovrapponendosi ad una delle facce laterali del giro pre- 
cedente , spianandosi e chiicdendosi completamente , o lasciando aperta la 
estremila. 

Cyclolina cretacea, d'Orb. 

Sotto questa denominazione il prelodato autore rappresenta la specie 
tipo di questo suo genere ( Foram. di Vienn. pag. 139, tab. XXI , fig. 
22 e 23 ) senza special descrizione. Solo ci avverte averla egli trovata nella 
creta cloritica inferiore, o nello strato Toroniano. Noi abbiamo la identica nella 
marna di Casamicciola in Ischia. E la troviamo anche vivente nel nostro Me- 
diterraneo, 

Cyclolika praealta, Cost. 

Tav. XX, f. 8, è 9. 

C. testa discoidali, valde depi-essa , spirali : spira vix dìstincta ; centro 
prominulo ; externe magis elevata ; apertura explanata ; laevissima. 

Conchiglia completamente rotonda , molto depressa , 
o laminare, spirale , a giri di spira indistinti , assai rile- 
vati soltanto r ultimo e penultimo , sul quale la estremità 
di quello si addossa e si spiana , chiudendo cosi comple- 
tamente r apertura ; una delle due facce è spianata com- 
pletamente , r altra è un poco concava per lo aumento 
degli esterni giri della spira ; nel centro vi è sempre un 
tubercolo, esordio della spira ; la superficie è levigata. 

Diam. = 1,5 mill. 

Nella marna di Casamicciola , con la precedente. 
Vivente tuttora nelF Ionio. 

Allorché la conchiglia è un poco sdrucita , discopronsi 
talune delle cavità di cui ciascun giro della spira è com- 
posto. Pare che questa spoglia si generasse attaccata ad 
altro corpo solido e spianato, perocché dalla sua faccia pia- 



)( 232 )( 

na si scoprono sempre le interne cavità , per essere da 
questo lato più tenue ; come ciò avviene alla Serpula spi- 
rillum , o Spirorhis. 

ADDIZIONI. 

Al genere Robulina sono d' aggiungersi le altre se- 
guenti specie. 

1. ROBULINA SIMPLEX, d'Orb. 

R. testa orbiculato-convexa , margine angulata , non cannala ; disco 
centrali nullo ; loculis 8 triangularibus , arcuatis, laevigalis ; apertura a>i- 
iice radiala. 

Concliiglia discoidale , convessa , angolosa , senza di- 
sco centrale e senza carena , sporgendo un poco gli an- 
fratti angolosamente ; composta di 8 cavità nell' ultimo 
giro della spira ; molto inarcate , semplici , senza risal- 
ti , riunendosi le suture nel centro. 

Diam. = 1, mill. 

La sola mancanza di disco centrale la distingue dalla 
JR. inornata. 

Robulina simplex, d'Orb. Foram. de Vienn. pag. 
108 , n. 70 , tab. IV , f. 27-28. 

In Ischia , e Santa Severina in Calabria Ultra secon- 
da. Rara. 



X 233 )( 

2. ROBULINA LNORNATA, (l'Orb. 

Tav. XIX , {. 6, J, B. 

R. testa orbìculato-convexa , angulala , laevigata , disco centrali eicpla- 
nalo ornata , margine ungulata , non carinala; locuUs 6-9 , triangularibiis, 
laevigatis , obliquis ; apertura radiata. 

Conchiglia discoidale , convessa , angolosa, avente nel 
centro un disco piano molto esteso, angolosa nel margine, 
e senza carena; composta di 6 a9 cavità triangolari, in- 
curvate , larghe più o meno , lisce , senza risalti , con 
l'apertura raggiata nell' ultima cavità. 

Simile alla cultrata , di cui non à la carena. 

D' Orbigny limita a sei il numei'o delle cavità di que- 
sta specie ; ma negl' individui adulti esse si aumentano ; 
ed il margine superiore dell'ultima si eleva, formando una 
specie di labbro rotondato a modo di peristoma dell' elici. 
Tal' è quella che noi abbiamo effigiata. 

i?oZ»zi//«a mor/zflZa, d'Orb. Foram. de Vienn. pag. 
107, n. 69, tah. IV, fig. 25-26. 

Nella marna di Reggio ; non rara. 

3. ROBULINA INAEQUALIS, Cost. 

Tav. XIX. f. 3, J, B, 

R. testa subomta, convexiuscula, margine carinata ; loculis sex , sutu- 
ra profunda dislinctis , convexiusculis , triangularibus, exceniricis; apertura 
antice radiata. 

Conchiglia di forma quasi ovale, mezzanamente con- 
vessa , liscia , guernita nel perimetro di caiena lamellare 
non molto larga ; composta di 6 cavità , un poco tumide , 



X 234 )( 

distinte da sutura profonda , triangolari , i cui angoli non 
si riuniscono al centro , ma inugualmente s' intersecano ; 
e cosi nel contorno sono altri più, altri meno convessi e 
sporgenti ; 1' apertura , sull' angolo carenale , è raggiata , 
avendo cinque a sei pieghe. 

Diam. magg. == 2, 1 mill. 

JNelIa marna di Lucugnano , in Terra d' Otranto. 

4. EOBULINA CANCELLATA, Cost. 

Tav. XIX fig. 5, A, B. 

R. testa orbiculata , nitida , convexìuscula , margine cannala ; loeulis 
sex complanatis , triangularibus ; apertura antice oblonga , marginala. 

La forma e T andamento delle cavità di questa spe- 
cie sono le stesse che quelle della ornata ; ma se ne dì- 
parte per la mancanza di costola nelle suture , come di 
risalti trasversali sugli angoli centrali delle cavità. La sua 
superficie è liscia , splendente , senza disco nel centro, com- 
posta però di sei cavità , Tultima delle quali superiormente 
piana , ed avente 1' apertura sulf angolo carenale , allun- 
gata a foggia di rima , fiancheggiata da un risalto, o cor- 
done. 

Diam. = 1. mill. 

Nella marna di Reggio ; non ovvia. 

5. ROBULiNA voRTEX, d' Orb. 

R. testa orbiculato-convexiuscula , laevigata , disco eentrali ornata , 
margine anguste carinata ; locuìis 8 anijustalis , contortis , laecigalis , in- 
terne costulatis. 

Conchiglia discoidale , molto convessa , liscia , con 



X 235 )( 

una angusta carena nel suo perimetro, ed un disco cen- 
trale nel mezzo , intornio al quale si attorcigliano vortico- 
samente otto costole angustissime e molto archeggiate, leg- 
germente convesse nella loro riunione sul contorno del di- 
sco centrale ; questo è più o meno spianato , e talvolta 
ha un tubercolo, appena percettibile sotto un forte ingran- 
dimento microscopico, dal quale cominciano a partire le 
suture delle cavità. 

Diam. = 0,8 mill. 

Nautilus vortex, Ficht. et Moli. 

Rohulinavortex^ d'Orb. Tabi, des Céphal. pag. 121, 
num, 4. 

Robuliiia Imperatoria, Id. Foram. de Vienn. pag. 
104, n. 78, lab. V. fig. 5, 6. 

Neir Amato. Rara , come T è quasi generalmente. 

Il d'Orbigny distingue la sua R. Impercdoria dal 
N. vortex di Fichtel et Moli per la presenza del disco 
centrale ; ma io trovo che questo apparisce or più ora 
meno distinto , senza che perciò altro si mutasse. Anzi so- 
pra r individuo dell' Amato , il disco apparisce chiaro da 
uno de' lati , e dall'altro appena si può ravvisare. jNel- 
l' individuo trovato in Messina svanisce quasi del tutto, E 
perciò che le ho ritenute entrambe sotto la stessa generica 
denominazione sistematica. Così vide pure dapprima lo 
stesso d' Orbigny , che poscia mutò pensiere. 



)(236X . 

Fam. II. Tia-hinoidca , d'Orb. 

Genere ROTALINA, d'Orb. 

( Rotalina et Giroidina , d' Orb. ) 

Conchiglia Ubera , depressa o irochi forme , finamente cribrata , sovente 
carenala ; spira depressa , troncata o conica ; cavità depressa , sovente ca- 
renala : apertura a foggia di rima longitudinale , contro il penultimo giro 
della spira , ed occupante solo una parte della estensione dell' idtima cavità; 
periferia senza appendici marginali : con un disco centrale o senza. 

1. ROTALINA KALEaiBERGENSIS, d'Orb. 

R. testa orhkidato-deprcssa , punctata , margine anguloso-carinata , 
spira complanata , anfractibus tribus ; loculis septem, sublus convexis, exler- 
ne convexiuscidis ; centro umbilicalo. 

Conchiglia ovale , accostandosi alla forma circolare ;, 
depressa , punteggiata , carenata sul perimetro, costituita 
da una spira appianata , tumidetta nel mezzo , composta 
di tre giri poco o nulla distinti, avente ciascuno 7 cavità 
spianate ed alquanto oblique superiormente , al di sotto 
convesse, troncate nel contorno, lasciando nel mezzo una 
fossetta ombelicale. 

Diam. = 0,6 mill. 

Rotalina Kalemberge?isis, d'Orb. F or ani. de Vienn. 
pag. lòl, tao. VII, fig. 19, 21. 

Ischia, Notaresco, S."* Severina, Amato , Taranto ed 
altrove: non molto abbondante. 



X 237 X 

2. ROTALINA BOUEANA , d'Orb. 

R, testa orbiculato-depressa , punctala , supra subtusque convexiuscula ; 
jptra subcomplanata ; anfraclibus tribus exlerne carinatis ; loculis 7, supra 
arcuatis , limbatis , subtus convexiusculis , externe limbatis. 

Conchiglia orbicolare , depressa , punteggiata , quasi 
piana superiormente , ed anche un poco concava, rile- 
vando alquanto il contorno della spira ; molto convessa al 
disotto con piccolo ombelico, composta di 3 giri di spira, 
l'ultimo de' quali ha sette cavità oblique con acuta carena 
nella periferia , inferiormente terminate da un largo mar- 
gine rilevato , triangolari , alquanto convesse , e soltanto 
marginate nella periferia ; inferiormente troncate ed a fog- 
gia di festone allo esterno. 

Diam. := 1 mill. 

Roialina Boueana^ d'Orb. Foram. de Vienn. p. 152 
tab. VII, £ig. 25-27. 

Lucugnano , Ischia , Pozzuoli , Amato ; rara. 

3. ROTALIA PARTSCHiAJMA, d'Orb. 

R. testa orbicuìata , depressa , laevigala, supra subtusque convexiuscu- 
la ; spira brevi ; anfraclibus quatuor , angustatis , externe carinatis, locu- 
lis 4i , supra arcuatis , complanatis , subtus externe limbatis , interne co- 
statis , disco centrali ornatis. 

Conchiglia orbicolare , depressa , liscia , ugualmente 
elevata d' ambe le parti, avente un disco rilevato nel cen- 
tro ombelicale , composta di quattro giri di spira , 1* ulti- 
mo de' quali si compone di 9 ad 11 cavità , molto ango- 
lose e carenate nel perimetro; le cavità sono distinte da 
un risalto marginale , i quali tutti si riuniscono al disco 
ombelicale. 

Diam. massimo =^ 1, 5 mill.: d'ordinario non oltrepassa 
1 miìl 

30 



X 238 )( 

Rotalina Parischìana, d'Orb. Foram. de Vienn. p. 
153, tab. VII, fig. 28,30; e tab. Vili, fig. 1,3. 

Nello stato d' infanzia questa specie e frequente; e non 
eccede in diametro 0,5 mill. Nel suo pieno sviluppo Tab- 
biamo incontrata nelle marne della Valle Beneventana ed 
in quelle di Notaresco. 

4. ROTALINA DUTEMPLEI, d'Orb. 

R. testa suborbiculata, depressa , punctata , subtus convexa ; spira com- 
planata ; anfractibus iribus minime àistinctis , externe angulato-carinalis ; 
ìoculis 8, supra complanatis, obliquis , subtus triangularibus , convexis, ut" 
timo convexo. 

Conchiglia quasi rotonda, molto punteggiata, molto 
piana e troncata al di sopra, assai convessa al di sotto e 
senza ombelico; composta di tre giri di spira larghi, l'ul- 
timo od esteriore de' quali, con squisita carena nel peri- 
metro, si compone di 8 cavità oblique , superiormente pia- 
ne , triangolari, un poco flessuose, e convesse dalla infe- 
rior parte; l'ultima esternamente è ritondata. 

Diam.=:0, 8 mill. 

Non molto rara nell'Amato, in S.^Severina, in Ischia. 

6. ROTALINA SOLDANI, d'Orb. 

R. testa orbiculafa , depressa , laevigata , subtus convexa , umbilicata; 
spira complanata , anfractibus quatuor angustatis , externe subangulatis ; 
ìoculis novem, supra oblongis, subtus triangularibus, arcuatis , convexiusculis. 

Conchiglia orbicolare, depressa, levigata, quasi piana 
al di sopra, molto convessa ed ombilicata al di sotto ; co- 
stituita da quattro giri di spira angusti, 1' ultimo de' qua- 
li , angoloso allo esterno , si compone di 9 cavità oblon- 



X 239 )( 

ghe, archeggiate superiormente, triangolari ed un poco con- 
vesse inferiormente ; 1' ultima cavità è troncata ad angolo 
retto al di sotto. 

Nautilus, Sold. Saggio Oritt. lab. VII, f. xx^ yy. 

— App. tab, VII, fig. XX ^ yy. 
Nautilus melospiralis^ Id. Testac. I, p. 59, tab. 46, 

fig. rr.j ss. 
Nautilus melo., Id. ibid. II, pag. 33, tab. 8, fig. E. 
Gyroidina Soldani^ d'Orb. Tabi, des Céphal. pag. 

112, n. 5. 
Rotalina Soldani, Id. Foram. de Vienn. pag. 155, 

tab. Vili. fig. 10, 12. 
Diam. = 1 roill. 

Specie tuttora vivente nell' Adriatico e nell' Jonio. 
Fossile in Calabria , Pozzuoli, Lequile ed altrove. 

Q. ROTALINA TUBER, CoSt. 

Tav. XVU, fig. ^, B, e. 

R, testa conico -Iruncata , laevigata ; supra convexa , spira exoleta ; 
iubtus disco centrali planulato , praealto ; apertura laterali longissima ; lO" 
fulis H angustis , obliquis , in anfrastu ultimo tantum dislinctis. 

Conchiglia di forma conico-troncata a base convessa, 
che appartiene alla faccia superiore, la quale è liscia , ne 
lascia intravedere alcun vestigio di spira ; il solo ultimo ed 
esteriore giro è ben distìnto, e separato dai precedenti da 
sutura profonda ; questo si compone di 14 cavità anguste 
ed obblique, che sul perimetro hanno uno spigolo ben ri- 
marchevole; dalla inferior parte vi è un disco centrale 
appianato, ma rilevato nel perimetro, molto spesso; i lati 
non lasciano intravedere alcuno degl' interni scomparti- 



X 240 X 

menti , ma solo alcuni oscuri marchi di depressione ; la 
superficie è liscia; l'apertura è lunga quanto il lato conico. 

Diam. = 1, 2 mill. — Altezza =0,8 mill. 

In Cannitello , nella estremità delle Calabrie , in im 
terreno a tritumi ; rara. 

7. ROTALINA ATFimS , Cost. 

Tav. XVn, fig. 6.J,B, C. 

R. testa orbicuìata , depressa , laevigata , supra convexiuscula , subtus 
conico-convexa ; spira brevi , anfractibus quatuor , angustis , externe rotun- 
datis ; loculis 6-7, supra arcualis , primoribus complanatis , exlimis coslula 
ampia distinctis ; subtus triangularibus , aeque costatis ; disco centrali parvo. 

Conchiglia discoidale, depressa, un poco convessa nella 
sua faccia superiore , nella quale si distinguono 4 giri di 
spira , suir esterno de' quali appariscono i sepimenti delle 
cavità , consistenti in una listarella o costola piana, rile- 
vata , molto inarcata , proseguimento di quelle che me- 
glio distinte si trovano sulla faccia inferiore; questa è quasi 
conica, convessa, con sei a sette costole rilevate, corrispon- 
denti alle suture delle cavità , le quali si continuano sul 
perimetro , e ripiegano sulla faccia superiore ; nel centro 
si uniscono ad un piccolo disco ombelicale ; la superficie 
è liscia. 

Diam. = 0, 8 milL 

Affine per organizzazione alla Partsdiiana ; se ne di- 
parte moltissimo per la forma più elevata della inferior 
parte, pel minor numero di cavità , e per l'altezza delle ca- 
stole suturali. 

In Santa Severina , e nell' Amato ; rara. 



X 241 X 

8. EOTALINA HEMISPHAERICA, CoSt. 

Tav.XIV. fig. 16, A,B,C. 

R, testa orbiculata , depressa ; superne convexiuscula , inferne hemisphae- 
rica; anfraclibus 5, externo magis disimelo; loculis 12 anguslis, obliquis ; 
subtus umbilicata , umbilico parvo ; apertura lineari , laterali , longissima ; 
superfìcie laevigata. 

Conchiglia di forma emisferica, appena convessa dalla 
superior parte , nella quale appariscono 3 a 4 giri di spira , 
ben distinti , massimamente lo esterno , il quale si depri- 
me assai più finche esce dal piano de' precedenti ; dalla 
inferior parte è convessa quasi quanto la metà della sfe- 
ra , avendo un piccolo ombelico , al quale confluiscono i 
dodeci sottili solchi suturali ; la superficie è levigata. 

Diam. = 0,7 mill. 

Nella marna di Notaresco nel Teramano, ed in quella 
di Casamicciola in Ischia ; rara. 

9. ROTALINA INFUNDIBULUM , Cost. 

Tav. XIV fig. 9, J, B, C. 

R. testa discoidali , depressa ; superne spira elevala, conoidea ; inferne 
parum concava ; anfractibus 4 , loculis Jt obliquis , inferne coslida suturali 
distinctis , tribusultimissulurisexplanatis, magis inflatis ; apertura lineari. 

Conchiglia molto depressa , inferiormente alquanto 
incavata , senza spira apparente , segnata d' alcuni solchi 
profondi quasi raggianti , tondeggiante e senza angolosità 
sul perimetro; superiormente elevata a foggia di cono molto 
ottuso, ed alquanto convessa nei lati; composta di 3 a 4 
giri di spira , l'ultimo de' quaU con cavità oblique ed an- 
guste. 



X 242 )( 

Diam. = 0,8 mill. 

Neir Amato , in Monteleone , ed altrove ; non rara. 

10. ROTALINA MICHELINIANA, d'Orb. 

R. testa orbiculalo-cmwidea ; laevigala , supra plana , subtus convexo^ 
conica , cannala ; spira complanata ; anfractibus tribus ; loculis angulatis , 
subcomplanatis ; umbilico concavo , apertura elongata. 

Conchiglia quasi rotonda , molto elevata, a periferia 
poco angolosa , e ben carenata , liscia, superiormente pia- 
na; convesso-conica inferiormente, con ombelico impervio 
ne' giovani individui , molto largo e profondo negli adul- 
ti , o di statura maggiore ; spira troncata , appena con- 
vessa nella sommità ; composta di 3 a 4 giri di spira , i 
primi appena visibili , 1' ultimo molto distinto , nel quale 
si contano sei a sette cavità, superiormente archeggiate, 
inferiormente dritte , V ultima delle quali è tagliata a 
squadra ; le suture sono poco apparenti nei piccoli indi- 
vidui , molto profonde ne' grandi ; Y apertura è in rima 
longitudinale rasente il lato dell' ultima cavità. 

Diam. =: 0,8 — alt. = 0,5 mill. 

Rotalina Michellniana , d' Orb. Fora ni. de Paris, 
pag. 31, PI. in, fig. 1-3. 

Nella marna di Reggio ; frequente. 

Gli esemplari sopra i quali il d' Orbigny descrisse que- 
sta specie non oltrepassavano un mezzo millimetro alla 
base ; quindi assegna le suture poco apparenti , ed ombe- 
lico impervio ; e così e. Ne' nostri esemplari maggiori pel 
contrario , le suture si mostrano profonde , e 1' ombelico 
sì largo e profondo, che danno V apparenza di un Balano. 



X 243 X 
Genere GLOBIGERINA, d'Orb. 

Conchiglia libera , spirale , mollo gibbosa , costantemente rugosa e cri- 
brata ; coslituita da una spira lateralmente rivolta, composta di cavità poco 
numerose , sferoidali , rappresentanti nello insieme un ammasso spirale di 
piccoli globi. Apertura in forma di luna crescente o di una smarginaiura di- 
versamente profonda , posta verso V asse della spira neW angolo ombilicale. 

Osservazioni. Genere di facilissima ricognizione, poiché esso si presenta 
tosto alla mente pel solo suo nome. Ma le specie, o sono tante quante le sva- 
riate combinazioni e numero delle cavità globuliformi , o non è che una so- 
la, svariata secondo l'età, e le diverse altre eveutuali combinazioni. 

D'Orbigny pertanto ne riconosce 18 specie viveuli, dell'Adriatico delle 
Canarie delle Antille dell' I. di Francia e di S. Elena, e dichiara che siano 
esse più numerose nell' Adriatico e nelle Antille che altrove. Fossili dice 
esser comuni nei terreni terziari! superiori dell'Italia e dell' Austria, e più 
rare ne' bacini di Bordò e di Parigi. 

Zoologicamente però considerate, nasce spontaneo il probblema, se tutte 
le diverse combinazioni, considerate quali specie , siano dovute a modifica- 
l'one organica , o fossero puramente eventuali ; e però varietà d' una me- 
desima e sola specie. 

Egli è indubitato che comparando le une alle altre materialmente si tro- 
vano differire ; anzi Ira migliaia di esemplari è malagevole il trovarne due 
che tra loro convenissero , per considerarle specificamente identiche- Ma 
questa medesima condizione ci avverte, che niuna legge presiede a tali com- 
binazioni: e che quindi son dovute a cagioni diverse e puramente eventuali. 

La proporzione svariata de' globicini di cui si compone ciascuna delle 
Specie non è punto efficace per istabiiirle- A partire dal primo e primor- 
diale , esso ci presenta dimensioni diverse in ciascuno individuo- Quindi 
i successivi proporzionalmente crescenti generano forme e graudezze diver- 
66:6 sotto lo Sguardo analitico e geometrico si avverte, che il loro successivo 
incremento non segue legge alcuna di proporzione. 

La maggiore o minore profondità degli anfratti , della quale fa uso il 
d'Orbigny nella.diagnosi delle specie, é anche il carattere più equivoco di 
tutti. E l'apertura, su cui riposa anche il genere, è tanto svariata , che 
talvolta manca affatto. Lo stesso lodatissimo Autore confessa , « che ta- 
» lune specie lo hanno molto imbarazzato: perché con le stesse cavità sfe- 
» roidali, e sotto le stesse forme , le une non hanno altra apertura esteriore 
» eccetto i picciolissimi forami che si trovano su tutta la superficie della 
» stessa cavità ultima ; ed altre , in luogo di una banao molte aperture 
» sopra r ultima ». 



X244X 

II Reuss pare che avesse intese le medesime difficoltà per noi rile- 
vate ; e ne' suoi Foraminiferi nuovi, scoperti da lui nel bacino di Vien- 
na , riporta combinazioni diverse sotto la sola denominazione specifica 
di Globigerina austriaca : alla quale poi aggiunge come nuove tre altre ; 
la Globigerina concinna, diplostoma e triloba. 

II d'Orbìgny non conobbe la combinazione ternaria ; laonde ammise la 
BuUoides , bilobata e quadrilobata oltre la regularis. 

Il deposito conchigliare dell' Amato ba offerto a noi tutte le pretese 
s^ ecie : e moltissime ne abbiamo pur trovate nell'Argilla bigia di Nota; 
Teseo. Non mancano poi in alcuna delle altre da noi esaminate , varian- 
do sempre di grandezza numero e proporzione delle cavità. 

1. GLOBIGEEINA EEGULARIS, d'Orb, 

Tav. XX, fig, 3, A, B. 

Gì. testa rotundata depressa , punctata , subtus convexa , umbilicata ; 
anfractibus duobus rolundalis , loculis quatuor oblongis , convexis , arcuatis, 
ultimo semigloboso, subdepresso. 

Con tal pome il d'Orbigny ha preteso indicare la spe- 
cie nella quale solamente può avvertirsi un certo anda- 
mento spirale nel moltiplicarsi le cavità ; perocché le pri- 
me e minutissime occupano una delle facce delle altre 
quattro di gran lunga maggiori , e pare che questo incre- 
mento , benché rapidissimo, si faccia con successione spi- 
rale. Nel resto ninna differenza. 

Diam. = 0,8 mill. ' 

Globigerina regularis, d'Orb. Foram. de Vienn. 
p. 162. lab. IX, f. 1-3. 

Reuss., Nuovi Foram., Tab. Ili, f. 7. 

Notaresco, Ischia, S.^ Severina; non rara. 



X 245 X 

i 2. GLOBIGERINA BILOBATA, d'Orb. 

Tav. XXI, fig. 6, A, B. 

Gì. testa oblonga , convexa ; maxime perforata ; loculis duobus inae- 
qualibus ornata. 

Oltre 1' esser composta di due sole cavità globose, il 
d' Orbigny crede notarvi , come carattere specifico , 1' es- 
ser le due cavità insieme prese maggiori che la bulloides 
adulta , non che per essere la superficie meno cribrata, ma 
i forami molto maggiori. In realtà tutto [questo varia sen- 
za legge veruna, siccome è stato avvertito per ogni al- 
tra cosa. 

Diam. = 1 mill- 

Globigerina bilobata , d'Orb. 1. e. p. 164 — tab. IV , 
f. 11-14. 

Nelle stesse località che la precedente. 

3. GLOBIGERINA TRILOBATA, RcUSS. 

Tav. XXI, fig. 4, A, B. 

Gì. testa convexa, gibbosa, subtus umbilicata ; loculis tribus sphaericis, 
subaequalibus. 

Non dissomiglia dalla precedente , eccetto che pel nu- 
mero delle cavità, e per la loro proporzione. 

Diam. = 0,8 mill. 

Globigerina trilobata, Reuss, negli atti deirimp.Accad. 
delle Scienze di Vienna, Tom. I. tab. HI, fig. 11. 

In Notaresco, Ischia , Amato ec. con la precedente , 
della quale è meno frequente. 

Abbiamo di questa specie un esemplare , nel quale 

31 



X 246 )( 

ogni cavità ha una grande cicatrice quasi tonda nel suo 
mezzo , e dalia faccia stessa dell' apertura mediana. La 
quale cicatrice consiste in una apertura, col margine ben 
terminato da un lembo rilevato , e chiusa da una spezie 
di reticolo o membranella cribrata. 

4. GLOBIGERINA QUADRILOBATA , d'Orb. 

Tav. XXI, f. 3 e 4. 

Gì. testa ovato-convexa , gibbosa , punctata , subtus umbilicata ; locu- 
lis quatuor sphaericis , subaequalibus , ultimo sphaerico. 

Quattro cavità globose compongono questa voluta spe- 
cie , quasi uguali in grandezza, ed una estuberante dal- 
l' una, l'altra, che vuol dirsi l' ultima, dalla faccia opposta. 

Diam. = 0,4 mill. 

d'Orb. 1. e. p. 164 — tab. IX, f. 7-10. 

Con le precedenti ; ovvia. 

5. GLOBIGERINA BULLOIDES , d' Orb. 

Tav. XXI, fig. 5 e 7. 

Gì. testa convexiuscula , punctata ; subtus umbilicata ; anfractibus duo- 
bus , loculis quatuor sphaericis , distinctis , ultimo globuloso. 

Sette globoli compongono lo insieme allorché la con- 
chiglia è di età avanzata , di cui i tre primi costituisco- 
no un gruppetto , intorno al quale quasi spiralmente si 
dispongono gli altri in proporzione di gran lunga mag- 
giori , e r ultimo è massimo e più accostante alla sfera. 
L' apertura è molto larga , e soventi fiate viene accompa- 
gnata da porzione lasciata scoperta delle precedenti. 



X 247 X 

Diam. = da 0,5 ad 1 mill. 

La nostra figura 7 , corrisponde alla concinna di 

Reuss. 

Polymorphia tuberosa et globifera, Sola., Testi, p. 117, 

Tab. 123, f. L. 

Polymorphia globulifera, Sold. Test. U. p. 58 Tab. 

13, f. d. 

Globìgerina bulloides, Tab. des Céphal. d'Orb. t. 

Ili, n. 1. 

1838 Foramin. delle Canarie, 

p. 132, PI. 2, f. 1-3, 28. 

1839 Foram. dell' America me- 

rid., p. 37 ^ n. 26. 

1846 Foram. de Vienn. pag. 

163, n. 116, tab. IX, f. 4-6. 

Gli esemplari d'Ischia e di Pozzuoli giungono appena 

a mezzo millimetro ; quei dell'Amato non giungono ad 

un millimetro. 

Genere PLANORBULINA , d'Orb. 

Conchiglia fissa , spirale , discoidale , mollo deprèssa , profondamente 
perforata ; cosHiuiia da una spira irregolare, discoidale, composta da gran- 
de numero di giri , tutti rivolli sopra un medesimo piano , apparenti d' ambe 
le facce , ma meglio coverte al di sopra che al di sotto. Cavità numerose, con- 
vesse superiormente , inferiormente troncate , e modellate sid corpo che le rice- 
ve , perforate da un' a[)erlura semilunare contro il giro della spira- 
Osservazioni. Non dubito esser questa una produzione analoga , se 
non identica, a quelle di certe pretese Flustre od Escare; e che per me 
sono ovarìi di molluschi , o di altra genia di abitanti del mare. Sebbene 
sia vero che le cellole delie quali lo insieme sì compone dispongonsi quasi 
spiralmente ; questa spirale non è né continua, né regolare : e spezialmente 
la irregolarità cresce col crescere l' estensione di quello insieme ; sicché 
in fine risulta una figura poligona , che tende alla circolare , ma che tal- 
volta accostasi pure al quadrilatero. Spesso poi si trovano delle cellole 



X 248 )( 

innormalmente situate fuori di qualsiasi linea , retta , o curva. In quanto 
alle celloie stesse , souo formate da un guscio calcare , talvolta Onamenle 
cribrato , tal' altra anche depresso ; e la maggiore apertura dì ciascuna dì 
loro , quando esiste , mentre prova eh' esse non formano continuità , ma 
sono semplicemente aggregate ed accollate per i loro margini , dimostra 
ancora l' analogia con le flustre ; e che sia dessa l'uscita dell' animaletto 
racchiuso , e sviluppato. 

In conseguenza di ciò , la produzione della quale qui parlasi , sotto 
tutti i rapporti, dev' essere eliminata dalla classe de' Foraminiferi; né sta- 
rebbe ben collocata nell'ordine sistematico. Noi pertanto la riteniamo qual 
si trova giacere , ma provvisoriamente , e pel solo riguardo de' rapporti 
paleontologici e geologici ,come si è fatto per le Pavonine , Opercoline e Ci- 
cloline ; e siccome faremo pure per altre. 

Né vogliamo qui tralasciare di avvertire , che quel laborioso e pa-i 
ziente Soldani , del quale piacque dire al signor d' Orbigoy , aver lavo- 
rato per solo passatempo (1) , ben vide in questa produzione una spoglia 
di marino animale d' incerta natura ; notò trovarsi attaccata a Zoofiti o 
litoflti ; e quanto altro poscia si è rilevato nei suoi caratteri generici. II 
nome stesso che d'Orbigny le assegna è stato suggerito dal Soldani. Pe- 
rocché questi lo impose ad altra analoga produzione, con la quale asso- 
ciavala , che però ben seppe distinguere , appellandola Planorbis (2). 

1. PLANORBULIM MEDITERRANENSIS, d' Orb. 

Tav. XXI, fig. 7. 

PI. testa irregolari , maxime depressa , perforata , supra convexiu- 
scula , sublus planulata (3); spira irregulari: anfractìbus minime distinclis, 
exlerne carinatis (4), locuUs numerosis, inaequalibus (5) , supra convexiu- 
sculis. 

(1) Vedi su questo soggetto l'artìcolo inserito do, secondo noi, la conchiglia aderente, la 
nel Rendiconto della S.Accad. delle Scienie ec. convessità riguarda la faccia superiore, e l' iu- 

(2) In quanto a questa seconda produzione, ferlore si spiana sul corpo al quale aderisce. 
vedi il genere Soldanina , Cost. (■*) Non è punto carena quella che circon- 

(3) S'egli è vero, come non occorre du- da le celloie, ma una espansione irregolare 
bilare « che la faccia inferiore si modella sul della sostanza slessa del guscio , con la quale 
corpo a cui aderisce , non deve la sua forma le celloie si attaccano sul piano. 

entrare a parte de' caratteri specifici, essendo (S) La ineguaglianza delle celloie è uua 

diversa ne' diversi individui. È questo dunque prova della mancanza di successione , e che 

un errore logico. Credo nondimeno che a mo- sono corpi indipendenti , attaccali , contigui , 

do suo intendesse per faccia inferiore quella nel- e di diverso sviluppo, 
la quale si trovano le aperture; mentre essen- 



X 249 )( 

Conchiglia irregolare , pressoché orhicolare , molto 
depressa , cribrata in ogni parte , costituita da numerosi 
giri di spira, poco distinti, l'ultimo de' quali è carenato, 
ed angoloso nel suo perimetro , composta da un grande 
numero di cavità , o cellette irregolari , tondeggianti, 
superiormente convesse , inferiormente spianate , disposte 
sopra numerosi giri quasi spirali, ma irregolari , per la 
diversa grandezza delle cellole; l'esteriori hanno una espan- 
sione delicatissima , irregolare ; talune delle cellole este- 
riori sono di maggior dimensione di tutte, ed escono fuori 
della curva normale ; quindi la figura risulta irregolare 
ed incostante. 

Diam. = da 0,8 ad 1,5 mill. 

Soldani , Tesine. Ili, p. 238, iab. 161, fig. F. G. 

Planorhulina vulgaris d'Orb. Foram. des I. Canar. 
134, PI. 2 f. 30. 

Tabi, des Céphal. p. 114, n. 2. 

Foram. de Vicnn. pag. 165, tab.lK. 15-17. 

Fossile presso Monteleone ,1. d. la Ferrera^ ov' è sem- 
pre incrostata di sostanza calcare , come quasi tutte le 
conchiglie di quella località ; e nella marna d' Ischia ( Ca- 
samicciola e S. Alesandro ) ; in Pozzuoli , ove ne abbia- 
mo trovato un individuo quadrilatero. Trovasi tutt' ora 
nel Mediterraneo e nell' Adriatico ; e , come assicura il 
d' Orbigny , anche nel mare Atlantico. 

E questa la sola specie conosciuta , e nella quale , 
oltre i caratteri generici, niuna altra nota s' incontra, non 
avendo altre spoglie di tal fatta con le quali si possa com- 
parare per esser distinta. Lo stesso d' Orbigny cita è vero 
un' altra specie sotto nome di vulgaris^ appartenente all' I. 
di Cuba e delle Canarie, ma lo fa con dubbio. 



)( 250 )( 

È rimarchevole pure che T A., nel descrivere la spe- 
cie , si mette in contradizione con se stesso, assegnandole 
forma irregolare, coni' è, mentre nella diagnosi generica la 
stabilisce discoidale. 

Genere SOLDANINA, Cost. 

Conchiglia Ubera, molto depressa, lìoligona, d'ordinario esagona; composta 
di cavità ovoidee , parzialmente abbracciate , o addossate l'una sopra l'al- 
tra successivamente; disposte spiralmente sopra uno stesso piano, alquanto 
rilevate e convesse d'ambe le facce, tanto più per quanto più crescono; quin- 
di V esterne massimamente si sollevano ; apertura in ritna delicata cantra il 
precedente giro , poco più suW una che suW altra faccia. 

Osservazioni. Il Soldani , a cui uon isfuggi, questa conchiglia, la rap- 
presentava nella Tav. 161, fig. 317. E della sua Testaceographia P. III., 
e descrivendola nella pag. 239 1' appellava Planorbis. Egli con tal nome 
r associava a quelle altre spoglie calcari di dubbia genia, delle quali po- 
scia il d'Orbigny ha fatto il tipo del genere Planorbulina, improntandone 
il nome dallo stesso Soldani. Sembra che il sullodato signor d'Orbigny 
non avesse conosciuta in natura questa forma ; non potendo supporre che 
r avesse confusa con le precedenti , cui ha dato il nome di Planorbulina 
Mediterranensis ; che altrimenti si sarebbe servito della prima per costi- 
tuire il tipo del genere , comecché di forma regolare e costante ; ed alla 
sua PI. Mediterranensis avrebbe dato nome più acconcio , e convenevole 
all' indole di quelle spoglie. 

Soldani vedeva, è vero, una certa analogia tra questi due modi di 
spoglie animali; ma pur ben seppe rilevarne le differenze, e distinguerle. 
Le Planorbis diss' egli essere delle Ammonie, e di una sostanza più solida, 
ed aver le papille (1) disposte spiralmente, benché in una spira brevis- 
sima ; e le Planorbi papillose ( Planorbulina Mediterranensis d' Orb. ) es- 
sere di sostanza più gracile, e le papille più frequenti, ed irregolarmente 
disposte. Soggiunse pure esser le planorbis non attaccabili dagli acidi , 
ed aver colore bianco-sudicio e talvolta anche nero. 

Io consagro tal genere al laborioso e pazientissimo uomo , a cui de- 
ve la scienza il più gigantesco lavoro su questo argomento , e ben può 

(1) Chiama egli papille la cavità, le quali real- o papille, 
mente si elevano sul piano alla guisa di pustole 



X 251 X 

dirsi anche il primo (1) ; frullo di molli anni di studio non inlerrotto. 
Né fu opera la sua di semplice passatempo microscopico. Mercecchò ebbe 
per iscopo provare la genesi de' diversi slrati, terrestri racchiudenti tali 
microscopiche spoglie di animali marini ; l' epoche diverse in cui tali de- 
positi ebbero luogo ; né si limitò allo esame de' soli microscopici , ma 
vi associò all' uopo le osservazioni tratte dalle altre spoglie testacee — 
Esaminò e descrisse le rocce , la loro giacitura , e cercò intendere la 
loro primitiva formazione — Definì l'origine delle diverse valli del senese : 
e tante altre cose relative alla geologia ed alla zoologia che per brevità 
qui non rammento. Da ciò ebbe origine quel suo Saggio Orittografico, 
nel quale i Foraminiferi vengono riportati come prove de' suoi diversi 
argomenti. Più vasto campo indi si aperse per la sua Testaccograpkia; ove 
principalmente figura il dimostrare , che la più parte di tali minuti avanzi 
delle generazioni passate vivono ancora ne' mari attuali. Laonde ricercò 
i fondi e le sponde di quelle acque eh' egli potè , ne raccolse le specie, 
e le descrisse , rappresentandole in ben 179 tavole incise in rame. Col 
nome non improprio di conchiglie bivalvi descrisse e rappresentò pure le 
spoglie calcari degli Entomoslraci, che ninno vi ha ravvisate, né menzio- 
nate ! In fine non tralasciò gli avanzi di spoglie o di scheletri di pesci , 
di echinodermi , e quanto altro quelle terre senesi gli offrirono: tutto 
diretto alla dimostrazione de' suoi teoremi. 

Or, se tutto questo possa dirsi un lavoro di semplice microscopico 
ditello , ben può giudicarlo chiunque per poco intendesse in siffatte ma- 
niere di studi. 

Il d'Orbigny, avendo voluto forsi impiegare poco tempo a studiare le 
opere de' due italiani scrittori , Fianco e Soldani , si fermò alla prima 
parola ch'entrambi impressero nelle rispettive prefazioni. Perocché il pri- 
mo diceva, essersi portato sovente sulle sponde del mare Adriatico per 
raccogliere le conchiglie, laxandi animi gralia , ed il secondo essersi oc- 
cupato a contemplare e raccogliere i moltiplici fossili di origine marina 
per suo diverlimento. Ma il chiaro scrittore parigino non ebbe presente, 
che tali modi erano comuni ai modesti scienziati e letterati italiani ; e 
lo sono tuttavia per quei che sentono la distanza che passa tra il poco 
che si sa ed il moltissimo che resta a sapersi. I soli tapini scrittori pre- 
mettono con iattanza queir io primo a scoprire , a descrivere ec. Ma ad 
essi compete quel ritdis ostentalor di Linneo. 

(1) Lo studio di questi perissemì della crea- cupo pure a descrivere le minute conchiglie 

zione fu liniziaio da G. Bianco ( detto Giano di quel mare, delle quali si avvide percorren. 

Fianco ); il quale, nello studiare il perìodo do le sponde del Porto e spiaggia di Rimini, 
dell' alta e bassa marea suU' Adriatico , sì oc- 



X 252 )( 

Se però avesse per poco riflettuto alle parole che precedono , tanto 
neir uno che nell' altro de' sullodati autori , avrebbe potuto persuadersi, 
che quel laxandi animi grafia è relativo alle ore subsecivae del tempo che 
il Plauco occupava in osservare l'alta e bassa marea sul littorale Adria- 
tico , per la soluzione di arduo problema, cioè aWa influenza solare e lu- 
nare su tale fenomeno : che quel divertimento era per chiarire i diversi 
problemi geologici , che le terre delia Toscana gli proponevano. Cadreb- 
be qui in acconcio esaminare il rovescio della medaglia ; ma l' indole 
di questo lavoro , ed i limiti di una semplice digressione non lo accon- 
sentono. Mi limito perciò a rammentare , che il Soldani esaminò e vide 
si bene nella struttura de' Foraminiferi , che ha spianata la strada alle 
ricerche de'successori ; e distinse e defluì ogni cosa con tanta proprietà, 
che se ne sono improntati anche i nomi , senza però ricordarne la pro- 
venienza ! 

SOLDANINA EXAGONA, CoSt. 

Tav. XXI, fig. 6. J, B, 

S. testa planulata, sex-lobata ; anfractibus 5 vel 4, primis explanalis, 
externo magis distincto, loculisji, angustioribus cum majoribus sex allernan- 
tibus. 

Conchiglia molto depressa , spianata nel mezzo , ove 
le cavità sono poco distinte , e non regolarmente ordina- 
te per la loro disuguaglianza ; sul giro esterno se ne con- 
tano 14, sei delle quali maggiori e più tumide, sicché ge- 
nerano sul perimetro altrettanti lobi , le minori e più 
anguste alternano con quelle , frapponendosene due in luo- 
go di una , quando la intermedia non acquista uguale 
sviluppo a quello delle altre ( v. fig. ^é. ). 

Nella sua infanzia, tali differenze sono meno sensibili, 
e la figura esagonale è meno distinta. 

Diam. = 0,4 a 1 mill. 

Hammonia planorhis, Soldani Testaceogr. IH ^ pag. 
138, tab. 161 , fig. 317, E. 



X253X 

la Lequile presso Lecce ; in Monteleone , 1. d. Fer- 
rera ; ed in Ischia 1. d. S. Alessandro ; non rara. 
Trovasi pure attualmente nel Mediterraneo. 

Genere TRUNCATULINA , d'Orb. 

( Nautilus Linn.). 

Conchiglia fìssa , spirale , costituita da una spira discoidale , rivoltata 
sopra uno stesso piano , apparente dal lato fisso , abbraccianle e convessa 
dall' altro; cavità convesse al di sopra, piane al di sotto ; apertura in rima 
angusta , appariscente un poco al di sopra , continuandosi al di sotto sulla 
linea suturale , fino all' anlipenuUima cavità. 

1. TRUNCATULINA LOBATULA, d'Orb. 

Tav. XIV , fig. 1 , A,B. 

Tr. testa suborbiculafa , depressa , minime punctata , subtus convexiuscu- 
la ; anfractibus tribus , externe angulatis ; loculis seplem , supra arcualis , 
irregularibus , convexiusculis. 

Conchiglia quasi rotonda , poco regolare , depressa ^ 
tutta puntinata di punti incavati un poco rari, superior- 
mente convessa , costituita da alcuni giri di spira poco re- 
golari, r ultimo de' quali ha sette in otto cavità inferior- 
mente convesse , archeggiate , lasciando nel mezzo un om- 
belico poco pronunziato. 

Diam. = 0,9 mill. 

Ammonia , Soldani , Test. tab. 43 , f. P. var. 166. 

Nautilus lobatulus , Montagu, 

Truncatulina tuberculata , d'Orb. Tabi. Synopt. 

Truncatulina lobatula, Id. Foram.de Vienn. pag. 
168, tab. IX, fig. 18-23. 

32 



X 254 X 

Specie suscettiva di molte variazioni, difformandosi 
col crescere delle cellole. 

Valle dell'Amato, Cannitello, Lucugnano , Lequile , 
Taranto, Ischia, Pozzuoli, ec. 

2. TRUUCATULIKA ALTERNANS, Cost. 

Tav. XX, fig. 12 A, B, C. 

T. testa suborbiculata , depressa , compluribus punctis distincta , sublus 
pìanulata; anfractibus duobuSf externe lobatis; loculis 11 supraarcualis, 
alternis majoribus. 

Conchiglia un poco orbicolare , molto depressa , fina- 
mente ed ugualmente marcata da punti impressi ; spia- 
nata della inferior parte , o ripiegata diversamente , con 
due a tre giri di spira poco apparenti ; 1' ultimo compo- 
sto di 11 cavità, convesse al di sopra, archeggiate, turni- 
dette, alternando le minori con le maggiori, l'ultima co- 
stantemente più turgida. 

Diam. = 0,5 mill. 

In Lequile presso Lecce ; non ovvia. 

3. TRUNCATULINA EXCEDENS, Cost. 

T. testa suborbiculata , depressa , punctata , sublus complanala ; anfra- 
ctibus tribus , externe angulatis ; loculis 7-9 , supra convexiusculis, arcua- 
tis , irregularibus , punctalis, subtus granulalis ; loculo ullimo magis elato, 
irregulari , quandoque altero adiecto ac retrogrado , apertura retrorsa. 

Simile del tutto alla lobatula^ questa specie si distin- 
gue per r ultima cavità , la quale cresce fuor di propor- 
zione , dilatandosi ancora in senso trasversale alla spira; 
e talvolta inverte il cammino , aggiungendo un'altra ca- 



X255)( 

vita retrograda ; nella quale perciò V apertura si trova 
sul dorso della spira ed alla sua posterior parte. 

La superficie è puutiuata superiormente , granulata 
nella parte inferiore. 

Diam. = 1 mill. 

Nell'Amato, in Pozzuoli, ed in Lucugnano; non ovvia. 
Trovasi pure nel Mediterraneo. 

Genere ANOMALINA, d'Orb. 

Conchiglia libera , depressa , rugosa e perforata ; cosliluitada una spira 
non apparente , interamente abbraccianle dal lato opposto dell' apertura ; 
composta da cavità tumide , allungate , con apertura in rima , situata nella 
regione ombelicale , che sovente si continua sulla cavità precedente. 

1. AKOMALINA BADENENSIS, d'Orb. 

A. testa suborbiculata, depressa , rugosa, perforala , supra convexa, su- 
pra subtusque umbilicata ; loculis septenis arcuatis , convexis , margine ro- 
tundatis. 

Conchiglia suborbiculare, depressa, coverta di punti 
impressi , spianata j nn poco concava e minimamente om- 
bilicata nella inferior parte ; nella superiore è convessa , 
con largo ombellico , spirale nel centro ; 1* ultimu giro 
costituito da sette cavità archeggiate , larghe d' ambo i 
lati , ma più tumide dalla superior parte , troncate e ri- 
tondate nella periferia; l'ultima è straordinariamente gon- 
fia dalla parte inferiore. 

Diam. = 0,8 mill. 

In Lucugnano , Taranto , Ischia , Pozzuoli e nello 
Amato; rara. 

In Pozzuoli è più frequente , e più piccola. 

Trovasi ancor vivente nell'Ionio , e vive attaccata 



X 256 X 

a Fuchi , ed Alghe. Sovente si trovano le aperture allo 
estremo di ciascuna cavità , come suole avvenire nella 

Rosalina obtusa. 

2. ANOIVIALINA EXPLANATA, Cost. 

Tav. XIV, fìg. 4. ^, B, C. 

A. testa siiborbiculata , valde depressa , perforata , supra convexiuscu- 
la , subtus planulata , late umbiUcata ; loculis 7 obliquis , arcuatis, conve- 
xiusculis , margine angulatis , subcarinatis. 

Conchiglia quasi orbicolare, non regolare ; composta 
di 7 cavità superiormente convesse , triangolari , inferior- 
mente appianate , molto oblique, spezialmente le tre ultime, 
le quaU sono un poco tumide e molto archeggiate, chiu- 
dendo con ciò la spira, e formando sul perimetro una stretta 
zona spianata e distinta da lieve depressione , la quale si 
prolunga sul margine di ciascuna cavità ; la superficie è 
grossolanamente punteggiata di punti impressi. 

Diam. = 0,8 mill. 

Pozzuoli , Reggio , Amato , ed altrove ; rara. 

Differisce dalla austrìaca per essere appianata infe- 
riormente , guernita delle marginature sulle suture cavi- 
tarie , e per le ultime tre cavità inarcate inferiormente 
ed occultanti l' ombelico. 

3. ANO^ULINA POLYMORPHA , CoSt. 

Tav. XXI, fig. 7, 9. 

A. testa ovali, depressa , laevigata, supra convexa , suhtus complanata, 
umbilicala, varimode incurvata ; loculis 6-1 nunc subrectis , convexis, externe 
carinatis aul rotundatis, saepissime bimucronalis. 



X 257 )( 

Conchiglia di forma quasi ovale, spesso allungata, e 
contorta svariatamente. 

Il tipo regolare di questa specie viene rappresentato 
dalla figura A , che appartiene ad uno de' rari esem- 
plari. Questi si compongono di 5 a 6 cavità ben tumide 
d' ambe le parti , rivoltate in spirale , ed abbraccianti , 
senza veruna appendice laterale o mediana ; lasciano im 
larg^o ombelico in ambe le facce, e l'apertura rincontro 
al dorso della opposta cavità. 

Da questa forma si passa indi a tante e sì svariate 
altre , che ben malagevole e lungo sarebbe il volerle 
tutte notare ; in generale, piegando F attorcigliamento da 
vni lato più che dall'altro , e contorcendosi svariatamente 
prendono forma diversa, e le cavità si prolungano per lo 
più dall'uno e dall'altro lato in una spina marginale, che 
talvolta vedesi pronunziata assai meglio sopra due cavità 
diametralmente opposte ; ma tutto senza veruna norma co- 
stante ; r ultima cavità poi , negl' individui adulti , dila- 
tasi straordinariamente e si ripiega in diverse guise. 

In fine, sembra che questa specie fosse stata parassita 
di qualche piantolina marina, onde il contorcimento si è mo- 
dellato sopra gli stipiti di quella. 

La loro superficie convessa è minutamente granolata 
e bianca; dalla parte per la quale aderisce è un poco ru- 
gosa , e talvolta colorata. 

Diam. = 0,5 ad 1,5 mill. 

Nella marna di Reggio , ove è abbondevole, ne altro- 
ve ; onde può ritenersi finora come caratteristica di quella 
località. 



X 258 )( 
Genere ROSALINA, d'Orb. 
( Rosalina e Tubercidina, d'Orb. ) 

Conchiglia Ubera o leggermente fissa pel lato ombelicale , depressa o iro- 
cliì forme , rugosa o perforata fortemente nelle sue ultime cavità ; costituita 
da una spira apparente al di sopra, depressa o conica ; cavità depresse, so- 
venti carenate , con un' apertura in rima , posta nella regiotie ombelicale , 
continuandosi dall' una all' altra cavità. 

1. ROSALINA VIENNENSIS, d'Orb. 

R. testa orbiculata , depressa , punctata ; subtus convexa , disco cen - 
trali ornata ; spira convexa ; anfractibus angustalis quatuor , externe an- 
gulatis ; loculis decem supra obliquis , arciialis , complanatis , subtus trian- 
gularibus , coìivexiusculis , interne irregulariter granulatis. 

Conchiglia quasi orbicolare , depressa , ugualmente 
convessa d' ambe le facce , inferiormente con un disco 
ombelicale ben distinto nel centro , costituita da tre giri 
di spira angusti, leggermente angolosi sul perimetro, l'ul- 
timo de' quali si compone di 10 cavità oblique , archeg- 
giate e non convesse al di sopra , triangolari ed un poco 
convesse al di sotto , terminate presso il centro ombeli- 
cale da una linguetta a margini crenati , o quasi fosse 
troncata. 

Diam. = 0,7 mill. 

I nostri esemplari giungono a grandezza doppia di 
quella che d' Hauer trovava in Nusdorf. Nitide e di color 
d' ambra sono quelli di Casamicciola in Ischia. 

2. ROSALINA AMALIAE, Cost. 

Tav. XXI, fig. 12, J, B, C. 

R. testa discoidali compressa , supra , subtusque convexiuscula ; subtus 
disco centrali ornata ; anfractibus angustatis tribus, externe rolundalis ; locu- 
lis i5 supra obliquis, parum arcualis, suturis discretis ; subtus triangtdari- 



X 259 )( 

bus , suturis uiroque latere tuberculis oblongis obliquìs ornatii ; umbUico gra- 
nulato. 

Elegantissima specie ailìne alla Viennensis , dalla 
quale eminentemente distinguesi per quei risalti che da 
un lato e dall' altro cìngono le suture dalla parte infe- 
riore, disposti obbliquamente a modo di fronde di palma. 
Essa si compone di tre a quattro giri di spira , ben di- 
stinti dalla superior parte da suture mezzanamente pro- 
fonde ; r ultimo gii'O à 15 cavità poco obblique e pochis- 
simo archeggiate ; quelle del centro sono ornate da eleva- 
tezze a modo di tubercoli, lasciando un piccolo disco cen- 
trale liscio ; della inferior parte avvi un largo ombilico 
centrale. 

Diam. = 1,2 mill. 

In Ischia I. d. S. Alessandro ; non ovvia. 

3. ROSALINA. RADIATA, Cost. 

Tav. XXI, fig. 13, ^, B, C. 

R. lesta orbiculala , depressa , laevigata ; subtus convexa , disco cen- 
trali scabrosissimo ornata; spira convexa; anfractibus angustatis tribus, exter- 
ne rolundalis ; loculis i4, supra obliquis , parum arcuatis , suturis discretis, 
transverse rugosis ; subtus iriangularibus , suturis undique marginatis , ra- 
diantibus. 

Conchiglia quasi rotonda , depressa , ma d' ambe le 
parti convessa ; superiormente alquanto meno elevata , 
con spira apparente composta di tre giri , ben distinti 
dagli anfratti profondi e marginati, 1' esterno de' quali ha 
quattordici cavità ben distinte da suture profonde, quasi ret- 
tilinee, e nella direzione de' raggi del cerchio, limitati da 
un risalto filiforme , talvolta oscuramente granulato ; dalla 



X 260 )( 

parte inferiore le cavità sono ugualmente cosi distinte , 
di figura triangolare , mettendo capo ad un disco ombe- 
licale , reso scabrosissimo dalle punte laminari delle ca- 
vità , le quali si sollevano a foggia di squame , punte o 
tubercoli , onde si trova or più or meno scabroso. La 
superficie da questo lato è rugosa , dall' opposto è liscia. 

Diam. =^ da 0,8 ad 0,3 mill. 

S. Alessandro in Ischia, Pozzuoli, Lucugnano; non rara. 

Un bello , e nitido esemplare di questa specie recen- 
temente trovava il signor Guglielmo Guiscardi nelle marne 
Vesuviane , la cui dimensione è di 1,8 mill. 

4. ROSALINA SUBRADIATA, Cost. 

Tav. XIV, fig. 5, «, B, C. 

R. testa rotundala depressa ; spira convexiuscula , anfractibus 4 , lo- 
culis 40 vix obliquis, exterioribus convexis, exlerne rolundatis; sublus ma- 
gis elevala , late umbilicata , umbilico granulalo ; loculis reclis distinctis , 
sutura simplicissima. 

Conchiglia non dissimile dalla raggiata ; ma non ha 
come quella le suture circoscritte da dehcato cordone ; il 
centro ombelicale è più largo e granolato , e le cavità 
sono meno obblique. Potrebbe quindi ritenersi come sua 
varietà. 

Trovasi con la precedente nelle stesse località , e più 
frequente. 

5. ROSALINA LORNEJANA, d'Orb. 

R. lesta orbiculalo-depressa , rugosa , umbilicata , margine rotunda ; 
spira concava , anfractibus tribus distinctis ; loculis septem convexis, supra 
obliquis , sublus arcualis ; apertura in umbilico , subvalvulata. 

Conchiglia rugosa, quasi orbicolare, depressa, spezial- 
mente nel centro , rigonfiata nel contorno, superiormente 



X 261 )( 

concava, largamente ombelicata al di sotto ; spira com- 
posta di tre giri, 1' nltimo de' quali con sette cavità, 
molto tnmide, obblique , troncate snl perimetro, e distinte 
da sutura profonda ; apertura presso 1' ombelico, sotto il 
prolungamento laminare della cavità. 

Diam. = 0,6 mill. 

Rosalina Lomejana ^ d' Orb. Foram. de Paris, pag. 
^Q, PI. Ili, fig. 20-22. 

Calabria, in diverse località. 

6. ROSALINA COMPLANATA, d'Orb. 

R. testa suborbiculata , depressa , punctata , subtus convexa , late um- 
bilicata ; spira complanata , centro elevata ; anfractibus tribus subinvolutis, 
externe convexis ; lociilis novem latis , convexis , obliquis , ultimo auriculato. 

Concbiglia quasi orbicolare, depressa , punteggiata , 
inferiormente convessa con vm largo ombelico, ed al di so- 
pra piana , avendo soltanto una elevatezza centrale; com- 
posta di 3 giri di spira in parte ricoperti, Y ultimo dei 
quali è convesso nel perimetro , e si compone di nove 
cavità largbe , archeggiate superiormente , maggiormente 
convesse , obblique e triangolari al di sotto ; l'ultima ca- 
vità si protende sino all' ombelico per una lamina simile 
ad orecchietta. 

Diam. = 0,5 mill. 

Rosalina complanata, d' Orb. Foram. de Vienn, 
pag. 175, tab. X,fig. 13-15. 

In Pozzuoli, Ischia, Lucugnano, ed altrove; non rara. 



n ■ 

33 



X 262 )( 
RosALiNA. OBTUSA, d'Orb. 

Tav. XXII, f. 14, A, B, C. 

R. testa orbiculata , depressa , rugosa, late punctata, sublus convexìu' 
scula , centro tuberculata ; spira convexiuscula ; anfractibus angulalis, mi- 
nime distinctis ; loculis quinque aut sex , siipra obliquis , arcuatis , subtus 
triangularibus, incrassatis , ultimo intus labiato. 

Conchiglia quasi orhicolare , molto depressa, rugosa o 
assai punteggiata da pertulto di punti impressi grossola- 
ni , un poco più convessa sopra che sotto, ove è un poco 
scavata nel mezzo ; costituita da giri di spira poco di- 
stinti, angolosi nel perimetro, de' quali V ultimo si com- 
pone di cinque o sei cavità obblique , superiormente ar- 
cheggiate, al disotto incrostate, spezialmente nel centro, 
eh' è coperto di rugosità tubercolose. L' ultima cavità , 
molto più rilevata , forma nel centro ombelicale una spe- 
zie di tubercolo rotondo, libero. 

Diam. =r 0,8 mill. 

Rosellina ohtusa, d'Orb. Foram. de Vienne , p. 179, 
lab. XI, fig. 4-6. 

Osservazioni. Accade ben di sovente , che , costituendosi un genere 
od una specie sopra uno , o pochi individui , i caratteri che in quelli si 
rilevano non sempre corrispondono esaltamente a tutti gli altri. Di fatto 
il d" Orbigny segna la R. complanata e 1' obtusa con la caratteristica di 
non frequente, cioè poco meno che rara. Or noi possediamo nella nostra 
collezione esemplari, che per un lato si debbono assimilare alia obtusa, 
per l'altro alla complanala, e poi si aggiunge a questo od a quello indi- 
viduo qualche cosa per la quale disconviene da entrambe, senza che per- 
ciò possa meritare di esserne specificamente separata. Avvertiva è vero 
il sig. d'Orbigny, che questa specie, prossima alla R. globularis, se ne al- 
lontana per le cavità meno distinte, per la superficie più largamente per- 
forata, e per li tubercoli inferiori ; ma questa avvertenza medesima cir- 
coscrive il campo de' suoi mutamenti ammisibili. La figura 14 della no- 



X 263 )( 

stra tavola XXI, mentre ci porge la figura rotonda, nona più che sei ca- 
vità , ed i primordi della spira confusi ; inferiormente poi , né 1' ultima 
cavila è cosi tumida, né v' ha nel centro ombelicale parie alcuna isolata 
rotonda; invece trovi tubercoli distinti intorno ad una escavazione profonda. 
Nel tempo stesso le cavità sono assai ben distinte nella superior parte ; 
e nella parte inferiore sono limitate sul perimetro esterno da un angusto 
margine piano che diresti carena. 

Nella figura 15 poi trovi la parte ritondata isolata nel centro ombe- 
licale , alla quale tocca il prolungamento o apice dell'ultima cavità, ch'è 
veramente più tumida ; nella fig. lo a , trovi le incrostazioni in luogo 
della parte rotonda ; e nella fig. 6 scomparisce l'una e l'altra, restando il 
centro ombelicale del tutto scavato ; e qui 1' ultima cavità si appresenta 
maggiormente turgida da questo lato. In tutte e tre poi trovi la margi- 
natura appianata sul perimetro ; e dalla superior parte la spira è netta- 
mente pronunziata , come apparisce dalla figura 16 d. 

Varia essa dunque nella chiarezza degli anfratti , nella depressione 
della conchiglia, e pel modo come le cavità si distinguono nel centro om- 
belicale. 11 carattere del tubercolo centrale non è meno incostante. L'e- 
semplare in cui le cavità sono meno distinte mostransi al di sotto quasi 
come ì'asterùjerina : essa proviene da Pozzuoli : Tav. cit. f. 15 a. la fine 
l'individuo efllgiato al num. 14 è gigantesco, del diametro cioè di 1,8 
millimetri, ed appartiene a Cannitello. In essotma sesta cavità si aggiunge 
alle ordinarie cinque ( la quale si slarga straordinariamente , e rende la 
forma un poco meno prossima alla circolare : e tutti gli esemplari di quella 
località sono di taglia maggiore. 

Dopo ciò egli è chiaro che o ciascuna appartiene ad una distinta 
specie , son tutte varietà d' una sola. In quest' ultimo caso , la frase 
specifica va modificata come segue : 

Testa orbiculata depressa, rugosa, late punctata, subtus convexiuscula aut 
plamdata , externe marginata, centro tuberculato , vel incrustato, aut etiam 
excavato; spira convexiuscula, anfractibus angulatis, plus minusve distinctis, 
quandoque explanatis ; loculis quinque aut sex, sitpra obliquis, arcuatis, sub- 
tus triangularibus , utplurimum incrustatis, idtimo labiato, magis inflato. 

Genere AURICULINA, Gost. 

Conchiglia libera> mollo depressa, inequilaterale e non simmetrica, quas 
ovale , superiormente alquanto convessa , senza spira apparente , eccettochè 
nella prima sua età ; inferiormente piana, o alquanto concava; composta di 
cavità inarcate , superiormente anguste, inferiormente dilatate e triangolari 



X 264 )( 

sopraddossandosi V una all' altra , e ricoprendosi in parte ; centro ombe- 
licale scavato , o ricoperto da incrostazione spumosa ; apertura dell' ultima 
cavità in rima, o gronda, scorrente dalla periferia al centro, nel lembo del- 
l' ultima cavità , la quale si distende fino a raggiungere il centro; sostanza 
vetrosa , trasparente , glandolare , ma per lo più incrostata , visibile solo 
nelle ultime cavità di individui di età mezzana. 

Osservazioni. Ho ben per lunga pezza esitato prima di fondare un 
tal genere. Perciocché la specie che ne costituisce il tipo è tra mezzo alle 
Rosaline ed alle Asterigerine , senza che a rigor di metodo si possa con 
le une, o con le altre drittamente associare. Le sue affinità sono strettis- 
sime con la Rosalina obtiisa ; ma la mancanza di tubercolo centrale , in 
luogo del quale trovasi una escavazione , e sopratutto l' intima struttura 
della conchiglia, e la intersecazione delle cavità nella interior parte, for- 
temente dissuadono a riporla fra le Rosaline. La intersezione delle cavità 
r accostano all' Asterigerina , ma non è come quelle organizzata, secondo 
le ha concepite 1' Autore. 

Del resto le nostre Auriculine sono si ben distinte per caratteri loro 
propri, che per lo meno la specie eminentemente si lascia notare, lo gli 
ho dato il nome di auriculina per la stretta simigliauza ch'essa ha eoo 
l'orecchio umano. 

Auriculina crenata , Cost. 

Tav. XXII, fig. 15 e 16. 

A. testa subovata, latere altero convexo, altero aliquantum sinuato; su- 
pra convexiuscula , laevi , subtus complanata vel parum concava , centro 
umbiiicali excavato , limbo late crenato. 

Conchiglia di forma quasi ovale , regolarmente con- 
vessa da un lato , e dall' altro opposto con una sinuosità 
or più ora meno profonda ; superiormente alquanto con- 
vessa , levigata ; inferiormente piana o un poco concava, 
scavata nel centro ombelicale; sono le cavità angolose, l'ul- 
tima delle quali più estesa sempre delle altre si protende 
col labro fino al centro ; perimetro appianato, e trasver- 
salmente striato, formando ima larga zona ben distinta nel 
lato esterno di ciascuna cavità. 



X 265 )( 

Avendo avuta la buona ventura d' incontrarne un 
individuo di prima età, nel quale le incrostazioni esteriori 
sono quasi nulle , ho ben potuto assicurarmi dell' anda- 
mento delle sue cavità. L' esemplare non eccede 0, 3 mil- 
limetri nel suo maggiore diametro. Ha tre giri di spira , 
ne' primi de' quali le cavità per nulla si distinguono; nella 
terza cominciano ad apparire anguste ed allungate , ed a 
poco a poco divengono più archeggiate, ed aventi un cor- 
done suturale , e sul perimetro esterno si lasciano avver- 
tire le tracce delle strie trasversali ; dalla inferior parte, 
le prime cavità sono scavate come il centro ombelicale, le 
altre s' intersecano , costituendo quasi una stella , come 
nelle Asterigerine. Sul perimetro delle prime cavità si av- 
vertono i primordi della crenatura marginale, la quale sui 
terzo giro della spira diviene larga e bellamente espressa. 
Ved. Tav. cit. fig. 15. 

Col crescere della conchiglia si va formando una spe- 
zie di spuma, che incrosta ed occulta le cavità centrali al 
disotto , ma senza norma veruna; e superiormente si ap- 
pannano le oscure e delicate tracce della spira, si che que- 
sta più non si avverte. Le due o tre ultime cavità sovente 
rimangono ancor nitide, ed allora, a traverso della luce , 
ed al microscopio , si vede la loro sostanza tutta granel- 
losa o glandolosa, come quella delle Truncatuline e delle 
Tcrehratole. 

Le dimensioni cui giunge questa specie sono di 1 mill. 

Trovasi fossile in molte località del regno; in Gannitel- 
lo, Ischia, Taranto , Teramo ed altrove, ne rara. 

Vive tuttora nel nostro Mediterraneo , e più facil- 
mente occorre nell' Ionio. 



X '^QQ X 

Genere VALVULINA, d'Oib. 

Conchiglia libera , spirale , rugosa ; costituita da spira allungata , tro- 
coidea , o depressa ; composta da cavità poco numerose , mollo ascendenti , 
poste sopra un asse spirale regolare ; apertura in forma di luna crescente 
trasversalmente all' asse , posta presso l'angolo ombelicale, e ricoperta in 
parte da una lamina convessa , od opercolo valvolare , il quale occupa tutta 
la regione ombelicale. 

Osservazioni. Secondo le conoscenze del d'Orbigny un tal genere manca 
aJTatto nei terreni subappennini. Ma ha egli od altri esplorati tutti siflatti 
terreni? Ne giudica egli per quello solo che ha potuto riconoscere in Sol- 
dani. I terreni subappennini però si estendono assai più del Senese, né so- 
no stati per altri ricercati; né quello ch'io posso offrire '^1 presente é ba- 
stevole per dare giudizio sulla presenza di tal genere di Foraminiferi. 
Certo é però , che le marne terziarie di Lequile racchiudono una specie 
di tal genere assai ben distinta , ed altra si trova in quella di Messina 
la quale menzionasi qui solo per le relazioni geologiche, uscendo essa fuori 
del nostro campo. 

1. VALVULINA CORDIFORmS, CoSt, 

Tav. XXI.fig. 10^, 5. 

V. testa oblonga , cordata , rugosiuscula , spira elevata , anfractibus 
minime distinctis; valvula oblonga cordata. 

Conchiglia allungata o cordifornie , con oscuri giri 
di spira , e poco distinte cavità ; V ultima delle quali si 
estende di tanto per quanto e tutta 1' altezza della spira, 
coprendo l'apertura con una lamina , un poco convessa , 
liscia. 

Lungh. = 0,3 mill. 

In Lequile; rarissima. 

Genere VERNEULINA, d'Orb. 

Conchiglia libera , spirale , allungata , rugosa ; costituita da cavità al- 
lungate e depresse , spiralmente situate l una sopra V altra inlorn o ad un 



X 267 )( 

asse longitudinale , e sopra ire linee distinte ; apertura in rima trasversale 
fra V estremità dell* ultima e la convessità delle precedenti cavità , senza 
valvola opercolare (1). 

Osservazioni. Di tal genere d'Orbigny aCferma non conoscerne che 
una sola specie del bacino di Parigi , che riferisce allo strato Sinoniano. 
Noi incontriamo una specie poco diversa da quella, tanto nella marna di 
Notaresco, quanto nel terreno vulcanico di Pozzuoli: ed altra poi molto 
diversa , eh' è la seguente. 

1. VERNEULINA SPINOSISSnU, Cost. , 

Tav. XXm, fig. 5 J, B, C. 

P. testa elongata , sagittata , triedra , tricarinata ; loculis ohliquis , 
externe acute carinatis , in cristam acuminatam productis. 

Conchiglia allungata in forma di lancia molto acuta, 
a tre facce ; composta di cavità anguste oblonghe ed obli- 
que ; guernite allo esterno di sottil carena , la quale si 
prolunga in una cresta acuta a mai'gini dentellati ; Tap er- 
tura generica sta fra due labbri, ne' quali si termina l' ulti- 
ma cavità ; superficie levigata e splendente. 

Lunghezza = 0,6 mill. 

Differisce dalla tricarinata per la presenza della la- 
mina crestata acuta e dentellata di cui quella manca af- 
fatto; oltre la disposizione più obbliqua delle cavità. E però 
notevole che l'apertura appalesa la disposizione spirale delle 
cavità , come vcdesi nella llg. C- Diversa è pure dalla 
Verneulina spiiiidosa, Reus. Tab. 47, f. 12. 

Nella marna di Casamicciola in Ischia; rara. 

Genere BULIMINA, d'Orb. 

Conchiglia libera , spirale , torreggiante ; costituita da cavità che spiral- 
mente si succedono intorno ad un asse dritto , ricoprendosi in parte, ed estu- 

(1) D'Orbigny intende per valvola oper- ombelicale, lasciando solo una rima più o mono 
colare l'espansione dellabbro dell" ullinia cavila, dislinla, secondo le specie. Se cosi è, essa non 
la quale espansione copre tutta la depressione manca nelle Yemeoline. 



X 268 )( 

heranli mezzanamente allo esterno; l'ultima cavità, senza protendersi , ha nel- 
V angolo suo superiore e terminale un' apertura lineare o rotonda. 

OssfJTa:io?ì*.Distinguonsi le conchiglie di questo genere AMcVahuUne 
per l'assenza della valvola nell'aperlura; come per la posizione di quest'ul- 
tima; e dalle Ihifjerine perchè l'apertura medesima non è prolungata in 
tubo , né in posizione centrale, ma laterale e lineare , sul termine della 
cellola. 

II genere Bulimina ha un rappresentante in quasi tutte le località 
del regno esplorate da me ; ma da pertutto assai raro. La sola marna di 
Casamicciola sembra racchiuderne, di più specie ben distinte, ma minu- 
tissime. 

La variabilità di forma eh' esse affettano per l'incremento successivo 
delle cavità spesso imbarazza ; perocché, mentre da un Iato l' abito per- 
suade non essere che una sola la specie , gì' individui presentano condi- 
zioni per le quali ripugnano essere riuniti. Da ciò quel continuo aumen- 
tare di specie , cagionato principalmente dalla comparazione materiale di 
due o tre soli individui. Tali specie sono da reputarsi allora semplice- 
mente nominali , ed essenzialmente come varietà eventuali. Tali a me 
sembrano le due effigiate nella Tav. XIII, fig. 25 e 26 di una medesima 
località , delle quali, pel diverso modo di loro crescimento, 1' una è più 
acuta in origine , 1' altra lo è meno , ed oppostamente poi è il termine 
loro. Pertanto , strettamente considerate sotto ogni altro rapporto sono 
le stesse. Questa osservazione va ripetuta pel genere Uvigerina; siccome 
per gli altri due Guttulina e Globulina nell'ordine degli Enallostegi. 

Nelle Bulimine v' ha innoltre dippiù; perocché non solo variano di 
forma , grandezza, e nella turgidezza delle cavità , ma spesso si trovano 
specie ornate di punte acute or più or meno abbondanti e squisite sul 
margine posteriore degli anfratti. 

Trovansi pure varietà anomali , come la caudigera , V interrupla ed 
altre. 

Bulimina pustulosa, Cost. 
Tav.XV, fig. 6e7. 

B. testa ovato- conoidea , plus minusve elongata , postice aculiuscula , 
anliee obtusata, rotundata; loculis 5-9, magnis, inflaiis, subrotundis; super- 
fìcie minutissime pusiulata. 

Simile alla B. Murchisoniana ed alla ohtusa del d'Or- 



X 269 )( 

bigny, variando però di forma secondo il numero delle 
cavità o secondo l'età sua; differisce dall'una e dall'altra per 
la sola superficie sparsa di pustole. 

Nella Calabria ulteriore, in un terreno a tritumi di 
conchiglie con frequenti Pinne. 

Lungh. = 0,7 mill. 

2. BUXIMINA CYLINDRACEA, CoSt. 

Tav. XV, fig. 10. 

B. testa cylindracea , antice posticeque obtusa; loculis subinflatis , su- 
turis valde dislinctis. 

Conchiglia quasi cilindrica, poco più stretta nella sua 
origine; composta di cavità ben tumide, e distinte da su- 
ture profonde ; superficie liscia. 

Lungh. =0,8 mill. 

Nella marna di Casamicciola in Ischia , rara. 

3. EXILIMINA ELLYPSOIDES, CoSt. 

Tav. XV, fig. 2. 

B. testa ellypsoidea, laevigata; loculis parum inflatis, suturis explanalis, 
loculo ultimo longissimo, latere integro involvente. 

Conchiglia di forma ellissoidea, composta di cavità poco 
tumide , e poco ben distinte per delicate suture ; Y ulti- 
ma cavità abbraccia quasi per intero uno de' lati della 
conchiglia a modo di Guttulina; l' apertura è però allun- 
gata e semilunare. 

Lungh. = 0,7 mill. 

Con la precedente , della quale è men rara. 

34 



x m X 

Genere UVIGERINA, d'Orb. 

Conchiglia libera, spirale , torregfjiantc ; comporta di cavità ascendenti , 
globolose , disposte spiralmente intorno ad un asse dritto , lungo, costituendo 
quasi un racemo; V ultima cavità prolungata in tubo, la cui estremità si dila- 
ta, lasciando l interno aperto , con apertura rotonda ; il tubo è centrale. 

Osservazione. Il carattere esclusivo di questo genere risiede nella sua 
apertura centrale , e posta nel prolungamento tuboloso dell' ultima ca- 
vità della concbiglia ; convenendo nel resto con le Bulitnine , come di- 
chiara il medesimo suo fondatore. 

1. uviGEuiNA Striata, Cost. 

Tav. XV, fig. 2 A, C. 

U. testa elongata , anlice acuminala , medio subinflata, postico ottusa ; 
anfractibus numerosis; locuìis rotundatis, longilvAinaliter profunde strialis. 

Distinguesi eminentemente dalla pygmaea di d' Orbi- 
gny , per la forma allungata e più dilatata nel mezzo 
che neir estremità , quindi non conica ; pel numero più 
cospicuo delle cavità, apparendone fino a 16 da una sola 
faccia ; e per esser queste elegantemente e per lo lungo 
sottilmente solcate. 

Quando la conchiglia non è completa 1' apertura della 
cavità trovasi presso Tasse, ed è a foggia di segmento di cer- 
chio , per la intersezione degli accrescimenti alternanti , 
come la rappresenta la fig. C della citata tavola. 

Lungh. da 0,6 mill. ad 1 mill. 

Nella marna di Casamicciola in Ischia ; frequente. 

Noi abbiamo qui descritta la specie sopra il maggior 
numero degT individui ; ma tra questi non mancano va- 
rietà pili o meno interessanti , e provenienti da quelle 
stesse cagioni avvertite nel genere precedente Bulimina 
( vedi Osservazione apposta a tal genere ). 



X 267 X 

Tra le varietà ne menzioneremo due : 

a) var, ventricosa. Ordinariamente di dimensioni mag- 
giori , e con le cavità molto più tumide, spezialmente le 
mediane, onde la conchiglia si appresenta più rigonfiata nel 
mezzo di sua lunghezza. 

b) var. ìiana. Più piccola, assai mea lunga, e prò- 
porzionahnente più allargata. 

2. UVIGEKINA ROSAE, Cost. 

Tav. XVra, fig. 7, A. 

n. testa ovato-oblonga , postice acutiuscula, antice obtusata , anfractibus 
ò (ìistincds, loculis haud inflatis, longitudinaliter grosse pUcatis. 

Conchiglia di forma ovale allungata, con cinque ben 
distinti giri di spira ; le cavità non tumide , e poco tra 
loro distinte per suture appena impresse, e confuse tra le 
4 o 5 grosse pieghe longitudinaH che ornano ciascuna delle 
cavità. 

Lungh. = 0, 5 mill. 

In Castellalto nel Teramano, in teireno a tritumi di 
conchiglie ; rara, 

3. irVIGERIHA TARERTINA, CoSt. 

lì. testa elongata , postice obtusiiiscula , antice rotundata; loculis aìteV' 
nantibus. parum inflatis , longitudinaliter grosse costatis. 

Conchiglia più svelta della precedente , tendente alla 
forma cilindrica ; poco acuta nella posterior parte, ante- 
riormente rotondata , col prolungamento del sifone ; le 



X 272 X 

cavità ben alternanti , pochissimo gonfie , e guernlte di 
costole longitudinali grossolane , le quali ne' primi giri 
della spira si prolungano posteriormente in spinuzze. 

Lungh. = 0, 7 mill. 

Nella marna di Taranto , sul perimetro di Mar pic- 
colo ; rara. 

4. UVIGERINA PAUCICOSTA , Cost. 

Tav. XXII, fig. 7, A. 

V. testa ovata , spira regulari , anfractibus tribiis discretis, locuUs vix 
distinctis , subinflatis , costis elcvatis raris longitudinaliier ornatis. 

Conchiglia di forma quasi ovale, composta di cavità 
regolarmente disposte in spira, in tre a quattro giri molto 
distinti ; le cavità tumidette , ma poco tra loro separate; 
tutte ornate da poche ma ben rilevate costole tondeggianti. 

Lungh. = 0, 5 mill. 

Nella marna di Notaresco ; rarissima. 

Genere FAUJASINA, d'Orb. 

Conchiglia libera, spirale, depressa, trocoidea, inequilaterale ; costituita 
da spira depressa, apparente al di sopra, abbracciante al disotto; composta 
da cavità compresse , carenate , archeggiale , con fossette trasversali tra le 
suture ; apertura come nelle Polistomeiie. 

Osservazioni. Il fondatore di questo genere ben si accorgeva che l'or- 
ganizzazione è identica a quella delle Polistomeiie, ed ammetteva quindi 
lo slesso errore , di esser provvedute di molte aperture suU' ultima ca- 
vità e sulle rimanenti. Noi rimettiamo il lettore alle osservazioni appo- 
ste al genere Polystomella per rapporto a siffatto equivoco. Le Faujasine 
dunque differiscono solo dalle Polistomeiie per la spira elevata da un lato, 
mentre dall'altro è depressa, e per le cavità successive che abbracciano in 
parte le precedenti. Cosi risulta la conchiglia inequilaterale , accostandosi 
alle spiroline. 



X 273 )( 

FAUJASINA CARLMATA, d'Orb. 

Tav. XX, fig. 7. 

F. testa suborhiculata , depressa , supra spira vix elevata ; anfracti- 
bus iribus , distinclis ; loculis anguslis arcuatis , suluris elevatis ; subtus 
umbilicata. 

Conchiglia di forma ovato-rotondata , molto stiaccia- 
ta, composta di tre giri di spira , che si dilatano rapida- 
mente ; r ultimo de' quali si compone di 15 a 16 cavità 
molto archeggiate , le cui suture sono distinte da sottil 
cordone , e trasversalmente sono pure marcate da risalti 
come le Polistomelle ; dal lato opposto alla spira v' ha 
r ombelico molto allargato, e spianato; il perimetro ester- 
no è carenato, 

Faujasina cannata, d'Orb. Foram. de Vienn., 
pag. 194, tab. XXI, %. 29-31. 

Diam. = 0,7 mill. 

In Pozzuoli ed Ischia ; rara. 

D' Orbigny assicura non aver trovata tale specie eccet- 
tochè nella creta superiore di Maéstricht. Noi la troviamo, 
sebben rara, in Pozzuoli, in terreno vulcanico; ed anche nella 
marna di S. Alesandro in Ischia. 

Genere CLAVULINA, d'Orb. 

Conchiglia libera , spirale , torreggiarne nella sua prima età , indi le 
cavità si succedono luna presso l'altra in linea retta come nelle Nodosarie . 
e sulla slessa linea retta dell' asse della spira. L'apertura è tonda e sul cen- 
tro dell' ultima cavità. 

Osservazioni. Le Clamline differiscono dalle Bigenerinc in ciò, che le 
prime nella loro infanzia crescono con alternativa di posizione delie loro 
cavità, tendendo alquanto alla spirale, od almeno confondendosi in modo 
clie, senza serbare alcun ordine, costituiscono il loro esordio alla guisa di 



27^ 

)( 25» )( 

un gomitolo: nelle seconde, con una alternativa più schietta e costante, al- 
ternano le cavità per due Iati opposti , onde 1' esordio loro risulta com- 
presso nelle due facce. Col crescere successivamente, le une come le al- 
tre si vanno raddrizzando , prendendo la forma cilindrica. Ora , perchè 
nelle Clavoline il sig. d'Orbigny intravede una tendenza alla sfpifale , che 
manca nelle Bigenerine , ha creduto collocar quelle fra gli Elkostegi , e 
queste fra gli Enaìloslegi. Quantunque vero che nelle Clavoline l' esordio 
tende alquanto alla spirale, pure dopo le 3o4 prime cavità si manifesta 
r alternativa ; e questa irregolare per modo , che la conchiglia risulta 
spesso contorta in varie guise. Laonde in essenza non v'è che un semplice 
e graduale passaggio tra le une e le altre. Noi abbiamo anzi la Bigenerina 
bifida, cbe ci presenta un fatto più chiaro; come la Claoulina gigantea e la 
irregularis, che ne porgono un altro eclatante dal lato opposto. 

1. CLAVULINA COMMURIS, d'Orb. 

CI. testa elongata , clamta, antica cylindracea , postice infiala , obtusa; 
hculis convexis, ultimo antice subacuminato. 

Conchiglia allungata , dritta o flessuosa , coverta di 
rugosità irregolari; parte spirale ovale, rotondata, od un 
poco acuminata posteriormente , non occupante che il 
quarto della lunghezza totale; parte anteriore dritta, al- 
lungata , cilindracea , costituita da cavità convesse , l'ul- 
tima delie quali e superiormente convessa e perforata da 
un forame rotondo. 

Clauulina communis ^ d'Orb. Foram. de Vien., 
pag. 196, Tab. XII, fig. 2. 

Lung. 2 mill. o più. 

In Taranto , Notaresco , ed altrove , non rara. 

2. CLAVULINA IRREGULARIS , Cost. 

Tav. XXI, fig. 4, 5, 6. 

CI. lesta valde elongata , datata , rugosa , cylindracea , extremitatibus 



X 271 X 

obtusa , varimode contorta ; locuUs convexis , irreguìaribus , ultimo mhovato, 
antice in appendicem cylindraecam producto , centro perforata. 

Conchiglia molto lunga , in foi'ma di clava , ripie- 
gata in varie guise , formando gomiti più o meno sensi- 
bili , cilindracea in tutta la sua estensione. Nei suoi pri- 
mordi le cavità formano un gomitolo tondeggiante allo estre- 
mo, e poco più grosso dell' immediato prolungamento, ove 
le cavità si raddrizzano; indi le cavità successive alternano 
a modo di cuneo fino alle idtime tre , le quali divengono 
più regolari , più tumide , e di maggior diametro ; 1' ul- 
tima è un poco ovale, e nel suo mezzo si genera un prò - 
lungamente brevissimo e cilindrico , in cui è V apertura. 
La superficie è liscia. 

Luug. =da 1,5 a 4,5 mill., variando immensamente, 
come dalle figure stesse risulta , avendone rappresentate 
tre, come termini estremi, tanto per rapporto aUa statura 
che per le variabilità de' contorcimenti. 

Frequente nella marna di Reggio. 

ORDUVE IV. Entomostegl (1) d'Orb. 



Quest' ordine , scarso per se stesso di generi e di spe- 
cie , non ha offerto finora che un solo esempio ne' nostri 
terreni ; oltre una specie dubbia del genere CassiduUna, 
dell' argilla bigia di Taranto. 

Genere ASTERIGERINA , d'Orb. 

Conchiglia libera , spirale ; costituita da una spira rivolta sopra un 
lato , apparente al di sopra , ahbracciante al di sotto ; posleriormenle com- 

(1) Dal greco tvro^os, laglialo ; e tfr/yi > strato. 



X 276 )( 

posta di cavila uniche ; inferiormente costituita da due sorla di cavità , le 
une provenienti dalle superiori , le quali giungono sulla metà della larghez- 
za , ed alternano con le altre centrali, formando una stella. 

Osservazione. Ammettiamo un tal genere, nel quale sta ben collocata la 
specie di cui qui diamo la descrizione ; ma senza convenire con l'auto- 
re in quanto al modo col qual egli ha concepita la organizzazione intera 
di tali conchiglie , costituite da due serie di cavità , 1' una di ordi- 
narie, provenienti dalla superior parte , 1' altra di cavità che dal centro 
vanno verso la periferia, costituendo una stella. Un tal fatto è inconcepi- 
bile ed assurdo. Noi crediamo che consultando il nostro genere Àuricu- 
lina s' intende meglio 1' origine di tali apparenze illusorie , senza ripe- 
terle in questo luogo. 

1. ASTERIGERINtA TARENTINA , CoSt. 

A, testa orbiculala , trochiformi , depressa , subtus concava , in medio 
umbilicata , spira conica , convexiuscula ; anfraclibus 5 externe rolundatis ; 
loculis sex supra arcuatis , suturis exolelis ; sublus irregularibus bifurcatis. 

Conchiglia circolare , trochiforme , superiormente con- 
vessa , inferiormente concava , composta di cavità angu- 
ste, assai obblique , disposte in spira poco apparente dalla 
superior parte , spezialmente nei suoi primi periodi, infe- 
riormente triangolari , intersecando le cavità sottoposte 
per modo da costituire una stella ; V ultima cavità di- 
stende il suo labbro in fino al centro. 

Diam. = 0,6 ad 0,8 mill. 

Nella marna di Taranto. 



X 277 X 

ORDINK \. Enallostegi. d'Orb. 



Fam. I. Polymorphinidae , d'Orb. 
Genere GUTTULINA, d'Orb. 

Conchiglia libera , inequilaterale , vitrea , oblonga o romboidale, com~ 
pressa o globolare ; coslituita da cavità in gran parie abbracciami , alter- 
nando sopra tre facce distinte, serbando un oscuro andameiìto spirale per la 
preponderanza di volume delle cavità successive ed inviluppanti. Apertura ro ■ 
tonda, posta alla sommità dell'ultima cavità. Cavità apparenti costantemente 
al numero di 5. 

Osservazione. É cosi raro Io incontrare delle specie col forame ro- 
tondo , che sarei per dirlo assolutamente falso. Siccome l'inviluppo delle 
cavità procede spiralmente , di forma spirale ancora risulta la chiusura 
della parte suprema; e tanto più distinta, per quanto la conchiglia è più 
compressa e più allungata. Nelle specie completamente ovolari , quindi 
rotonde nel senso del minor diametro, il forame si appresenta quasi ro- 
tondo , ma con una circoscrizione esteriore spirale. 

Noi abbiamo sviluppato minutamente questa organizzazione nel cor- 
rispondente articolo della Fauna del regno , avendo esaminato minuzio- 
samente gran numero di esemplari freschissimi di tal genere. Lo stesso 
avviene nel genere seguente Globulina , poco e mal distinto da questo , 
come risulta dalle specialità loro. 

1. GUTTULINA TARENTINA, CoSt. 

G. testa ovato-oblonga , vix compressa ; supra paulisper constricta et 
incurvata ; loculis 4 explanatis , suturis explanatis obscurissimis discretis. 

Conchiglia di forma ovale allungata , superiormente 
più ristretta e prolungata alquanto ; quattro cavità ap- 
parenti , la prima delle quali minore e centrale appena 

Tom. VII. 35 



X 278 )( 

distinta dalla seconda; le due successive e laterali abbrac- 
ciandosi a vicenda , i cui opposti margini si prolungano 
in modo da formare un Ijrevissimo rostro un poco incur- 
vato , nella estremità del quale apresi un forame pic- 
colissimo e quasi rotondo ; la superficie è liscia, splendente ; 
il colore bianco di porcellana. 

Lungh. := 0,7 min. 

Nella marna di Taranto ; rara. 

2. GUTTULINA PRUNELLA, Cost. 

Tav. XIII, fig. 32,33,37 e 38. 

G. testa eììypsoidea , siibcylindracea, postico apiculata, aniice peduncu- 
lata, plicata ; suluris explanatis, prope apicem profundis ; foramine rotun- 
dato cum adiecta plica coniuncto. 

Concbiglia di forma ellittica, molto allungata, e ten- 
dente alla cilindrica ; levigata , bianca di porcellana ; po- 
steriormente alquanto più ampia , rotondata , ed avente 
un piccolo tubercolo centrale, residuo de' suoi primordi ; 
anteriormente la cavità si prolunga con la piega del 
suo margine , lasciando una rima molto profonda che si 
congiunge col forame rotondo , come apparisce dalla fig. 
C ; le cavità successive lasciano oscure tracce delle loro 
suture , le quali mostrano Fandamento spirale, ed hanno 
il limite posteriore lobato e festonato. La piega marginale 
anteriore varia in lunghezza e nella larghezza della ri- 
ma , come apparisce dalle due varietà rappresentate di 
fronte 33 e 38. 

Lungh. 1,2 mill. 

Nei terreni a tritumi di conchiglie della Melia del- 
l'Aspromonte , nella estremità della Calabria; rara. 



X 279 )( 

Var. ajjìnis, Tav. XVIII, fig. 14 J, C. 

Aifinissinia alle due precedenti è ancor questa, nella 
quale però il forame è ovale , come lo esige la sua pic- 
cola compressione: lo che convalida sempre l'esposto prin- 
cipio. 

3. GUTTULINA MUTABILIS, Cost. 

Tav. XVIII, fig. 1, 2, 3. 

G, testa ovata, anlice acuminata , loculis nunc magis, mine miniis dl- 
stinctis , suturis plus minusve explanatis ; plumbeo colore splendente. 

Conchiglia di forma ovale , anteriormente acumina- 
ta ; variabile nel numero apparente delle cavità , e nella 
loro disposizione ; ora più ora meno separate dalle sutu- 
re poco profonde ; costantemente di color piombino splen- 
dente ; r apertura sulP apice dell' ultima cavità alquanto 
allungata , accostandosi a quella delle Bidiinine. Il nu- 
mero delle cavità apparenti varia , a seconda del diverso 
grado di estensione dell' ultima cavità, e del maggiore o 
minor grado di appianamento de' loro margini , sicché le 
suture scancellansi. 

L' esemplare effigiato sotto il numero 3 non presenta 
ben distinte che tre sole cavità , per lo che andereb- 
be esso riposto fra le Globoline , senza che si mutassero 
gli altri caratteri. Esaminata però attentamente , nella 
sua parte inferiore o posteriore si veggono i marchi delle 
altre divisioni , come uno si trova indicato nella fig. A. 

Diam. magg. 0,.5 mill. 

ideila marna di Casamicciola in Ischia, ed in Pozzuoh; 
non molto rara. 

L'esemplare della fig. 3 appartiene alla marna di Reggio. 



X -280 )( 

4. GUTTULINA SUCCINEA, Cost. 

Tav. XVIII, fig. 4, a A, B, C. 

G, testa ovato-gìobosa ; posiicc oblusa , antice siibacumimla , laevissi- 
ma ; ìoculis vix siituris eocplanatis distinctis ; colore siiccineo. 

Conchiglia di forma alquanto ovale , prossimamente 
globolare, maggiormente ottusa nella posterior parte , ed 
anteriormente alquanto acuminata ; levigatissima , con cin- 
que cavità apparenti, ed anche sei, le cui suture sono ap- 
pena sensibili. Di color di ambra splendente. 

Diani. magg. = 0,5 mill. 

In Ischia con la precedente. 

Se tutte le piccole differenze che le conchiglie di tal 
genere presentano si volessero notare^ e tenere in conto di 
specialità , noi avremmo una lunga serie da aggiungere 
alle già riportate; ma la nostra convinzione per ora non 
lo acconsente. Si consulti su di ciò la Fauna del regno. 

Genere GLOBULINA, d'Orb. 

Conchiglia Ubera , inequilaterale , vetrosa , quasi sferica od oblonga , 
cmnposta di cavità interamente inviluppanti , globolose , alternanti sopra 
tre facce distinte ; tre solamente di esse apparenti. Apertura rotonda al di 
sopra dtìla convessità della cavità ultima. 

Osservazione. Un lai genere , che d'Orbiguy fondava nel 1825, e che 
figura non meno ne'Foraminiferi di Vienna (1849), che nel suo Prodromo 
di Paleontologia Stratigrafica III , p. 139 (1832) , manca affatto nel Nuovo 
Dizionario di Storia Naturale ; tanto sotto la corrispondente lettera G , 
quanto nello Specchio, o Quadro melodico di questa classe, voi. V. pag. 
666 (1844). 



X 281 )( 

1. GLOBULINA MINUTA, ReUSS. 

Gì. tesla ovalo-elongata , compressiuscula , convexa , supra siibacumi- 
nata ; sublns rotundala, vel apiculala ; loculis sulurisque complanatis ; aper- 
tura rugosa , vel radiata. 

Conchiglia di forma ovale allungata , o piriforme , 
composta di cavità alternanti sopra tre piani, abbracciantisi 
successivamente , e lasciando dalla parte inferiore allo sco- 
perto una parte delle più interne , talvolta con una pic- 
cola papilla appartenente all' esordio di quelle cavità ; su- 
periormente prodotta alquanto in un piccolo tubercolo, o 
prolungamento brevissimo, al cui estremo sta l'apertura ter- 
minale, per lo più chiusa ed increspata, o raggiata oscu- 
ramente. 

Lungh. = 0,7 — 1,1 mi il. 

Globulina minuta , Reuss, Nuovi Foram. del bacino 
di Vienna , negli Atti dell' Imp. Accad. di Scienze 
di Vienna , voi. I. p. 477 , tab. XLVIII , f 8. 

Nei r Amato , ove sembra non essere troppo rara; e 
nella marna argillosa di Taranto , 1, d. il Ceraso. 

In taluni esemplari apparisce un maggior numero di 
cavità, forsi perchè le suture sono più apparenti. I primi 
suoi rudimenti rimangono pure talvolta un poco sporgen- 
ti, formando un piccolo risalto, o mammellone, 

2. GLOBULNIA CORDIFORAIIS , CoSt. 

Tav. XVIII, f. 19, a A, B. 

Gì. tesla rotundato-cordata , inferne apiculala , sitpra delruncata , lo- 
culis tribus amplis , suluris explanatis ; apertura centrali rotunda. 

Conchiglia in forma di cuore , appuntita sensibilmente 



X 282 )( 

nella inferior parte , superiormente ottusa e quasi tron- 
cata ; cavità apparenti 3 , abbracciantisi del tutto per i 
lati , e lasciando apparire nel mezzo il piti centrale , sul 
quale si trova un' apertura ben larga e rotonda. La so- 
stanza è vitrea , trasparente ; il coloi-e bianco di latte. 

Diam. mago-. = 0,5 niill. 

Neil' argilla di Casaniicciola in Ischia, 

Osservazione. Trovasi in questa specie una patentissima coatradizio- 
ne ; poiché il forame, in luogo di trovarsi alio estremo deli' ultima ca- 
vità, apresi nella prima e centrale. Nullameno questa potrebbe essere una 
illusione, appartenendo realmente alla più esterna, ed inviluppante in guisa 
lo altre due, da non lasciarsi meglio distinguere per i suoi lati. Le suture 
di fatto sono assai oscure, ed avvertibili solo per unii depressione dal 
lato per lo quale l'abbiamo rappresentata ; dall' opposto non trovasi alcun 
marchio , e la cavità si continua fino al mezzo , ove trovasi il forame. 

La specie seguente ne sviluppa meglio la idea. 

3. GLOBULINA QUADRISPINOSA , CoSt. 

Tav. XVIII, f. 18. 

G. testa cordato-oblonga, inferne vel posiice producta, acuminala, antice 
detruncata ; anfraclo ultimo tubnìoso , spinis brevibus quatuor coronato. 

Conchiglia di forma più allungata della precedente , 
posteriormente acuminata e rivolta al lato ; superiormente 
troncata e slargata , quasi appianata , nel cui mezzo l'ul- 
tima cavità prolungasi lui poco in forma di un largo tu- 
bo, cinto da quattro spinuzze , che sorgono da uno de' suoi 
iati ; tre cavità apparenti molto larghe ed allungate. So- 
stanza vitrea , un poco opaca , e di color piombino. 

Diam. = 0,8 mill. 

Trovasi con la precedente , di cui e più rara. 



X 283 )( 

4. GLOBULINA EOTUNDATA , Gost. 

Tav. XVIII, f. 1\,A,B, C. 

G. testa sitlglobosa , compressa, inegulariler impressa ; irimorpha, ìo- 
culis quinque gibosis. 

Conchiglia quasi globosa , compressa , e depressa in 
diverse guise , sicché da tre lati mostrasi di figura diver- 
sa ; le cavità abbraccianti son tutte gibbose , o come bi- 
torzoli. L' apertura si trova in una fossetta impressa in 
mezzo a due cavità. La sostanza è vetrosa, trasparente, di 
color bianco sudicio. 

Diam. = 0,9 mill. 

Nella marna bigia di S. Alessandro, in Ischia; rara. 

5. GLOBLTINA SBIPLEX, Cost. 

Tav. XVIII, fìg. 5, ^, a 

Gì. testa piriformi , vitrea , hyalina , postice rotundata , antice spira~ 
ìiter producta, acuminata; ìoculis duobus apparentibus ; apertura rotundata , 
spirali. 

Conchiglia in forma di pera, di sostanza vetrosa, tra- 
sparente, bianca; posteriormente rotondata, anteriormente 
un poco allungata ed acuminata , pel contorcimento spi- 
rale dell' inviluppo esteriore dell' ultima cavità , la quale 
lascia un forame rotondo , ma che si prolunga sulla cima 
di quella piega nel modo che meglio si fa nelle Bulimine 
( flg. C ) ; le cavità apparenti son due sole ; sendo che 
r ultima abbraccia sempre le prime , sulle quali spiral- 
mente rivolgesi. 

Lungh. = 0,5 mill. 



X 284 )( 

Nella marna della Valle Beneventana ; rara. 

La spirale che il d' Orbigny ben osserva essere oscura 
nelle Guttuline, le quali non differiscono dalle Globoline , 
se non che pel numero apparente delle cavità, qui è mol- 
to chiara. La qual cosa menerebbe a riporre questa spe- 
cie, meglio che le altre, fra gli Elicostegi. 

Genebe AULOSTOMELLA, Alth (1). 

Conchiglia Ubera , ovaio-allungata , vitrea ; cavità inviluppanti alter- 
nalivamente sopra tre diverse facce , V ultima e maggiore delle quali è vi- 
sibile allo esterno da ima delle facce; apertura neW anterior parte di que- 
sta ultima cavità , in luogo di un forame , molli tubi irregolari diretti in 
varie guise. 

Un tal genore è stato stabilito recentemente da Alth 
a spese del genere Globulina del d' Orbigny , sopra i ca- 
ratteri già esposti. 

Egli vi riferisce perciò la Globulina tubulosa d'Orb. '). 

la horrida Reuss '), 

eia pediculus sua. ). 

Il Reuss pel contrario ha ritenute le sue specie nel 
genere Globulina , ed ha riferito allo s,\.esso \ Auìostomella 
pedicidus deir Alth , assimilandola alla propria G. hor- 
rida '). 

Dallo esame delle nostre specie , che son certo Aulo- 
stomelle secondo 1' Alth , risulta che per essere Glo- 
boline si oppongono i seguenti caratteri , voluti dal fon- 
datore del genere, e seguiti dagli altri — L° La forma, 

(1) Da a^XÒs tubo, e tfroV» •^'"^•=*- (•*) Allh. Paleonl. di Lemberg , nel III vel. 

(2) Foraniinif. di Vienna , p. 228, fai. XIll, delle Pubblicaz. di Haidinger , p. 264 , tab. 
f. 15,16. XlU.fig. 17. 

(.31 Metn. dell'Accad. delle Scienze di Vien- (5) Reuss. Op. cit. voi. IV , pag. 43 , tab. 
na l e. "S- 8- 



X 285 )( 
ne globolare ne semplicemente allungata, ma cilindracea — 
2.° Le cavità non globolose, ma contrariamente depresse, 
ne punto alternanti sopra tre facce ; anzi sono indistin- 
te — 3° Una sola apparente del pari, ed inviluppante le 
altre — 4." Ninna apertura rotonda, ma o una allungata, 
o molte air estremità de' risalti spiniformi , o 1' una e 
le altre insieme. Or chi può riconoscere in siffatta manie- 
ra di conchiglie una Gloholiìia ? 

1. AuLOSTOaiELLA DORSIGERA, Cost, 

Tav. XVin. fig. 20, a,A,B. 

A. lesta cylindracea , postice acutiuscula , antice oblusata , parum ar- 
cuata , loculis vix distinctis , suturis marginalis ; aculeorum fasciculo in 
parte convexa. 

Conchiglia cilindracea , posteriormente un poco acu- 
ta , anteriormente ottusa , un poco inarcata ; le cavità 
poco distinte , indicate dalle suture, le quali sono hmitate 
da un risalto marginale , molto sensibile in quelle della 
parte anteriore ; sulla convessità e nella parte sua ante- 
riore porta una protuberanza sormontata da un fascette 
di aculei , e qualche tubercolo. 

Lungh. = 0,6 mill. 

Nel terreno a tritumi di conchiglie di Cannitello , 
nella Calabria estrema ; rara. 

2. AuLOSTOMELLA ELATA, CoSt. 

A. testa cylindracea, postice acutiuscula, antice oblusata, lateribus 
eìatis , marginibus tricuspidaiis ; apertura oblonga , lineari. 

Conchiglia quasiché cilindracea nel corpo suo , un 

36 



X 286 )( 
poco aguzza nella posterior parte , anteriormente ottusa , 
e quasi troncata ; la metà anteriore si dilata d' ambe le 
parti formando quasi due alette , i cui margini si divi- 
dono in tre spine disuguali ; T apertura nella parte ante^ 
riore è lineare , allungata , e semplice. La superficie è li- 
scia , ne lascia intravedere alcun segno di scompartimenti. 

Lungh. = 0,7 mill. 

Nella marna di Lequile presso Lecce ; rara. 

Genere POLYMORPHINA, d'Orb. 

Conchiglia a lati disuguali, di forma allungata, senza parti appajate , 
di sostanza vetrosa. Cavità numerose, alternanti sopra due lati, poco invi- 
luppanti , e più dall' uno che dall' altro lato. Apertura rotonda, terminale, 
suW ultima cavità. 

Osservazione. II carattere dell' apertura rotondata è falso. Quando le 
cavità sono oioltoj oblique , 1' apertura che esse lasciano è allungata. Lo 
stesso d' Orbigny lo distrugge con la sua P. digitalis , nella quale trova 
l'apertura allungata. Noi incontriamo Io stesso caso nella nostra P. Appula. 

1. PoLYMORPHINA APPULA, Cost. 

Tav. XVIII, fig. 17 , aJ,B, 

P. testa gracillima , elongata , laevigala , postice acuminata , antice 
obtusa , subaequilatera ; loculis elongatis , suturis profundis distinctis ; 
apertura oblonga, simplici. 

Conchiglia molto gracile , allungata, levigata, appun- 
tita posteriormente , anteriormente ottusa , a lati un poco 
disuguali ; composta di un piccol numero di cavità molto al- 
lungate ed obblique , ma ben distinte da suture profon- 
de ; la superficie è liscia e splendente ; V apertura è al- 
lungata dalla parte ove le cavità si ricoprono , ed è 
semplice. 



X 287 )( 
Liingh. = 0,8 min. 

Nella marna bianca di Mola di Bari , nella quale è 
frequente, e caratteristica di quel terreno. 

2. POLYMORPHINA INNOEMALIS, CoSt. 

P. testa gracili, elotigata, loculis plurimis tumidiusculis , forma et dispo~ 
sitione variantihus. 

Conchiglia di forma troppo variabile , onde non si 
può ben definire. Generalmente è gracile , composta di 
cavità ben tumide , e distinte da suture profonde , senza 
serbare alcun ordine , ne forma, ne numero ; spesso con- 
torta , o piegata a gomito. 

Lungh. — da 0,5 a 0,8 mill. 

Frequente nella marna di S. Pietro in Lama presso 
Lecce. 



Fam. il Textularideae , d'Orb. 

Genere BIGENERINA, d'Orb. 

Conchiglia libera , regolare , equilaterale , rugosissima ; costituita da 
cavità alternanti in sulle prime , distribuite sopra due assi ; indi succedono 
le altre coW avanzar dell' età , le quali s'impiantano l'una sopra l' altra in 
linea retta, come nelle Nodosarie ; apertura centrale sull'ultima cavità. 

1. BlGENERlNA BIFIDA, Cost. 

Tav. XXI, fig. 1, a ^. 

B. testa elongata ; laevìuseula , postice compressa , obtusa , antice ro- 
tundata , centro prominulo ; loculis primoribus lateralibus linea profunda 
impressa divisis. 

Conchiglia molto allungata , compressa e ripiegata al- 



X 288 )( 
quanto a gomito, con cavità distribuite sopra due lati op- 
posti , e separate da una profonda impressione, sì che mo- 
stra essere bipartita^ indi succedono le altre, che a mano 
a mano divengono rotonde, e meglio distinte da suture ben 
impresse ; V ultima cavità è convessa , e sormontata nel 
centro da una protuberanza perforata, come nelle Nodosa- 
rie. La superfìcie è quasi liscia , apparendo rugosa sola- 
mente nella parte compressa e suddivisa, per le frequenti 
cavità trasversali che si succedono. 

Lungh. =r 1,2 mill. 

In Pozzuoli, 1. d. le Starze ; rara ; ed in Serra-caprio- 
la , ove però è rarissima e molto minore. 

Rigorosamente essa dovrebbe stare tramezzo alle Cla- 
voline ed alle Bigenerine. 

2. BlGEJNERINA ARULATA, Cost. 

Tav. XV, fig. 8. 

B. testa anlice cylindracea, recto, postice conica, incurvata, scabra, lo- 
culis indistinctis ; parte anteriore loculis minoribus cum majoribus alternan- 
libus ; apertura anlice rotundata , ampia. 

La porzione posteriore di questa conchiglia è conica 
ed un poco incurvata , scabrosa nella superfìcie , ne lascia 
veder segno di suture; l'altra porzione anteriore è cilindrica, 
alternando le cavità di minor diametro con le maggiori, 
le quali costituiscono altrettanti anelli ; 1' ultima cavità 
suol trovarsi aperta del tutto , o con un ampio forame 
rotondo ; la superfìcie è scabrosissima , e quasi investita 
d' arena. 

Lungh. = 1 mill. 

Nella marna di Casamicciola in Ischia ; non rara. 



X 289 )( 
Differisce dalla B. agglutmans d' Orb. per la inugua» 
glianza delle cavità , e per la loro forma anellare, e non 
globolosa, il dippiìi essendo eventuale. 

3. BlGENERINA TOBULOSA, Cost. 

Tav. XV, fig. Q A, B. 

B. testa crassa, pyramidata , poslice acuminata , antice rotundala ; su- 
perficie tuberosa , inacquali , scabrosissima ; antice canali brevi , apertu- 
ra rotundata. 

Conchiglia di forma piramidata , molto grossa, acu- 
minata nella parte posteriore , rotondata nell' anteriore , 
ineguale e bitorzoluta nella superficie , ed investita di ete- 
rogeneità senza lasciar distinguere ne cavità ne suture ; 
Y ultima cavità e sormontata da un tubo brevissimo, aperto 
in cima , il cui forame è rotondo. 

Questa specie non si lascia distinguere genericamente 
se non dietro l'esame dello interno , quando si disco- 
prono le cavità alternanti ed obblique dapprima, alle quali 
succedono le altre, che a poco a poco si raddrizzano fino a 
succedersi in linea retta le sole tre ultime ; come ben ap- 
parisce dalla figura B^ che ne rappresenta la sezione. Essa 
è la più grande e grossolana specie tra le conosciute. 

Lungh. = 1,2 mill. 

Nella marna di Gasamicciola ; frequente. 



X 290 X 
Genere B0LIVmA,d'Orb. 

Conchiglia libera , regolare , equilaterale , rugosa o costellata , cunei- 
forme ; costituita da cavità alternanti in tutte V età , poste ai due lati di 
un asse longitudinale , ricoprendosi un poco , o sovrapponendosi solamente, 
soventi prolungate. Apertura allungata in rima longitudinale , partendo 
dallo interno dì ciascuna cavità fino alla parte convessa anteriore , ore i 
suoi margini spesso sono ascendenti. 

BoLiviNA ANTIQUA, d'Orb. 

Tav. XX, fig. 2. J. B. 

B. testa elongata , compressa , antice oblusa , postice acuminata, pun- 
data , lateraliter oblusa ; loculis numerosis , obliquis, rectis, ultimo obtuso, 
apertura simplici. 

Conchiglia allungata, compressa, linguiforme, un poco 
ottusa anteriormente, acuminata nella posterior parte, ri- 
tondata e non carenata nei lati, con la superficie sparsa 
di punti impressi; composta di cavità convesse, obblique, 
rettilinee, l'ultima delle quali, poco convessa, ha l'apertura 
semplice senza prolungamento. 

Lung. — da 0,5 a 0,7 mill. 

Bolmna antiqua, d'Orb. Foram. de Vien. pag. 240, 
tab. XIV, fig. 11-13. 

E questa la sola specie fossile finora conosciuta , e 
che è stata trovata soltanto nel bacino di Vienna, come 
assicura il d' Orbigny; il quale poi dice esser questa spe- 
cie distinta dalla punctata , il che ammette la esistenza 
d'una seconda specie (oltre la costata vivente nelf Ame- 
rica meridionale ), di cui non fa altrove menzione. 

Noi troviamo la B. antiqua nella marna di Notare- 
sco, di Regg-io, e di Lucugnano ; rara però da pertutto. 



X 291 )( 
Genere TEXTULARIA , de Frane. 

Conchiglia Ubera , regolare , equilaterale , rugosa od agglutinantef co- 
nica , allungata o cuneiforme. Cavità globoìose od in forma conica , rego- 
larmen/c alternanti in tutte V età , da ciascun lato dell' asse longitudinale , 
ricoprendosi in parte , a sovrapposte sopra due linee alterne regolari. Aper- 
tura semilunare, trasversale , laterale , sul lato interno di ciascuna cavità. 

1 . Textulatiia sagittxjla ; d' Orb. 
Tav. XXIII, fig. 11,^, C. 

T. testa elongata, compressiuscula, rugosissima ; postice acuminata, ca- 
rinata , antice subcylindrico-truncata ; loculis angustatis , arcuatis , sutura 
limbatis ; apertura lineari. 

Conchiolia allungata, sagittiforme, mezzanamente com- 
pressa , posteriormente acuminata , troncata nella parte 
anteriore , coi lati ritondati ; composta di 9 a 10 cavità 
im poco obblique, distinte da suture poco profonde; la su- 
perficie è ruvida ; V apertura è generica, e sottoposta al 
margine dell' ultima cavità. 

Era questa V unica specie cbe figurava nella Malaco- 
logia prima che il d' Orbigny ne avesse molte altre di- 
stinte ; citasi solo per essa la figura che ne diede il Sol- 
dani ; e per località Castellarquato soltanto. Essa però 
trovasi nei terreni terziari subappennini dalle Calabrie ec. 

Polymorphum sagittulum^ Sold. Il, p. 120, Tab. 
133, fig. 3. 

Textularla sagittula, Blain. Man. PI. V. f. 6. 

Textularia sagittulay d'Orb. Ann. des Scienc. Nat. 
pag. 97, n. 10. 

Foram. des Iles. Canar. pag.l38,Pl. 1, f. 19-21. 

Vive essa tutt' ora nel Mediterraneo , tanto sulle co- 



X 292 )( 
sle di Affrica che in quelle di Europa, comunissima nel- 
le Isole di Teneriffa , delle Canarie — Fossile trovasi in To- 
scana, ed appo noi nelle Calabrie ( Amato, S.* Severina , 
Passo del Gatto. ) 

Lung. — 1 ad 1, 5 mill. 

Mal si avvisava il sig.de Blainville allorché asseriva non 
esservi alcuna traccia di apertura esteriore. Forsi negli 
esemplari eh' egh esaminò trovavasi ©strutta od incrostata 
da sostanze terrose , il che non è raro. 

Abbiamo di questa specie una varietà distinta per i 
cordoni molto grossi ed assai rilevati che terminano le su 
ture , e per la superficie tutta granellata', o come sparsa 
di sabbia, quella appunto da noi superiormente citata. 

Lungh.=:l a 3 mill. 

Nella marna di Lucuonano. 

E da questa potrebbesi ancor distinguere la rugosa 
di Notaresco, per essere meno lanceolata , più tozza , un 
poco irregolare nella inclinazione della cavità, e piìi in- 
crespati i cordoni marginali delle suture. 

2. Textularia tetraedra, Cost. 

Tav. XXm, fig. 10, J, C. 

T. testa elongata , sagittata, valde compressa, laevigata, laleribiis pla- 
nulatis , poslice acuta, antice rolundata ; loculis 42-42 tnangularibus tran- 
sversis , ultimo antice arcuato , apertura lineari arcuata. 

Conchiglia molto allungata , sagittata , anterior- 
mente rotondata , molto compressa , e più dall' uno che 
dall' altro lato^ il lato meno compresso è quasi piano svd 
dorso , formando spigolo rotondo nelle angolosità che ri- 
sultano; e l'opposto è quasimente incavato, come lo sono 



X 293 )( 
le due facce larghe ; composta di 12 cavità per ciascun 
lato, di figura triangolare molto allungata, sì che l'apice 
delle une giunge quasi alla base delle altre , poco incli- 
nate all' asse ed un poco archeggiate ; la superficie è li- 
scia ; r apertura lineare , un poco inarcata, come la pic- 
cola concavità del lato richiede. 

Lungh. = l mill. 

Neil' Amato, e S.^ Severina, nelle Calabrie; non molto 
rara. 

An. Texlularia plana , d'Orb. Ann. des Scie ne. 
Natur. pag. 97 .^^ 

Abbiamo di questa specie una varietà meno allungata, 
e composta di un minor numero di cavità , meno com- 
presse , ma in cui nella faccia più larga la superficie 
si deprime, divenendo concava in vece di esser convessa, 
onde sopra il margine esterno si mostrano straordinaria- 
mente rilevate ; e nello insieme presentasi come contratta 
nel senso della sua lunghezza , o dell'asse. 

Lunoh.^O,? mill. 

3. TEXTULARIA CARINATA, d'Orb. 

T. testa cuneiformi , Ungulata , convexiuscula , punctata , antice dila- 
tata , postice ohimè acuminala , lateribus carinatis , acuta , lamellosa ; lo- 
culis angustaiis , obìiquis, arcuatis, marginatis. 

Conchiglia linguiforme , compressa , slargata e tron- 
cata anteriormente, ottusamente acuta nella posterior parte, 
angolosa, carenata , e lamellosa ne' Iati, lamine taglienti 
e talvolta dentellate V composta di cavità anguste, ar- 
cheggiate , quasi trasversali , limitate da suture con li- 
slarella spianata , la quale nel mezzo si eleva come sottil 
cordone ; superficie minutamente punteggiata. 

37 



X 294 )( 
Lungh. =1,2 mill. in S.* Severiiia:=0,5 mill. in Casa- 
micciola, in Ischia. Questa ultima ha la lamina- laterale 
più delicata e dentellata. 

4. TEXTULARIA LAMINARIS , CoSt. 

Tav. XXIII, fig. 15, A, B, C. 

T. testa elongata, mgillata, valde compressa, antice rotundata, lateri- 
bus anguiatis, denticulatmjuv ; loculis 12, 42 triangidaribus , suturis expla- 
natis , superficie laevigata ; foramine subquadrato, parvo. 

Conchiglia di forma non diversa dalla precedente, ma 
solo più allungata , molto compressa , e quasi laminare ; 
composta di dodici cavità per Iato, triangolari, il cui apice 
raggiunge la base del suo opposto, un poco archeggiate ; po- 
chissimo distinte per delicatissime suture, essendo estrema- 
mente compresse , e quelle del lato più compresso spor- 
gono alquanto Inori col lato posteriore della base formando 
un dentello; quelle del lato meno compresso sporgono sol- 
tanto con una legiera convessità ; la superficie è liscia ; 
gli spigoli rotondati ; la parte anteriore è rotondata , e 
la faccia suprema mostra un incrociamento di località , 
nella intersezione comune delle quali sta il forame quasi 
quadrato e piccolissimo. 

Limgh. = 1,2 mill. 

Neir Amato , Notaresco , ec. 

5. TEXTULARIA ELATA, Cost. 

Tav. XXIII, fig. 9. 

T. testa linguiformi , compressa, lateribus carinaiis , carina acuta ; lo- 



X 295 )( 

culis plurimis comexittsculis, sursum paulisper recurmtis , laterc externo ar- 
cuatis; aniice ungulata , postice acuta ; superficie laevigata. 

Conchiglia compressa , molto dilatata , carenata nei 
margini , ma non lamellata ; composta di 7 ad 8 cavità 
molto larghe e corte, di ugual lunghezza in tutta la esten- 
sione laterale , angolate nel mezzo , ritondate nel lato ester- 
no , un poco inarcate da sotto in sopra , lisce ; acuminata 
nella posterior parte , anteriormente tagliata a squadro. 

Lung. = Oj5 a 0,8 mill. 

Nella marna di Casamicciola , in Ischia. 

Differisce dalla subangidata d'Orb, per 1' assoluta man- 
canza di angolosità ne' lati , essendo completamente ri- 
tondata. 

6. TEXTULARIA PROXIMA, CoSt. 

Tav. XXm, fig. 8. 

T. testa conica, vix compressa, laevigata, antice rotundata , convexa , 
postice acuminata , lateribus rotundatis ; loculis 5'5 suluris explanalis ; su- 
perficie laevigata. 

Conchiglia quasi conica , un poco compressa , a Iati 
rotondati ; anteriormente convessa e rotondata; composta 
di 5 cavità per lato, assai larghe, un poco obblique, ap- 
pena inarcate verso sopra, o d'anterior parte, distinte da 
finissime suture spianate; la parte posteriore è acuta; la 
superficie liscia , uguale , levigata. 

Lungh. = 0,6 mill. 

Nella marna di Notaresco. 



X 296 )( 



7. TEXTULAEIA PRISTIS, CoSt. 



T. testa cuneiformi, convexiuscula, punctata, antice truncata , postice 
obtuse acuminata, medio magis elata, laterihm lamellosis; loculis angustalis, 
oòJjgujs , arcuatis , marginalis , spinulosis. 



Conchiglia linguiforme, compressa , punteggiata , an- 
teriormente più o meno ristretta e troncata, nella posterior 
parte ottusamente acuminata , dilatata alquanto nel mezzo, 
e nei lati con larga lamina sottile, trasparente; costituita 
da cavità anguste, obblique, e limitate allo interno da su- 
tura depressa, la quale ne' primi anfratti diviene traspa- 
rente nel mezzo poco meno delle lamine laterali, dal lato 
esterno circondate da lamina sottile, diafana, punteggiata, 
e terminata da sottil cordone che si prolunga in acuta 
spina diretta in dietro. 

Molto prossima alla cannata di d'Orbigny, dalla quale 
differisce non solo nella forma , che potrebbe star come 
semplice varietà , ma per essere le sue cavità molto più 
obblique , più larghe , e distinte da suture profonde ; in 
luogo di quella listarella rilevata che scorre nel mezzo 
della cannata, qui le cavità divaricano in modo che tra 
le prime scorre un solco trasparente; gli angoli esterni sono 
circoscritti da sottilissima lamina trasparente, punteggiata, 
e terminata da un cordone, che si prolunga in aculeo di- 
retto verso dietro, più squisito nelle cavità primordiali. 

Lung.=0,5 mill. 

Nella marna di Notaresco ; rara. 



X 297 )( 

8. TEXTULARIA PALMATA, Cost. 

Tav. XXIH; fig. 21, A, B, C. 

T. testa elongata , compressa , poslice acuminata , anlice angulata , fo- 
ramine trigono fornicato , incurvata, lateribm carinatis ; loculis i2-i2 obli- 
quis, iumidiusculis , latere externo rotiindalis , suluvis profundis. 

Conchiglia molto svelta e compressa, spezialmente nei 
lati che sono cannati , con la carena acuta , posterior- 
mente molto acuminata , anteriormente angolata per la 
inclinazione delle cavità ; composta di 12 cavità per lato, 
inclinate sull'asse a gr. 45; queste sono un poco tumide, 
e distinte da suture mezzanamente profonde ; avendo il 
lato esterno curvo e tagliente ; la superficie liscia e fina- 
mente punteggiata; il forame è in una specie di fornice, 
costituito dair angolo formato dall' ultima cavità abbrac- 
ciante d' ambi i lati. 

Lungh. = 1,2 mill. 

Nella marna di Notaresco; non molto rara. 

9. TEXTULARIA CRASSA, Cost. 

Tav. XXIII, fig. J, B. 

T. lesta conica, compressiuscula , rudi, loculis 5-5 angustatis , jiarum 
incìinatis, sursum recurvatis , suluris marginalis ; superficie rudi ; foramine 
lineari , semilunari. 

Organizzazione simile a quella della sagittula, e quasi 
identica alla varietà granulata di Luciignano ( Tav. cit. 
fig. 11 ), sicché potrebbe credersi un primordio di quella. 
Io credo in vece, ch'essa fosse la stessa , ma che , in hioiio 
di crescere e svilupparsi in lunghezza, sia cresciuta in gros 



X 298 )( 
sezza, e rimasta tozza e con poche cavità. Di fatto , com- 
parando questa nostra crassa con la granulala^ non cor- 
rispondono le dimensioni della prima con la uguale por- 
zione radicale della seconda. Innoltre le cavità della crassa 
s'inarcano verso l'anterior parte , e quelle della granu- 
lata verso la posteriore , e molto più. La nostra crassa 
rimane sempre tozza , poco compressa, e poco meno alta 
che larga; 1' ultima cavità si ripiega sopra la penultima, 
formando due pieghe, ed il lobo medio che ne risulta la- 
scia una rima sottilissima della stessa figura. 

Lungh. =0,6 mill. 

In Reggio , ed in S. Alesandro in Ischia. 

10. TEXTULARIA ACUTA, Cost. 

Tav. XXIII, fig. 13 e 14. 

T. testa compressa , pyrn^nidata , poslice acutissima , anlice rolun- 
dalo-angulata , lateribus roiundalis ; loculis plurimis , apicalibus minutis , 
suturis explanatis , reliquis tumidis , suturis profundis , obliquis , ultimo 
maxima , ovulari , valde obliquo ; apertura subovali. 

Conchiglia di forma piramidale, mezzanamente com- 
pressa , ritondata nei lati ; composta di molte cavità di 
due maniere diverse ; le une, costituenti la porzione api- 
cale , al numero di 6 o 7 , sono anguste , perpendicolari 
air asse, a superficie spianata , distinte appena da suture 
delicatissime ; le 5 o 6 che succedono , rapidamente in- 
grandiscono, si tumefanno, e divengono obblique più sem- 
pre , talché r ultima è sommamente inclinata all' asse, di 
forma ovale, e lascia un'apertura oblunga, nel senso della 
compressione 5 le suture sono profonde, spezialmente nel 
mezzo ; ne' lati sono ritoudate ; la superficie è hscia. 



)( 299 )( 
Lungh. = 0,8 mill. 

Nella marna dì Gasamicciola in Ischia ; non molto 
rara. 

1 1 . TEXTULARIA PEUCETlA, CoSt. 

Tav. XXIII, fig. 7. A, B, C. 

T. testa ovato-conoidea , antice convexa , postice obtuse acuminata , 
medio cylindracea , parum compressa ; ìoculis paueis globosis aut convexis, 
suturis hinc margimtis, inde explanalis ; f or amine transverso, recto ; super- 
ficie laevigata. 

Conchiglia un poco compressa , anteriormente roton- 
data e convessa , posteriormente acuminata ottusamente , 
e nel mezzo quasi cilindrica; si compone di sei a sette ca- 
vità , le prime delle quali poco obblique, alternanti, e di- 
stinte appena da suture delicatissime e spianate; le due 
o tre ultime straordinariamente ingrandiscono, si gonfiano, 
affettando la forma globolare , e le loro suture sono pre- 
cedute da un cordone ben rilevato, sicché da un lato essa 
presenta l' ultima cavità convessa e rotondata, sormontata 
dal margine dell'ultima cavità, che lascia vedere tramezzo 
r apertura trasversale rettilinea e ben larga dalla faccia 
opposta. 

12. TEXTULARIA CLYPEATA, Cost. 

Tav. XXIII, fig. 4 A, B, C. 

T. testa ovalo-conoidea , antice rotundata , laevigata ; loculis tranver- 
salibus, primoribus anguslis , extimis maximis, subglobosis; apertura lineari , 
transversa , arcuala. 

Conchiglia di forma ovale , appuntita in origine e 



X 300 )( 
quasi conica , indi ritondata , convessa ed un poco com- 
pressa , superficie levigata ; composta di poche cavità , le 
prime ed apicali transversali , poco o nidla distinte da 
suture spianate , le due o tre ultime tumide, quasi sferi- 
che , abbraccianti come nelle Biloculine ; T ultima delle 
quali si raddossa alla penultima alla guisa di un cimiere, 
lasciando tra se e la precedente una rima sottilissima, quin- 
di archeggiata, seguendo la convessità della penultima. 

Talvolta si veggono sulla convessità di questa alcuni 
forellini , come nella fìg. C , la quale rappresenta un in- 
dividuo più rotondato. 

Lungh. = 0,8 ad 1 mill. 

In Notaresco, frequente : ed anche in Ischia, ma vera. 

Genere BRIZALINA Cost. 



Conchiglia ìihcra , molto compressa e quasi laminare, di forma lanceo- 
lare, regolare, equilatera. Cavità laterali alternanti sopra i due opposti lati 
di un asse comune, ed addossate le une sopra le altre; luna e l'altra serie 
traversata allo interno da un tubo o sifone distinto prossimo alVasse. Aper- 
tura neir ultima cavità prolungata in un tubo incurvato aperto in cima, nel 
quale convengono i due sifoni. 

Le affiùUà di questo genere sono con le Testularie per un lato, e con 
le Bolivine per 1' altro. Conviene con le prime per la forma compressa e 
la disposizione delle cavità; ma se ne dilunga evidentemente per avere le 
cavità disposte sopra i due lati opposti di un asse comune e flessuoso, es- 
sendo ciascuna serie traversata da un sifone distinto, che in fine conven- 
gono nel prolungamento tuboloso dell' ultima cavità , nel cui estremo si 
aprono in un forame solo. Dalle Bolivine distinguesi innoltre per la forma 
dell'apertura rotonda, e l'andamento delle cavità. 11 più essenziale carattere 
è riposto nel doppio sifone, organo che non conosciamo come si comporta 
nelle Bolivine e nelle Vvigerine, Bulimine, ec. Nella nostra Brizalina esso 
è visibile a traverso delle delicate e trasparentissime parieti di certi indi- 
vidui nitidi e bene sviluppati, col soccorso però di un forte ingrandimento 
microscopico. 



X 301 X 

BRIZALINA AENARIENSIS , Cost. 

Tav. XV, fig. 1-2. 

B. lesta elongata, lanceolata, laminari, hyalina, antice acuminata, postice 
rostrata; loculis latere externo marginatis, vel carinalis , carina acuta ; su- 
perficie laevissima, splendente. 

Conchiglia elegantissima e splendente, delicatissima, di 
forma lanceolata allungata, appuntita ed adunca nella sua 
estremità anterioxe, o piimordiale, e nella opposta prolun- 
gata ed incurvata in senso opposto dell'apice. Le cavità son 
tumidettc nella superfìcie, rotondate presso l'asse , assolti 
gliate sul lato esterno, e ripiegate in dietimo; la superficie 
è finamente vajata; l'apertura è tonda, e posta alla estre- 
mità del prolungamento posteriore. Tutta trasparente come 
il vetro, e perciò ancora splendente. Si trovano però taluni 
individui bruni e semi-opachi per essere infarcite le cavità 
di materia eterogenea. D' ordinario una delle due facce è 
alquanto concava, e la opposta convessa. 

Var. spinulosa , fig. 2. 

Cavità sporgenti ne' lati a modo di spina , essendo 
r espansione marginale quasi nulla. Rarissima. 

Si trovano ancora taluni individui con margini un 
poco flessuosi , o con qualche restrizione nel mezzo. 

Non manca essa pure di qualche mostruosità, tra le 
quali ve n' ha una, in cui 1' animale, come sembra, per- 
duta avendo la sua naturale energia in sul termine della 
vita , ritorce il cammino , restringe le cellole , e disordi- 
natamente si termina. 

Nella marna di Casamicciola in Ischia, ove l'ho tro- 
vata abbondevolmente. 

Lunghezza da 0,8 ad 1 mill. 



X 302 )( 
Genere VULVULINA, d'Orb, 

Conchiglia libera , regolare , equilaterale, un poco rugosa, compressa ; 
cosliluila da cavità compresse, aìlcrnanti regolarmente in tulle l'età ; aper- 
tura allo estremo superiore dell'ultima cavità , consistente in una rima an- 
gusta parallela alla compressione. 

Osservazione. Le lìoUvine e le Vulvuline hanno tra loro sì stretta 
somiglianza , che non è possibile distinguerle se non pel modo con cui 
la loro apertura si genera. Nelle Bolivine questa si trova tra il termi- 
ne dell' ultima cavità ed il convesso della precedente, costituita dai lem- 
bi marginali prolungati alquanto. Nelle Vulvuline è la cavità ultima me- 
desima che si solleva più o meno per la sua faccia suprema , ed apresi 
allo estremo in una rima longitudinale marginata da piccolo cordone , o 
intumescenza , quasi due grandi labbra; d' onde l' A. ha desunta l'analo- 
gia ed il nome. 

Or noi troviamo oltre a queste due disposizioni una terza , nella 
quale l'ultima cavità si protende straordinariamente col convesso della 
sua faccia suprema , generando una spezie di pedunculo un poco ingros- 
salo allo estremo ; ed in questo trovasi 1' apertura laterale , trasversale 
alla linea di compressione , ed archeggiata propriamente alla guisa di 
bocca. 

Laonde,seguendo i principii stabiliti dall'autore di questa classiflcazione 
della nostra specie si dovrebbe costituire il tipo di un nuovo genere. Non- 
dimeno la sua organizzazione , la sua figura , e la sua sostanza ìntima- 
mente la ligano con le Bolivine e con le Vulvuline. In tale stato di dub- 
biezze parmi consiglio lo attendere a ricercare altri esemplari per rico- 
noscere se tal carattere è costante o eventuale. 

L' esemplare proviene dalla marna di Casamiccìola, e non ha più che 
0,8 millìmetri dì lunghezza. 

1. VULVLINA SOLDANI, d'Orb. 

Tav. XXm, fig. 22 e 23. 

V. testa elongala , lanceolata , compressa , antice obtusa , postice acu- 
minala , inaequilaiera , laleribus carinalis ; loculis numerosis , obliquis , la- 
cere externo acute carinalis ; apertura labiata, labiis paulisper inlus rugosis. 

Conchiglia di forma lanceolare^ anteriormente ottusa, 



X 303 )( 

nella posterior parte acuta , alquanto incurvata lateral- 
mente ; composta di cavità numerose , oblique , allun- 
gate , un poco archeggiate, sui lato esterno assottigliate, 
carenate , con carena acuta ; la superfice è minutamente 
punteggiata. 

Lung. 0,6 mill. 

Nella marna di Casamicciola in Ischia, e nel terreno 
vulcanico delle Stanze in Pozzuoli ; rara. 



ORDINE VI. Agatistegi , d' Orb. 



Fam. I. Milioline, d'Orb. 
Geneee BILOCULINA , d' Orb. 

Conchiglia Ubera , regolare , equilaterale , globolosa , costiluila da un 
aggomilolamenlo regolare sopra due facce opposte ; composta di cavila che 
si abbracciano e ricoprono a vicenda per intero ; costantemente quindi ne 
appariscono due sole ed opposte ; apertura unica, in una delle due estremità 
dell' asse longitudinale, la quale si succede alternativamente , avendo un dente 
sulla penultima cavità. 

1 . BiLOCULiNA BULLOiDEs, d' Orb. 

Tav. XXIV, fig. 1,J,B, C. 

B. testa ovato-circulari , infiala , externe convexo-angulosa ; loculis 
convexis ; suturis excavatis ; apertura transversa , oblonga , angustata , uni- 
dentata ; dente brevi , recto , truncato. 

Conchiglia di forma ovale , e quasi circolare , rego- 
larissima , tumida , liscia , avente le sue due estremità 
uguali , convessa nella periferia , formando qualche pic- 
cola angolosità presso i due estremi ; costituita da cavità 



X 304 )( 

convesse , lateralmente dritte , e con suture profonde; 
l'apertura è trasversale , lunga, dritta, con un dentello 
semplice , corto , svariatamente troncato a traverso, ma 
per lo più in linea retta , e diversamente ancora termi- 
nato ne' lati. 

Miliola ringens ^ Lmk. Ann. du Mus. V. p. 357 — 
Anim. sans vert. VII. p. 610 n. 1. 

Biloculina hulloides, d'Orb. Tabi. 

2. BILOCULINA SIMPLEX, d'Orb. 
Tav. XXIV , fig. 3. a, A^ C. 

B. testa ovato circulari , infiala, laevigata, externe convexo-angulata 
loculis convexis , suturis excavalis ; apertura transversa , oblonga , angw 
stata , unidentata ; dente brevi , recto , truncato. 

Conchiglia ovale quasi circolare, regolarissima, tumi- 
da liscia, con estremità uguale, convessa ed un poco an- 
golosa nel perimetro ; costituita da cavità convesse, dritte 
ne' lati , con suture profonde. L' apertura è trasversale , 
oblunga, dritta, con un dente semplice, corto, e tagliato 
a squadra, senza veruna espansione laterale. 

Diam. magg.=0,5 ed 0,8 mill. 

Biloculina semplex , d'Orb. Foram. de Vienn. pag. 
•264, iab. XV, fig. 25-27. 

Poco dissimile dalla bulloide, ad eccezione delle diffe- 
renze che ne porge 1' apertura. 

In S. Pietro in Lama. 

Crede il sig. d'Orbigny doversi tenere la B. simplex 
come specie distinta della bulloides perciò solo , che nella 
prima V apertura è più larga, piìi trasversale , ed il dente 
è troncato. Faremo notare però , che volendo desumere 



X 305 )( 

da tali differenze un carattere per le specie , esse si pos- 
sono moltiplicare all' infinito. Perocché , tra un centinajo 
d' indivìdui della bulloides riesce facile trovare molte ano- 
malie per rapporto all'apertura ed alla forma del dente , 
fino a mancare quest' vdtimo quasi del tutto , ed avere 
un' apertura amplissima , restando le altre cose uguali. 

Avviene anche tra queste bilocoline il trovare un'ap- 
pendice alla parte opposta all'aperture, prodotta dal modo 
come r animale chiuse la precedente , allorché passò a for- 
mare l'ultima cavità: e tali appendici variano pur di forma e 
di lunghezza nei diversi individui. Di tali modificazioni , 
eh' io ritengo come eventuali, o innormali , se ne sono 
effigiate due in semplici contorni ( fig. 1' /),£)'), alle 
quali ben potrebbesi dare il nome di caudigera^ e consi- 
derarla come specie ; ma la propria persuasione non lo 
acconsente. 

Vero è che la simplex trovasi in località diverse, e 
di rado mescolata con la bulloides; la qual cosa potrebbe 
condurre a considerarla come varietà locale. 

Noi però troviamo pur la simplex^ Tav. citata, fig. 
3, non rara nella marna di S. Pietro in Lama presso Lecce 
insieme alla bulloides. 

Diam. da 0,5 ad 1,5 mill. 

La Bulloides trovasi isolatamente nello Amato ed in 
Reggio, nelle Calabrie. 

3. BlLOCULmA CONSTRICTA, CoSt. 

Tav. XXIV, fig. 2, a, A, C. 

B. testa ovata, rolundata, laevigata, anlice parum producla, posliceque 
magis elala , obltisa , loculo praicedend caudato; cauda planulata, trun- 



X 306 )( 

cala ; apertura ampia, lateribus in rimulam dehiscente; dente lato, latiribus 
rolundatis. 

Strettamente considerata questa specie potrebbe rife- 
rirsi alla clypeata del d' Orbigny ( Foram. de Vienn. p. 
263 , lab. XV ; fig. 19-21 ) ; dalla quale si distingue per 
non esser depressa , ma in vece rotondata , con suture ben 
marcate , e per la mancanza di linguetta trasversale nel 
dente ; in fine per l'appendice della penultima cavità molto 
larga nella base , troncata nell' apice , ed abbracciata per 
intero dall' ultima cavità , sul perimetro della quale re- 
sta appianata. 

Diam. ==: 0,3 : 0,5 mill. 

Rarissima nella marna di Casamicciola in Iscbia. 

4. BILOCULINA INORNATA, d'Orb. 

Tav. XXIV, fig. 4, « ^, C. 

Bs, testa ovata, globulosa , laevigata , andce angustata , postice dila- 
tata , externe rotundata ; loculis convexis ; suturis excavalis ; apertura ova- 
ta , unidentata ; dente elevato , apice bisidcato. 

Concbiglia ovale, regolare, assai tumida , liscia , ri- 
stretta anteriormente , e molto slargata nella posterior 
parte ; costituita da cavità molto convesse , archeggiate 
ne' lati , distinte da sutura profonda ; 1' apertura è ovale, 
trasversale , con un dente rilevato, biforcuto , i cui estre- 
mi si protendono in punta curva. 

' Var. apertura angustata, transi'erse valde elo/i- 

gata ; dente simili. 

Differisce questa varietà dal suo tipo, per esser l'aper- 
tura pili allungata ne' lati , e quindi in ragione inversa 



X 307 )( 

ristretta riell' altro senso : e cosi pure il dente segue la 
stessa legge, onde la sua biforcazione è meno apparente di 
quel che lo sarebbe se fosse più accorciato. 

Il carattere più importante di questa specie è la gran- 
de intumescenza della parte posteriore dell'ultima cavità, la 
quale, incurvandosi verso la faccia anteriore, abbraccia mag- 
giormente ed occulta la cavità precedente , come la fi- 
gura A la dimostra , la quale rappresenta l' individuo per 
uno de' lati. 

Diam. = 1 mill. 

Li S. Pietro in Lama presso Lecce ; rara. 

5. BILOCULINA CONTRARIA , d'Orb. 

B. lesta circulari , compressa , laevigata , externe rolundata ; locuUs 
compressis , suturis complanatis ; apertura transversa, lineari, imidentata; 
dente semicirculari , simplici. 

Conchiglia oblunga nell'ordinario senso della Iparte 
convessa della cavità, e quasi circolare nel senso opposto, 
molto compressa e ritondata nel perimetro; formata da ca- 
vità molto convesse e più alte che larghe , le cui suture 
molto sensibili ; l' apertura è stretta , semicircolare , con 
un dente della stessa forma, che ne rimane appena sepa- 
rato per angustissima rima. 

Biloculina contraria, d'Orb. Foram. deVienn., 
pag. 266, n. 186; tab. XVI, f. 4-6. 

Questa specie, che d'Hauer trovava hequente nel ba- 
cino di Vienna , e del diam. di un millimetro e mezzo , 
mi si è offerta dalla marna di S. Pietro in Lama presso 
Lecce, e nella marna di Casamicciola, con un esemplare 
s'i piccolo, che giunge appena a 0,2 millimetri. Rarissima. 



X 308 )( 

6. BILOCULINA LUNULA, d' Orb. 

B. testa circulari , depressa , laevigàta . externe angulato-carinata , 
loculis convexiusculis ; apertura transversa , elongata, arcuata, unidentata, 
dente truncato, obtuso. 

Conchiglia circolare, regolarissima, ugualmente larga 
in tutto il perimetro, il quale è pure carenato ed ango- 
loso ; costituita da cavità poco convesse, un poco archeg- 
giate lateralmente, le cui suture sono scancellate ; 1' aper- 
tura è molto lunga, stretta, archeggiata, e munita di un 
dente corto, largo, semplicemente ritondato. 
Diam. 0,8 mill. 

Blloculina lunula^ d'Orb. Foram. de Vienn. pag. 
264, tab. XV, fig. 22-24. 

In S/ Severina, nella Calabria. 

7. BlLOCULINA AMPHICONICA, RCUSS. 

B. testa suborbiculata , compressa , superne subtruncata , apiculata , 
extus carinata; loculis subconicis ; apertura latissima, subrecla; dente lalis- 
Simo, brevissimoque, recto. 

Conchìglia di forma discoidale molto compressa, un 
poco troncata suU' apertura , e con piccolo ma variabile 
acume nel punto opposto e posteriore ; le cavità dalle due 
facce apposte si elevano a foggia di cono molto basso, e 
vengono cinte da una espansione marginale assai larga ed 
acuta, un poco ripiegata dalla faccia della cavità minore, 
abbracciata dalla maggiore, la quale è pressoché ugualmente 
conica , d' onde il suo nome specifico ; il forame è molto 
lungo e stretto, munito di un dente brevissimo e dritto, 
analogo all' andamento dell' apertura ; la superficie è li- 
scia ; e tutta la conchiglia è di un bianco di calce. 



X 309 )( 

Diam. = 0,3 ad 0,8 mill. 

Biloculina ampìàconica , Reuss. 1. e. pag. 382 , tah. 
XLI, fig. 5. 

Soldani , Saggio, tah. 156, fig. 309, V. 

In Ischia, non ovvia; in S. Pietro in Lama, frequen- 
te ; nello Amato, non rara. 

Poco diversa dalla B. lunula^ d'Orb., disconvenendo 
soltanto per una elevatezza centrale della cavità un poco 
più spiccata od acuminata nel mezzo , e pel margine più 
attenuato ed un poco ondoloso. Tutto questo è X effetto 
di una maggiore compressione , onde risulta ancor l'aper- 
tura angustissima, e la carena più dilatata. Ne' nostri 
esemplari manca per lo più T acume posteriore del disco ; 
e però i piccoli individui sono sempre più caratteristici. 
Nei maggiori la lamina circoscrivente la cavità è un poco 
ondolosa ed increspata sull'orlo estremo. 

8. BILOCULINA CIRCUMCLAUSA, CoSt. 

Tav. XXIV, fig. 6, A, C. 

B. testa compressa, orbiculata, margine carinata ; hinc convexiuscula , 
carina explanata , inde convexa, carina amplissima, subconcava ; apertura 
lineari ; dente nullo. 

Conchiglia di forma circolare , compressa , un poco 
convessa dalla faccia dell' ultima cavità , la cui espansio- 
ne marginale costituente la carena è spianata ; la cavità 
minore abbracciata è molto convessa , e da questa faccia 
la lamina carenale forma una concavità , che circoscrive 
la gibbosità mediana ; l'apertura è angustissima , dritta, 
e semplice. 

Diam. = 0,5 ad 0, 8 milI. 

39 



X 310 X 

Nella marna di Reggio , non rara ; ed in quella di 
Lucugnano, meno frequente. 

Differisce dall' amphiconica e dalla lunula per la ca- 
rena assai larga, poco meno del raggio della cavità che cin- 
ge , e per la mancanza di dente nell' apertura. 

Del resto , tanto questa nostra specie , quanto l'am- 
phicoìiica del Reuss, non sono che passaggi graduali della 
lunula del d' Orhigny , o questa è semplice varietà di 
quelle. La lunula e un poco più tumida d' ambo le fac- 
ce, r amphiconica meglio elevata nel centro , si che affetta 
la forma di un cono mollo basso , e la nostra circum- 
clausa ha 1' espansione marginale molto larga e delicata. 
Le differenze nondimeno sono più sensibili tra la lunula e 
Xamphiconica , che tra qiìcsta e la circumclausa. In que- 
sta ultima la cavità precedente suol lasciare un marchio 
della propria circoscrizione suir ultima per una profondis- 
sima sutura. 

9. BILOCULINA AEQUIVOCA, CoSt. 

Tav. XXIV, fig. 5. 

B. lesla subglobosa, compressiuscula. Intere altero quadrilomlari, altero 
bilocvlari ; loculo ultimo valde inflato , praecedentis triplo ; apertura lata , 
lunulata, marginata- 

Conchiglia quasi globosa, compressa, composta di ca- 
vità smodatamente crescenti ed obese , in guisa che V ul- 
tima abbraccia la penultima quasi per i due terzi , la- 
sciando da uno de' lati vedere due ed anche tre delle ca- 
vità centrali , ma per un solo rudimento ; dal lato op- 
posto il margine dell'ultima cavità forma nna spezie d'o- 
recchietta ombelicale ; 1' apertura è tanto larga quanto il 



)(311X 
diametro trasversale della penultima cavità, in forma di 
luna crescente , e marginata dal lato dell' ultima cavità. 

Questa conchiglia , guardata da uno de' suoi Iati si 
annunzia per una Quinqueloculina ( fig. cit. À) , dal lato 
opposto è una vera hiloculina (fig. cit. JB); 1' apertura è 
di Nonionina ( fig. cit. C). Quindi fa essa sorgere equi- 
voci quando si esamina con poco ciiterio ; d' onde il suo 
specifico nome. 

Diam. = 1 a 2 mill. 

Nella marna di Lucugnano ed in quella di Reggio ; 
non ovvia. 

Affine alla contraria per la compressione e contra- 
rietà di andamento delle cavità , ma diversissima per la 
obbliquità de' suoi accrescimenti, per la larghezza dell' a- 
pertura , e per la mancanza di dente allo interno. 

10. BILOCULINA TUBULOSA, Cost. 

Tav. XXIV, fig. 1, A, B, C. 

B. testa ovato-rotundata, postice subacuminata, antice elongala, in tu- 
bulum dehiscente; suturis profundis, quandoque altero lalere loculis divarica- 
tis ; foramine subrotundo , edentulo. 

Conchiglia di forma ovale, ritondata trasversalmente, 
un poco acuta nella posterior parte, e nell'anteriore pro- 
lungata a foggia di fiala, ed allo estremo di questo pro- 
lungamento è l'apertura quasi rotonda, senza alcun dente 
allo interno, coi margini irregolarmente quasi dentellati ; 
le suture sono profonde , e talvolta V ultima cavità non 
raggiunge la penultima in uno de' Iati, onde mostrasi da 
questo lato più o meno divaricata, come le figure B e C 
lo dimostrano ; passando così alle Trilocoline. 



X 312 )( 

Diam. = 1 mill. 

In Lequile ed Ischia ; rara. 

11. BILOCULINA COBIPRESSA, CoS. 

B. testa ovata, antice posticeque subtruncata, valde compressa, externe 
carinata, carina angusta ; apertura transversa, lineari, simplici. 

Conchiglia di forma ovale, anteriormente e posterior- 
mente quasi troncata, e talvolta smarginata, molto com- 
pressa ; esternamente o nel perimetro l'espansione dell'ul- 
tima cavità genera una lamina sottilissima, angusta, e ta- 
gliente neir orlo, che talvolta nella parte posteriore dila- 
tasi e si converte in acume ; 1' apertura e angusta , tra- 
sversale, rettilinea, e senza dente di sorta. 

Diam. magg. = l, 2 mill, ; min.=0, 9 mill. 

S.^ Severina e Reggio ; non frequente. 

Tralasciamo le moltiplici varietà e le anomalie, delle 
quali lunga sarebbe la serie. Nella marna di Reggio spe- 
ziahneute, ove questo genere abbiam trovato ridondante, 
molte di siffatte maniere insieme con le specie sopra de- 
scritte si trovano mescolate. 

La figura 8 della Tav. citata ne rappresenta una, le 
cui cavità divaricando, or più ora meno, affettano la strut- 
tura di TrilocuUna. Noi la distingueremo col nome di B. 
divaricata. 

Genere SPIROLOGULINA, d'Orb. 

Conchiglia libera , regolare , equilaterale , compressa , costituita da un 
inviluppo alternante sopra due facce opposte ; composta da cavità sovrappo- 
ste le une alle altre senza occultarsi ; quindi tutte apparenti ; cavità sem- 
plici; apertura unica, posta in una dell'estremità dell' asse longitudinale, sem- 
plice, munita di un dente, e quasi sempre prolungata in un tubo. 



X 313 )( 

Osservazione. Le Spirolocoline cominciano ad esordirsi per una cavità 
quasi sferica , come le bilocoline, sulla convessità della quale si distende 
la seconda cavità di un diametro tanto minore, per quanto maggiormente 
si allunga. Questa comincia da uno de' poli delia sfera, e, scorrendo per 
un semicerchio, si protende tangentalmente Ano al polo opposto. Da que- 
sto estremo , abbracciato dall' esordio della terza cavità, scorre quest'al- 
tra sul semicerchio opposto , e va a sormontare il punto d' onde parti 
la precedente, prolungandosi similmente in un senso tangentale. Cosi ri- 
volgonsi successivamente alternando le cavità laterali , abbracciandosi a 
vicenda. Noi abbiamo rappresentato tali esordi elementari nella Tav.XXIV, 
fig. 13, ricavati da un individuo che ha soli tre giri , e del diametro di 
0,2 mill. soltanto.Questo provviene dalla marna di Gasamicciola in Ischia. 
Da tale procedimento risulta , che : 

1) Se la prima cavità, che succede alla sfera, poco restringesi, la sfera 
stessa poco resta più rilevata dai lati opposti a quello dello aggomitola- 
mento ; e queste cavità si prolungano meno. Allora l'aggomitolamento o 
sovrapposizione delle cavità serba più della figura circolare che della 
ellissoide. 

2) Per opposto, se la restrizione della prima cavità è somma, la sfera 
primordiale si mostra più sensibile, e le cavità si protendono maggiormen- 
te negli estremi. La figura che ne risulta quindi è ovoidale, allungata, 
con r ultima estremità protesa a modo di rostro. 

3) Il globolo centrale, comecché di parieti delicatissime e fragilissime, 
soventi fiate rimane distrutto ; ed allora la conchiglia ti porge un forame 
centrale in luogo del globolino rilevato. 

1 . SPIROLOCULINA EXCAVATA, d' Orb. 

Tav. XXIV, fig. 12, J, a 

Sp. testa ovata , compressa , laevigata , antice posticeque oblusa, mar- 
gine lata , iruncata ; loculis arcuatis , quadratis , angulis externe convexìs, 
carinatis ; lateribus excavatis ; apertura transversà , oblonga , unidentata ; 
dente crasso , obluso. 

Conchiglia ovale , compressa, liscia, ottusa nell' estre- 
mità , tagliata a squadro e molto larga nella periferia , 
costituita da cavità alquanto flessuose, ugualmente larghe 
in tutta la loro rispettiva lunghezza , rettangolari , con 



X 314 )( 

angolosità molto pronunziate nella periferia , d' onde de- 
clinano e si fanno concave le anguste facce laterali ; V aper- 
tura è trasversale, grande, con un dente grande, spesso, 
dilatato , e troncato alla sua estremità. 

Diam. magg. = 1,5 mill. 

Spiroloculina excavata, d'Orb. Foram. de Vienn. pag. 
271. tab. XVI, f. 19-21. 

Ischia, in Casamicciola ; non rara. 

P^ar. rotundata , Cost. Più rotonda del suo ti- 
po, esternamente piana; dente del forame in forma di T; 
color verde-glauco, lateralmente zonata di bianco-latteo. 

Nel Passo del Gatto, nella Calabria Ultra. 

2. SPIROLOCULINA CANALICULATA, d'Orb. 

Tav. XXIV, fig. 11, ^, C. 

S. testa ovalo-rhomboidali , compressa , laevigata , antice acuminata , 
postice chiusa; margine bicarinata, excavata; loculis angustatis , quadra- 
tis , lateribus excavatis , apertura rotundata simplici. 

Conchiglia ovale , molto compressa , liscia , un poco 
acuminata anteriormente , posteriormente ottusa , bicare- 
nata nel perimetro ; costituita da cavità numerose , fles- 
suose , strette innanzi, dilatate maggiormente in dietro , 
quadrate ; ciascuna delle facce è scavata , d' onde risul- 
tano le due carene del perimetro ; 1' apertura è piccola , 
rotonda , e senza dente. 

Diam. magg. = 0,8 a 1,3 mill. 

Spiroloculina canaliculata, d' Orb, Foram. de Vienn. 
pag. 269, tah. XVI, f. 10-12. 

In Pozzuoli, 1. d. Le Starze. 



X 315 X 

3. SPIROLOCULINA EXPLANATA, CoS. 

Sp. testa omto-rhomboidali, elongaia, gracili, uiraque facie planulata , 
lateribus subroiundis ; loculìs plurimis, angustissimis, ultimo antice producto. 

Conchiglia di forma molto più allungata della prece- 
dente, romboidale, quasi piana d' ambo le facce ; composta 
di molte cavità assai delicate, quasi ritondate ne' lati esterni; 
r ultima cavità si prolunga anteriormente quando più e 
quando meno. 

Lungh. ^= 1, 2 mill. 

In Lucugnano, Casamicciola e Reggio ; rara. 

Fam. II. Multiloculinae, d' Orb. 
Genere TRILOCULINA, d' Orb. 

Conchiglia libera, inequilatera, globolosa o compressa, serbando la slessa 
forma in tutte V età ; composta di cavità , che si rivolgono sopra tre lati , 
coprendosi in parte , onde costantemente ne appariscono tre ; ciascuna delle 
cavità è semplice ; V apertura è alla estretnìtà dell' ultima, di forma roton- 
da od ovale,^ avendo allo intemo un dente semplice o complicalo. 

Osservazioni. Si in questo che ne' generi susseguenti il sig. d'Orbi- 
gny stabiUsce per carattere essenziale del genere la costante apparizione 
del numero delle cavità, tre, o cinque, qualunque ne fosse 1' età. Quindi 
è da tenersi anche per fermo , secondo lui , che nei primordi germe e 
conchiglia sian essi pure trisomo l'uno e multiloculare l'altra ! li che è as- 
surdo. Noi dimostreremo partitaraente come sia egli caduto in errore ; 
oltre l'essere siffatto pensamento antilogico. Vedi Adelosina. 

Le Trilocidine dunque si possono presentare con sole due cavità ; 
senza aver 1' abito di BilocuUne, queste avendo sempre una forma più o 
meno prossima alla sfera , a facce opposte convesse; le Triloculine sono 
costantemente poliedre , a facce or più or meno appianate , e di figura 
varia. Spesso queste si confondono con specie affini del genere Quin- 
queloculina, siccome ci occorrerà dimostrare. 

Il d' Orbigny afferma conoscere CO specie di tal genere ; delle quali 
,39 tuttora viventi , e 21 fossili , senza che in tal numero entrassero le 
specie proprie de' terreni d' Italia , e che dice aver le loro analoghe vi- 



)(316)( 

venti neir Adriatico e nel Mediterraneo. Nel suo Catalogo, o Paleonlolo- 
gia stratigrafica, riporta in tutto 24 specie. Nel 27.° strato subappennino 
ne nomina due sole ; cioè la T. gibba di Siena , comune col bacino di 
Vienna, e la tricarinata, che marca col segno di dubbiezza (?), descritta 
da Michelotti, ed appartenente al sopracretaceo del Piemonte. 

Da ciò parmi doverne inferire che il lodatissimo autore non conobbe 
mai, né le fossili d'Italia, altro che per quello che potè ricavare dal Sol- 
dani, né le viventi nel!' Adriatico e nel Mediterraneo. Le quali cose ap- 
pariscono e da ciò che anderemo sponendo in questo luogo, e da quanto 
risulta dalla Fauna del Regno di Napoli, e dalla Microdoride Mediterra- 
nea, che vedrà fra non guari la luce. 

1. TRILOCULINA TRIGOKULA , Lmk. 

Tav. XXII, fig. 8, J, B, C. 

Tr. testa infiala, ovato-trigona, postice rotundata, antice acutiuscula; lo- 
culis utrinqiie acutis, alterne trifariis ; apertura ovali, ampia ; dente unico 
oblongo simplici. 

Conchiglia quasi globosa, triedra, rotondata nella po- 
sterior parte, un poco allungata neiranteriore ; costituita 
da cavità molto tumide, spezialmente nella parte posterio- 
re, e terminate ne' lati da spigolo acuto; le facce convesse 
sono lisce , tei'minate da sutura profonda ; V apertura è 
più o men larga , quasi ovale , troncata in uno de' polì , 
d' onde sorge un dente lungo e semplice , prodotto dallo 
spigolo della cavità precedente. La figura C rappresenta 
la conchiglia veduta da sopra col piano della sezione tra- 
sversale, ove è il forame di prospetto. 

Diam. magg.==0,5 ad 0,8 mill. 

Milioliles trigoniila, Lmk. Ann. du Mus. V, p. 351, 
n. 3— IX, PI. 17 (15), {. ^ J B C. 

Anim. sans Vert. VII. p. 612, n. 3. 

Questa specie che Lamarck trovava fossile a Grignon, 
è in molte località del regno; frequente nella valle dell' A- 



X 317 )( 

mato. E pur vivente nel nostro Mediterraneo. Nello stato 
d' infanzia si trova nel suo forame un semplice dentello al- 
lungato, come si vede in C; ma negli adulti esso si biforca 
in cima , formando una spezie d' Y ; quando finalmente 
giunge al suo ultimo stadio di crescenza , le due corna 
dell'Y si dilatano e si riuniscono, lasciando un forame nel 
mezzo, ed una rima aperta nei lati. Vedi per queste mo- 
difiche la fig. 3. della Tav. II. Foraminiferi della Fauna 
del regno. 

E singolare che questa specie sia frequente a Grignon, 
e che mancasse poi nella creta bianca del bacino di Parigi. 

2. TRILOCULINA ANGOLOSA, Cost. 

Tav. XXIV, fig. 14 e 15, A, B, C. 

Tr. testa tetraedro, antice acuminata, postice truncata ; loculis arcua~ 
tis, convexiusculis, suturis vix excavalis , carina angulosa valde distinctis ; 
apertura geminata. 

Conchiglia a quattro facce , tre delle quali presenta- 
no quella delle cavità , T altra è prodotta dallo appiana- 
mento di tutte nella parte posteriore. Le cavità son di- 
stinte per una sutura mezzanamente incavata, e da una ca- 
rena di quella che le abbraccia, molto rilevata, acuta, ed 
avente una sporgenza od angolosità nel mezzo, terminan- 
dosi in punta acuta negli estremi. 

F'arieU In taluni esemplari le angolosità media- 
ne sono duplici in una , mancando aifatto nelle due 
altre carene ; come nella fig. 15. 
Diam. = 0,3 a 0,4 mill. 
In Pozzuoli 1. d. le Starze. 

40 



X318X 

3. TRILOCULINA GIBBA , d' Orb. 

Tr. testa ovata , trigona , laevigata , antice posliceque obtusa , externe 
angulosa ; dente elongato, apice dilatato. 

Conchiglia ovale, trigona, ad angoli smussati, liscia; 
costituita da cavità ovali, archeggiate , anteriormente ri- 
strette, esternamente spianate, distinte da suture profonde; 
apertura trasversalmente ovale, con un dente lungo, dila- 
tato alla sua estremità. 

Diam.=0,7 mill. 

Triloculina gibba, d'Orb. Foram. de Vienn. p. 274, 
Tab. XVI, fig. 22-24. 

In Pozzuoli, ed in S. Àlesandro in Ischia. 

4. TRILOCULINA AUSTRUCA, d'Orb. 

Tr. testa ovata, inflata, laevigata, antice truncata , postice rotundata, 
externe rotundato- angulosa ; loculis magnis, arcuatis, convexis , suturis ex- 
cavalis; apertura rotundata, unidentata ; dente elongato, apice dilatato. 

Conchiglia ovale, molto tumida, liscia, troncata an- 
teriormente, ottusa nella posterior parte , convessa ed un 
poco angolosa nel perimetro , costituita da cavità ovali , 
archeggiate , molto convesse allo esterno , e separate da 
suture profonde ; apertura rotonda, con un grosso dente 
dilatato alla estremità. 

Diam.=l mill. 

Triloculina austrìaca , d' Orb. Foram. de Vienn. 
pag. 275, Tab. XVI, f. 2527. 

In Ischia 1. d. S. Àlesandro , e più frequente nella 
valle dell' Amato. 

Dichiara il d' Orbigny che la T. gibba non differisce 



X319X 

dall' austriaca che per lo insieme più trigono ! e l' austriaca 
dalla unidentata per la cavità di mezzo più larga e pel 
dente dilatato alla estremità. Io altronde non vedo in 
tutte queste, che piccoli passaggi o modificazioni della tri- 
gonula , la quale varia secondo 1' età , e da individuo ad 
individuo. 

5. TRILOCULINA BIPAETITA, d' Orb. 

Tr. testa ovato- depressa, laevigata, bipartita, exteme subcarinata; lo- 
culis inaequalibus, ultimis magnis, convexiitscuUs, suturis excavatis ; apertura 
oblonga, transversa. 

Conchiglia ovale, compressa, liscia, irregolare, ester- 
namente carenata e come divisa in due parti , costituita 
da cavità inegualissime, delle quali le ultime due in ra- 
gion della terza sono enormi ; poco convesse , inegual- 
mente carenate allo estemo, e molto separate dalle suture ; 
apertura trasversale, allungata, e circondata da risalti. 

Diam.=l,8 mill. 

Triloculina bipartita, d' Orb. Foram. de Vienn. p, 
275, Tab. XVII, fig. 1-3. 

Nella marna di Reggio, non molto rara. 

6. TRILOCULINA DECIPIENS, RcUSS. 

Tr. testa late ovata , convexa, superne subtruncata, infra late rotun- 
data, margine rotundato, laevigata; loculis latis, convexis, suturis conspicuis 
apertura magna, semielliptica; dente elongato, simplici. 

Diaui.=0,5 — 0j6 mill. 
Triloculina decipiens Reuss. Foram. Austr. ec. Negli 
Atti deir I. Accad. di Vienna, Voi. I. p. 382 n. 1. Tab. 
49 fig. 8. 



X 320 )( 

Neir Amato ; rara. 
Avanzano ancora altre specie che meritano maggiore 
studio, e talune che provvisoriamente indicheremo coi nomi 
di spiralis^ acutangida, oblonga, exilis^ e minima; la maggior 
parte delle quali appartiene alla marna di Casamicciola 
in Ischia. Dubito però che molte tra le nominate siano lo 
stato d' infanzia di altre specie di questo genere, ed anche 
delle Quinquelocoline. Vedi 1' articolo Adelosina. 

Genere SPHAEROIDINA, d'Orb. 
( Sexloculina, Czizék ) 

Conchiglia concamerata, a cancamerazioni vicendevolmente inviluppanti; 
due a sei cavità , ora più ora meno distinte da suture appena o molto pro- 
fonde ; cavità globulari , con una apertura nel mezzo della loro riunione 
di forma pressoché semilunare , con un dentello nel mezzo ; ma questo va- 
riabilissimo. 

Osservazione. Notava il sig. Reuss, cbe se il sig. d'Orbigny avesse avuto 
a sua disposizione molti esemplari della Sphaeroidina austriaca , come a 
lui è riuscito averne moltissimi , il loro esame lo avrebbe condotto a ri- 
sultali del tutto diversi : non avrebbe cioè stabilito come carattere |fon- 
damentale, che nelle Sferoidine apparissero costantemente allo esterno quat- 
tro sole cavità. Qui però, in grazia del vero, dobbiamo preliminarmente 
richiamare 1' attenzione sulla Sphaeroidina bidloides , che servi di tipo al- 
l' Autore nello stabilire i caratteri diagnostici di tal genere : essa è ve- 
ramente ed invariabilmente qual si descrisse , sia vivente e sia fossile. 
La seconda specie , Sph. austriaca , è quella che si appresenta variabi- 
lissima, e per numero, e per proporzione, e per disposizione della ca- 
vità , non meno che per la natura della conchiglia. Laonde, mentre non 
ebbe in ciò torto il d'Orbigny, né mal si avvisa il Reuss, restano emen- 
date meritamente le idee concepite dal primo, come è da scusarsi il si- 
gnor Czizek, il quale costituì il genere SexJocuima sopra una delle tante 
varietà della Sphaeroidina austriaca. 



X 321 )( 

1. SPHAEROIDINA BULLOIDES, d'Orb. 

Tav. XXIV. fig. A, B, C. 

Sph. testa subglobosa , parum depressa ; loculis quatuor subaeqmlibus, 
convexis , laevigalis , suluris profundis. 

Conchiglia di forma prossimamente sferoidale , un 
poco depressa nel senso dell' asse ideale ; composta di quat- 
tro cavità apparenti , quasi uguali , tumidette, e ben di- 
stinte per le suture profonde ; la superficie è levigata e 
splendente; l'apertura generica. 

Diam. = 0,6 mill. 

In Notaresco, ed in Casamicciola d'Ischia; non molto 
frequente. 

D' Orbigny menziona questa specie , che gli servi di 
tipo , ma non la descrive in alcun luogo. Noi la trovia- 
mo ugualmente fresca nell'Adriatico e nel Mediterraneo. 



"&' 



2. sPHAEROiDmA AUSTRIACA, d'Orb. 

Sph. subsphaerica , laevis, nitida (vel rudìs); loculis 2-6 semiglobosis ; 
tuturis profundis, apertura transversa , semilunari, subdentata; dente brevi, 
simpUci. 

Shpaeroidina austriaca., d'Orb. Foram. de Vienne, 

p. 284, PI. 20, fig. 19-21. 
Sexloculina Haueri., Czizék, Beitr. z. Kennton d. fossil. 

Foram. des Wiener Beekens ec. Abhandl. II , pag. 

149 , 150 , T. 13 , f. 35-38. 
Sphaeroidina austrìaca , Reuss ; Neue Foramin. ec. 

Atti dell' I. Accad. di Matem. e Scien. Natur. di 

Vienna, voi. 1 p. 387— Tab. 41 , f. 3-19. 



X322X 

La variabilità di numero delle cavità , di cui suol 
trovarsi composta questa specie, ci dettava imporgli il no- 
me di varìabilis ; ma dovendo rispettare 1' anteriorità, gli 
abbiamo conservato quello di austriaca. Il sig. Reuss., nel 
luogo superiormente citato, porta ben 17 diverse combi- 
nazioni sotto le quali si presenta. Ciò malgrado ci sembra 
non essere le variazioni tutte esaurite. 

In Ischia, Amato, Notaresco ed altrove ; frequente. 

Diam.= 0,6 ad 0,8 mill. 

Genere QUINQUELOCULmA, d' Orb. 

Conchiglia libera , inequilaterale , globolosa o compressa ; composta da 
cavità aggomitolate sopra cinque opposte facce, ricoprendosi in parte, in 
guisa da lasciarne apparire sempre cinque ; le cavità sono semplici ; l' aper- 
tura è unica , tubolosa, allo estremo dell' ultima cavità , avendo allo interno 
un dente semplice o composto. 

Osservazioni. Ben nitido è questo genere per i caratteri suoi, se n'ec- 
cettui le ambiguità che s' incontrano ne' confini con le Trilocoline, ciò che 
avviene quasi tra tutti i generi di qualsiasi classe. Un errore soltanto 
racchiude assai capitale ; quello cioè di credere che in tutte 1' età essa 
presenta costantemente cinque cavità. Perciocché questa idea esclude ogni 
qualsiasi esordio semplicissimo della conchiglia , la qual cosa è assurda 
per principio e per fatto. 

Da questo errore è surto poi l'altro conseguentemente, di creare il 
genere Adelosina. Le Adelosine del d'Orbigny non sono che i primi stati 
appunto delle Quinquelocdine. 

A fine di provare questa verità noi abbiamo proceduto per le due 
vie ; dell'analisi e della sintesi. Veramente la via sintetica, non essendo 
che quella della natura stessa , noi abbiamo cercato sorprenderla, e cre- 
diamo esserci riusciti. Perocché , riuniti moltissimi esemplari , tutti di 
una medesima località e formazione , si è pervenuto ad incontrare le 
Quinquelocoline di tutte 1' età , e quindi a verificare che il primo loro 
elemento , o il primo stato , sia lenlicolare , semplice , col rudimento del 
sifone poco od appena prolungato oltre la periferia , e questa carenata , 
come lo addimostra la fig. 17 4 e 20 A, B, C della Tavola XXVI. 

Più tardi, crescendo o prolungandosi questo sifone intorno alla metà 



X323X 

della periferia deli' Adelosina, si genera la seconda cavità, come la fig. 2 
la rappresenta. 

Indi si rivolge un poco più , e mentre si prolunga genera un go- 
mito , e procede pel lato opposto , seguendo un cammino più o meno 
inclinato al piano cui accenna il primo incremento ; come apparisce dalla 
fig. 3. 

Cosi successivamente si genera la seconda e poi la terza cavità, riad- 
dossandosi r una air altra , ma sempre obbliquamente , Og. 4. 

Per la via analitica si ottengono uguali documenti , anzi più chiari, 
e r una rifermando 1' altra dimostrazione. 

Prendasi una delle grandi specie di quinquelocoline; la plicosa p. e., 
e con destrezza si divida in due parti. Nel bel mezzo di una di esse ri- 
marrà la propria ^de^ojina , o il primo stato della conchiglia. La iìg. 17 
citata rappresenta tal fatto, a cui siamo felicemente più fiate riusciti. 

La fig.^ ti porge di fronte la prima metà degli accrescimenti, entro la 
concavità de' quali sta di fronte la sua Adelosina, abbracciala dallo accre- 
scimento secondario. In B te lo mostra di lato; C è l'altra metà che rac- 
chiude i maggiori accrescimenti e la impronta lasciata dall' Adelosina a- 
sportata. 

1. QuiNQUELOCULroA josEPHiNA , d'Orb. 
Tav. XXV. fig. 4. ^, B, C, D. 

Q. testa ovata, longiiudinaliter acute costata, externe rotundata, au" 
tice producta , postice ottusa ; loculis fleoniosis , lateribm convexis, tricosla- 
tis ; apertura ovdi , unidentata ; dente simplici. 

Conchiglia ovale, poco tumida, anteriormente ristretta 
e protesa , posteriormente ottusa , convessa nel contorno, 
longitudinalmente ornata di costole rare e spazieggiate; co- 
stituita da cavità flessuose , convesse sopra i lati , sopra 
i quali si trovano tre costole acute. Apertura ovale, con 
un piccolo dente. 

In un individuo di questa specie troviamo nel fora- 
me un dente a foggia di croce , come la si vede in D. 



X324X 

E di tali anomalie gli esempi non sono rari. Anche nella 
plicosa fig. 5 e, il dente è stelliforme. 

Nelle specie guernite di costole o di strie presiede tal 
legge ; che ove le costole o pieghe crescono di numero', 
le sottilissime strie che 1' adornano diminuiscono, fino ad 
apparir levigate : così avviene nella Josephina e plicosa. 
Per lo contrario, quando le strioline aumentano di gran- 
dezza o di numero , spariscono quasi le grosse pieghe ; 
come nella 

Q. Josephina^ d'Orb. Foram. de Vieun. pag. 297. 
Tab. XIX. fig. 25-27. 

Diam.=l ad 1,8 mill. 

In Ischia 1. d. s. Alesandro. 

Copiose sono le quinquelocoline nella marna di S. Ale- 
sandro in Ischia; e tali e sì numerose le loro varietà , che 
di esse sole potrebbesi fare una estesissima monografia. Nul- 
lameno a me sembra esser poche quelle che potrebbero ser- 
vire di tipo , e molte le anomalie; pochissimi in fine gl'in- 
dividui che tra di loro convengono. Laonde io credo mi- 
glior consiglio restringersi a quelle poche, nelle quali risal- 
tano meglio i più importanti caratteri, tralasciando i mu- 
tamenti intermedi. E a causa di tale frequenza che siffatta 
località trovasi sovente ripetuta nella abitazione delle specie 
di questo genere. 

2. QUIKQUELOCULINA PLICOSA, Cost, 

Tav. XXV. fig. 2. A, B, C e fig. 5. A, B, C. 

Q. testa ovata , siibinflata , longitudinalitér acute costata , exteme ro- 
iundata ; loculis flexuosis, laieribus 4-6 costatis, costis fìexuosis, mine ramo- 
sis , nunc interruptis ; apertura rotundata , unidentala ; dente apice dilata- 
to, crucigero. 



X 325 )( 

Conchiglia ovale , turgida , longitudinalmente ornata 
di costole molto elevate, acute, un poco ristretta e pro- 
tesa in avanti, posteriormente ritondata ; composta di ca- 
vità un poco flessuose , lateralmente molto convesse, con 
quattro a sei costole ben rilevate, ed acute, le quali, scor- 
rendo tortuosamente, talune si anastomizzano, talune si bi- 
forcano , altre si arrestano in sulla metà della lunghezza, 
talvolta ancora si ravvicinano e poscia divaricano novel- 
lamente. Negl'individui giovani il numero delle costole è 
sempre minore , ma si veggono moltiplicare presso il fo- 
rame in sottilissime pieghe poco estese. Negl'individui adulti 
le costole sono più grossolane e più tortuose. 

Diam.;=l a 2,5 mill. 

Nella marna di S. Alesandro in Ischia ; non rara. 

Nello stato adulto si accosta alla Schreibersii , dalla 
quale differisce per la flessuosità ed irregolarità delle sue 
costole, le quali giungono pure fino a sei. I giovani indi- 
vidui simigliano alla Josephina pel numero delle costole , 
ma l'andamento delle cavità è meno diagonale, apparendo 
quasi come fatto sopra un piano medesimo, fig. 5., e quivi 
il dente è stelhforme, come si vede in D. 

GÌ' individui adulti vanno soggetti ad anomalie, dalle 
quali risultano varietà singolari. Cosi è che 1' ultima ca- 
vità, straordinariamente crescendo, prende anche posizione 
più inclinata sopra le facce delle precedenti (la elegantissi- 
ma ). E quest' anomalia troviamo ancor ripetuta sovente 
in grado più o meno sensibile. 

Un'altra ci presenta la divaricazione dell'ultima cavila 
dalle precedenti, onde allo estremo antei'iore è biforcuta. 
Isolatamente considerata, sarebbe questa una distintissima 
specie, come la Triloculina bipartita del d' Orbigny. 

41 



X 326 )( 

Da ultimo, tanto si scostano anteriormente le cavità, 
che potrebbe meritamente esserne distinta un' altra col 
nome di 

3. QUINQUELOCULINA SQUARROSA, CoSt. 

Q. testa ovaio-cordata , compressa , striata ; antico cavitalibus cluabu$ 
divaricatis , in eadem extremitate perviis ; apertura simplici. 

Conchiglia di forma quasi ovale, se si guarda da 
una delle facce , cordiforme dall' altra ; dove V ultima 
cavità , deviando del suo ordinario rivolgimento , ritorna 
sulla penultima , aprendosi alla medesima estremità, ma 
senza raggiungerla, perchè pure comincia dietro di quella; 
laonde si hanno due aperture sul medesimo estremo , en- 
trambe quasi rotonde , semplici , e senza alcun dente : le 
cavità sono un poco contorte e rugose, sottilmente striate. 

Diam.=2,2 mill. 

Dell' Amato; rara, e forse mostruosa. Anzi senza er- 
rore è dessa un' aberrazione , perciocché 1' animale , in 
luogo di retrocedere dallo csti'emo ove cessò , riprende il 
suo cammino dallo estremo posteriore medesimo della pe- 
nultima cavità. 

4. QUINQUELOCULINA TRANSVERSA, CoSt. 

Tav. XXVI. fig. 9. ^, B, C. 

Q. testa subrotunda , compressa , transversim bi-vel tri-pUcata , cari- 
nata , antice posticeque obtusa ; locuìis arcuatis , convexiuscidis , teretibiis ; 
apertura transversa, arcuata, unidenlata ; dente brevi , anguloso. 

Simile alla Q. IIaìdÌ7igeri d'Orb., ma nondimeno di- 



X 327 )( 

versa per le grosse pieghe trasversali , per la prima o 
centrale cavità estuberantc, e per la figura del forame e 
suoi accessori. Le quali cose tutte la distaccano da quella, 
malgrado che io le ritengo come eventualità , e non come 
modificazioni organiche costanti e primitive. 

Diara. longit.:=l, 4 mill. ; trasversale 1, 2 mill. 

In S. Alcsandro ; rara. 

5. QUINQUELOCULINA DENTlCULATA, Cost 

Tav. XXV. fig. 9. A, B, C. 

Q. icua ovato-rotundala , valile compressa , laevigata ; ìocidis externe 
acute carinatis , carina denticuìala ; superficie parlim slrioìata ; apertura 
angustata, denliculala ; dente longissimo. 

Conchiglia di forma ovato-i'otondata , maggiormente 
nella sua ultima età, molto compressa, e levigata; i lati 
esterni acutamente carenati , e la carena ben dentellata , 
con denti acuti ^ i quali corrispondono alla direzione di 
alcune sottilissime pieghe , di cui si veggono appena le 
tracce ; e queste intersecano alcune altre strisce sottilis- 
sime che obbliquamente vengono dal lato opposto ; l'aper- 
tura è conseguentemente stretta e lunga , con un dente 
lungo quanto essa , tubercoloso alla base , e prolungato 
indi in lamina delicata fino allo estremo opposto dell'a- 
pertura. 

E da notarsi che i piccoli e giovani individui sem- 
brano meno compressi , perchè essi segnano la maggior 
grossezza della conchiglia , e crescendo essa sempre più si 
dilata comprimendosi. 

Lungh. de' maggiori ihc1ividui=2 , 8 mill. 

In S. Alcsandro ; non molto rara. 



X 328 )( 

6. QUINQUELOCULINA NUSDORFENSIS, d'Orb. 

Tav. XXV. fig. 10, e 11. 

Q. testa ovata , compressa , longitudirmlUer costellala , exlerne obtuse 
truncala , antice poslkeque subacuminata ; loculis arcuatis, subcomplanatis, 
suturis excavatis ; apertura oblonga, unidentata; dente elongato simpUci. 

Conchiglia di forma ovale, compressa, ornata di pic- 
cole costole longitudinali, acuminata nella sua estremità , 
troncala nel perimetro con carene ottuse ; le cavità sono 
archeggiate, angustate anteriormente, compresse nel mezzo 
desiati, e distinte da suture profonde; apertura oblunga, 
con vm dente simile e semplice. 

La fig. 11 ^, B, C, rappresenta il tipo di questa 
specie. 

La fig. 10 ^, B, C, n e una varietà, nella quale le 
cavila centrali si trovano abbracciate dall' esteriori ad an- 
golo retto per un perturbamento eventuale. In essa il fo- 
rame è rotondo j ed il dente simile (a). 

Qiiinquelociilina nusdorfensìs , d' Orb. Foram. de 
Vien. pag. 225. Tab. XIX. fig. 13, e 15. 

Distingucsi dalla Schrebersii pel numero minore delle 
costole, per la forma più regolare, e per la forma dell'a- 
pertura e del dente. 

Lung. = 2 millim. 

In Ischia 1. d. S. Alesandro. 

(a) Chi , coiisullaiido questo lavoro, cercasse Io posso francamenle affermare che una sola 
neir opera citata del d' Orbigny una completa non ne ho trovata fra noi , la quale non scon- 
simiglianza nella specie riferita a quella dall'A. venisse per nulla dall'affine descritta dal d'Or- 
deserilta , certo ne rimarrà deluso. Ma se io bigny, sia de' terreni dell'Austria, sia di quel- 
mi fossi avvisato separarla per ogni piccola li della Francia o di altrove. Dopo questa di- 
differenza , le specie si sarebbero moltiplicate cbiarazione resti libero ognuno di giudicarne 
all' infinito , senza che caratteri veramente or- a suo modo, 
ganici ed importanti mi avessero giustificalo. 



X 329 )( 

7. QUINQUELOCULINA BUCHIANA, d'Orb. 

Tav. XXVI, fig. 7. A, B, C. 

Q. testa ovata , convexa, triangiilari, laevigata , extcrne carinato-cul- 
trata , aniice truncata , postice obtusa ; loculis latis, laterìbus complanalis, 
suturis laevigatis ; apertura ovali , unidenlata ; dente elongalo , simpUci. 

Conchiglia di forma ovale , triangolare , liscia , ante- 
riormente troncata , posteriormente ottusa , nel perimetro 
carenata a margine tagliente; composta di cavità larghe, 
archeggiate , spianate ne' lati , le cui suture sono poco vi- 
sibili ; apertura ovale, mediocre , provveduta di un dente 
semplice, molto lungo, e talvolta contorto, come nella fig. 
citata. 

Separa il d' Orbigny questa specie dalla vulgaris per 
le cavità più angolose, e pel dente dell'apertura non bi- 
forcuto. 

Tali sottigliezze condurrebbero a far pure de' nostri 
esemplari altre specie distinte. Ma convinto ch'esse si mu- 
tano alquanto con la età, e da individuo ad individuo, come 
più volte è stato avvertito , sicché di rado fra molti di 
una medesima angustissima località ne trovi due perfet- 
tamente simili, così è che senza ripugnanza gli ho riferiti 
tutti a questa sola. Così negli esemplari effigiati sotto i nu- 
meri 11, e 12 della medesima tavola , io non veggo che lo 
stato di mezzo della medesima specie. 

Lungh. r= 1, 6 mill. 

In Lequile e nel Passo del Gatto in Calabria ; non 
rara. 



X 330 )( 

8. QUINQUELOCULINA OBSOLETA, Cost. 

Tav. XXI. fig. 4, A, B, C. 

Q. tesla ovata , antice parum producta , postice obtiisa , externe ro- 
tundata ; lociilis vix flexnosis , lateribus convexis , bicostatis , costis medio 
obsoìetis ; apertura subrolunda , unidenlata ; dente simplici. 

Simile alla Josephina , ma solo con due e rare fiate 
tre costole poco rilevate , e sovente cancellate del tutto 
nel mezzo , restandone i vestigi ne' due estremi delle ca- 
vità ; la superficie è ornata tutta di strie finissime longi- 
tudinali, poco o niente flessuose; 1' apertura è quasi roton- 
da , con un dente semplice. 

Lungh. = 1, 5 mill. 

In S. Alesandro d' Ischia ; fiequente. 

9. QUINQUELOCULINA STBIATELLA , Cost. 

Tav. XXVI. fig. 3. A, B, C. 

Q. testa ovato-oblonga , compressa , antice parum producta, postice ob- 
tusa , externe subcostata ; loculis arcuaiis, angnstis externe subtricarinatis , 
lateribus sìibtilissime striatis ; apertura rotundata , externe radiata , intus 
dentata ; dente semilunari. 

Media tra la Josephina e 1' obsoleta^ e più delia pri- 
ma compressa, ed à le costole appena rilevate, ma tutta- 
via ben apparenti nella parte posteriore dell'ultima cavità; 
le facce laterali altronde sono ornate di solchi o strisce , 
specialmente sopra V estremità a differenza di quelle della 
obsoleta, nella quale le cavità mancano di costole ma sono 
angolose e molto bene solcate ; V apertura è rotonda, con 



X 331 )( 

un dente a foggia di luna crescente clic ne occupa la gran 
parte, ed il perimetro esterno finamente increspato. 

Lungh.=rl,2 mill. 

In S. Alesandi'o in Ischia, ed in Pozzuoli ; non rara. 

10. QUINQIJELOCULINA BOUEANA, d' Orb. 

Tav. XXV. fig. 15. A, B, C. 

Q. testa ovata , compressa , longitudinaliter striala, externe rotundala, 
antice truncata , poslice oblusa ; lomlis arcualis , terelibus , conveocis , su- 
turis excavalis ; apertura ovali , unidenlata ; dente simplici. 

Conchiglia di forma ovale , compressa , tutta ornata 
di strie longitudinali , anteriormente ti-oncata , posterior- 
mente ritondata, nel perimetro rifondata e convessa; com- 
posta di cavità archeggiate, più strette innanzi , convesse 
nei lati , separate da suture profonde ; apertura ovale , 
guernita di vui dente corto e semplice. 

Quinqiieloculina Boueana, d'Orb. Foram. de Vien. pag. 
293. Tab. XIX, f. 7-9. 

Per la forma molto più larga, e nel perimetro molto 
convessa si distingue dalla niisdorfensis. 

Diam.=l mill. 

In Ischia , 1. d. S. Alesandro. 

11. QUINQUELOCULINA AFFINIS, Cost. 

Tav. XXV. fig. 13. J, B, C. 

Q. testa ovato rotundata , compressa , externe carinata , antice trun- 
tata , poslice subrolunda ; loculis arcualis , terelibus , convexiuscvdis, longi- 
tudinaliter striaiis , suluris parum excavalis ; apertura ovali , unidenlata ; 
dente brevi elato. 



)( 332 )( 

Affinissima alla Boueana, dalla quale differisce per es- 
sere un poco diversamente contornate le cavità, più fina- 
mente striata nella superficie , e 1' ultima cavità prolungata 
alquanto anteriormente ; l' apertura è ovale ed il dente tra- 
sversale, corto, e slargato un pò nel suo margine. 

Diam.=l mill. 

In Ischia , 1. d. S. Alesandro. 

Genere ADELOSINA , d' Orb. 

Nelle osservazioni apposte al genere precedente quin- 
quelocolina si è dichiarato, che le Adelosine del d'Orbigny 
non sono che la prima età delle quinquelocoline ; e si sono 
ancora recate in esempio alcune dimostrazioni. 

Qui cercheremo chiarire sempre meglio questa verità, 
perocché le prime impronte che si ricevono sono ben dif- 
ficili a cancellarsi, specialmente dalla mente di coloro, e 
sono essi i più, i quali sono accostumati ad apprendere per 
tradizione , senza proprie osservazioni , sperienze , od al- 
meno alquanta riflessione. Convien dunque parlare a co- 
sloro per lo mezzo della intuizione , e di esempi molte- 
plici. 

Nella Tavola XXVI si sono all' uopo effigiate parec- 
chie volute adelosine , spettanti a talune delle specie de- 
scritte di quinquelocoline. Le fig. 13, 14 e 15 ti rappre- 
sentano quella della Q. Josephina nelle diverse sue età, in 
guisa che la fig. 13 è V Adelosina con una delle cavità 
successive in parte destra ; la fig. 14 è la medesima rap- 
presentata dalla opposta faccia , nella quale a sinistra ed 
a semplice contorno si è aggiunta un' altra cavità , come 
in diverso individuo si trova ; e 1' abbiamo effigiata pure 



)(333)( 

nella fig. 15, ove 1' Atlelosina centrale è a destra, ed alla 
sinistra la cavità successiva. Il nuni. 20 ti dà la imma- 
gine dell' Adelosina , spettante alla Q. obsoleta , nel suo 
diverso grado di sviluppo e grandezza, la quale passa poi 
a quella effigiata sotto il n. 14, in cui v'ha dippiìi la pri- 
ma delle cavità successive. 

Parimenti sotto il num. 18 si sono esibiti i passaggi 
graduali della prima e seconda età della Q. strialella. E 
nella Tav. XXV. fig. 9, trovasi la stessa progressione della 
Nusdorfeiisis. La fig. 12 spetta all' Adelosina longirostrìs. 

E sorprendente come il sig. d' Orbigny non siasi ac- 
corto di questo cammino successivo, mentre nella sua A- 
delosina pulchella^ la figura 26(Foram. de Vien.) gliene 
offriva limpidissimo esempio , e tale da non ammettere 
dubbi ; siccome le figure 28 e 29 potevano meglio per- 
suadernelo. E più si resta sorpreso poi allorché si legge nella 
medesima opera , pag. 301 , la sua dichiarazione espressa 
in questi termini=Dans l'àge ad alle, il n'y a aucune 
différence entra ìes Adéìosines et les Quinquélocu- 
lines, puisque toutes deux ont des loges pelotonnées 
sur cinq faces opposées » Qual'è dunque la differenza 
che passa tra i due generi ? Le Adelosine, dice egli, hanno 
due diversi modi di avvolgimento ; quello della infanzia , 
quando ciascuna cavità è spirale, e costituisce un giro com- 
pleto, ugualmente carenato , d^ una forma, intieramente re- 
golare ed analoga a quella de Nautiloidei; indi abbando- 
nano questo modo per comporsi di due cavità per ^ro , 
aggomitolate sopra cinque facce. E non è questo pure il 
cammino che tengono le Quinquelocoline nei loro accre- 
scimenti? Nò, secondo lui; perchè queste nascono e muo» 
jono con cinque cavità sempre apparenti! 

42 



X334X 



Kegistriamo qui da ultimo alcune specie di Foramì- 
niferi, delle quali daremo la descrizione nella Fauna del 
regno , trovandosi esse a vivere nel nostro Mediterraneo. 
Ma di recente il signor Guiscardi, esaminando una roccia 
vesuviana che ha 1' as^wtto di marna , si avvide della loro 
esistenza, e me ne porse gentilmente un saggio. Dal medesi- 
mo ho ricavato le specie in discorso, identiche affatto alle 
recenti. La roccia è un aggregato di sabbia vulcanica , 
con poca melma, quelle stesse che trovi in fondo del gol- 
fo di Napoli. E se non vado errato, a me sembra avere 
la sua origine dalla lava del Vesuvio protratta nel mare, 
come spesse fiate e avvenuto presso Ton^e del Greco; la 
quale ha inaridita e quasi abbrustolita quella melma, sen- 
za alterarla ; anzi le conchiglie vi sono rimaste appena 
arrossate dall' azione mediata del calorico di quella lava 
stessa. In quanto al modo poi come questa roccia, riget- 
tata certo dal mare, siasi trovata qua e colà disseminata 
in vari siti delle basse falde del Vesuvio , varie possono 
essere le conghietture , nel cui campo non penso mettere 
il piede. 

Tali spoglie calcari pertanto , e per la loro identità 
con le viventi , e per la origine della roccia che le rac- 
chiude, non appartengono ad antiche formazioni geologi- 
che, ma a fatti moderni. E però, rigorosamente conside- 
rati, non debbono entrare nella Paleontologia, ma sibbene 
nella storia del nostro Vesuvio. Tuttavolta, se altri si av- 
visasse diversamente, io non voglio contenderlo. Consagro 
qm solamente il fatto. 



X 335 )( 

Le specie che vi ho discoperte sono le seguenti 
Dolina Salentina , Cos. Paleont. T. XI flg. 13. 
Polystomella crispa , d' Orb. Rara. 
Rosalina radiata , Cos. Frequente. 

subradiata , Cos. Idem. 

Amaliae , Cos. Rara. 

Triloculina cultrata , Cos. Frequente. 

flexa , Cos. Rara. 

in fiata , Cos. Rarissima. 

duplicata , Cos. Idem. 

Quinqueloculina subrotunda , Cos. Non rara. 
Tav. XXM, fig. 10. 

lobata , Cos. ivi fig. 8, A D. Rara. 

Akneriana , d' Orb. Frequente. 

longirostra, d' Orb. Rara. 

varietas jnagis rotundata. 

Adelosina pulchella , d' Orb. (1). 
E fra le spoglie di altre classi di testacei , aggiun» 
gevamo ancor 1' Odontina rugulosa. 



(!) Consulta questo genere a pag. 333, 333. 



X336X 

SPECIE OMESSE. 
{yedi pag. 265) 

4. BULIMINA ELEGANS , Cost. 

Tav. XVIII, fìg. 7 a ^. 

B, testa oblonga, turrita, postice truncata, antice ottusa, rotundata, spira 
regulari , anfraciibus quinque valde distinctis , marginibus pUcato-denticu- 
latis ; loculis haud inflatis , suturis explanatis. 

Conchiglia torreggiante , allungata, composta di cin- 
que giri di spira molto regolari , e distinti da profonde 
suture ; posteriormente il primo giro è quasi anellare , 
bellamente dentellato nel margine , oltre il quale sporge 
un aculeo , esordio apicale della spira; e così gli altri giri 
sono increspati nel margine , le pieghe sporgendo in den- 
telli , meno 1' ultimo , il quale offre soltanto alcune oscure 
e minutissime pieghe suturali; le cavità sono poco tra loro 
distinte , perchè ne tumide , ne con suture profonde, ma 
appena impresse ; l' idtima cavità è incompleta, lasciando 
ima larga apertura semilunare, i cui margini son pui'e mi- 
nutamente dentellati. 

Lvmgh. = 0, 5 mill. 

In Castellalto , in un terreno a tritumi ; rara. 

BuLIMlNA PEDUNCULATA , CoSt. 

Tav. XVIII, f. \Q,AeB. 

B, testa ovata , inferne acuminata , superne obtusa , pedunculata ; lo- 
culis 4-5 , primoribiis duobus apicalibus sutura transversa distinctis , reli- 
quis valde majoribus, lateraliler amplexanlibus ; ultimo in pedunculo brevi 
produclo. 



X 337 X 

Conchiglia ovale , acuminata inferiormente , ove si 
distinguono due cavità separate da sutura trasversale , 
alle quali succedono le altre assai grandi , che per i lati 
inviluppano successivamente le precedenti; Tidtima si pro- 
lunga in una spezie di peduncolo , alla cui estremità è 
l'apertura lineare, ma ostrutta. 

Lungh. = 1 mill. 

In Cannitello, nella Calabria Ultra. 

5. BULUnNA MAHEMILLATA, Cost. 

Tav. XVin, fig. 16 a A, B. 

Bui. testa oblonga, ovaio-cordata, incurvala, poslice acuminala, antice 
obtusa ; loculis inflalis , suturis profundis; apertura atnpla. 

Conchiglia di forma ovale allungata , acuminata po- 
steriormente , ottusa nella parte anteriore, con cavità ben 
distinte da suture profonde, e tumide da un lato più che 
dall'altro , onde incurvasi tutta alquanto, acquistando la 
forma di mammella di capra 3 1' apertura è molto slargata 
e ben prolungata. 

Lungh. = 1 miìl. 

Neir Amato ; rara 

BUUMINA ACANTHIA Cost» 

Tav. XIII, fig. 35, 36. 

S. (està infiala, contrada, troehoidea, poslice acutiuscula, anlice obtu- 
sa', loculis involvetìiibus, margine postico spinuloso, suturis profundis; aper- 
tura arcuata, marginata, margine reflexo. 

Conchiglia ovato-conica, molto tumida, posteriormen- 
te acuta, anteriormente ottusa ; composta di cavità brevi, 



X 338 )( 

dilatate , involgenti quasi per metà la circonferenza ; di- 
stinte da profonde suture ; il margine posteriore minuta» 
mente dentellato, ed al termine di ciascuna cavità, e da 
un solo lato, si produce un grosso acume rivolto in fuori ; 
l'apertura è grande, archeggiata, con labbro riflesso allo 
esterno. 

Lungh.=0,6 mill. 

Nella Marna di Lequile e di Notaresco ; rara. 

7. BULIMINA ACICULA, Cost. 

Tav. XXII, fig. 6, a A. 

B. testa minuscula , aciculari ; postice acuta , antice obtusa ; loculis 
inflato-rotundatis, laevissimis. 

Simile alla £. acuta ^ della quale è molto più graci- 
le ; le cavità meglio ritondate , in minor numero , e le- 
vigatissime. 

Lungli. = 0, 4 mill. 

8. BULIMINA PEUCETIA, Cost. 

Tav. XVIII, fig. 15 a A. B. 

B. testa subovata , inflata , postice aciitiuscula , antice obtusa ; loculis 
7-8 distinctis, alternantibus ; ultimo transverse obtegente ; apertura oblonga. 

Conchiglia alquanto ovale , un poco acuminata po- 
steriormente , ed anteriormente ottusa, o quasi troncata ; 
composta di sette ad otto cavità, tumidette, alternanti so- 
pra due lati , ma un poco spiralmente , ben distinte da 
suture alquanto profonde ; V ultima cavità rivolgesi quasi 
orizzontalmente inviluppando le due precedenti; l'apertura 
è allungata. 

Lungh. 1 mill. 

Nella marna ocracea di Bari ; non rara. 



X339X 



NOTA 

Il Signor D. Guglielmo Guiscardì mi comunicava un piccolo saggio 
di roccia a discoliti, come egli diceva, discoperta di recente nella calca- 
rea di Castellammare. A prima vista a me parve vedere in quei corpic- 
ciuoli de'nummolili ; e come tali avrei continuato a riguardarli, se non 
mi fosse convenuto definirne la specie. A tal uopo avendone isolato ta- 
luno , fu facile avvedermi della loro forma diversa da quante specie di 
tal genere sono a mia conoscenza. Quindi la necessità di doverne esami- 
nare r interna struttura, poiché le stesse esteriorità bastarono a dissua- 
dermi, che potessero appartenere a NummulUi. Il fatto à contestato i miei 
sospetti. 

I corpi de' quali si ragiona sono di forma discoidale, quasi perfetta- 
mente circolare , o poco irregolare. Da una delle due facce si elevano 
gradatamente dalla periferia al centro, non per un piano rettilineo, ma 
legermente conico , sicché prende 1' aspetto di un cappello cinese ; la 
superficie è finamente e spiralmente striata ; e le strie sono tanto inco- 
spicue , che armato 1' occhio di un forte ingrandimento microscopico si 
possono a mala pena avvertire. L' altra faccia è oppostamente nel centro 
depressa e quasi ombelicata, e tanto più, per quanto elevata é la prima; 
convessa é pure la sua superficie corrispondentemente alla concavità del- 
l' altra ; essa è striata in contrario senso, cioè le strie vanno della p3ri- 
feria al centro. Il margine periferico è talora acuto, tal altra ottuso, od 
appena rotondato ; e ciò secondoché le due facce sono più o meno con- 
cavo-convesse. In un punto di essa trovasi un leggiero marchio d'inter- 
ruzione , quasi fosse il termine d' una spira ; ma questo indizio spesse 
fiate manca del tutto. 

Or questi dischi a faccia concavo-convessa non si dividono mai in 
due, come i Nummoliti, né pel piano circolare, né in veruno altro senso 
trasversale. Sono poi compatti nella tessitura e molto duri ; sicché per 
esaminarne la interna struttura è d' uopo consumarne una parte , per 
uno de' diversi mezzi che la meccanica suggerisce. Per tal modo si può 
esser certo che nello interno non vi sono cavità di sorta alcuna, né cel- 
lole, né pori ; ma tutta la sostanza è uniforme e lapidea. In un solo tra 
quelli che ò esaminati, trovasi nel centro uno spazio ripieno di sostanza 
eterogenea a quella che ne forma tutto il rimanente. Nella maggioranza 
de' casi però la tessitura è strettissima, omogenea, e suscettiva di poli- 
raenlo, presentando anche qualche vena , o delle vene che s' intersecano 
fra loro, come ciò trovasi nelle rocce cristalliae. 



X 340 )( 

Da ciò risulta evidente, che tali corpi non sono né spoglie di animali, 
De poliparì , né Discoliti secondo Montfort , né Orbuliti od Orbitolili se- 
condo Lamarck. Tuttavia appartengono a corpi organici. Io non posso , 
non so altro ravvisarvi che opercoli. Per tali me li presenta la loro 
esterna conformazione, e 1' uniformità della interna struttura compatta ed 
omogenea, priva di cavità d'ogni maniera. 

E passando in rassegna le forme di opercoli che sono a mia cono- 
scenza, parmi che non possano appartenere che a molluschi tubicoii, come 
Vermeli Dentali od altro simigliante, ma tuttora di genere sconosciuto. 

Il diametro di tali corpi è da uno a tre millimetri; l'altezza è uguale 
al raggio del medesimo disco. 



X 341 )( 

5?tetopcc^t 



Gli animali di questa classe hanno lasciato pochi ve- 
stigi della loro esistenza nel mondo antico. Ad eccezione 
delle Conolarie , che ben si dubita pure se appartengano 
a questa classe, e che, cominciando ad apparire ne' ter- 
reni siluriani e carboniferi, si perdono nel /w5; non se ne 
trova che qualche specie nelle formazioni terziarie. Cagio- 
ne di siffatto fenomeno è certamente la fragilità e la de- 
licatezza delle loro spoglie vitree o cornee. E però a que- 
sta sorgente , riconosciuta da molti, noi aggiungiamo an- 
che un' altra, T essere cioè animali pelagici, e quindi ra- 
di, ed a piccoli branchi divisi nella vastità degli oceani. Ag- 
giungi da ultimo il modo di ricercarli , e le difficoltà di 
riconoscerli dalle spoglie mutilate, o dai loro frammenti. 
La qual cosa mostreremo con chiarezza nella sposizione 
di quello che ci appartiene. 

Fam. I. Hyaleinae 

Conchiglia libera, regolare, simmetrica, di forma globosa, o conoidea. 

Genere HYALEA, Lmk. 

Conchiglia globolosa, cornea o vitrea, semitrasparente, fragile ; a foggia 
di sandalo, dritto o incurvato; apertura anteriore in rima trasversale pro- 
lungata ne' lati ; posteriormente tricuspidata. 

HYALEA TRIDENTATA, Lmk. 

Hy. testa flavescente, pellucida, tenui, subtilissime transversim striata ; 
cuspide terminali lateralibus longiore. 

43 



X 342 X 

Costa, Fauna del Regno (aprile 1840), pag. 7. 

Tav. II. 

Fossile in Ischia presso il Lacco, 1. d. Pennella ; ed 
in Pozzuoli, ove è più rara. 

Genere GLEODORA, Per. 

Conchiglia fragile, vitrea, a foggia di guaina o di cornetto, più o meno 
acuta nella sua posterior parte , con apertura larghissima, quasi costante- 
mente senza rima e senza appendici laterali. 

CLEODORA LANCEOLATA , Per. 6 Lsr. 

Tav. XXVIII, f. 3. fl, B, C. 

. Gonchiglia delicata , fragilissima , poco trasparente , 
finamente striata a traverso, triangolare , angolosa, molto 
slargata anteriormente , nella posterior parte acuminata , e 
cosi pure ne' lati ; la lamina dorsale più lunga della ven- 
trale ; anteriormente appuntita ed in forma di tegola, con 
una costola leggermente rilevata da ciascun lato ; lamina 
ventrale alquanto concava, anteriormente ritondata, non a- 
vendo che una costola sola nel mezzo della sua lunghezza; 
r apertura triangolare ; avente nell' apice un piccolo rigon- 
fiamento piriforme. 

Lung.=9. mill. 

Rang. — Annal. des Sciences Nat. XVI. 

( 1829 ) . p. 497. PI. 29 , f. 1. J. B. C. 

Osservazioni. Questa specie è slata discoperta nell* Astigiano ( Pie- 
monte) da De Lue padre. 

II Signor Scaccili aflerma averla trovata in Monteleone. 
Philippi ae trovava un solo esemplare in Sicilia. 



X 343 )( 

Scoprimmo dapprima noi questa specie in Notaresco, 
assai rara, e poscia nella marna di S. Alessandro in Ischia, 
indi in quella di Reggio , nelle quali è siffattamente ab- 
bondante , che basta un pugno di quella marna per som- 
ministrarne una dozzina per lo meno. Però non avrai in- 
tera che la parte posteriore , conica, a sfoggia di succlnello^ 
rigonfiata nella punta ec; poiché la parte anteriore dilatata 
e più fragile si trova costantemente ridotta in frammenti. 
Non ho potuto vederne una sola intera, anche esplorando 
più pezzi di quella marna da ogni faccia, in mille guise 
rompendola. Laonde noi abbiamo rappresentato così cote- 
sta parte , con qualche resto delle lamine , e talune por- 
zioni delle lamine stesse in contesto della specie ; ed anche 
per servire di guida a coloro che s' imbattessero in simili 
frazioni, onde potessero conoscerne la esistenza almeno (1), 
per quanto può riguardai-e la geologia. 

Si trovano individui ne' quali manca affatto il rigon- 
fiamento piriforme apicale, ed in vece si terminano sottil- 
mente appuntiti, come la fig. 3 C lo dimostra. 

Fra quelli di Notaresco vi ha pure qualche individuo cos\ 
acuminato, ma meno delicato, ed a parieti anche più spesse. 

Trovasi in compagnia del Dentaliuni coarctatum, o 
Cresia gadus, e dell' ovuluni. 

Sotto-genere CRESIA, Rang (2). 

Conchiglia a foggia di guaina, un poco depressa, appuntita posterior- 
mente, allargata in avanti ; apertura angolosa, un poco scanalata da cia- 
scun lato. 

(1) Le marne del Valicano conlengono Jue Wood , ne! V. voi. degli Ann. Nat. hisl. sotto 
specie di questo genere {CI. Vaticana, e CI. nome di Cleodora infundibulum , trovala fos- 
RiccioH ) , scoperte dal signor G. Riccioli , e sile nel crag ( terziario pliocene ). 
descritte da Alessandro Calandrelli (1844). (2) Cuvier. Icouog. du Regn. Anim. PI. 18, 

Uq' altra specie è stata pur descritta dal sig. f. 5. 

* 



X 344 X 

Osservazione. Di questo sotto-genere la Paleontologia non conta fla 
qui di ben caratteristica clie la sola Cresia vaginella di Rang, {Vaginella de- 
pressa, Daud, Cleodora strangulala, Desh], trovata nei terreni terziarii de' 
contorni di Bordò. Una seconda specie ne aggiungiamo ora noi , disco- 
perta neir argilla bigia di Notaresco nel Teramano, 1. d. Fosso cupo. 

1. CRESIA AFFINIS, CoS. 

Tav. XXVIII Fig. 1. a, ^. 

Affine alla Cleodora suhula di Qiioy e Gaimard , 
dalla quale sembra sconvenire non solo per le maggiori di- 
mensioni , ma eziandio per i solchi o carene , ossia per le 
pieghe longitudinali, che in molti individui con chiarezza 
si appalesano. Essa trovasi stiacciata ed accollata alla 
marna, qual si vedono effigiate in A. si che non si può 
isolare ; ne apparisce nitidamente qual sia la sua forma 
sullo stesso strato in un solo individuo ; ma raccoglien- 
do gli elementi dalla loro moltitudine si perviene a bea 
concepirla. Essa ha dunque una forma conica, molto allun- 
gata, leggermente inarcata, alquanto più tumida nel mezzo 
di quello ch'è presso l'apertura, ove si restringe alquanto ; 
l'apertura è romboidale; un solco molto distinto scorre per 
tutta la lunghezza nella lamina ventrale, e pare che mi al- 
tro ve ne sia ai lati degli spigoli laterali. 

Lung. = l. cent. 

Cresia ajjìnis , Costa, Cenni pel 1852. p. 5. 

Ove si potesse dimostrare T identità di questa specie 
con la subula , si troverebbe nella nostra corrispondere 
ancor la maggiore dimensione alla età in cui visse ; es- 
sendo quasi costante in natura, che gli esseri i quali po- 
polarono il mondo primitivo erano di una statura supe- 
riore a quella che godono le specie e le razze attuali. 



X 345 X 

2. CRESIA GADUS , Raiig. 

Gadus ^ Montagli. 

Dentalium coarctatum , Lmck. 

Desliay, Monogr. du gen. Dentalium, p. 5L 

n. 38. 

Costa, Fauna del Regno di Nap. , gen. Denta- 
lium^ p. 39, e 41. 

Noi abbiamo già descritta questa specie nel genere 
Dentalium, ove trovasi riposta generalmente, come dai Na 
turalisti sunnominati. Rang crede appartenere le conchiglie 
che vanno con questa denominazione ad animale analogo 
a quello delle Cleodore, ossia essere uno Pteropede. Confes- 
sa egli stesso però che la sua convinzione non sia sufficien- 
temente fondata, onde sperare di trar seco quella de' Na- 
turalisti , poiché , com' egli stesso dichiara , non ebbe mai 
conoscenza dell' animale abitatore di tale conchiglia. 

Alla quale ingenua confessione devesi aggiungere, che 
r essere aperta ugualmente da ambe 1' estremità , è un 
carattere eh' esclude tali conchiglie dal sotto-genere Cresia 
non meno che dal grande genere Cleodora, richieden- 
dosi , per la costanza del carattere , esser chiusa poste- 
riormente. 

D' altra banda è forza pure avvertire , che noi tro- 
viamo fra il copioso numero di Cleodora, nell' argilla di 
Reggio , alcuni monconi sensibilmente gonfii nel mezzo, 
quali più quali meno , e sotto proporzioni diverse , Tav. 
XXVIII , fig. 4 e 5. In pari tempo troviamo con questi 
tutti il vero Dentalium coarctatum, o Cresia Gadus, fig. 8. 
benché più raro. Ciò costituirebbe, per argomento d' indù- 



X 346 )( 

zione > una prova indiretta per ammettere V opinione di 
Rang. Nel qual caso i monconi 6 e 7 ne sarebbero un ter- 
mine di transizione dalle Cleodore alle Cresie. 

Abbjam creduto pertanto opportuno ricordare qui 
tale specie, sia perchè potrebbe esser da taluno ricercata 
sotto tal genere, e sia pure per quel che concerne la sua 
giacitura nel menzionato luogo, oltre i terreni terziari di 
Gravina, la marna di Lequile, e diversi luoghi delle Ca- 
labrie. 

Oad\:etQV)e<}i 



ETEROPEDI 

( Nucleobraìic/iia, Bl. (1)) 



Siccome di quest' ordine taluni generi mancano af- 
fatto di conchiglia, ad altri l'hanno delicatissima, ovvero 
cartilaginea ; così pochi son quelli che si trovano rappre- 
sentati nello stato fossile. 

Del genere Carinaria si cita un solo esempio nel ter- 
ziario di Torino, ove il signor Hugard ha trovata una spe- 
cie negli strati inferiori. I Bellerqfonti sono men rari, ed 
appartengono all' epoca primaria ed al cominciar della se- 
condaria. I terreni cretacei racchiudono qualche Bellero- 
fina. Le Porcellie appartengono esclusivamente alF epoca 
primaria, una sola specie eccettuata, la P. cingulata, Munst. 
scoperta negli scisti di S. Cassiano. Noi non ancora abbia- 
mo incontrato alcuno avanzo che spettasse a quest'ordine. 

(1) Cari/o6rawc/ii"a, Mnk— Da xccpvov, nux, ville. Essa esprime la condizione organica pri- 

e ppa'ì'X'* branchiae : nome inirodoiio da maria di questi animali, ne'guali cioè le bran- 

Menk, ch'è la semplice traduzione greco-Ialina chie cosllluiscono UD uocciolo posto dietro del 

della voce francese Nucleobranches di Dlain- capo. 



)(347X • 

Del genere Atlanta non si cita ancora un esempio in 
Paleontologia. Noi lo scoprimmo per la prima fiata , ne 
senza piacevole sorpresa (1)^ nella marna di Notaresco, ove 
trovasi insieme alle spoglie di Cresia: entrambi animali pe- 
lagici , ivi insieme sepolti. 

Genere ATLANTA, Lmn. 

Conchiglia simile al Planorbe , molto compressa, delicatissima, tra- 
sparente , fragile, spirale , non simmetrica , essendo 1' apice della spira 
più depresso dall' una che dall' altra faccia ; guarnita sul perimetro ester- 
no di delicata carena, divaricata sul termine dell' apertura , lasciandovi 
una rima o scissura aperta. Apertura piuttosto trasversale. 

ATLANTA LAJIENONII, CoS. 

Tav. XXVIII. fig. 2, rt, A. 

Al. testa vakle compressa, taevissima , liyalina ; latere altero umbilica- 
lo , altero planulalo ; anfraclibus quatuor , uliimo lalissimo , carinato ; ca- 
rina angusta, crassiuscula ; apertura ? . . . modo irregulari. 

Conchiglia spirale , levigatissima , con quattro giri di 
spire , 1' ultimo de' quali largo quanto gli altri tre uniti 
insieme ; con una carena angusta , ma molto rilevata e 
spessa ; apertura ? . . . , mostrasi incompleta ed irrego- 
lare , per lo stìacciamento sofferto. 

Diam.=5 niill. 

Trovasi nella marna argillosa bigia di Notaresco, ove 
non dev' essere molto rara , avendone discoperti cinque 
individui in pochi pollici di estensione, in compagnia delle 
moltissime Creste^ di cui la stessa argilla è gremita. 

Atlanta Lanienonìi, Cost. Fauna del Regn. di Napoli 
gen. Atlanta, p. 6. Tav. I fig. 4. (18,52). 

(1) Consulta il Rapporto o Cenni letti all' Accademia Ponlaniana in Novembre 1852. 



• )(348)( 

CICLOBRANCHI. 

Genere CHITON, Liiin. 

Notava il Brocchi, eh' egli non aveva incontrato alcun esempio di 
spoglie di tal genere nei terreni d' Italia. Noi per lo contrario ne abbiamo 
rinvenute nei terreni vulcanici di Pozzuoli , nella Ferrera di Moateleo- 
ne , in Cannitello. 

In generale si hanno avanzi di Chitoni nelle più antiche e nelle più 
moderne formazioni geologiche , mancando afTatto nelle intermedie ; pe- 
rò bisogna ancora attendere prima di tenere come immancabile questa 
sentenza. 

Gli scudetti di Chitoni sono di facile ricognizione ; ma in quanto alle 
specie è indispensabile un esame molto minuzioso e comparativo ; per- 
ciocché d' ordinario s* incontrano scudetti isolati. Cosi, nella Ferrera ed 
in Cannitello abbiamo potuto riconoscere il Chiton Cajelanus , Poi. — In 
Pozzuoli , 1. d. le Slarze il Cli. cìnereus, Lin : 1' una come 1' altra specie 
viventi tuttora e non rare. 

Genere CHITONELLUS, Lmk. 

CHITONELLUS GIGAS , CoS. 

Tav. XXVIII. fig. 10. 

La citata figura rappresenta questo scudetto di natu- 
rale grandezza ; e , come vedesi , appartiene agli interme- 
dii della serie. Egli ha figura di segmento di cerchio, la 
cui superficie e appena segnata da sottilissime strie pro- 
dotte dallo accrescimento successivo in ambi i sensi, senza 
area distinta, ne marchio alcuno nel margine anteriore di 
sovrapposizione di altro scudetto ; la qual cosa prova che 
esso era d' ogni parte disgiunto dagli altri ; le unghiette 
articolari sono lunghe e larghe. 



X 349 X 

Trovato nel deposito conchigliare di Cannitello , ove 
stava nella cavità di un Echino ( Ech. Melo ), frammisto 
a sabbia e conchiglie. Unico esemplare. 

Oltre al non potersi riferire ad alcuna delle specie vi- 
venti ne' mari attuali , la lunghezza delle vmghiette arti- 
colari dimostra che il ligamento marginale esser doveva 
assai esteso , ed avanzarsi tra mezzo agli scudetti , sicché 
questi rimanessero indipendenti l'uno dall'altro fra il man- 
tello , come appunto ciò avviene nel genere Chitonsllus. 
E però in ninna delle note specie di tal genere gii scu- 
detti sono della dimensione del nostro. Altronde un tal 
genere non vive nel nostro Mediterraneo. Sarebbe quindi 
interessante ricercare la scogliera di Scilla , e quelle op- 
poste della Sicilia , per assicurarsi se v' ha qualche cosa 
identica, od almeno prossimamente simile, perciocché quel 
terreno è recentissimo. 

Genebe OPLOSOMA, Cos. (1). 

Nuovo genere di Mollusco testaceo della famiglia de' 
Crepldolini. 

Noi Siam costretti fondare questo nuovo genere per comprendervi una 
specie fossile , di cui non troviamo 1' analoga né fra le viventi , né fra 
le fossili ; almeno nelle opere che abbiam potuto consultare , stando in 
questa parte appendicolare di Europa e delta medesima Italia. 

La conchiglia che ne costituisce il tipo non può assimilarsi alle 
Brocchie , di cui ha la irregolarità della forma , mancando di vertice e- 
levalo ed incurvalo spiralmente. Ha la nostra conchiglia un seno ; ma 
questo, mentre non é laterale, bensì anteriore, è poi immediato al ver- 
tice, talché tra questi due non passa che brevissimo intervallo. 

(i) Dal Greco oijXov scudo — e c^j*» indicato dalla larga smarginatura immcdiali 
corpo — Corpo soltanto protetto dallo scudo, all' apice, 
restando libero e nudo il capo, come semlra 

44 



X350X 

Più prossima sembra essere alla Spiricella unguiculus di Rang, pic- 
cola conchiglia fossile, che servi all' autore di tipo , e la quale è diversa 
dai Capoli, per ragione della bocca estremamente dilatata, la quale for- 
ma è in vero, come la nostra, una vasta superficie oblonga, ma il verti- 
ce si suole orizontalmente attorcigliare , condizione del tutto opposta a 
quella del nostro Oplosoma. 

OPLOSOMA nMBRIATUM, CoS. 

Tav. XXVIII, fig. Il fl, ^, B. 

La nostra conchiglia non à che un vertice ottusetto 
di un cono troppo basso, slargato massimamente ne' lati, 
innanzi ed a piccola distanza dal vertice si genera una 
smarginalura larga, archeggiata , liscia, e dalla interna fac- 
cia avente un solco profondo ed alcune delicatissime rughe. 
I lati sono elegantemente increspati ; e la parte posteriore 
con alcune pieghe flessuose ; la superfìcie esterna delicata- 
mente trasversalmente striata ; la interna levìgatissima con 
gì' indizii delle rughe o crespe marginali. 

Diam. maggiore trasversale=6 mill. 

In Monteoleone 1. d. La Ferrera. 



X351X 



La intera classe degli Anellidi mostrasi troppo scarsa 
negli strati terrestri di origine nettuniana. Se nonché , i 
tubolicoli, che un tempo erano confusi con le spoglie cal- 
cari di Gasteropedi , ora in parte riconosciuti essere opera 
di questa genia di viventi, si presentano non di rado ne- 
gli ultimi periodi delle rocce di sedimento , e frequente- 
mente ne'terreni terziarii. Laonde si compone ora un primo 
ordine di tal classe de' generi Serpula, Spirorbis^ Vermi- 
Ha , Serpularia , Serpulites , Oyclogyra, Terebella e Di- 
tnipa. Ma gli Anellidi dorsibranchi , e gli abranchi sono 
tuttora SI rari, che si citano appena tre esempi de'primi, 
e due o tre molto dubbi de' secondi. 

Noi annunziammo già la esistenza di due generi del 
secondo ordine, della calcarea di Pietraroja 1' uno, e degli 
scisti carboniferi di Giffoni l'altro (1). 

Dopo queir epoca il prof. Massalongo ci ha esibiti 
parecchi documenti di Anellidi fossili della calcarea del 
Bolca (2), e sono i meno equivoci di quanti se ne cono- 
scono. 

Sicché le odierne scoperte e quelle che succederanno 
saranno per dimostrare, che la primitiva condizione più 
non regge ; e come per ogni altra parte interviene , cosi 
per gli anellidi sarà dimostrato, che le regole o corollari 
fin qui stabiliti , sono ancor premature e fallaci. 

(1) Vedi Cenni per 1' anno 18S2 p. 10. ca — Verona, i855. 

(3) Monografia delle Nereìdi fossili del Boi- 



)(352X 

La cagione di tanta rarità è riposta nella stessa na- 
tura degli animali in discorso. Animali che mancano d'in- 
terno scheletro e di esterne invoglie persistenti e dure , 
non possono lasciare del molle lor corpo altro che una 
debole impronta : la quale , ove mancasse pur di dure ap- 
pendici , risulta troppo vaga e soggetta ad equivoci. Tale 
precisamente è il caso dei Lumbriciti o Lumbricarie e de' 
J^ermicoliti degli antichi scrittori di cose naturali , e che 
per altri sono considerati come intestini di pesci o Copro- 
ìiti; tal'è pur quello, ed anche più ambiguo, degli Anellidì 
obranchi.VtQWe quali cose discorreremo nei rispettivi luoghi. 

Descrivendo quelle specie che spettano al suolo napo- 
litanO; esporremo eziandio più nettamente gli altrui pensa- 
menti, e le maggiori probabilità per le quali propendiamo. 

ORDINE I. Anellidi Tubolicoli 



Abbiam detto esser molte le specie e ridondanti gli 
esempi di tubi calcari spettanti a quest' ordine ne' terreni 
terziari ; del regno Ne questi meritano alti^ pena che quel- 
la di dame qui la serie , essendo per la massima parte le 
specie ben note , ne di ricognizione difficile. Solo è ben 
arduo sovente il pronunziare se un dato tubo spettasse a 
Serpola od a P^ermeto, sendo che questi appartengono a 
molluschi, e quelle ad anellidi. 

Trattandosi di sole spoglie testacee , il problema ri- 
mane insolubile quando preventivamente e sopra specie 
identiche tuttora viventi non siasi assicurato della natura 
deir animale dal quale derivano. 



X353X 

Genere SERPULA, Linn. in parte. 

Serpula lumbricaris , Limi. 
Nella calcarea tenera leccese , non rara. 

Serpula Jilograna , Lìn. 
Nei terreni terziarii plioceni di Taranto , e di Canni- 
tello; non ovvia ed in piccoli frammenti. 
Serpula cylindracea , Cos. 

Dentalium cylindracewn , Cos. Fauna del Reg. 
di Nap. Monogr. del gen, Dentalium^ pag. 39, n. 19, 
Tav. Ili, fig. 10. 

Abbonda questa specie in un terreno marnoso com- 
patto presso Caramanica ; rarissimo altrove. 

Genere DITRUPA, BrkL 

Ditrupa subulata. 
Dentalium subulatuni , Auct. 

Costa, Fauna del Regn. di Neap. — Mogr. del g. 

Dentalium^ pag. 41, n. 5. Tav. Ili, fig. 9. 

Frequente nei terreni terziarii pliocenii. Presso Mon- 
teleone 1. d. Ferrera è s\ abbondevole, che costituisce 
masse estesissime di quel terreno , composte di tali spoglie 
soltanto , miste a poca sabbia e tritumi di altre conchi- 
glie. E similmente in Acaja presso Lecce nella calcarea te- 
nera propria di quella provincia, siccome è stato notato 
nelle Addizioni ai Cenni per l'anno 1851, pag. 9. Abon- 
da pure in Terreti sopra Reggio. In Cannitello e nell'A- 
mato è frequente. In alcune delle basse falde della Majella 
non raro. Nella marna argillosa di Lequile se ne trovano 
individui piccolissimi e non rari. 



X354X 

ORDINA li. AnellidI dorsibranclti 

E veramente arduo assunto il voler pronunziare certa 
e diffinitiva sentenza sopra talune impronte, clie spesso s'in- 
contrano fra strati calcari, o ne'scisti carboniferi , in cui 
altro non vedesi che una effigie, atta solo a svegliarci l'idea 
di animale o di pianta. Quando certi animali, o piante , 
mancando naturalmente d'interno scheletro, o di esterne 
invoglie ben dure, non posseggono appendici di sorta alcu- 
na : e per lo contrario tutto consiste in un molle paren- 
chima, che non lascia intravedere lo interno organismo : 
non v' è che 1' analogia delle forme esteriori che guidar 
possa a conghietture più o meno probabili. 

Tale in generale è il caso degli Anellidi ^ e special- 
mente poi degli A. abranchi. Onde sono surte le discrepanze 
ne' giudizi dei Paleontologi , senza potere arbitrare con si- 
curtà nelle loro vertenze. 

Tuttavolta , noi abbiamo due esempi di animali di 
questa classe , ne' quali sembra evidente la loro natura. 
Non cos\ per un terzo , che , entrando senza dubbio nella 
serie de' pretesi Lumhriciti o Lumbricarie e Vermicolili 
degli autori , sono considerati per altri come intestini di 
pesci, detti pur coprolitì, e cololiti. 

Genere SARCIOISOTA , Cos. (l). 

Non dubbia è la natura del fossile rappresentato nella Tav.XXVIlI fig. 
1. a, A. La sua organizzazione anulare è evidentissima per non permettere 
di escludersi dalla classe degli aneilidi. L' armatura de' suoi anelli non è 
meno chiara , per essere riposto fra gli Aneilidi branchiati. Rimarrebbe 

(1) Dal greco ffapnov canmcula , e vùroy aorsum. Cenni per 1' anno 18b2 pag. 10. 



X3Ó5)( 

solo a sapersi qual' è I' organizzazione della sua proboscide , quale 1' ar- 
matura di essa , quale il numero e la forma degli aculei che armano i 
piedi. Ma chi non si avvede che tali ricerche, se non sempre, nel mas- 
simo numero di casi riuscir deggiono vane, trattandosi di avanzi secchi 
e lapidefatti ? Laonde la fondazione del genere, non potendo riposare so- 
pra parti essenzialissime dell' organismo , è forza trarla dalle parti este- 
riori e visibili. Tra queste noi troviamo singolari alcune grosse verruche, 
forsi carnose , elevate a foggia di grossi pungoli nel mezzo degli anelli , 
d' onde il nome generico. 



1. SARCIONOTA PROBOSCIDATA, CoS. 

Tav. XXVm, fig. 12, a , A. 

Ha dessa una grande proboscide cilindracea , termi- 
nata anteriormente da un cordone, ed avente tre pieghe. 
Forsi allo intemo di essa vi sarà un' altra parte portante 
gli organi della masticazione. 

Succede il corpo composto di 1 1 articoli , gradata- 
mente decrescenti in diametro , ed un poco meno sensi- 
bilmente in lunghezza. Sopra ciascuno anello vi è un paio 
di verruche carnose o cartilaginee, in forma di grossi e 
lunghi pungoli , diretti da dietro in avanti : de' quali , la 
serie sinistra resta sul contorno, la destra è nel mezzo, e 
qui sono essi irregolarmente piegati e depressi ; onde è fa- 
cile concepire che vi si trova inclinata da un lato. 

Unica impronta trovata nella calcarea di Pietraroia. 
La sua naturale grandezza è qual vedesi in a. La fig. A 
la rappresenta ingrandita ed a semplici contornì , onde me- 
glio concepirne lo insieme e le parti. 



r- ■ X356X 

OftDINE Ul. Anellidi abrancM 



Genere HIRUDELLA , Miinster. 

Forma approssimativa a quella delle Sanguisughe ; impronta tenue , 
come di corpo molle , simigliante a quella di taluni cefalopedi , di natura 
non ancor ben conosciuta. 

Ud tal genere cosi costituito dal Conte Miioster riposa sopra tracce po- 
co ben distinte , e che per una certa simiglianza con le sanguisughe si 
sono riferite ad animali della classe degli Ànellidi. La specie però che 
noi vi aggiungiamo è ben netta e compieta, si che può ben rifermare il 
coDcello del suilodato autore, nel tempo stesso che ne porge una specie 
distinta dalle sue Birudella angusta , ed H. tennis. 

HIRUDELLA LATICAUDA, CoS. 

Tav. XXVIII, fig. 13 J, £ ed J, B. 

Corpo clavato, posteriormente troncato, e fatto a mo- 
do di ventosa, il cui contorno ha un sottilissimo rilievo ; 
anteriormente è attenuato, e terminato in punta acuta ; 
nel mezzo presenta quasi due corrugazioni ; la superficie è 
rugosetta, con evidenti marchi di strie longitudinah e tra- 
sversali fmissime. 

Tutto concorre ad indicarci un anellide della fami- 
gha delle Irudinee ; ed un genere afiìnìssimo ad Hirudo, 
come quello al quale l' abbiamo riferito. In quanto alla 
specie, vedranno altri quanto essa sia distinta dalla Hiru- 
della angusta e tennis, che il suilodato Autore ha trovate 
negli scisti di Rellheim (Baviera), non avendo noi potuto 
consultare la sua magnifica opera. 

Comechè 1' impronta trovasi sopra scisto nero, e non 
si lascia avvertire altrimenti che per la sua levigatezza e 



X 357 X 

lucentezza, come dalla figura A^ B risulta ; così 1' abbia- 
mo isolatamente ancora effigiata in A' ^ B , onde mo- 
strarne più nettamente la struttura. 

Osservazioni. Sorgerebbe qui la quislione, se Anellidi di tal fatta po- 
tessero stare Delle acque salse o marine. Ma oltre tante plausibili ragio- 
ni , ebe potrebbero sostener questo fatto , vi è pure il dubbio se i pe- 
sci di Giffoni, fra' quali l'anellide in parola si è trovato, spettassero al 
mare ; ovvero a lagbi di acqua dolce. La presenza delle legnili fra quegli 
scisti viene in appoggio di quest' ultima più ebe della prima conghiet- 
tura. Altronde non è né nuova nò strana la mescolanza di animali pro- 
pri delle due qualità di acque nello stato fossile. Le tumultuose vicende 
hanno ben potuto operare siffatto consorzio. 

Genere LUMBRICITES, Auct. 

( Lumhncaria^ Miinst. ) 

Contrastasi per molti la esistenza di animali del genere Lumlricus 
nello stato fossile : e quelle tali glomerazioni ebe ne indicherebbero ta- 
luno intorcigliato, si vogliono meglio considerare quali pacchi intestinali 
di pesci, designati col nome di Cololitì. 

Io non voglio entrare a discutere se bene o male siausi avvisati co- 
loro che definirono i fossili di tal indole trovati negli scisti litografici di Eich- 
stadt, non avendo materiali bastevoli da esaminare ed approfondire. Né 
poi è questa eh' io scrivo un' opera diretta a stabilire generali principi , 
od a sommettere a critica analisi gli altrui pensamenti , e le specie da 
essi descritte; ma dovendo ragionare delle cose nostrali, dirò francamente 
esser poco persuaso della sentenza di coloro, che volessero riferire il no- 
stro fossile a tubo gastro-enterico di pesce. 

Generalmente parmi cosa bene strana, che i pesci rigettassero i visceri 
gastrici cosi belli ed interi, da esserne conservata la forma fra gli strati 
molli del fango marino : assurdo essendo innoltre il considerarli super- 
stiti così allo sfacimento dello intero animale. Crescono poi siffatte diffi- 
coltà trasportando la quistione dal generale al particolare, e proprio alla 
calcarea tenera di Lecce. Perocché, racchiudendo essa pesci sempre disfat- 
ti (1) , dovrebbe ammettersi , che mentre tutto il corpo del pesce siasi 

(1) Nel parlare del processo naturale delle come la lapidescenza del tofo leccese sia stata 
petrificazioni di tal fatta, si è fatto avvertire lenta e tardiva. 

45 



X 358 )( 

più meno disorganizzalo, fino a lasciar libero il pacco intestinale ; que- 
sto, eh' è certo più molle, e d' indole sua più pronto a corrompersi, sia 
rimasto intatto , colmo , e tumido , ad onta della general corruzione , e 
della forza dissolvente dell' acqua ; sicché lasciato avesse un vano di tal 
fatta, da esserne rappresentata distinta la forma loro cilindracea col riem- 
pimento terroso posteriore ! 

Neppure ho la fiducia di ritenerli come anellidi abranchi, giusta le co- 
noscenze che abbiamo degli animali di questa classe. Non par verosimile 
che, molli essi ugualmente che gì' intestini , avessero potuto conservarsi 
pel tempo convenevole allo indurimento della fanghiglia marina, per la- 
sciarne fra quella la forma. Però è risaputo, che i lumbrici p. e. riem- 
piscono il loro cavo intestinale di melma : e ben potrebbero trovarsi in 
tale stato di replezione nel momento del loro interrimento. 

Non sarebbe forsi più naturale il supporli intestini del genere Olo- 
turia ? Questi animali sono veramente per natura facili a rigettare ed e- 
spellere i loro intestini, essendo ancor vivi, e per semplici esterne irri- 
tazioni. E ben si spiegherebbe con ciò 1' essersi trovato nello interno di 
quelli minutissimi raggi e spine di pesci : le quali cose si trovano di fatto 
negl'intestini delle Oloturie fra la melma di cui sono ripieni. Nondimeno 
ninno esempio ancora si è avuto della loro esistenza nello slato fossile 
in quella formazione, malgrado che i loro tegumenti siano coriacei e duri. 

Non rari sono gli esempi di tali gomitoli intestiniformi nella calca- 
rea di Lecce , volgarmente detta Leccisio. I modi del loro attorcigliarsi 
sono svariati ; ma poco diversi nelle dimensioni. Per tal ragione , e per 
esser pure oggetti troppo semplici, di facile concepimento, e grossolani, 
non mi é paruto convenevole esibirne figura. 



*^Vl^^* 



X 359 )( 

SPIEGAZIOa'E DELLE TAVOLE 



Tav. I. Cg. 1. Sauropsidium laetissimum. Cos.; di grandezza naturale; A 
parte anteriore — B posteriore. 
1 . C — le sue squame ingrandite. 

1 . D — uno de' raggi della pinna codale ingrandito per mostrar- 
ne la sua struttura 

2. Hiitìurus elatus , Cos. ingrandito per mostrarne la sua orga- 
zizzazione scheletrica. 

3. Megastoma apenninum, Cos. — ingrandito come il preceden- 
te: a inlermascellari — b membrana iutermascellare — e mandi- 
bola — d pinna dorsale — v pinne ventrali — i codale — h ana- 
le — p pettorali — o opercolo. 

4. Sarginites pygmaeus, Cost. ugualmente ingrandito, e nel quale 
le stesse lettere indicano le medesime parli. 

5. Semionolus curlulus , Cos. piccolo della specie , di grandezza 
naturale. 

Tav. H. fig. 1. Belonostomus crassiroslris, Cos. di naturale grandezza. 
2. a Squame del medesimo ingrandite. 

2. 6 uno de' raggi della pinna codale ingrandito per dimostrar- 
ne la ramificazione. 

3. Belonostomus gracilis, Cos. Rostro incompleto di naturale gran- 
dezza. 

4. 5. 6. Bìenniomoeus major, Cos. 

Tav. III. fig. 1. Pycnodus grandis, Cos. ridotto alla metà della sua dimen- 
sione reale. 

2. Denti dello stesso nella loro naturale giacitura per dimostra- 
re com' essi si trovano incastonati nella roccia sul lato della 
sua fenditura ( v. pag. 26 ). 

3. Dente isolato del medesimo Pycnodus di naturale grandezza 



X 360 )( 

4. Apparato mascellare del P. rhòmhus veduto dal loro interno 
per dimostrarne la disposizione , e l' errore di tenersi come 
spettante a specie diversa ( pag. 27 e 28 ). 

5. Piccolo di Pycnodus grandis di naturale grandezza ottenuto 
dal medesimo strato ( pag. 25 ). 

6. Uno degli ossetli interapofisiarii del P. rhombus ingrandito ; 
ove X y indica la serie di lamine che ne adorna lo esterno 
della sua dilatazione, o corpo a. b. — e il gambo tetraedro ed 
un poco contorto ( v. pag. 24 in noia ). 

7. Apparato dentario del P. Achillis , Cos. 

8. Branche mandibolari del medesimo vedute di scorcio, di gran- 
dezza naturale. 

9. Uno de' denti ingrandito, che ne mostra la struttura della co- 
rona. 

10. Altro simile veduto di scorcio, che ne mostra lo infossamen- 
to mediano. 

1 1 . Altro apparato dentario di Pycnodus, destinalo a chiarire gli 
errori derivanti dal numero apparente delle serie ( pag. 29 ). 

12-15. Diversi sistemi denlarii del Glossodus angustalus, Cos. 
Tav. IV. fig. 1. 2. Squame del Lepidotus minor, Ag. 

5. Parte scheletrica codale di Palaeoniscus. 

6. Mandibola di Calignatus; a grandezza naturale— il ingrandita. 

7. Mandibola di Pachiodon , Cos. ; a grandezza reale — A in- 
grandita. 

8. Ossetto interapoGsiario ? a di grandezza reale — A ingrandito. 

9. Un aculeo di naturale grandezza. 

10. Aculeo dorsale , la cui struttura accenna a specie di genere 
sconosciuto, come i precedenti. 

1 1 . Aculeo forsi anteriore a pinna dorsale — a grandezza natu- 
rale — A ingrandito. 

13. e 14. Gruppo di ossetti acicolari , forsi interspinali , ma di 
forma singolare e sconosciuta — o di naturale grandezza — A 
tre di loro ingranditi. 

3, 4, 11, 12, 14 a 24; squame ed altri pezzi diversi didiflBcile 
determinazione, spettanti alla calcarea di Pietraroja. 



X 361 )( 

Tav. V. fig. 1. Carcharodon productus , Ag. 

2. e 3. Carcharodon megalodon, Ag. 
A. Carcharodon recddens, Ag. 

5. Carcharodon auriculatus, Ag. 

6. Carcharodon Interamniae, Cos. 

7. Carcharodon tumidissimus, Cos. 

8. Carcharodon latissimus, Cos. 

* 9. Galeocerdus . . . 

* 10. Galeocerdus rectus, Cos. 

* 11. Corax . . . 

12. Hemìprislis paucidens, Ag. 

13. Galeocerdus minor, Ag. 

14. e 16. Due diverse forme di denti di SphaerodusdepressuSjAg. 
13. Garganodon. 

17 a 22. Serie di denti da noi riferiti con dubbio ad Helodus , 
nella prima parte di quest' opera, pag. 99 , e de' quali ci ri-, 
serbiamo discorrere ampiamente nella par. III. 

23. Sphaerodus lens, Ag. 

24. Dente indeterminato. 

Tav. VI. fig. 1. Carcharodon megalodon, Ag. 

2. Carcharodon reclidens, Ag. 

3. Carcharodon angustidens , Ag. 

4. Carcharodon arcuatus, Cost. 

5. Oxyrhina plicatilis, Ag. 
6. hastalis , Ag. 

7. Desorii, Ag. 

8. subinflata, Ag. 

9. e 10. — hastalis , Ag. 

11. Oxyrhina 

12. Sezione verticale di un dente di Oxyrhina per vederne la sua 
interna struttura. 

13. la stessa della Lamna contortidens. 

14. la stessa della Oxyrhina hastalis. 

1 5. la stessa della Oxyrhina xiphodon. 

16. Rhytisodon tuberculatus, Cos. veduto di lato e di profilo. 



X 362 X 

i7. 18. lo stesso ingrandito per mostrare la sua struttura esterna 
da ambedue i lati. 
Tav. VII. fig. 1. a 3. Oxyrhina Desorii , Ag. 

4. ^— Mantellii , Ag. 

5. xyphodon, Ag. 

6. leptodon , Ag. 

7. hastalis, Ag. 

8. e 9. brevis, Cos. 

10. e 11. tumidula , Cos. 
12. Wilsonii, Gibb. 

13. Desorii. 

14. Galeocerdus gibbus, Cos. 

15. 16. 17. 34. 3d. 39. 40. 61. Forme diverse di denti del 
Galeocerdus minor, Ag. 

36. 37. 62. Forme diverse di denti del Corax appendiculatus. 

41. e 42. Otodus appendiculatus. 

43. 44, 4S. Forme diverse dell' Hemipristis minutus, Cos. 

46. e 48. Forme diverse dell' Hemipristis serra, Ag. 

47. sezione verticale dallo stesso per vederne la interna struttura. 
18« 19, 20, 25 e 40. Forme diverse della Oxyrhina basicula- 

ta , Sism. 
21. 21. 23. Piccoli di forme diverse della specie seguente. 
24. Notidanus recurvus, Cos. 

26. Galeocerdus denticulatus, Ag. 

27. e 28. Galeocerdus aduncus , Ag. 

29. Corax Egertoni? Ag. 

30. 31. 32. 33. Forme diverse dell' Hemipristis paucidens, Ag. 
50. 51. Oxyrhina minuta, Ag. 

52. a 58. Forme diverse della Oxyrhina minuta, Ag. 

59. 60. 63. Selache vetusta, Cos. 
Tav. Vili. Sepia vetustissima — Per li suoi particolari vedine la descrizione. 
Tav. IX, fig. 1. Ammonites polyopsis. Desh. — f. 1. a una delle suture in- 
grandita. 

2, Ammonites Longchampi, BI. veduto di lato e di profilo. 

3. La varietà Amalfitana dello stesso, qual si trova sul pezzo di 
roccia. 



X ^G3 X 

4. Moncone dell' Anamonites Candollianuì, Pici. 
3, Belemnites polyniites, Sch, — a nella naturai giacitura , B in- 
grandito. 
6 e 7. Nummulina complanata, Lmk. 

8. Nummulite aperto in due diversi strati per dimostrarne la in- 
terna struttura, come nella pag. 111. 

9. Nummulina Soldanella ; a pezzo di roccia gremita di tali Num- 
muline — A,B,C, tre di stesse vedute isolatamente ed ingrandite. 

Tav. X. In questa Tavola si è avuta l' intenzione di ravvicinare alcuni dei 
foraminiferi agli ammoniti, interponendovi ancora certi oper- 
coli, per dimostrare come la natura segue le stesse leggi nella 
organizzazione di tali spoglie, e quindi la stretta loro analogia, 
e la facilità di cadere in errore. 

1 . Ammonites solarioides, Cos. veduto di lato e di profilo. 

2. Goniatites garganicus, Cos. 

3. Disposizione degl'interni sepimenti e cavità della conchiglia. 

4. Scaphites apenninorum, Cos. veduta da' lato e di fronte. 

5. Questa è di un opercolo ; il quale , essendo trasparente, la- 
scia nettamente vedere i suoi successivi accrescimenti seguen- 
do una perfetta spirale, e tutti per Io lungo striati, talché, com- 
parando questa figura con quella di una Faujasina ( Tav. 
XIX, fig. 13 ) non si saprebbe l'una dall'altra separare. Gli 
oggetti reali soltanto svelano l' errore. 

6. Appartiene ad altro opercolofossile della Ferrera, come il pre- 
cedente, i cui accrescimenti essenzialmente non diversi di quel- 
li, sono modificali ia guisa., che si confondono con quelli della 
nostra Pavonina ( Tav. XVl. fig. 26 ). 

7. Polystomella granulata, Cos. 

8. Polystomella ornata, Cos. 

Le Polystomelle sono del tutto organizzate come le Goniatidi 
( fig. 2 ) : e questa comparata per la sola figura con quella 
della Robulina reginae non si saprebbero altrimenti separare 
che come specie. Nondimeno esaminate in natura non resta 
che una prossimità , la quale però è bastevole a persuader- 
ci che gli animali dai quali sono prodotte non debbono essere 
essenzialmente diversi. 



X 364 )( 

* 9. Truncatulina solidula, Cos. 

10. ÀDomalina explanata, Cos. 

11. Robulina clypeiformis, var. festonata, Cos. 

12. Robulina calcar, d'Orb. 
Tav. XI. fig. 1. Orbulina luberculata, Cos. 

2. Orbulina granulata, Cos. ~- var. atra. 

3. — var. impressa. 

4. — var. areolata. 

5. Orbulina universa, d'Orb. 

6. Phialina pyriformis, Cos. 

7. Amygdalina calabra, Cos. 

8. e 9. Pbialina oviformis , Cos. 

10. Varietà della Phialina pyriformis. 

1 1 . Amphorina gracilis, Cos. 

12. Amphorina elongata , Cos. 
13 e 14. Oolina salentina, Cos. 

15. Oolina ellypsoides, Cos. 

16. 17. e 18. Forme diverse della Glandulina deformis, Cos. 

19. Glanduhna acuminata, Cos. 

20. Glandulina obtusa, Cos. 

21. Glandulina inflata , Cos. 

22. Glandulina apiculata , Cos. 

23. Glandulina elongata , Cos. 

24. Glandulina adunca , Cos. 

25. Varietà della Oolina ellypsoides. 

26. Altra varietà della Glandulina deformis , Cos. 

27 a 40. Forme e varietà diverse della Nodosaria hispida , Cos. 
Tav. XII. fig. 1, 2 e 3, Varietà diverse della Nodosaria grossecostata, Cos. 

4. Nodosaria plicata , Cos. 

5. Nodosaria tenuicostata, Cos. 

6. Dentalina strigosa, Cos. 

7. Dentalina gibbosa, Cos. 

8. Dentalina nodosa, d' Orb. 

9. Nodosaria ambigua, Cos. 

10. Varietà della precedente. 



X365X 

i 1 . Nodosaria siphunculus , Cos. 
12 e 14. Nodosaria cylindracea, Cos. 
13. Oentalioa rudiuscula , Cos. 
i 5. MarginuUna torulosa, Cos. 

16. Marginuiina inversa, Cos 

17, 18 e 20. Conchiglie microscopiche affini alla Nodosaria si- 
phunculus (vedi l'osservazione alla pag. 14S); da rimandarsi 
ai Vermeli. 

' 28. Denlalina 

21. Denlalina praelonga, Cos. 

22. Nodosaria appendiculata, Cos. 

23. Denlalina irregularis, Cos. 

24. Denlalina acicularis, Cos. 

25. sup. Nodosaria antennula, var. 

26. sup. Denlalina gracilis, Cos. 

25. inf. Nodosaria limbata , d'Orb. 

26. inf. Denlalina nilens, Cos. 

27. Denlalina bifurcata , d'Orb. 

19. Cucurbilina. Nuovo genere da descriversi. 
Tav. XIII. Og. 1. Nodosaria mutabilis, Cos. 

2. Nodosaria propinqua, Cos. 

3. Nodosaria turgidula, Cos. 

4. Nodosaria infiala, Cos. 

5. Nodosaria doliolum, Cos. 

6. Nodosaria cylindracea , Cos. 

7. Nodosaria clava, Cos. 

8. Bentalina aequivoca, Cos. 

9. Marginulina^ inleramniae , Cos. 

10. Marginuiina contrada , Cos. 

11. Rimulina ventricosa , Cos. 

12. Denlalina larentina , Cos. 
* 13. Nodosaria obìonga, Cos. 

14. Marginuiina corniculum , Cos. 

15. Nodosaria culmen , Cos. 
36. Nodosaria allernans , Cos. 

^\6 



X 366 X 

i7. Moncone superiore della specie precedente? 

18. Nodosaria myrmicoides , Cos. 

19. Nodosaria deformis, Cos. 

* 20. Dentalina pbiala, Cos. 

* 21. Id. varietas. 

* 22. e 23. Polymorphina longissima, Cos. 

* 24. Bulimina rhomboidalis, Cos. 

* 25. Bulimina acuta, Cos. 

26 e 27. Frondicularia? triedra , Cos. 

* 28. 29 e 30. Polymorphina innormalis, Cos. tre diverse forme, 
32 e 33. Guttulina prunella , Cos. 

* 34. Textularia strombus, Cos. 

35 e 36. Bulimina acanthia , Cos. 
37 e 38. Varietà della Guttulina prunella. 
Tav. XIV. 1. Cristellaria gibbosa , Cos. 

* 2. Robulina subangulosa, Cos. 

* 3. Truncatulina magnifica, Co6. 

4. Anomalina explanata , Cos. 

5. Rosalina subradiata , Cos. 

* 6. Rosalina calabra, Cos. 

7. Truncatulina lobatula , d' Or. 

* 8. Rosalina inaequalis, Cos. 

9. Rotalina infundibulum , Cos. 

1 0. Nonionina polysloma , Cos. 

* 11. Polystoraella crispa, d'Orb. 

* 12. Specie di genere a definirsi. 

* 13. Nonionina? helicina, Cos. 

* 14. Rotalina tumida, Cos. 

* 15. Ammonicerina (nuovo genere), vedi parte III. 
16. Rolalina hemisphaerica , Cos. 

Tav. XV. 1. Brizalina aenariensis, Cos. 

2. — var. spinulosa. 

3. Uvigerina striata , Cos. 

* 4. Textularia granulala, Cos. 

* 5. Bulimina pitecusana, Cos. 



X 367 )( 

* 6. Textularia rotundata, Cos. 

* 7. Textularia rugosa , Cos. 

8. Bulimina pustulosa , Cos. 

9. Bulimina ellipsoides , Cos. 

10. Bulimina cylindracea , Cos. 

* 11 . Dimorphina inflata, Cos. 

12. Bigenerina torulosa, Cos. 

13. Bigenerina andata, Cos. 

14. Orbulina granulata, Cos. 

Tav. XVI. fig. 1 . Nodosaria scabriuscula , Cos. 

2. Nodosaria contorta , Cos. 

3. Nodosaria antennula, d'Or. 

4. Nodosaria intermedia , Cos. 

5. Nodosaria Reusii , Cos. 

6. Nodosaria oligostegia, Reus. 

7. Dentalina distorta , Cos. 

8 a 13. Varietà della Nodosaria tenuicostata, Cos. 

14. Webina laevigata , Cos. 

1 5. Nodosaria pentecostafa , Cos. 

* 16. Vaginulina? laevigata , Cos, 

17. Vaginulina striata, Cos. 

18. Marginulina similis, Cos. 

* 19. Dentalina elongata, Cos. 

* 20. Dentalina ... 

* 21. Dentalina. 

* 22. Nodosaria gracillima , Cos. 

23. Dentalina badenensis , d' Orb. 

24. Crislellaria gibbosa , Var. 

25. Lingulina cannala? d'Orb. 
26 a 28. Pavonina italica , Cos. 

Tav. XVII. fig. 1 . Cristellaria bicornis , Cos. 

2. Cristellaria paucispina , Cos. 

3. Cristellaria bicornis , Cos. 

4. Nummulina radiata , d' Orb. 

5. Rotalina tuber, Cos. 



X368X 

6. RoCalina affinis , Cos. 

* 7. Rosalioa? an Auriculina, Cos, 

* 8. Varietà della precedente ? 

' 9. NonioDÌDa bulloides , d Orb. 

10. Nonionioa attenuata , Cos» 

1 1 . NoDÌonina Soldani , Cos. 

12. Nonionina striolata , Cos. 

13. Nonionina bulloides, var. 2, 

14. Operculina perforata, Cos. 

15. Operculina carinata, Cos. 

16. Operculina ammonitiformis, d' Orb. 

17. Nonionina ornata, Cos. 

* 18. Cristellaria (mostruosa). 

* 19. Nuovo gonere ? 

Tav. XVIII. fig. 1 , 2 e 3. Forme diverse della Gullulina mutabilis, Co». 

4. Guttulina succinea, Cos. 

5. Globulina sìmpkx, Cos. 

* 6. Guttulina mammilla, Cos. 

* 7. Cucurbitina cruciata, Cos. 
■* 8. Guttulina aequivoca, Cos. 

* 9 e 10. Dubbio genere. 

* 1 1 . Globulina incerta, Cos. 

* 12. Glandulina papillata, Cos. 

"* 13. Bulimina pedunculata, Cos. 

14. Guttulina pruneMa, Var. 

15. Bulimina .... (peucetiae afiSnis), 

16. Bulimina mammillata, Cos. 

17. Polymorpbina appula, Cos. 

18. Globulina quadrispinosa, Cos. 

19. Globulina cordiformis, Cos. 

20. Aulostomella dorsigera, Cos. 

2 1 . Globulina rotundata, Cos. 

* 22 a 25. Hyaleina. Genere a deBnirsi, Cos. 
Tav. XIX fìg. 1. Robulina festonata, Cos. 

2. Crbtellaria magna, Cos. 



X369X 

3. Robuìioa ioaeqnalis, Cos. 
i. Robalioa elegantissima, Cos. 

7. Robulina cancellata, Cos. 
6. Robulina inornata, d'Orb. 

* 7. Robulina semistriata, Cos. 

8. Nonionina ornata, var. Cos. 

* 9. Nonionina punctulata, Cos. 

* 10. Polystomella exoleta, Cos, 

1 1 . Polystomella aequivoca, Cos. 

12. Polystomella salentina, Cos. 

13. Polystomella decipiens, Cos. 

* 14. Polystomella spinulosa, Cos. 

15. Mostruosità della Polystomella striolata, Cos 

16. Polystomella ornata, Cos. 

* 17. Polystomella erispa, d'Orb. 

* 18. Polystomella striolata, Cos. 
Tav. XX. * 6g. 1. Nonionina nautiloidea, Cos. 

2. Nonionina rudis , Cos. 

3. Altra mostruosità della Polystomella crìspa. 

* 4. Dendritina laevis, Cos. 

5. Hauerina alternans, Cos. 

6. Soldanina exagona, Cos. 

7. Planorbulina mediterranensis, d' Orb. 
8 e 9. Cyclolina praealta, Cos. 

iO. Flabellina carinata, Cos. 

11. Spirolina longissima, Cos. 

12. Truncatulina lobatula, d'Orb. 

13. Fdujasina carinata, d'Orb. 

* 14. Robulina lobata, Cos. 

* 15. Dubbio genere. 

* 16. Anomalina complanata? 

* 17. Robulina ambigua, Cos. 

Tav. XXI. fig. I e 2. Globigerina buUoides, d'Orb. 

3. Globigerina regularis, d'Orb. 

4. Globigerina (rilobata, Reus. 



X 370 )( 

5. Globigerina quadrilobata , d'Orb. 

6. Globigerina bilobata, d'Orb. 

7. 82 e 9. Forme diverse della Anomalina polymorpha, Cos. 
10. Valvulina cordiformis, Cos. 

* 11. Truncatulina ÌDDormalis, Cos. 

12. Rosalina Amaliae, Cos. 

13. Rosalina radiata, Cos. 

* 14 15 16. Varietà della Rosalina obtusa, d'Orb. 

Tav. XXII. fig. 1 e 3. Forme diverse della Clavuliaa irregularis, Cos. 

6. Bulimina acicula, Cos. 

7. Uvigerina paucìcosta, Cos. 

* 8. Bulimina acuta? var? 

* 9. Nuovo genere? 

* 10. ? 

MI. Globulina. 

* 12. Nuovo genere. 

13 e 14. Asterigerina tarentina, Cost. 
13 e 16. Auriculina crenata, Cos. 

* 17. Rotalina peraffinis, Cos. 

* 18. Rotalina subaequalis, Cos. 

* 19. Rotalina .... (an varietas Dutemplei?) 

* 20. Nonionina ? 

Tav. XXin. 6g. 1 . Bigenerina bifida, Cos. 
2. Clavulina communis, d'Orb. 

* 3. Nuovo genere ? 

4. Textularia clypeata, Cos. 

5. Verneolina spinosissima, Cos. 

6. Textularia crassa, Cos. 

7. Textularia peucetia, Cos. 

8. Textularia proxima, Cos. 

9. Textularia elata, Cost. 

10. Textularia tetraedra, Cos. 

11. Textularia sagittula, d'Orb. 

* 12. Textularia conuloidea, Cos. 
13 e 14, Textularia acuta, Cos. 



X371X 

1 5. Textularia laminaris , Cos. 

16. Varietà della precedente. 

17. Altra varietà della stessa. 

* 18. Genere nuovo. 

* 19. Textularia mutata, Cos. 
21. Textularia palmata, Cos. 

Tav. XXIV. fig. 1. Biloculina bulloides d'Orb. 

2. Biloculina constricta, Cos. 

3. Biloculina simplex, d'Orb. 

4. Biloculina inornata, d'Orb. 

5. Biloculina aequivoca, Cos. 

6. Biloculina circumclausa, Cos. 

7. Biloculina tubulosa, Cos. 

8. Triloculina trigonula, Cost. 

9. Spiroloculina canaliculata, d'Orb. var. 

10. Spiroloculina canaliculata, d' Orb. 

11. Spiroloculina excavata, d'Orb. 

12. Esordio di Spiroloculina. 

13 e 16. Triloculina decipiens, Reus. 

14 e 15. Triloculina angulosa, Cos. 
17. Triloculina exigua, Cos. 

Tav. XXV. fig. 1 . Sphaeroidina bulloides, d'Orb. 
2. Quinqueloculina plicosa, Cos. 

* 3. Quinqueloculina longicoilis, Cos. 

4. Quinqueloculina Josephioa, d' Orb. 

5. Varietà della Quinqueloculina plicosa. 

6. Quinqueloculina denticulata, Cos. 

7. Primordii della Quinqueloculina plicosa. 

* 8. Triloculina laevissima, Cos. 

9. Primordii della precedente. 

10. Varietà delia specie seguente. 

11. Quinqueloculina nusdorfensis, d'Orb. 

* 12. Adelosina. 

13. Quinqueloculina affinis, Cos. 

* 14. Quinqueloculina corrugata, Cos. 



X372X 

15. Quinqueloculina Boueana, d'Orb. 
Tav. XXVI. fig. 1. Quinqueloculina gracilis, Cos. 
' Gg. 2. Quinqueloculina lobata, Cos. 

3. Quinqueloculina strialella, Cos. 

4. Quinqueloculina obsoleta . Cos. 

* 5. Spiroloculina celata, Cos. 

* 6 Quinqueloculina triedra, Cos. 

7. Quinqueloculina Bucbiana, d'Orb. 

* 8 Quinqueloculina lobata, Cos. 

9. Quinqueloculina transversa, CoS. -- 

* iO. Quinqueloculina rotundata, Cos. 

11 12 13 1415 16 17 18 19. Prima età di Quinqueloculine, 

volute Adelosine. Vedi questo genere. 
20. La voluta Adelosina pulcbella, d'Orb. 
Tav. XX Vn. * 1. Nodosaria cylindrum, Cos. 
^ 2 a 5. Ooline diverse ed irregolari. 
6 e 7, Nodosaria subinflata, Cos. 

* 8 e 10. Nodosaria semicostala, Cos. 

9. Nodosaria Rhegina, Cos. : 

* il. Varietà della precedente. 

* 12. Dentalina contrada, Cos. 

* 13. Dentalina obesa, Cos. 

* 14. Dentalina corniculum, Cos. 

* 15. Dentalina irregularis. Var. 

* 16. a 19. Varietà della Dentalina praelonga. 

* 20. Denlalina paucicostata, Cos. 

* 21. Dentalina abbreviata, Cos. 

* 22. Siphonina puteolana, Cos. 

* 23. Cristellaria compressa, Cos. 

24. e 25. Dentalina gomphoides, Cos. 

* 26. Glandulina pyrula, Cos. 

* 27. Spidestomella globulifera, ( Nuovo Gen. ). 

* 28. Nautilina puteolana, Cos. ( N. G. ). 

Tav. XXVIII. fig. 1. Pezzo di marna gremita di Cresia effinis — a gran- 
dezza naturale — A una delle slesse ingraodila. 



X 373 )( 

2. Pezzo della stessa marna con una Atlanta Lamenonii — a di 
grandezza naturale: A la stessa ingrandita ; C frammento di Zo- 
stera di cui si trova sparsa la slessa marna. 

3. Cleodora lanceolata; a di grandezza naturale, A ingrandita. 

4. e 5. Porzioni apicali della medesima maggiormente ingrandita. 
6. e 7. Porzioni incomplete della seguente. 

8. Cresia gadus, o Dentalium coarctatum. 
*9.? 

10. Scudetto di Chitonellus gigas, Cos. 

11. Oplosoma fimbriatum ; a gr. nat. A, ingrandito e veduto da 
sopra , B. da sotto. 

12. Sarcinota proboscidata, Cos. 

13. Hirudella laticauda, Cos. veduta nella roccia; A' B' isolata. 

N. B. Tutte le specie precedute da asterisco saranno descritte nella 
parte terza. 



47 



X 374 )( 



ALCCNI ERRORI AD EMENDARSI 



Pag. 30 


verso 


13 


42 





12 


43 


__ 


13 


CI 





20 


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2 


78 


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3 


120 


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21 


124 





8 


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— 


12 


170 





16 


177 





14 


178 


_ 


23 


180 


— 


4 


185 





23 


186 


^ 


15 


194 


•» 


2 


196 


— 


24 


197 





13 


199 





13 


200 





25 


201 





2 


204 





29 


207 


— 


14 


208 





8 


213 


— 


21 


214 





8 


216 


_ 


15 


218 


— 


8 


229 





9 


239 





17 


244 


— 


13 


247 


— 


7 








17 


248 


— 


23 


252 


— 


16 


262 


— 


2 


265* 


— 


17 


266" 


— 


11 


267* 


— 


9 


269 


— 


2 

8 

29 


270 





287 


— 


21 


288 


— 


16 


289 





5 


290 





9 


297 





19 


302 


_ 


30 


316 


— 


13 


321 


— 


2 


327 


— 


9 


330 





2 


331 





i 


— 


— 


23 



pag. 18 e 19 leggi 

Tav. IV — 

tav. IV f. 13 — 

flg. 26 - 

fig. 37 60 62 — 

tav. V — 

f5g. 23 - 

lìg. 8 — 

fig. 6-8 — 

lav. XII — 

fig. 23 e 27 — 
togli la citazione 

fig. 27 e 28 — 

bicarinaia — 
togli la citazione 
flg. 16 

togli la citazione 

tav.^ XVI — 

lav. XXII — 

togli la seconda citasione 

fig. 37 — 

6 — 



pag. 22-24 
Tav. V. 
tav. V fig. 23 
fig. 27 
fig. 37 e 62 
tav. VI 
fig. 13 
fig. 14 
fig. 7 
lav. XVI 
fig. 23 

fig. 26 e 27 
cannata 



- flg. 17 

— tav. XVII 
tav. XVII 



fig. 1 

fig. 11 

fig. 17 

fig. 1 

fig. 4 

tav. XI fig. 10 

tav. XI 

tav. XK 

fig- 

lav. XX 

fig. 3 e 4 

fig. 5 e 7 

tav. XXI 

idem. 

tav. XXII 

fig. 2 

fig. 2 

togli la citazione 

fig. 7 

13 a 16 

fig. 4, 5, 6 

tav. XXI 

fig. 8 

flg. 6 

togli la citazione 

fig- 

togli la citazione 

tav. xxn 

tav. XXIV fig. 

fig. 9 

Tav. XXI 

togli la citazione 

fig. 16 



fig- 11 

— 10 a 11 

— fig. 9 

— fig. 17 

— fig. 11 

— fig. 15 

— fig. 14 

— tav. XIV f. H 

— tav. X 

— tav. XX 

— fig. S 

— lav. XXI 

— fig. S 

— fig. 1 e 2 

— tav. XX 

— idem 

— tav. XXI 

— fig. 9 

— fig. 3 

— fig. 13 

— 10 a 11 

— fig. 1-3 

— lav. xxin 

— fig. 13 

— fig. 12 

— fig. 6 

— tav. XXIV 

— lav. XXV f. 1 

— fig. 6 

— lav. XXVI 

— fig. 13 



X 375 )( 

INDICE ALFABETICO 

DE' GENERI E DELLE SPECIE 

DESCRITTI IN QUESTA SECONDA PARTE. 



Adelosina 332 

Agatistegia 303 

Ammonites 99 

polyopsis, Dujar. . .100 
Longchampi, Bl. . . 102 
var. amalphitana, Cos. 103 
CaDdollianus, Pict. . . ivi 
siphonipora, Cos. . .104 

Amphorina 123 

gracilis, Cos ivi 

elongata, Cos. . . .126 

ÀaiygdaliDa 124 

calabra, Cos ivi 

Ànellidi 351 

ADOmalina 255 

badenensis, d' Orb • . . ivi 
explanata, Cos. . . . 256 
polymorpha, Cos. . . ivi 

Asterigerina 271 

tarentina, Cos. . . . 272 

Atlanta 347 

Lamenoni ivi 

Aulostomella 284 

dorsigera, Cos. . . .285 
elata, Cos ivi 

Auriculina 263 

crenata, Cos. . . . 264 

Belemnites 97 

polymites, Sei. ... 98 



Belonostomus . . . . 


. 32 


crassirostris, Ag. 


. 33 


gracilis, Cos. . . . 


. 35 


Bigenerina 


. 287 


bifida, Cos. . . 


. ivi 


anulata, Cos. . . . 


. 288 


torulosa, Cos. 


. 289 


Biloculina 


. 303 


bulioides , d" Orb. . 


. IVI 


simplex d' Orb. . 


. 304 


constricta, Cos. . 


. 305 


inornala, d'Orb. . 


. 306 


contraria, d'Orb. 


. 307 


lunula, d'Orb. . 


. 308 


anaphiconica, Reus. 


. ivi 


circumclausa, Cos. 


. 309 


aequivoca, Cos. . 


. . 310 


tubulosa, Cos. . 


. . 311 


compressa, Cos. . 


. . 312 


Blenniomoeus . . . 


. . 37 


niaior, Cos. . . 


. . 38 


Bolivina. .... 


. . 290 


antiqua, d'Orb. . 


. . IVI 


Brizalina 


. . 300 


aenariensis, Cos. 


. . 301 


Bulimina 


. . 267 


pustulosa, Cos. . 


. . 268 


cylindracea, Cos. . 


. 265* 


ellipsoides, Cos. . 


. . IVI 



X 376 )( 



elegans, Cos. 

pedunculata Cos. 

niammillata, Cos. 

acanlhia, Cos. 

acicula, Cos. . 

peucetia, Cos. 
Calignatus . 
CarcharodoQ 

megalodon, Ag. 

auriculalus, Ag. 

angustidens, Ag. 

ri'ctidens, Ag. 

producUis, Ag. 

Interaniniae, Cos. 

tumidissinms, Cos. 

latissiiBUs, Cos. 

arcuatus, Cos. 
Cefaìopedi . . 
Cliiton . . 
Cbilonellus . 

gigas, Cos. 
Clavulina . . 

communis, d'Orb. 

irregularis, Cos. 
Cleodora 

lanceolata, P. L. 
Corax .... 

falcatus, Ag. . 

Egerloni, Ag. 

appendiculalus, Ag. 
Cresta 

affinis, Cos. 

gadiis, Rang. . 
Crislellaria . . 

rolulata, d'Orb. 

gibbosa, Cos. . 

coarctala, Cos. 

bicornis, Cos. 

paucispina, Cos. 

magna, Cos. . 
Cyclolina. . . . 

cretacea, d'Orb. 

praealta, Cos. 
Dentalina . . . 



336 

ivi 

337 

ivi 

338 

ivi 

41 

46 

ivi 

48 

50 

51 

52 

53 

54 

55 

56 

93 

348 

ivi 

ivi 

269 

270 

ivi 

342 

ivi 

65 

ivi 

ivi 

66 

343 

344 

345 

192 

194 

195 

196 

ivi 

197 

ivi 

230 

231 

ivi 

166 



bifurcata, d'Orb. 

praelonga, Cos. 

nodosa, d'Orb. 

nitens, Cos. . 

acicularis, Cos. 

irregularis, Cos. 

gibbosa, Cos. . 

strigosa, Cos. . 

rudiuscula, Cos. 

aequivoca , Cos. 

badenensis, d'Orb 

beneventana , Cos 

distorta , Cos. 

tarenlina , Cos. 
Dentalium coarctalum 

subulatum. 
Ditrupa . . . 

subulala . 
Enallostegia . 
Entomostegia . 
Eteropedi . . 
Faujasina . 

cannala, d'Orb 
Foraminiferi 
Frondicularia . 

triedra, Cos 
Galeocerdus 

reclus, Cos. 

denticiilatus , Ag 

aduncus, Ag, 

gibbus, Cos. 

minor, Ag. 
Garganodon . . 
Gasleropedi . 
Glandulina . 

acuminata, Cos 

obtusa, Cos. 

inflata, Cos. 

apiculata, Cos 

elongata, Cos. 

adunca, Cos. 

deformis, Cos, 



Globis 



Lk. 



regularis , d'Orb. 



IVI 

167 

168 

169 

170 

ivi 

171 

172 

174 

ivi 

175 

176 

177 

ivi 

343 

353 

333 

ivi 

277 

271 

346 

268* 

269 

117 

178 

ivi 

59 

ivi 

60 

61 

62 

63 

86 

346 

128 

129 

130 

ivi 

131 

132 

ivi 

133 

243 

244 



)( 377 )( 



bilobata, d'Orb, 

trilobata , Reus, 

quadrilobata, d'Orb. 

bulloides, d'Orb 
Globulina . 

minuta , Reus. 

cordiformis , Cos. 

quadrispinosa , Cos. 

rotundata, Cos. 

simplex, Cos. 
Glossodus . . . 

angustatus , Cos. 
Goniatides . 

garganicus, Cos. 
Gultulina . . . 

tarenlina, Cos. 

prunella, Cos. 

mutabiiis, Cos. 

succinea, Cos. 
Ilauerina 

alternans, Cos. 
HcUcostegia . 
Hemipristis, 

paucidens, Ag. 

minutus, Cos. 

serra, Ag. 
Hirudella . . . 

laticauda, Cos. 
Histiurus. . . . 

elatus, Cost. . 
Hyalea .... 

tridentata , L, 
Lamna .... 

elegans , Ag. . 

raphiodon , Ag. 

contortidens, Ag, 
Lepidotus . 

minor, Ag. 
Lingulina . . . 

carinata ? d'Orb. 
Lumbricites . 
Marginulina . 

inversa , Cos. . 

lateiauiniae, Cos. 



245 torulosa, Cos. 
ivi similis, Cos. . 

246 corniculum, Cos. 
ivi contracta, Cos. 

280 Megastoma . . . 

281 apenninum, Cost. 
ivi Monostegia . 

282 Nodosaria ... 

283 hispida, d'Orb. 
ivi limbafa , d'Orb. 

30 ambigua, Cos. 

31 alternans, Cos. 
lOa scabriuscula, Cos 

ivi antennula, d'Orb. 

277 appendiculala, Cos 
ivi siphunculus, Gm 

278 oligoslegia, Reus 

279 cylindracea, Cos. 

280 clava , Cos. . 

214 grossecostata, Cos 

215 mutabiiis, Cos. 
192 propinqua, Cos. 

67 turgidula, Cos. 
ivi plicata, Cos. . 

68 inflata, Cos. . 

69 intermedia, Cos. 
336 doliolum, Cos. 

ivi Reussii, Cos. . 

12 tenuicostata, Cos 

ivi culmen, Cos. . 

341 contorta, Cos. 

ivi myrmicoides, Cos 

71 deformis, Cos. 

ivi pentecoslata , Cos 

ivi Nonionina. . 

ivi bulloides, d'Orb 

15 Soidani , d'Orb. 

ivi attenuala, Cos. 

179 striolata, Cos. 

ivi ornata, Cos. . 

357 obliqua, Cos. 

187 Boueana d'Orb. 
ivi rudis, Cos. . 

188 polystoma, Cos. 



189 

ivi 
190 

ivi 

12 

ivi 
118 
134 
135 
140 
141 
143 
144 

ivi 
146 
147 
149 
150 
151 
152 
154 
155 
156 

ivi 
157 
158 

ivi 
150 
160 
162 
263 
164 
165 

ivi 
204 

ivi 
205 
206 
207 

ivi 
208 

ivi 
209 
210 



X 378 )( 



Notidanus ..':".. 


. 20 


recurvus, Ag. 




Nummulina ( Cefal.) . . 


. 109 


complanata, Lk. 


. 113 


soldanella, Cos. . , 


. 114 


Nummulina (Foramin.) . 


. 210 


radiata , d'Orb, . . 


. 211 


Nuramulites 


. 109 


Oolina 


. 122 


salentina , Cos. . 


ivi 


ellipsoides , Cos. . . 


. 123 


Operculina .... 


. 2J2 


ammonitiformis , Cos 


. . 213 


cannala, Cos. 


. . ivi 


perforala, Cos. . . 


. 214 


Oplosoma .... 


. 349 


fìmbriatum, Cos. 


. 350 


Orbulina .... 


. 118 


universa, d'Orb. . 


. ivi 


tuberculala, Cos. 12 


!0 . 120 


granulata, Cos. . 


. . ivi 


Otodus 


. 73 


appendiculatus , Ag. 


. . ivi 


Oxyrhina .... 


. 75 


plicatilis, Ag. 


. . 78 


Desorii, Ag. . . 


. . 79 


Mantellii, Ag. . 


. 80 


subinflala, Ag. . 


. 81 


tumidula, Cos. . 


. 82 


brevis, Cos. . 


. . ivi 


basiculala, Sism. . 


. . 83 


minuta , Ap. 


. . 85 


Pachyodon .... 


. 42 


Palaeoniscus. . . , 


. . 40 


Pavonina .... 


. 182 


italica, Cos. . . 


ivi 


Pesci 


. 11 


Phialina 


. , 126 


piriformis , Cosi. 


. 127 


oviformis, Cosi. . 


. ivi 


Plagiostomi .... 


. 44 


Planorbulina . . . 


. 247 


niediterranensis, d'Or 


b. . 248 


Polymorphina . . . 


. 286 



appula, Cos. . 

innormalis, Cos. 
Polystomella . . 

crispa, Lmk. . 

granulata, Cos. 

ornata, Cos. . 

flexuosa, d'Orb. 

inermis, Cos. 

aculeala, d'Orb. 

Listeri, d'Orb. 

salentina, Cos. 

Josephina, d'Orb 

media, Cos. . 

decipiens, Cos. 

aequivoca, Cos. 

calcarata, Cos. 
Pleropedi . . 
Pycnodus . . . 

grandis, Cos. 

Achillis, Cos. 
Quinqueloculina . 

Josephina, d'Orb 

plicosa, Cos. . 

squarrosa, Cos. 

transversa, Cos. 

denticulala, Cos. 

nusdorfensis, d'Orb 

Buchiana, d'Orb. 

obsoleta, Cos. 

slriatella, Cos. 

Boueana, d'Orb. 

affinis, Cos. . 
Rhylisodon .... 

tuberculatus, Cos 
Rimulina . . . 

venlricosa , Cos. 
Robulina. . . . 

calcar, d'Orb. 

clypeiforniis, d'Orb 

similis, d'Orb. 

elegantissima, Cos 

cultrata, dOrb. 

simplex, d'Orb. 

inornala. d'Orb. 



IVI 

287 

215 

216 

218 

219 

ivi 

220 

221 

222 

ivi 

223 

224. 

ivi 

225 

226 

341 

22 

24 

27 

322 

323 

324 

326 

ivi 

327 

328 

329 

330 

ivi 

331 

ivi 

87 

ivi 

180 

181 

199 

ivi 

200 

202 

ivi 

ivi 

232 

233 



jnaequalis, Cos. . 

cancellala, Cos. . 

vorlex, dOrb. . 
BosalÌDa 

viennensis, d'Orb. 

Amaliae, Cos. 

radiala, Cos. . 

subradiala, Cos. . 

lornejana, d'Orb. 

complanata, d'Orb. 

obtusa, d'Orb. . 
Rotalina 

kalembergensis, d'Orb. 

Boueana, d'Orb. . 

Partschiana, d'Orb. 

Dutemplei, d'Orb. 

Soldani, d'Orb. . 

tuber, Cos. . . 

affinis, Cos. . . 

hemisphaerica, Cos. 

infundibulum, Cos. 

Micheliana, d'Orb. 
Sarcinota . . . 

proboscidata, Cos. 
Sarginiles 

pygmaeus Cos. 
Sauropsidium . . 

laevissimum, Cos. 
Scaphites . . . 

apennÌDorum, Cos. 
Selache .... 

vetusla, Cos. . 
Semionolus , Cos. . 

curtulus , Cos. 
Sepia 

vetustissima, Cos, 
Serpula .... 

lumbricaris , Lin. 

filograna, Lin. 

cylindracea , Cos. 
Siphonina . . . 

fimbriata, Reus. 

inornata, Cos. 
Soldanina . 



X 379 X 

ivi exagona , Cos. 

234 Sphaerodus. . . 

ivi depressus, Ag. 

238 lens. Ag. . . 

ivi Sphaeroidina. . 

ivi bulloides, d'Orb. 

259 austriaca, d'Orb. 

260 Spirolina . . 
ivi longissima, Cos. 

261 Spiroloculina . , 

262 excavala, d'Orb. 

236 canaliculala, d'Orb 
ivi explanata, Cos. 

237 Sltcoslegia . . 
ivi rextularia . . . 

238 sagiltula, d'Orb. 
ivi telraedra, Cos. 

239 carinata , d'Orb. 

240 laminaris, Cos. 

241 elata, Cos. , 
ivi proxima , Cos. 

242 pristis, Cos. . 

354 palmata, Cos. 

355 crassa, Cos. . 
11 acuta, Cos. 
ivi peucelia , Cos. 
16 clypeata, Cos. 
ivi Triloculina . . . 

107 trigonula, Lmk. 

108 angulosa, Cos. 
57 gibba, d'Orb. 

austriaca, d'Orb. 

13 bipartita, d'Orb. 

ivi decipiens , Reus. 

93 Truncatulina 

ivi lobatula , d'Orb. 

353 alternans, Cos. 

ivi excedens , Cos. 

ivi Uvigerina . . . , 

ivi striala, Cos. . 

227 Rosae, Cos. . , 
ivi tarenlina, Cos. 

228 paucicosla , Cos. 
250 Vaginulina . . . 



252 

. 42 

ivi 

43 

, 320 

321 

ivi 
. 229 

ivi 
. 312 
. 313 
. 314 
. 315 
. 128 
. 291 
. ivi 
. 292 
. 293 
. 294 
. ivi 
. 295 
. 296 
. 297 
. ivi 
. 298 
. 299 

ivi 
. 315 
. 316 
. 317 
. 318 
. ivi 
. 319 
. ivi 
. 253 

ivi 

. 254 

. ivi 

266* 

. ivi 

267* 

ivi 

268* 

. 185 



X 380 X 

badenensis, d'Orb. . . ivi spinosissima, Cos, 

striata, Cos 186 Vulvulioa . . . 

Valvulina 266 Soldani, d'Orb, 

cordiformis, Cos. . ivi Webina .... 

Verneulina 266 laevigata , Cos. 



267 
303 

ivi 
191 

ivi 



N.B. Nel foglio 34 si sono per errore ripetuti i numeri delle pagine 26 S 
a 268, e mancati quelli delle pagine 273 a 276. Le seconde pagine 265 a 
268 sono in quest' indice seguile da asterisco. 



FINE DELLA PARTE SECONDA. 



Par. 1". 



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PARTE III. 



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PREFAZIOI\'£ 



Allorché divisaramo porre a slampa questo nostro la- 
voro lo sguardo fissavasl sull'avvenire. Era solo nostro pensiere 
di spargere un germe in un campo non ancor dissodato tra 
noi ; con la dolce lusinga che quel germe sarebbe stato svolto 
da ingegni maggiori e più fortunati di noi (i) ; ne per al- 
tra ragione lo intitolammo Paleontologìa del regno di Na- 
poli , che certo mal si addiceva tal nome a pochi raccozzati 
frammenti. Nondimeno la nostra speranza si posava sopra un 
tempo , se non troppo lontano , certo dal nostro disgiunto. 

L' avvenire però appressavasi a noi senza avvedercene. 
Esso ci preparava una calma e tal ozio, quali alla vita dell' in- 

(I) Vedi Parie I , prefazione. 



)( 6 )( . , 
telletto ed all'indole di severi studi si addicono; e noi, ponendo 

a profitto cotesti benefici, abbiamo atteso all'arduo lavoro, senza 
far sosta alle altre intraprese fatiche. Laonde nel volgere de' 
quattro anni decorsi , allargando il campo alle indagini , ed 
iterando i conati d' ogni maniera , siam pervenuti a raggranel- 
lare tanta copia di organici avanzi , che ormai ci accorgiamo 
doverci mancare il tempo per darne conoscenza ad altrui. 

D'altra banda i cultori di questo ramo di naturali dot- 
trine, coir aver fatto buon viso a quel primo saggio venuto 
in luce , inspiravano maggiore coraggio a proseguire il lavoro: 
e la premura con la quale siamo quotidianamente richiesti 
delle successive sue parti spingevano ad affrettarne la stampa. 

E per questa duplice causa che , mentre si attende al- 
l' impressione della Parte seconda , il cui cammino per ca- 
gioni svariate non può accelerarsi vieppiù (i) , abbiamo im- 
presa la stampa ancor di quest' altra. La quale verrà forsi 
meglio ordinata ; imperciocché , procedendo per Classi , abbrac- 
cerà ciascuna di esse quanto ci è stato dato fin qui disco- 
prire : non però ripetendo quello già esposto nelle altre due 
parli , ma rannodandolo solo in una Synopsìs, che porremo 
in fine di ciascuna classe. Li tal guisa questa terza parte sarà 
il complesso sintetico e metodico degli avanzi organici fossili 
scavati dai nostri terreni ; e le due precedenti costituiranno 
insieme un aliquota de' documenti dimostrativi. 

E polche della prima e suprema classe de' Vertebrati , 
(mammalì) nuU'altro ci resta a dire fuorché di poche e fram- 
mentarie reliquie , le quali vengono piuttosto in contesto dei 
fatti precedenti ; di questa sarà reso conto in un'appendice, 
non meritando per ora che vi si consacri un capitolo. 

(1) Di questa seconda parte si e g!à pub- falopcdi , un secondo è prossimo ad apparire , 
blicato un fascicolo , che contiene Ycsci e Ce- ed abbraccia la Classe intera de' Foraminìferi. 



)(, 7 )( . 

Similmcnle passeremo in silenzio sulla classe de' volati- 
li ; che, siccome avvertimmo sul primo esordire di questo 
lavoro, nìun docmnento ci è stato dato scoprire di essa, mal- 
grado le minuziose ricerche. 

La classe Ac Rettili e quella degli ^nfibi'm vece , che dap- 
prima affacciavansi povere , testé si arricchivano di documenti 
importanti tuttoché non copiosi. La presente Terza Parte perciò 
verrà portando in fronte V Erpetologia fossile del Regno di 
Napoli. A questa succederà la Carcinologia : e così proce- 
dendo da classe in classe , la Paleontologia di questa parte 
estrema della italiana penisola , alla quale abhiam posta ar- 
ditamente la mano , sarà innoltrata per essere un giorno com- 
piuta dalla posterità più avventurosa. 

IN^apoli , dalla nostra solitudine di Nazaret, IO agosto 1853. 



)( 9 )( 
CAPITOLO r. 

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Dopo gli Uccelli , le classi del regno animale che hanno 
lasciato di loro minori reliquie fra gli strati terrestri son le 
due àc' Rettili e àc^\ Anfibi : e di esse la minima parte vie- 
ne rappresentata dagli Ofidiei e dai Batrachiei. 

Se n'eccettui di fatto quegli strani generi, che in par- 
te fluttuano ancora , stando tra mezzo agli uccelli ed ai pe- 
sci ; come il Plesiosaurus l' Ichthyosmmis lo Pterodactylas 
e Labyrinthodon , non resta che 1' ordine de' Cheloniei , 
il quale si mostra frequente. A questo succede, sotto un tale 
rapporto, l'ordine de Sauriei : ma degli Ofidiei e dei 
Batrachiei gli esempì sono rarissimi ed in parte ancor duh- 
bii. Né di questi si è fin qui ottenuto alcun documento 
dalle formazioni terrestri anteriori a quelle dell' epoca terzia- 
ria. Noi pel contrario possiamo affermare il contrario per li 
soli Batrachiei, che degli Ofidiei tuttora manchiamo di un 
frammento qualsiasi riconoscibile. 

Ordine CUELOIVIEI. 

Per quanto facile sia la ricognizione delle spoglie spet- 
tanti agli animali di quest' ordine , anche quando non fosse- 



)( IO )( 
ro che frammentarie , altrettanto è diffìcile la diagnosi delle 
specie dalle quali derivano. I caratteri, sopra i quali riposano 
i generi e le specie della Fauna attuale, di rado si possono 
trovare nelle spoglie fossili , non trovandosi siffattamente con- 
servate da potere istituire tra loro non equivoca comparazio- 
ne. Tranne il raro caso in cui si avessero interi scudi e sche- 
letro cefalico poco alterato , e meglio ancora piedi , sole parti 
che ben possono condurre alla determinazione del genere ed an- 
cor della specie; ogn'allro avanzo lascia dubbiezza. 

Lasciando dunque al tempo la soluzione de' problemi che 
derivano da tali diflìcoltà ; e ritenendo, come sono di fatto , per 
secondarie e subordinate le quislioni relative alle specie ; cer- 
to è, che le ricerche istituite fino a questi giorni da coloro 
che versano in siffatti studi ci attestano non essersi trovato 
vestigio di cheloniei nei terreni primitivi. Dubbio è ben 
pure se nei primi periodi dell' epoca secondaria siane apparso 
taluno ; non avendosi che impronte di piedi sul gres rosso 
dell' Inghilterra , probabilmente di testuggine terrestre. Meno 
incerte sono le reliquie trovate nella fomazione giurassica , e 
che si riferiscono a scudi di testuggine terrestre simigliante a 
quella della Fauna attuale. 

Oppostamente nei terreni terziari s'incontrano abbonde- 
voli e frequenti interi scudi , ossami , e frammenti di Te- 
stuggini propriamente dette , di E/oditi Emidi Potamidi e 
Ta/o/z/W." ugualmente che di Chelonie o Testuggini marine. 

Nullamcno , in mezzo a tanta copia non troviamo citato 
un solo esempio de' terreni italiani ; ed assai meno di que- 
sta estrema sua parte. Noi pertanto conosciamo trovarsi scu- 
di del genere Chelonia non scarsamente presso IMonteleone , 
l. d. Scannapieco , nella Penerà ; il cui terreno è formato 
di sabbia granitica 5 e racchiude abbondcvolmenle Testacei 



)( " )( 

Echini Foramin'ìferì e Po/ipan , senza mancarvi dcnli di squa- 
lidei ed altri rottami. Cotesti scudi però, riconoscibili sopra 
luogo , e di cui taluni giungono alla lunghezza di due palmi 
e mezzo , non si possono estrarre, essendoché la sostanza n'è 
molto alterata. 

Nitidi esempi ne porge poi la calcarea tenera di Lecce ; 
quella stessa sì doviziosa d' li fio/iti ed altre organiche spo- 
glie , la quale si è soventi fiate citata. Eccone uno del 

Genere CHELONIA , Al. Br. 

Piedi dilatati simili a palette , con dita infiluppate dalla espansione della 
membrana comune ; le due anteriori talvolta guernite di unghie. Scudo ricoperto 
da lamine cornee , e poco gibboso. 

Osservazioni, Siccome un lai genere distinguesi da tutti gli altri per la struttura 
de'piedi atti al nuoto , i soli scudi lasciano sovente in biliico l' osservatore. D'on- 
de sorgono le dispute fra i zoologi ; ed un esempio qui conviene riferirne, perchè 
potrebbe essere invocato per la determinazione generica della nostra specie. Essa, 
come vedremo, Ila stretti rapporti con quelle di Brussella, descritte da Berton e 
Foujas ; le quali vennero dapprima riconosciute da Cuvier per Testuggini ma- 
rine ( non però Caretta né Mydas ), quali erano state reputate dai sullodati auto- 
ri; e elle poscia, rivenendo Io stesso Cuvier sopra i suoi passi, e ritirando la prima 
sentenza , sostenne essere Tartarughe palustri propriamente del genere Emys (I). 
Noi ci permettiamo pertanto rictiiamare l'attenzione de' zoologi su tale quistio- 
ne; ricordando loro ; I) clie la ossificazione non deve tenersi rigorosamente 
ristretta fra certi limiti, secondo la natura acquatica, o palustre di questi animali ; 

(1) CuvierjO s s e m.F o s s i 1. deuxiem, edil. » troppo accordalo. Queste non sono punto lar- 

vol. V , pari. 2 , pag. 230. » tarughe marine ma vere 'Emidi. 

Ecco come si esprime 1' illustre autore inlor- » Per darne un' idea ( continua 1' autore , 

no a questa vertenza. » applicando le sue teoriclie alla spiegazione 

n Nella mia prima edizione aveva accordato » della Tavola ) — PI. XV , f. 16; Lamine 

» a questi due naturalisti che fossero tartara- » vertebrali singolarmente strette più che in al- 

" ghe marine ; ma né Cardia , ni; Mydas. Ire. Tutto quasi come VEmys contrada— fig. 7 

» Uno studio più melodico degli scudi de' di- e 8 costole ; si unisce ciascuna alla sua opposta 

» versi sollogeneri , e delle aoiure che unisco fra l'ottava e nona costola vertebrale. — Circoslan- 

1» no i loro ossi , m'istruisce oggi che aveva za che à luogo pcrfellamenle neir£m/J ^:r/?a/2j^a- 



)( 12 )( 

ben potendo venire modificata dall' età , per quel che il mondo attuale ci mo 
stra ; 2) che le condizioni , sotto le quali vissero le generazioni da noi troppo, 
remote, ci sono tuttora sconosciute : e queste han potuto ben influire a far sì, 
che la ossificazione fosse, a cose pari , più completa di quella alla quale giun- 
ge nelle generazioni attuali. Laonde l'assolutismo in siffatti giudizi ci sembra 
troppo audace ed azzardato. 

CHELOKIA VARICOSA , Cos. 

Tav. I. 

Malgrado che Io scudo fosse incompleto , rnancandone 
alcune porzioni nella parlo anteriore , pure la sua figura cor- 
diforme non è ambigua. Esso è molto spianato , e si direbbe 
anzi quasi piano , ove non si tenesse presente che una parte 
del suo a|)pianamento è il prodotto della pressione esercitata 
dalla sovrastante materia, che la coperse quando era ancor mol- 
le. Del resto esso non presenta veruno slocamento, o divari- 
cazione nelle suture dogli scudetti. Solo i margini si possono 
considerare alquanto depressi per la loro naturale cedevolezza. 
Ma quando anche la primitiva sua convessità si volesse sup- 
porre doppia di quella che ora presenta , la si troverebbe sem- 
pre mollo minore di quella che offrono le paludìne tuttora 
viventi. Vi si trovano cinque scudi vertebrali, quasi tutti com- 
pleti , mostrando nell' anterior parte la mancanza degli altri ; 
gli estremi della parte posteriore sono meno distinti ma sen- 
za mancarne. Le loro suture sono distintissime , sendochè mo- 
strasi esso a nudo dalla faccia concava o interna , l'opposta o 
convessa trovandosi impiantata alla roccia. La forma di tali 
scudi quindi è chiarissima, patentemente stretta ed allunga- 
ta ; ma senza scostarsi punto dalle proporzioni che noi tro- 
viamo nella Caretta del Mediterraneo: né dissimili molto da 
quelle delle testuggini fossili di Brussella , tenendo presente U 



)C i3 )( 
figura che ce ne ha data Cuvier nel luogo superiormente ci- 
tato , e che dichiara essere la più esatta. 

Delle costole ne avanzano tre scoperte nel destro lato , 
e quattro nel sinistro ; oltre la porzione posteriore sopracoc- 
cigea. Anteriormente vi sono alcune altre porzioni dello scu- 
do « e ^ ; ed un' altro frammento e , che sembra spettare 
all'arco anteriore periferico. Questi ossi fuor di sito mostra- 
no che lo scudo avesse sofferto una macerazione prima di essere 
completamente sepolto: ed un tal fatto concorre a sostenere che 
lo spianamento dello scudo non sia del tutto normale. La co- 
stola anteriore^, prima delle quattro sinistre superstiti, tro- 
vasi nella parte della roccia soprastante , essendone qui ri- 
masta una sola porzione estrema. Il dislacco di essa ha lascia- 
to l'impronta della faccia suprema od esteriore dello scudo: 
e questa , lungi dal rappresentare i vestigi delle lamine cornee 
che lo ricoprivano, mostra tutta l'aja ornata di fossetti o im- 
pressioni di simili risalti , i quali si trovano nella superfi- 
cie della parte distaccata, che è la superficie nuda dell'osso. 
Tali risalti sono, come si veggono sopra l'effigie , di figura 
allungata , tanto più per quanto più si scostano dalla corri- 
spondente lamina vertebrale ; e disposti in guisa da mostrar- 
ci r andamento del tessuto fibro-vascolare , eh' esser dovea 
molto varicoso (t); d'onde abbiamo desunto il nome appel- 
lativo di questa specie ; senza esser con ciò del tutto alieni 
dal crederla la stessa Caretta. 

Lo scudo incompleto qual'è ha di lungo pollici 9, e dì 
largo 12 ; ossia once napolltane 11 i/4 e i5. 

Queste dimensioni convengono ad un individuo mezzano 



(1) Lo esame istiluilo sopra scheleiri di te- gran<lejza pari a quella del fossile, ci La porto uno 
sluggini viventi nel nostro Mediterraneo , di indizio oscuro di sifialla struttura nei suoi ossi. 



)( i4 )( 

della Caretta vivente , e proprio che avesse un piede e mez- 
zo di lunghezza. E relativamente a quelle che Biirtin (i) e 
Foujas (2) descrissero de' terreni di Brussella, il nostro esem- 
plare è di un quarto maggiore (3). 

Noteremo su tal proposito che niuna specie lacustre at- 
tinse mai dimensioni siffatte : ne la forma dello scudo può 
convenire con quelle. 

Chclonia mrlcosa , Costa , Cenni sulle scoperte palcont. 
per l'anno i85i , pag. 4- 

Ordino SAERIEI. 



Famiglia di Coccodrillidei. 
Genere SUCHOSAURUS , Ow. 

Denti un poco archeggiati , ed alquanto lateralmente compressi, coi due lati 
opposti rilevati e taglienti , senza essere punto intaccati o dentellati ; le due fac- 
ce ornate di risalti longitudinali , distinti per solchi regolari non piti larghi di 
una linea in un dente della lunghezza di un pollice e mezzo : i quali risalti si 
arrestano prima di giungere alla estremità del dente , e piii presto ancora sul 
lato com'essa che sul concavo. 

Osservazioni. Scopriva il sig. Manfell nei terreni Wealdiani dell' Inghil- 
terra alcuni denti fossili , che riconobbe appartenere alla famiglia de' Cocco- 
drilli , e proprio al genere Gavial. Egli loro diede 1' appellativo di cultridens , 
a causa delle due elevatezze taglienti de' due lati opposti. Owen posteriormente 
ha elevata questa forma dentaria a tipo generico , i cui caretferi sono riposti 
soltanto in essi, non conoscendosi dell'animale, a cui quei denti appartennero, 
altra [larle organica di sorta. 



(1) Burlin , Orillograph. de Bruxelles, p. 5. (3) Le dimensioni i\ quelle A\ Brussella 

(2) Foujas, Descriiil.de la Mounl. de S. Pier, sono di poli. 14 di lungo, e 12 di largo. 



)( i5 )( 

SUCHOSAURUS CULTRIDENS , Ow. 

Tav. Ili , fig. 6. 

L' esemplare del dente che noi riferiamo senza esitazio- 
ne a tal genere è la corona non completa , lunga non più 
che 8 linee e 10/12. Il suo diametro sulla troncatura è di 4 
linee. I solchi interposti ai risalii non adeguano una mezza 
linea , essendo necessariamente tanto minori per quanto più 
si accostano all' apice del cono ; siccome dilatar si debhono 
progredendo verso la radice , come è facile a concepirsi. La- 
onde non è da prendersi in conio di dubbiezza se tali di- 
mensioni si trovano al di sotto di quelle trovate ne' denti 
scoperti dal MantcU , tra' quali forse ve n'erano anche mi- 
nori. Se si accresce sul nostro la lunghezza necessaria per 
pareggiar quello che si è preso per tipo nella descrizione fat- 
tane dal prelodato scrittore e dall' Owen , per lo che si ri- 
chiede poco meno che altrettanto , cioè linee 9 e 2/12 , tro- 
veremo per lo appunto che la larghezza de' solchi uguaglia 
una linea. Lo stesso avviene per li due margini opposti , 
toglienti, che nel nostro esemplare si mostrano ben pronunziati, 
massimamente quello che si approssima alla convessità ; i quali 
certo far si debbono maggiori verso la radice. Lo smalto che 
lo ricopre è sottilissimo , e facile a distaccarsi; ha un lu- 
cido sericeo , e colore fulvo oscuro , o rossiccio : il colore 
della dentina è simile a quello del legno di noce. Nel centro 
della troncatura trovasi un forame angusto che penetra per 
tutto r asse del cono. La dentina è formata di strati con- 
centrici il cui perimetro è costantemente parallelo a quello 
dello esterno smalto : le sue fibre trasversali sono raggian- 
ti. La figura G B ne rappresenta ingrandito 1' andamento. 



X ^6 )( 
Suchosaunis cullrìdens , Owen , Odont. PI. 62 , A , 
%• 9 e IO. 

id. Rcpt. Brlt. Ass. pag. 67. 

-= Costa, Addizioni al Cenni per l'anno i85i ,p. ii. 

Proviene il nostro esemplare dalla calcare leccese, d' on- 
de la Chelonia ed altro. E proprio scavato al SO della 
Città ed alla distanza di un mezzo miglio allo incirca dalle 
sue mura. Giaceva alla profondità di palmi 3 dall'attuale 
superficie del suolo : circostanze tutte che meritano esser te- 
nute presenti, per quel che sarà detto nel discorrere dclT?//^- 
tisodon e di altri analoghi denti. 

Quelli che hanno costituito il tipo di tal genere furono 
tratti dai terreni di Wealds , detti perciò Wealdiani , nel- 
1' Inghilterra ; e quindi si è dedotto , che il rettile al qua- 
le quei denti appartennero visse nell' acqua dolce. La nostra 
calcare leccese altronde è evidentemente marina. Ma non è 
nuovo ne raro il trovare ahitanti delle une in altre acque , 
come pure animali assolutamente terrestri fra sedimenti mari- 
ni. Ne offriremo uno splendido esempio qui appresso nel me- 
desimo ordine. 

Genere RHYTISODON , Cos. 

In simil guisa abbiamo fondato noi questo genere sopra 
un dente di singoiar forma ; ma che per la natura e colore 
dello smalto stringcsi con quello del Suchosaunis. 

La sua figura è cordata , molto compressa ; le due op- 
poste facce sono ugualmente un poco tumide ; i margini op- 
posti taglienti e seghettati, dentellati, la superficiee rugosis- 
sima j lo smalto delicatissimo , con splendore sericeo e di co- 



>( ^7 )( 
lor fulvo fosco. Il lato concavo ha tre grossi denti , i quali 

occupano poco meno della metà sua , a partir dalla base del 
cono , e sono essi pure decrescenti ; il lato convesso è oscu- 
ramente intaccato dalla base stessa fin oltre la metà ; il re- 
sto di ambi ì lati è liscio ugualmeute ; 1' apice è smussato, 
e scavato nel mezzo , col margine della troncatura levigato e 
rilondato ; lo smalto è quivi scolorato e trasparente , onde 
dimostra essere naturalmente così per sdrucimento , e non 
già fratturato. In tal guisa trovasi pure 1' anteriore de' den- 
telli laterali del lato concavo. Oltre le rughe le due facce 
sono guernile di tubercoli : e dalla loro presenza si è dedotto 
il suo specifico nome di 

Hhytisodon tuherciilatus , Cos., Paleont. parte II, pag. 
87, Tav. VI, fig. 16 -i8. 



Osservazioni. Nelle Addizioni ai Cenni intorno alle scoperte paleontolo- 
giche fatte nel regno nel 1851, pag IO, fu annunzialo un tal genere, al quale 
ser\ì di tipo il dente che abbiamo descritto. Lo accodammo allora ai pesci, e vi 
attaccammo immediatamente il Suchosaurus della classe de' Rettili, perchè ci ac- 
corgevamo dell' analogia di loro sostanza. Per tal ragione ancora , discorrendo 
di quest' ultimo , richiamammo l'atlenzione altrui sulla posizione locale , in cui 
furono rinvenuti ambedue questi denti (I). Il sospetto che a rettile piii (he a 
pesce dell'ordine de'plagiostorai, o di altra genia dovesse appartenere si faceva 
tanto maggiore, per quanto meglio ne consideravamo le sue condizioni paitila- 
raente. Kullamem» , nella seconda parte di quest' opera fu completamente de- 
scritto , e riposto fra pesci per quella specie di forma e di dentellatura che lo 
avvicinava agli Emijirisli. 

Non saia in fino del tutto inutile Io avvertir essere un tal dente , |)er la 
sua forma , molto prossimo a quella itW Iguanodon Mantelli (2). 

Posteriormente però , essendo pervenuti a scoprire un altro dente nella 
medesima località ; per esso il nostro sospetto si è reso più forte. Merctcchè 

(1) L. e. pag- li. — Annal. des Selene. Natur. , 2. 

(2) Mameli , Illustr. of iLe geol. of Sus- serie , pag, C3. 
sex , pag. 71. 



)( i8 )( 

da un Iato esso ci attesta essere della medesima genia , e dall' altro che a ret- 
tile più che ad animale d' altra classe entrambi appartennero. Eccone la sua 
descrizione. 

La forma di questo secondo dente , Tav. Ili , fig. 5, 
è conica , appena un poco compresso , sensibilmente inar- 
cato , a punta ottusa, ma fratturata, dilatato verso la base, 
dal cui lato concavo sorge un solo dentello molto distinto 
a b , a b ,\\ quale si protende fin presso l'apice, formando 
una specie di cultro , essendo quasi tagliente allo esterno. 
Lo smalto , il quale è della stessa natura e colore di quello 
del precedente, come si è avvertito, ha la superficie ornata di 
risalti delicati e longitudinali , e trasversalmente venata di 
oscuro. Nella parte che guarda la radice si comprime viep- 
più, e gradatamente mostra volersi divaricare, generandosi dal- 
l' una e dall' altra parte un solco profondo e largo e e , \\ 
quale viene occupato da dentina , o da sostanza dello alveo- 
lo ; sendochè ha dessa un andamento irregolare, ed una tes- 
situra meno consistente del resto di tutta la corona. Nel cen- 
tro vi è un ampio canale , e questo va successivamente af- 
fettando la figura della radice , compressa cioè sempre più. 

Le sue dimensioni sono. Altezza Un. n » 9. 

Diametro maggiore della base Un. 4 '^ o- 
— minore .... Un. 3 » o. 



)( '9 )( 

Genere i* 

Tav. Ili, fig. 7. 

Accompagnava il dente teste descritto l'altro rappresen- 
tato nella citata tavola e figura , di forma quasi conica ad 
apice ottuso e rotondato , strangolato nel mezzo , la cui su- 
perficie è liscia ; lo smalto più consistente e di color fosco- 
rossiccio , con una grande cavità centrale , il cui diametro 
suir orlo è quasi la metà di quello della base : come dalla fi- 
gura B è facile rilevare. 

Noi non osiamo diffinitivamente pronunziar giudizio sul- 
la spettanza di tal dente , di cui non conosciamo altri simi- 
li, se non quelli che l' Agassiz ha creduti del genere Sphae- 
rodus , nella classe de' Pesci; ma comparandone la struttura 
e la natura dello smalto , sembra potersi meglio ritenere co- 
me dente di un rettile che di un pesce. 

Famiglia da' Lacertidei. 

Genere CHOMETOKADMON , Costa (i) 

Abito àé' Lacertìni. Denti conici, grossi, graduali, alquanto adunchi, ma 
lisci , senza risalti marginali , ne dentellature . 

I. ChOMETOKADMON FITZINGHERI, CoSta 

Tav. IL 

Statura e fisonomia della comune Lucertola perde (2). 



(1) Dalle voci ebraiche chomel, Licerla; e (2) Lìcerla piridis, 
Kadmon , anliijaa. 



)( ^o )( 

La sua lunghezza totale è dì pollici io e lin. ii , del 
piede parigino. Cinque pollici giusti spettano al corpo , con- 
tando dalla estremità del rostro all' ultima vertebra sacra ; 
gli altri 5 pollici e linee ii spettano alla coda. Gli arti 
posteriori sono lunghi 2 pollici ed 8 linee ; gli anteriori 
mancano , vedendosi solo un osso omerale un poco fuori del 
proprio sito. Il capo è grossetto ; ma poiché tutto il rettile 
trovasi incastrato alla lapide per la sua faccia dorsale , non 
permette vedere la teca cefalica ; e quindi non si conoscono 
gli scudi che la ricoprono , ne la loro figura , ne il numero 
e la disposizione ; laonde si manca di questo elemento im- 
portantissimo per la sua completa diagnosi generica. Per com- 
penso , stando le mandibole alquanto obhliquamente impian- 
tate e stiacciate , una di esse ci mostra tutti i denti che l'ar- 
mano. Se ne contano i.5 su tutta la lunghezza dell' osso 
dentario , così disposti : 4 anteriori di mezzana grandezza com- 
parativamente agli altri — un intervallo pari al diametro di 
uno di tali denti — 5 denti grossi — altro intervallo simile 
al precedente — i dente di tutti più grande — 5 denti picclolis- 
simi e graduati. Tutti sono conici, acuti, alquanto più turgidi 
nel mezzo , od un poco incurvati verso dentro: sopra taluni 
de' mediani maggiori veggonsi due solcature non molto profon- 
de; e nella inferior parte della corona una zona più rilevata, 
come si è rappresentata nel dente ingrandito, figura 3. 

La mancanza di qualsivoglia traccia di margini rilevati 
e dentellati , discosta questa forma dentaria da quella del Geo- 
saurus di Cuvier , colla quale conviene pel numero e per 
la figura de' denti. 

Convengono tali denti sibbene , in quanto alla forma , 
con quelli del Mcgalosaurus Bucklandi {^vicW..(j(to\.'YTdiX\s. 
n. s. L — Cuv. Osscm. Foss. 4- ediz. voi. X , p. i85 ). 



)( 2' )( 

La faccia cslcrna della intera branca mandibolare con- 
serva le sue lamine cornee che la ricoprono ; e vi si osser- 
vano pure 8 forami di diversa grandezza , i quali sono di- 
sposti non diversamente che nel Monitor. 

Sulla colonna vertebrale si contano 4^ vertebre , tro- 
vandosi nascoste le cervicali , tutte o parte ; e però di esse 
le prime 20 spettano al tronco — 3 al sacro — 22 cocclgee 
codali; però le ultime della coda sono indiscernibili , essendo 
stata la coda mozzala e riprodotta , come ciò avviene dì so- 
vente in questa razza di rcttiU (i). 

La forma delle vertebre non può essere determinata ; 
ma esse sono guernite di apofisi laterali assai sviluppate. 

Sembra mancare affatto di sterno , sendochè le costo- 
le toraciche sono gracili e corte. Tutta fiata ciò non si può 
aficrmare assolutamente. 

Il bacino è molto grande ; ed à una certa siraiglianza 
con quello degli uccelli di rapina. Esso è anteriormente slar- 
gato. Le ossa pubiee sono sviluppatissime, grosse, ottusamen- 
te appuntile. 

Lunghe e robuste sono ancora le apofisi laterali delle 
vertebre codali ; delle quali se ne contano 7 , e le mediane 
fra queste sono le piìi lunghe di tutte. 

Gli arti posteriori , che si trovano quasi interi , son 
corti ; raggiungendo colf estremità del primo dito , allorché 
sono distesi , la metà della coda. Le dita sono gracili, e la 
lunghezza del primo eguaglia quella del tarso e della tibia 
insieme presi. I femori sono anche più corti. 

Degli arti anteriori non si trova che un moncone del- 
l' osso omerale. 

(I) Nella Lucertola fcrde si coniano Snere 2. : lolalc 29. 

Vcriebre cervicali 2 — Dorsali 25 — Lo Stellione orientale à Ire vertebre sacre. 



X 22 )( 

Dimensioni 

Lunghezza del solo capo . . poli, i » 4 

— del tronco . . — 3 » 3 

— della coda , . — 5 * io 

Tot. poli. IO » 5 

Le 6 linee di differenza risultano dalle curvature. 

La lunghezza degli arti anteriori non si può determina- 
re essendo mancanti. 

Quella degli arti posteriori è 2 » 8 » 4 contando dal 
bacino alla estremità del dito medio — Questo è lungo quan- 
to la tibia ed il tarso insieme. 

Proviene questo bello rettile dalla calcare di Pietraroja, 
d' onde lo abbiamo scavato insieme a quel tanti ittiolitl , di 
cui si è data la descrizione nelle precedenti due parti di que- 
st' opera , ed in compagnia de' due esemplari di Anfibi dei 
quali daremo qui appresso la descrizione. 

Ordine BATRACniEI 

I frammenti di hatrachiei fossili , per contestazione di 
lutti i Paleontologi , sono tanto rari quanto quelli degli oji- 
dìei : e la loro apparizione è recentissima , se si escludono 
i Labirintodonti , non cssendovcne alcuno che appartenghi a 
formazioni anteriori a quelle dell' epoca terziaria : ne le for- 
me di quanti se ne conoscono sembrano molto diverse da 
quelle che ne porge la Fauna attuale. 

L' esempio che qui si adduce è un fatto speciale , ma 
che non sarà accolto senza interesse. Perciocché , sebbene la 



)C 23 )( 
sua genesi, qual noi l'abbiamo reputala (i), fosse dovuta al 
simultaneo concorso dell' acqua e del calore vulcanico; e quin- 
di uscisse dalla serie ordinaria delle diverse formazioni del 
globo; ciò non toglie ch'esso facci parte del presente lavoro. 
E troppo noto che nella geologia del regno di Napoli i campi 
flegrei e la influenza de' suoi vulcani sulle vicissitudini di 
questo suolo , tengono un posto estesissimo , e ne fanno par- 
te essenziale. Ne la produzione di tale erpctolite è da cre- 
dersi meno antica dello interramento di tante altre spoglie 
animali fra gli strati terziarii e subappennini ; che anzi sia- 
mo di crederla anche anteriore. Essa , per quanto sembra , 
si congiunge alla formazione dcll'Epomeo dell'Isola d'Ischia, 
od almeno agli ultimi periodi del suo raffreddamento. Quin- 
di anteriore ai depositi marnosi dell'isola medesima , ed allo 
abbandono di quello strato conchigliare sì dovizioso del Lacco , 
luogo detto \^ Pannella'. e molto più antica ancora della for- 
mazione delle Slarze presso Pozzuoli , la t[uale è da tenersi 
pure di origine vulcanica (2). 

Genere BOMBINATOR , Merr. 



Piedi posleriori mediocremenìe lunghi, sempre più che gli anteriori. Diti 
senza acetaboli. Pelle coperta di verruche. Mascella superiore guernita, d' una 
fila di piccoli denti. Lingua intera. JSiun vestigio esterno di timpano. 

Osservazioni. Se avessimo dnviito giudicare del posto generico del nostro 
erpptolite dalla osservazione di tutti i caratteri necessarii per condurre a tal 
risultamento , noi saremmo stati costretti lasciarlo indefinito nel genere , e mag- 
giormente nella specie. NuUadimeno per noi non è slato difficile il giudizio , 

(1) I)ì un crpelolìtc idrotermah ecf:.: memo- fase. 2. ISUj. 
ria Iella nell'Accademia Ponlaniana ed inseri- (2) Vedi la Memoria su[ieriormcnlc cilala, ap- 

ta nel Rendiconlo della rnodesima , Anno 1" [TiiJice. 

* 



)( ^4 )( 

per aver riconosciuto nello avanzo in parola tutta l' analogia con un piccolo 
bomhinator che troviamo tuttavia vivente nelle acque termali della medesima 
isola , e che abbiara denominato meridionalis (I) ; nome che abbiam credulo 
egualmente ritenere pel fossile ; considerandolo della medesima specie. 



BOMBINATOR MERIDIONALIS , CoS. 

Tav. Ili , fig. 3 e 3'. 

La figura 3 della indicata tavola rappresenta nel suo 
stalo naturale e nelle vere sue dimensioni la tcrmantlte glo- 
bolare , nel cui mezzo trovasi racchiuso un individuo di tale 
specie : e la figura 3' lo rappresenta a semplici contorni , e 
sufficientemente ingrandito. Il capo è la parte quasi completa- 
mente conservata, la quale si mostra dalla superior parte sotto 
la visuale di 3/4- Apparisce quindi completo l' occhio sinistro, 
con una rima della sua apertura, e la macchia nera semilunare 
che circonda la palpebra superiore, e la mandibola e la mascella 
superiore divaricate e ben distinte, sulle quali però non ci è stato 
dato ravvisare segno alcuno di denti. Del corpo una gran parte 
posteriore è immersa nella sostanza lapidea; ma avendo soffer- 
to grande compressione , senza dubbio pel disseccamento e 
restrizione della sostanza terrosa da cui fu inviluppato , sul- 
la sua parte dorsale si trova molta materia organica di color 
nero , con striscioline e punti bianchi : in tutto insieme si- 
miglia al pacco intestinale con gli altri visceri di tali viven- 
ti , disordinatamente impastati ed aggrinzili. Il resto del suo 
corpo è coperto di un patina verde-gialliccia con isplendore 
sericeo , qual' e appunto 1' epidermide del bombìnalor meri- 
dionalis nello stalo di piena vita. Nel mezzo sovrasta alquanto 

(I) Fauna del Regno di Naimli Mss. 



)( 25 )(_ 

rilevato un corpo non bene circostrilto, Il quale offre l'oscura 
immagine di uno de' suoi arti , e proprio dell' anteriore. 

Appartiene questo erpctolite , come sì è detto, all'Iso- 
la d' Ischia. Scoperto in uno de' tanti globoli di simil fatta, 
de' quali è disseminata la faccia raeridionole dell' Eporaeo , 
e che sparsi si trovano ne'ripiani sottoposti : spezialmente al 
disopra della contrada detta Toccaneta. Noi lo abbiamo ri- 
cevuto dal Prof. A. Scacchi. 

Replicate ricerche espressamente istituite non ci hanno 
porto altro esempio di tal falla. Solo abbiam potuto asso- 
dare , che nella massima parte di tali globoli trovasi nel 
centro un corpicciuolo lenlicolare bianco; intorno a cui si so- 
no ingenerati gli strati concentlci successivi, e di diversa com- 
pattezza e colore. Non sarebbe strano il supporre, che, talu- 
ni almeno tra essi , fossero gli uovicini dello slesso genere 
di rospi deposti in quel terreno , e che son serviti di molecola 
primitiva alla formazione di questi nuclei. Veggansi sul pro- 
posilo le considerazioni inserite nella memoria di sopra citata. 

Ordine SALAlIJklVDRlEI 

Sembra che fossero più frequenti gli esempi di schele- 
tri spellanti ad anfibi di quost' ordine , che gli altri che si 
numerano nella precedente. Nondimeno quelli di cui ci è stata 
data conoscenza non sono mon dubbi , uè meglio descritti. 
Si citano è vero ossami di salamandre scavati in diversi ter- 
reni , come nel Brabanle , nel dipartimento di Gers ed al- 
trove , ma di essi niuna descrizione la scienza possiede. Le 
due sole specie ddle quali si posseggono migliori notizie so- 
no la Salamandra ogygìa ed il Triton noachicus del li- 
gnite scistoso di Siebengebirge presso Bonn , entrambe dcscrit- 



)( 26 )( _ ^ 

le e rappresentale da Goldfus ne' Nuovi Atti dell'Accademia 
de' Curiosi della natura , voi. XV , p. 124. 

I due esempi però che noi possiamo offrire son tali che, 
mentre non lasciano a dubitare della loro natura , inter- 
vengono opportunisslmi per darci chiara prova dell'epoca nella 
quale vissero gli animali di questa genìa. Sendo che si tiene 
per fermo non essersi trovale Salamandre ne in terreni giu- 
rassici ne in cretacei ; ma solo negli strati a tritumi di conchi- 
glie ( falloniani ) e nei subappennini. Tale non è certo la 
calcare di Pielraroja , dalla quale provengono i dne esem- 
plari effigiati nella Tav. Ili, fig. i e 2. 

In entrambi lo scheletro cefalico è si ben conservato , 
che basterebbe esso solo per farci riconoscere 1' organizzazione 
di un anfibio. A questo però si associa il resto dello sche- 
letro , il quale , per essere naturalmente più molle, è rima- 
sto stiacciato , slocato in qualche parte , ed in parte ancora 
disfatto , ma ciò mal grado chiarissimo per dimostrarci un 
anfibio dell' ordine delle Salamandre. In esso pure si trova 
qualche avanzo degli arti rimasto in sito fuori. 

TRITON MEGACEPHALUS , Cost. 

Tav. III , fig. I , i. 

Nell'individuo minore de' due citati trovasi uno dagli arti 
anteriori nel proprio luogo, avente omero ed avambraccio con 
porzione delle ossa del carpo. E questo si è rappresentato in- 
grandito in i" per mostrarne con chiarezza la sua organizzazio- 
ne qual' essa si mostra all' occhio armato. A prima vista essa 
farebbe credere che l' osso omerale fosse bifido nella estremi- 
tà anteriore ò ; ma la parte inferiore di esso appartiene a 
tegumenti ; 1' osso è stiacciato , e perciò quel nodo capo 



)( 27 )( 
articolare e apparisce anche più grande di quello che nalu- 
ralmentc Io sarà stato. In ogni modo non è del tutto simi- 
le a quello che si trova ne' Trìton viventi : ne' quali questo 
estremo è molto più angusto , e meno ritondato quel capo 
articolare. I due ossi brachiali sì trovano pure divaricali. La 
colonna vertebrale ha sofferto molle alterazioni e vari sposta- 
menti per la scomposizione delle parti molli , sicché mostra 
essere stato sepolto già morto , e svestito de' tegumenti. Un 
avanzo estremo dell'arto inferiore è rimasto nel proprio luo- 
go , mentre la porzione codale e del sacro trovasi disgiunta 
e rimossa. Il cranio è però intiero , e la sua figura è più pro- 
pria del sotto-genere Triton che di quello di Salamandra. 
Alla stessa conclusione ci guida ancora la forma e la graci- 
lezza delle vertebre , per le nozioni che possediamo della com- 
posizione scheletrica delle specie viventi di questo sottogenere. 
Comparando questo scheletro con quello de' Tritoni del- 
la Fauna attuale è notevole sopratutto la fattezza del cranio, e 
le sue proporzioni relativamente alla colonna vertebrale ed agli 
arti. Perocché in un esemplare in cui la lunghezza della colonna 
vertebrale ed il diametro delle sue vertebre convengono com- 
pletamente con le dimensioni delle stesse parti del fossile ; il 
capo è poi in questo poco meno che doppio: ed il cranio è mollo 
più largo ; le cavità orbitali per opposto più piccole, e spezial- 
mente nel loro diametro longitudinale. Gli archi mascellari 
più slargati anteriormente e più robusti. L' arto anteriore 
al contrario è sensibilmente più piccolo. La coda è più gra- 
cile , e composta di un numero maggiore di vertebre (i). 
Ritenendolo dunque per una specie di Triton è indubitato 

(1) Nel Tri/on crislaliiS \3 coAì si compone sle possono con l'eli ossificarsi ed apparir me- 
di 11 a 12 vertebre, alla quali seguono cinque glio ; ma allora 1' individuo à pure acquisiate 
a sei rudimentali cartilagini tcrminalose. Que- maggiori dimensioni in ogni altra sua parte. 



)( 28 )( 
che essa fosse distìnla da quelle della Fauna vivente; e per- 
ciò noi r albiarao appellalo Triton megacephalus. 

SALAMANDRA APENNINA , CoSt. 

Tav. Ili, fìg. 2, 2'. 

Il secondo e maggiore individuo , comunque piìi muti- 
lato, ne porge a considerare alcune specialità di non poca im- 
portanza. Lo scheletro cefalico è proporzionalmente largo assai 
più di quello che trovasi nella specie note tra le viventi 
del genere Salamandra , e più ancora di quello del genere 
Triton ; la sua forma è semicircolare , forma non comune ; 
ne per quanto ne lasciano scorgere le impronte superstiti, le 
ossa occipitali convengono completamente con quelle dell'uno 
e dell' altro genere. 

L' ampiezza del cranio fa pure che le branche mascel- 
lari sieno slargate, e costituiscano esse insieme un arco ellit 
tico ; altronde sono sottilissime. 

Robusta è la colonna vertebrale ; e si compone dì 20 
vertebre', delle quali tre cervicali , quattordici dorsali , e tre 
sacre; le codali s'ignorano, perchè l'esemplare in questa parte 
è incompleto. Un tal numero è superiore a quello delle nostrali 
Salamandre , nella quali se ne contano e nel genere Triton 
ne troviamo 11 a 12 , come è stato avvertito (1). Quello 
però che più importa avvertire è la presenza delle cartilagini 
interposte tra le faccia articolari delle vertebre , le quali si 
mostrano all' occhio armato di ottico strumento alla guisa di 
lenticole nere , occupanti il bel mezzo , e la metà del dia- 
metro delle faccia articolari medesime. Noi le abbiamo rap- 

(1) Vedi la Nola alla pag. prcccJenle. 



)( ^9 )( , 
presentale ìngrantlltc nella fijjura 2' , con disegno liuenre , 

ove le suddette cartilagini sono indicate da x x. 

Si trovano nell' esemplare alcuni avanzi di uno degli 
arti anteriori ò , le tracce delle ossa del bacino s , ed una 
piccola porzione della coda , le cui due vertebre seguono a 
quella indicata da ò nella figura 2'. 

Dalle quali note ci è paruto doversi riferire questa spe- 
cie al sotto genere Salamandra meglio che a Triton:, e scor- 
gendo differenze notevoli tra essa e quelle che conosciamo della 
Fa una attuale , 1' abbiam distinta coli' aggettivo apennina. 

Tutti e due questi esemplari sono stati scavati dalla 
calcare di Pietraroja , da un punto stesso , e dal medesimo 
strato in cui giaceva il Chomctokadmon già descritto. Laonde 
questi rettili furono sepolti insieme da una medesima cata- 
strofe ; , come noi pensiamo , da una stessa alluvione. 

Osservazioni. La coesistenza di questi abitatori di acqua dolce con altri in- 
dubitatamente marini, come Echini, Pettini, Cerizii ed altri testacei, è un fatto 
sul quale si troverà forse di che ridire dai Geologi. Noi però ricorderemo che tale 
associazione non è un fatto nuovo in paleontologia. E per tenerci ne' limiti del- 
l' erpetologia , citeremo gli avanzi di Testuggini di palude scoperti da Hugi nel 
calcare giurassico de' contorni di Soleure , insieme a molluschi marini. 11 P. 
Pianciani notava pure un simile mescolamento ne' terreni de' sette colli. E noi 
lo abbiam pure in altro luogo rilevato. 

In quanto al modo come tale associazione sia avvenuta , ci rimettiamo 
all' articolo speciale , col quale abbiamo esposto i nostri pensamenti circa la 
formazione propria della calcare stralosa ad ittioliti di Pietraroja ; ed all' altro 
simile relativo a Gift'oni ; parendoci fuor di silo dilungarci qui su questo ar- 
gomento. 



)( 3o )( 










SYi^OPSIS, 


• 








Classis Kepti 


Ila 








Ordo CHELONIEA 


Par. 


pag. 


Tav. 


%• 


Genus Chelonia, Al. Br. 










Ch. varicosa, Cost. 


Ili 


12 


I 


» 


Ordo SAURIEA 


» 


» 


» 


y> 


Fam. Crocodilidea 


» 


» 


)) 


« 


Genus Crocodilus, Laur. 


I 


46 


)) 


r> 


C dcntes 




47 


I 


3 e 17 


Genus Suchosaurus, Ow. 


» 


)) 


« 


« 


S. cultridens , Ow. 


III 


II 


III 


6 


Genus Rhytisodon, Cost. 


II 


87 


» 


n 


R. iuberculaius , Cost. 


— 




VI 


16-18 


dens caninus 


III 


17 


III 


5 


Genus ? 


» 


» 


» 


» 


dens unicus 


— 


18 


— 


7 


Fam. Lacertidca 


» 


» 


J) 


» 


Genus Chometokadmon, Cost. 


» 


» 


» 


» 


C. Fitzingherìl , Cost. 


— 


19 


u 


» 


Classis Amphi 


bia 








Ordo BATRACHIEA 


III 


22 


» 


» 


Genus BoMBiNATOR, Merr. 


— 


23 


» 


» 


B. merìdìonaììs, Cost. 


— 


24 


III 


3-4 


Ordo SALAMANDRIEA 


— 


25 


» 


» 


Cenus Triton , Laur, 


— 


» 


» 


» 


T. mcgacephalus , Cost. 


— 


26 


— 


1,1' 


Genus Salamandra , Laur. 


— 


» 


» 


» 


S. opennina , Cost. 


— 


28 


— 


2,2 



)( 31 X 

Segnito a' Rettili. 



L' Ordine de" Coccodrilli non figurava altrimenti nella 
Paleontologia del regno, che per taluni denti isolatamente otte- 
nuti , e già descritti nella prima parte di questo nostro la- 
voro, Capitolo secondo. Né ciò recar dovea meraviglia, poi- 
ché generalmente de' terreni terziari non si posseggono fino 
ad ora che denti così isolati , ossi disgiunti , ed altri fram- 
menti sperperatamente incontrati. Per la qual cosa la rico- 
gnizione delle specie , per confessione di tulli , è risultala 
difficile , ne si è potuto definire il genere, od almeno il sot- 
togenere, al quale gli avanzi qua e colà raccolti apparten- 
gono (1). 

Si conviene nondimeno da tutti , che dei terreni terziari 
non si hanno che specie spellanti alla prima famiglia de'Coc- 
codrillidei, quella cioè che comprende i Coccodrilli propria- 
mente delti. 

Gratissimo ci è quindi il poterne ora altrìmente discorre- 
re : ovvero , dietro 1' esempio attuale , riformare non solo 
le primitive indicazioni ; ma dimostrare ancora che i Coc- 
codrilli de' terreni terziari hanno vincoli strettissimi con quelli 
dell' epoca secondaria , ove non si trovassero positivamente 
congeneri. Laonde e Geologi e Paleontologi prenderanno oc- 
casione da questo per riformare alcune delle loro preceden- 
ti deduzioni e determinazioni. 

Era uscita appena dai torchi 1' Erpetologia fossile , 

(1) Laurell. Dizion. di D' Orb. art. Ciocod. fossi), ppg. 362 , prima coIodds. 

Par. 111. 5 



)( 32 X 
con la quale si cominciava a pubblicare la terza parte del- 
la Paleontologia del Regno; quando ci venne il destro di ot- 
tenere da quella medesima calcarea leccese, dalla quale erano 
stali scavati i denti precedentemente descritti, alcuni ossami 
spettanti alla stessa genia di Rettili Sauriani. Essi però si 
trovavano incastonati siffattamente nella roccia , da lasciarsi 
solo ravvisare in parte per alcuni caratteri ; e divisi sulle due 
facce di un grande parallelepipedo , quali rappresentate si 
veggono nelle due tavole IV e V, ridotte alla metà, e quindi ad 
un quarto della superficie. Il primo esame fattone bastò solo 
per dimostrarci che tali rottami appartengono a Coccodrillim; 
ma questo era insufficiente per noi , malgrado che la strut- 
tura de' pochi scudi cutanei che vi si vedevano richiamasse 
ben tosto al pensiero quelli del Coccodrillo di Caen, ai quali 
si rassomigliano; conveniva nondimeno isolare quei pezzi per 
meglio studiarli. Nel tempo stesso taluni segni esteriori ci 
avvertivano pure , che nelia spessezza di quelle lapidi altri 
brani si contenevano, i quali avrebbero potuto forsi concor- 
rere a farci meglio riconoscere il genere almeno, a cui quegli 
ossami si riferiscono. Tutto questo ci spinse a trovar modo 
come riuscire nel nostro di.visamento. Perciocché la friabilità 
degli ossi, ugualmente che quella degli scudi, rende difficilissi- 
mo il distaccameli conservandone la loro integrità: e la tene- 
rezza della stessa roccia, mentre si presta moltissimo ad es- 
sere segata, scolpita, ed anche rammollita, concorre conciò 
pure a far dividere facilmente gli ossi, e qualsiasi altra parte 
organica eh' essa racchiude (1). Dopo lunga e penosa fa- 
tica però , siamo pervenuti a discoprire con nettezza molti 
interessanti brani , tra' quali taluni interissimi ; e da questi 
pare che la diagnosi del nostro Coccodrillo risulti la meno 

(1) CoQSuUa ciò eh' è stato detto intorno alla natura di questa particolare formazione. 



)( 33 )( 
oscura di quanti finora se ne contano de' terreni terziari. 
Consistono essi in un moncone di rostro portante anco- 
ra in sito ed interissimo uno de' suoi denti; molti altri denti 
isolati ; alcune vertebre ; porzioni di costole , e di una cla- 
vicola ; un femore completo ; e molli scudi : delle quali cose 
tutte eccone lo esame parziale. 

§. 1. Del rostro. 

Poiché il parallelepipedo era stalo già tagliato in que- 
sta forma dalla roccia, prima che si fosse avvertita in essa 
r esistenza di organici avanzi ; il rostro rimase tagliato in 
ambe 1' estremità , ed anche un poco dal sinistro suo lato. 

Dopo essere stato estratto però dalla cava , il fabbro 
muratore ben si avvide della presenza degli ossami , e, con 
colpi di mannaja lo divise in due per lo lungo. Apparvero 
allora que' rimasugli , quali si trovano rappresentali sulle 
due citate tavole IV e V. 

11 moncone residuale di rostro ha le seguenti dimensioni 

Lunghezza . . 0,285 + 0,61 + 0,111 + 5 = 0,462. 
Larghezza . . 0,126, nella estremità posteriore. 

0,056, nell'anteriore. 
Altezza o spessezza media . 0,052. 

La faccia superiore è convessa, ineguale, e sormonta- 
ta da piccole scabrosità e risalti , le cui punte estreme so- 
no rimaste sulla lapide tav. V , insieme col delicato strato 
dermoidale. Ben distinte vi si trovano le due ossa nasali, stret- 
te, e prolungate fino alla estremità anteriore, ma quivi in- 
terrotte come il resto pel taglio trasversale sofferto. Il suo 
destro lato rimasto intatto , tranne le poche screpolature 



)(34)( 
accidentali , mostra com' esso s' inarca posteriormente dila- 
tandosi; il sinistro lato è rettilineo, per quello che superior- 
mente si è detto. E siccome una parte della sua volta è 
caduta, sono rimaste a nudo le radici x x, x" x" de' denti, 
come meglio si vedranno di lato. 

Poiché riuscimmo a svellere dalla roccia intero così co-* 
me si trovava tutto il moncone , si è potuto riconoscere 
ancora la organizzazione della volta palatina , eh' è molto 
caratteristica. Essa è piana , Tav. VI , fig. 1 ; ma in s 
inclina alquanto il suo piano , formando un angolo di 170°. 
La struttura di questa volta palatina e un fatto impor- 
tantissimo, maestrevolmente rilevato pel primo dal dottissi- 
mo Geoffroy nel Teleosauro di Caen, e nello Sleneosauro di 
Honfleur ; che cioè il margine interno dell' osso dentario supe- 
riore si dilata fino ad incontrarsi con la medesima espansione 
del lato opposto, unendosi nel mezzo , senza lasciare appari- 
re gli ossi vomerini; con che la volta palatina risulta com- 
pleta e piana (1). Dalla pesterior parte si trovano i pala- 
tini p , p , i quali si avanzano ad angolo acutissimo , ed i 
loro lati si connettono con i corrispondenti della espansione 
mascellare suddetta per una dentellatura allungata. Cosi stanno 
apparentemente le cose osservate dallo esterno ; ma allo interno 
appariscono su queste pretese espansioni due gronde legger- 
mente concave p, p, Tav. IV, fig. 1. distinte pei loro margini 
sottili e rilevati , fig. 1; le quali corrispondono insieme prese a 
quella parte della volta palatina, che dovrebbe essere occupata 
dai vomerini, e che apparisce come continuazione della lamina 
interna dell'osso dentario. Noi siam di credere perciò, che 
una ossificazione avanzata avesse fatto scomparire la unione 
de' vomerini alla suddetta lamina, e non già che sia tutta sem- 

(1) Geoffr. Mera, du Museum, XXII, pag. 13iS. 



)( 35 )( 
plice sua dilatazione. Rafforza un tal raodo di vedere l'esi- 
stente marchio della loro saldatura , sulla quale rinoangono an- 
cora pervi i forami f, /", f, Tav. YI , fig. 1 . per li quali passano 
e vasi e nervi destinati ad animare il palato. 

Nulla possiamo affermare intorno all' esistenza del vo- 
mero, ed alla sua trasformazione in sepimento, destinato a 
dividere in due il canale cranio-respiratore , quale vien de- 
scritto dal prclodato autore ; trovandosi nel nostro esempla- 
re tutta la cavità infarcita, ed in parte ripiena dalla sostan- 
za calcare infiltrata e consolidata. Ma pare che qui i due 
canali , in luogo di stare 1' uno sovrapposto all' altro , si 
trovino sul medesimo piano parallelamente coniugati e scor- 
renti. Dal taglio trasversale della parte posteriore nulla può 
ricavarsi , trovandosi la cavità completamente piena dalla so- 
stanza lapidea , senza lasciar travedere vestigio alcuno degli 
ossi interni. Per esso ricaviamo solo la forma della convessità 
del rostro, e le proporzioni della sua volta. L'arco dalla volta 
descritto La una sottesa di 0,177, ed una porzione di rag- 
gio , senoverso , di 0,042 , misurando allo interno ; la sua 
curva accostasi all' ellisse assai piìi che al cerchio. 

La frattura della estremità anteriore non ci fa ravvi- 
sare nulla del termine al quale tendeva ; ma dallg dilata- 
zione sua può sospettarsi che non si prolungasse di troppo, 
e che ben tosto vi s'inserissero gì' intermascellari. Simil- 
mente la direzione de'lati verso la opposta parte, facendosi 
per una curva quasi parabolica, accenna tale slargamento del 
rostro, da non potersi supporre molto piìi lungo; poiché, pro- 
cedendo essi regolarmente, dopo altrettanto cammino , ci da- 
rebbero una base di poli. 11, o di 0, 286 , quasi uguale alla 
metà della lunghezza, e quindi dovrebbe seguirne un cranio 
assai più largo di un piede , com' è facile intendere. 



X 36 )( 

Del resto , basta dare uno sguardo alla figura del ro- 
stro del Coccodrillo di Honfleur, veduto dalla faccia interna 
o volta palatina (Cuv. Oss. foss. V. 2. PI. X, f. 2. ), per av- 
vedersi di una quasi perfetta simiglianza col moncone di 
rostro del nostro Coccodrillo, comparato alla corrispondente 
parte di quello. 

Il capo e rostro intero del Coccodrillo di Caen è lun- 
go tre piedi e quattro pollici ; o- 1,08. Vi si contano nel 
rostro 45 denti per lato (1). 

Nel Teleosaurus priscus si contano 27 denti per lato 
sopra, e 26 in basso. 

Si contano nel moncone del nostro Coccodrillo sei denti 
per lato ; de' quali l' anteriore del lato sinistro interissimo 
dalla punta fino alla base della sua radice ; degli altri si 
veggono gli alveoli più o meno completi , tranne i due ul- 
timi posteriori del sinistro lato , che si accennano seguendo 
le leggi di simmetria e di proporzione. Essi sono posti a 
tal distanza 1' uno dall' altro da rimanere lo spazio uguale 
al semidiametro della base della corona : spazio quindi ba- 
stevole perchè la estremità di un dente vi si possa frap- 
porre liberamente. 

Disgiunta pel taglio del parallelepipedo , abbiamo tro- 
vato un' altra porzione dell' anterior parte del rostro , della 
quale si vede nettamente e la continuazione, e l'attacco. Essa 
ha di lunghezza 61 millimetri ; i quali aggiunti ai 0,285 , 



(l) Nel moncone del Coccodrillo esistente di 0,127 ; cioè poco meno della metà, 

nel Gabinetto dell' Accademia di Ginevra , Quando anche s' iotendesse prolungalo il 

lango 0, 394 si contano 17 denti per lato, nostro io avanti fino ad uguagliare quello di 

La sua lunghezza sta a quella del nostra Ginevra , la proporzione della larghezza ri- 

:: 394 : 285; o :; 2 3^4 : 2. marrebbe sempre superiore; ed il numera 

Su quella lunghezza vi corrisponde nna de' denti inferiore, 

larghezza di 0,104 : cioè meno di 1;3. Nella estremità anteriore quasi si adeguano. 

Sulla lunghezza del nostro, la larghezza è 



^ )( 37 )( 
si ha una lunghezza di 0,346; più un piccolo intervallo che 
rimane tra l'uno e l'altro moncone di 5 millimetri. 

Su questa seconda porzione si vede qualche traccia di 
alveolo. Non ha che la sola parie piana spettante alla volta 
palatina. La parte superiore convessa manca. In vece vi 
si trova impiantato uno scudo, del quale è rimasto solo un 
frammento , con altre porzioncelle di ossi. La roccia però 
dalla quale un tal pezzo è stalo distaccato, e che ne conserva 
intatta la impronta, mostra il suo ulteriore prolungaroenlo fino 
alla lunghezza di 0,130 , senza indizio del suo termine as- 
soluto. Però , siccome alla distanza di 77 millimetri subi- 
sce la sua maggiore restrizione, cominciando ivi a dilatarsi 
novellamente; così è da credersi che il termine suo non fosse 
molto aldi là, dovendosi dilatare solamente quanto basta per 
costituire quella specie di forma ellittica, nella quale si ter- 
mina il rostro in siffatto genere , come pure nei Telcosauri. 

Un terzo moncone poi similmente isolato , e della lun- 
ghezza di 0,111, appartiene alla parte posteriore ed al si- 
nistro lato. In esso si trovano due alveoli, i quali sono an- 
cor pili compressi di quelli che precedono, come per legge 
di progressione deve avvenire. È rimarchevole in tale fram- 
mento , che la volta esterna o superiore si fa piìi sempre 
rugosa , ineguale , e scavata di fossette , che vanno affet- 
tando quelle degli scudi cutanei. 

§. 2. De' Denti. 

II dente intero trovato normalmente in sito è di una 
conservazione tale, che non lascia cosa alcuna a desiderare. 
Esso è rappresentato nella Tav. YI, fig. 2, qual si trova im- 
piantato nel proprio alveolo; e con la radice scoperta, per la 



)( 38 X ~ 
frattura avvenuta nel lato. Quindi vedesi la sua forma curva, 
ed il gomito che si genera in e, prima della sua uscita dal- 
l'orlo dell'alveolo, ritorcendosi alquando per incurvarsi ver- 
so dentro. La sua lunghezza , considerandolo disteso in li- 
nea retta, è di 0,198. Di tale lunghezza 0,071 spettano 
alla porzione radicale impiantata nell'alveolo ; 0,031 alla 
porzione esteriore, che nello stato di vita rimane investita 
dalla gengiva, la quale qui tien luogo di collare; e 0,036 
alla corona. La radice è cilindracea, di un diametro quasi 
uguale per tutta la sua lunghezza, ed un poco compressa; 
così pure è la porzione esterna; ma la compressione soltanto qui 
diviene piìi sensibile a misura che si accosta alla corona. In 
questa la compressione divipne pii\ rhiara, e comincia a ma- 
nifestare uno spigolo in due opposti lati coli' apparire dello 
smalto; la sua compressione va crescendo più sempre fino all'a- 
pice, ove si termina quasi a becco di flauto, ma ritondala nel 
margine; i spigoli ne accompagnano l'orlo fino al mezzo della 
curva, onde risulta quella quasi tagliente. La superficie della 
corona è finamente rugosa; il suo colore è fosco rossiccio con 
isplendore sericeo , e lo smalto è delicato e non duro. 

La situazione degli spigoli è laterale , ma non sono 
opposti tra loro; essendo piìi ravvicinati dalla faccia interna 
che dalla esterna, onde risulta questa piìi convessa di quella; 
e ver la faccia interna , per tal ragione pure, sembra che 
s' incurvasse alquanto la punta ; e nella giacitura normale 
del dente si trovano in posizione obbliqua , stando lo in- 
terno in prossimità del susseguente , e lo esterno del pre- 
cedente, ovvero lo interno in prossimità dell'anteriore , e lo 
esterno del posteriore de' denti (1). 

(1) Notiamo tali condizioni perchè ne' gè- degli spigoli costituisce «no de' caratteri es-. 
neri Suchosaurus e Goniophalis la posizione seuJiali sul quale il genere riposa. 



)( 39 X 

Siccome un' altro dente uguale , che abbiamo trovato 
svelto, e disteso sopra uno degli scudi cutanei, è stiaccialo, 
esso ci appalesa la costante sua forma , e la struttura , es- 
sendo cioè scavato allo interno. 

Isolatamente si sono trovate altre 5 porzioni estreme 
della corona, quale più, quale meno lunga, e diversamente 
fratturata alla base ; le quali ci avvertono solo di un pic- 
colo mutamento ncll' apice , essendovene delle piìi e delle 
meno ottuse , siccome mostrano le due effigiate nella Tav. 
YI, fig. 4 e 6. È naturale quindi il supporre, che con tali 
differenze andasse congiunta ancor quella de' loro diametri , 
essendo le meno compresse quelle che alla estremità diven- 
gono meglio appuntite. 

Tali sono le fattezze de' due denti che occupano la 
parte anteriore del moncone ; ma quelli che precedono , e 
che appartengono alla parte posteriore della branca denta- 
ria, subiscono qualche notevole modificazione , che non deve 
lasciarsi obliata. Dapprima vanno essi diminuendo in dia- 
metro , come lo appalesano gli alveoli e le radici che vi 
sono rimaste allo interno , o che sono state sostituite dalla 
sostanza lapidea. In secondo luogo la loro compressione si 
aumenta gradatamente con la stessa legge. Da ultimo la 
loro posizione diviene meno obbliqua; come tutto ciò appa- 
risce dsndo un semplice sguardo alla fig. 1 e 2 della ta- 
vola YI, ove si è rappresentalo il moncone dalla faccia in- 
terna e di lato , e per quello precisamente eh' è rimasto 
inopinatamente così taglialo col taglio stesso del parallelepi- 
pedo che lo racchiudeva (1). 



(1) Anche nella medesima lapide raccliiudcn- so dell'asse , il quale, merjtrc è diverso e per 

te gli ossami del Coccodrillo di Coen , Cuvier grandezza e per forma da quelli clie armano il 

lrova^ a una corona di dente dimezzala nel sen- rostro , ha molla somiglianza con quelli dello 

Par. IIL 6 



)( ^0 x 

Un altro dente pur isolato , ma proveniente dalla sles- 
sa massa tufacea racchiudente il rostro , viene a svegliarci 
qualche dubbiezza, che per ora non possiamo eliminare. Consi- 
ste esso nel modulo interno , rivestito in parte dalla sostan- 
za propria del dente , per la quale ci siamo assicurati essere 
della stessa natura de' precedenti. Ma la forma è bastante- 
mente diversa. Perciocché il modulo à forma quasiché conica 
per un senso, ed è dritto; ma uno de' lati è ben curvo, mol- 
to compresso fin dalla base , la quale cresce successivamen- 
te coir avanzarsi verso l'apice , con maggiore rapidità però 
che negli altri; esso è quasi dritto, per la lunghezza totale 
di 0, 063 , sopra una base di 0, 021 per 0, OU : dalle 
quali proporzioni si vede bene la somma sua compressione in 
proporzione degli altri superiormente descritti. Quello poi 
che massimamente lo dislingue è la carena che s'ingenera sul 
lato curvo , la quale non è proporzionata al sottile spigolo 
della parte esterna smaltala, nò si limita a quella porzione, 
ma scorre ugualmente per tutta la lunghezza del dente. 

Tali denti , ad eccezione di quest' ultimo , hanno mol- 
ta simiglianza con i più grandi trovati nel Giura (1), de' 
quali son pure di maggior grandezza , giusta le dimensioni 

Steneosaurus prìscus di Solenofren , e quindi souo essi variabili porla compressione, svel- 

con quelli del nostro Coccodrillo. Cuvier ha fi- tezza ed acuzie; ma incompletamente descrit- 

gurato tal dente nella Tav. VI , fig. 9; e lo de- ti, e per la sola corona. Né deve fare ostacolo 

scrive nella pag. 161. E però lo slesso Cuvier la dentellatura degli spigoli , la quale è spesso 

soggiunge « la forma , la curvatura , e lo spi- variabile ed incostante. 

>. golo leggiero che vedesi sopra uno de' suoi Oltre un piccolo dente appuntito ed un po- 

>' lati, lo rendono simigUantissimo a quelli de' co tagliente, molto simile ai denti del Cocco- 

>, Coccodrilli ordinari. L'individuo dal quale drillo di Caen , molti altri ne trovava Cuvier 

)) proviene esser dovea quasiché di 20 piedi.» nellostesso Coccodrillo di Giura, rimessogli dal 

Questo è lungo 0, 028, dalla sommità al- Pr.Hugi di Solofra. Questi sono moifu più jros- 

la base della corona , ove ha 0,021 di diame- si, dice lo stesso Cuvier, e più ottusi , i quali 

tro. 1. e. p. 142. potrebbero annunziare un' altra specie; PI. VI, 

Né molto diversi son quelli del Coccodril' fig. 7. 

lo di Argenton , da Cuvier rappresentali nella (1) Cuvier, 1. e. p. 141 e 142- An. Te- 

Tav. X , fig. 14, 15 e 16 dell' Op. citata: e Uosaurus buUensis ? 



)( il )( 

dateci dal sullodato Cuvier , cioè — altezza 0, 028 — dia- 
metro 0, 021. 

Degno di nota è pure , che ninna delle corone offre 
segno di sdrucimento , per minimo che si volesse supporre. 
Arrogo , eh' essendo lo smalto finamente rugoso e non molle 
duro, ogni picciolo attrito sarebbe stalo bastevole per lasciarvi 
un marchio. La qual cosa ben si accorda con quello stato indi- 
cato intorno allo spazio che lasciano tra loro gli alveoli. E 
tutto conduce ad intravedere qualsia slata l'indole di vita, 
e la specie di alimentazione di questo nostro Coccodrillo. 

§. 3. Delle Vertebre. 

È veramente da lamentare la scarsezza e mala conser- 
vazione di tali parti scheletriche. Nondimeno le due verte- 
bre che abbiam potuto estrarre ci avvertono, ch'esse sono 
per lo pili convesso-concave ; e diciamo per lo più a ca- 
gione di quella , che , essendo di pertinenza della coda , 
ha le due facce articolari quasi piane ugualmente. 

Una delle due vertebre ha il suo corpo della lunghez- 
za di 0,048, misurando dal centro della faccia convessa a 
quello della concava ; i margini della faccia concava poi si 
protendono per altri 0,017; in tutto quindi la lunghezza è 
uguale a 0,065; d'onde ben rilevasi la sua grande concavità, 
che si accosta quasi alla sfera. Nel mezzo del corpo il dia- 
metro è di 0,042, il quale poi, sensibilmente crescendo verso 
la posterior parte concava, giunge a 0,069. 

La sostanza è sommamente spugnosa ; talché secca e 
friabilissima ; ed umettala si rilascia e divide ad ogni leg- 
gerissimo coniano. Le sue apcfisi sono nella massima parte 
distrutte , vedendosene solo le tracce per entro la roccia , 



)( ^2 )( 
nella quale si trovava la vertebra incastonata io gran parte , 
ed in parte disfatta. Di tali apofisi però molte ne abbiamo 
così nella roccia racchiuse , senza poterle isolare , a causa 
della indicibile loro fragilità. 

La seconda vertebra , il cui corpo è completo , ha le 
seguenti dimensioni. 



-o^ 



Lunghezza 0,030 

Diametro verticale della faccia anteriore. 0,027 

della posteriore . . 0,025 

Diametro trasversale ....;. 0,022 (I) 

Spugnosa ugualmente che nella prima n'è la sostanza, 
talché tuffata nell' acqua se ne impregna per modo da non 
renderla se non dopo 4-8 ore , stando però nell' ombra ed 
alla temperatura di gradi 19 (scala di R. ) 

Essa spetta evidentemente alla coda , come Io addi- 
mostrano la mancanza di parte ancllare , e di faccette ar- 
ticolari ne'suoi Iati. Le sue due facce articolari sono ugual- 
mente quasi piane , avendo solo nel centro una piccola e 
leggiera concavità , ed una più leggiera depressione presso 
al perimetro a cui è parallela , Tav. VI, fig. 9 . 

Il corpo è ristretto nel mezzo nel senso laterale , os- 
sia è compresso, stando l' altezza alla larghezza , o il dia- 
metro verticale al trasversale :: 26:22. L' apofisi verticale 
è un poco bifida nella base, della posterior parte e; le due 
apofisi inferiori rudimentali e molto approssimate, lasciano un 

(1) Le dimensioni delle vertebre del Coc- vesso-concave , essendo rotto il corpo. 
codrillo di Caen sono le seguenti. Una delle dorsali è leggermente biconcava. 

Nelle due cervicali,lunghezza del corpo0,04; e ristretta nel mezzo. Cuv. l.c. p. 137. 
meno alquanto della nostra. In quelle del Coccodrillo di Hondeur trovasi 

S' ignora se siano cancavo-coavesse, o con- la stessa cosa. 



)(i3)( 
angusto canale, maggiormente infossato nel mezzo , pel pas- 
saggio del cordone midollare. La superficie del corpo verte- 
brale, nelle facce sue laterali , è inegualmente sparsa di pic- 
cole depressioni e fossette, come ciò \edesi in altri ossi lunghi; 
e ciò ricorda sempre i fossetti caratteristici degli scudi. 

§. i. Delle Costole. 

Di costole abbiamo trovato molti frammenti e di ogni 
grandezza , bastevoli a farci riconoscere che di esse ve n'ha 
di due sorte. Le une molto schiacciate , spezialmente nella 
parte estrema; le altre di una forma piìi regolare, e robuste. 
Delle costole piane e più schiacciate, possediamo rottami di 
dimensioni diverse , e giungono alla larghezza di 0, 035 ; 
ma non è questo il limite loro , mentre esse debbono pro- 
lungarsi assai più, e quindi raggiungere una larghezza propor- 
zionalmente maggiore : la grossezza di tal parte è di 0,006 
soltanto. Esse sono quasi piane dalla faccia inlrrna e con- 
vesse dalla esterna. Ve ne ha delle piii grosse e delle più 
sottili ; od almeno assai grosse in una parte e sottili nel- 
r altra. Questa ultima è una conghiettura fondata sopra un 
moncone siffatto, che essendo lungo 0,083, ha di larghezza 
0,023 , e di grossezza 0,011, in uno degli estremi ; indi si fa 
più tumido nella faccia esterna , crescendo di 3 millimetri, 
e poscia rapidamente si stiaccia ed assottiglia, per modo che 
non ha più di 3 millimetri di grossezza , mentre la lar- 
ghezza diminuisce appena di ìji — Yedi Tav. VII, ùg. 3. 

Le costole hanno un tessuto uniforme, molto fitto e com- 
patto , sicché son esse pesanti. Ed essendo penetrato dal- 
l' ossido di ferro, tutta la sostanza acquista un colore bruno- 
rossiccio. Si frangono esse come il vetro , o come il mal- 



tone colto , sempre però trasversalmente , e con superficie 
piana, senza presentare alcun segno di tessuto organico ; tal- 
ché , avendone fra le mani un rottame isolato , si stenta a 
crederlo un osso, ma piuttosto un pezzo di ferro idrato ar- 
gilloso. In fine essa è pur suscettiva di polimento. 

Tutto questo viene in comprova dì quello controverso 
delle corna di Cervo, o Palaeoceros granulatus Cost. 

La maggiore delle costole, anche incompleta, ha le di- 
mensioni seguenti : lunghezza 0,084 — larghezza 0,061, in 
uno degli estrerai , e 0, 040 nell' altro — grossezza 0, 027, 
nel sito in cui s' incurva , poiché nella estremità posteriore, 
ovvero del capo articolare , si attenua un poco in ragione 
che si dilata ; e cosi pure nella parte anteriore , ma me- 
no sensibilmente , perchè si restringe assai più. Dalla sua 
curvatura può desumersi eh' essa non sia che la metà della 
costola intera : come dalla grossezza può giudicarsi che ap- 
partenga alle anteriori toraciche. 

§. 5. Della Clavicola. 

Una ne abbiamo trovata, ed anche incompleta. La strut- 
tura loro è tale da sembrare ch'esse siano formate da due ossi 
lunghi e cilindracei tra loro per lo lungo congiunti, Tav. VII, 
fig. 4 , scorrendo parallelamente; e lasciando da un lato una 
profonda solcatura a' , 6' , od angolo rientrante, e dall' altro 
ingenerando uno spigolo a, b, direttamente opposto ed uguale 
all' angolo rientrante predetto. La loro curvatura è un poco 
flessuosa. Al loro capo articolare a , a', corrispondente al co- 
racoide, le due parti cilindracee divaricano, si spiana l'angolo 
rientrante, ugualmente che 1' opposto spigolo, ed in fine sembra 
che si biforcassero. Il tessuto interno di esse è meno com- 



)( ^5 )( 
paltò di quello delle coslole, e la parie esteriore più fitta, 
più delicata , e stratosa. 

L' unico esemplare che possediamo è lungo 0,114; la 
sua larghezza è di 0,028 , e la maggior grossezza 0, 017, 
oltre lo spigolo che si solleva maggiormente prima di spia- 
narsi verso il capo arlicolare. 

§. 6. Del Femore. 

Il femore si trova diviso in due porzioni, una delle quali 
rimasta incastonala sulla lapide B, B, ove si è così conser- 
vata , perchè si sarebbe ridotta in frammenti volendola iso- 
lare ; l'altra si è distaccala dalla lapide opposta J, J. Que- 
sta , eh' è la porzione maggiore e più caratlerislica , ha la 
lunghezza di 0, IGO, ed il diametro di 0,037, nel mezzo. 11 
suo capo articolare a, e, è stato tagliato insieme con la lapide 
trasversalmente, e proprio presso le apofisi, rimasto essendo 
come la si vede nella fig. 1, della Tav. YII. In questa estre- 
mità diviene quasi tetragono; nel mezzo ò cilindraceo; indi 
si comprime in un senso, e si dilata nell'altro, ma sempre 
crescendo in diametro. La sua cavità è in massima parte 
piena di tessuto reticolare-spugnoso , restando appena nel 
mezzo un piccolo spazio vóto , ora ripieno dalla stessa so- 
stanza calcare. 

La porzione 2', 2', Tav. V, rimasta incastonata nel- 
l'altra lapide, è di 0,064. Essa ci presenta una faccia un 
poco angolosa , senza lasciar vedere il suo estremo , che 
s' innoltra sotto la impronta della superior parte del rostro 
V, V della tavola citata. 



)( ^6 )( 
§. 7. Degli Scudi cutanei. 

Due scudi o squame si trovavano impiantali sopra le lapi- 
di, di forma diversa, ma d'indentica struttura : uno in 3, Tav. [V 
e 3' Tav. V, di figura quasi rettangolare, con uno de'lati lunghi 
sensibilmente inarcato e convesso, assottigliato ne' margini, e 
liscio nella superficie. Ma siccome dal Iato curvo è trasver- 
salmente dimezzato , lascia per esso vedere i fossetti che 
debbono trovarsi dalla faccia opposta. La sua sostanza è s fo- 
gliosa. Esso ha lasciato l'ultimo ed esteriore suo strato sulla 
lapide opposta, una coi marchi de'fossetti corrispondenti a quelli 
del lato curvo , Tav. Y , fìg. 3. Questo scudo ha la lun- 
ghezza di 0,068, e la larghezza di 0,122. 

Un secondo sta nell' angolo supremo 4 ; il quale ap- 
parisce di figura quasi ovale , troncata solo in una delle due 
estremità più anguste ; e per la quale resta confusa col mon- 
cone di osso cilindraceo o cavo b, b. In esso patentemente 
si mostrano i fossetti lenticolari e pisiformi di questa faccia, 
quasi ordinatamente disposti , e del diametro di 2 a 4- linee 
(0,005 a 0,01 0). Le sue dimensioni sono — lunghezza 0,041 , 
larghezza maggiore , 0.066. 

Se ci fossimo arrestati a questi due soli fatti, noi avrem- 
mo giudicato , senza dilungarci molto dal vero, che il nostro 
Coccodrillo fosse identico a quello di Caen ; e col medesimo Cu- 
vier avremmo pure conchiuso, esser lo slesso che quello di So- 
loure: e quindi trovarsi ugualmente ne'terreni secondari della 
formazione giurassica, della oolilica, e della terziaria inferiore, 
od eocene. Ma siccome con lo svolgimento del rostro ci siamo 
impegnati pure a denudare dalle incrostazioni calcaree ogni 
frammento , cosi abbiamo ottenuto di tali scudi molti esemplari, 



)( ^7 )( 
altri interìssimi , ed altri più o meno estesi. Tra questi vi 
ha di ogni forma e di grandezza diversa , uno de' quali di 
figura pressoché ovale, e di straordinaria grandezza, aven- 
do di larghezza ( poli. 6, 7 ) 0,170 , e di lunghezza (poli. 
4-) 0,105, senza esser completo in ogni suo lato, mancando 
alcun poco in piìi parti del perimetro. Esso è innoltre incurva- 
to nel senso della maggior sua dimensione o larghezza , ed 
anche un poco concavo. Mancano in esso affatto 1' escavazioni 
lenticolari , essendo i margini solamente alquanto increspati e 
dentellati, Tav.Yn,fig. 6. Nò può dubitarsi che tale scudo ap- 
partenga al medesimo individuo, essendo quello stesso su cui 
trovasi impiantato il dente compagno di quello, che si trova 
in sito sul rostro , come si è detto a pagina 25. Dimensioni 
son queste doppie di quelle de' maggiori scudi conosciuti , e 
che appartengono al Telcosaurus Chapmannii (1). 

Perocché gli scudi o squame del Goniopholis crassidens 
hanno di lunghezza 0,152, e di larghezza 0,063. 

Quelli del Coccodrillo o Teleosaurus Chapmannii sono 
pure quadrilateri, lisci da una faccia ( eccetto quelli del dorso ), 
e con escavazioni nell'altra di 6 ad 8 millimetri di diametro. 

Lo scudo squama che Cuvier rappresenta ( Pi. VII, 
fig. 12) spettante al Coccodrillo di Caen , ha il suo maggior 
diametro di 0,092. 

Il rottame di quelli del Coccodrillo del Giura è largo 
0,060; Cuvier 1. e. PI. XI, fìg. 7. 

Del nostro Coccodrillo pertanto ne abbiamo poi de'piii 
rettangolari, come quelli efGgiati nella Tav. YII, fig. 10; 
e quindi simiglianli agli scudi del genere Goniopholis, Owen, 
avendo come quelli una profonda smarginatura a , in uno 
de' due angoli della linea di attacco : la quale smarginatu- 

(1) Onesti hanno 3 pollici e mezzo (0, 092) nel loro maggior diametro. 

Par. 111. 7 



)( ^8 )( 
ra farebbe credere che servisse a dar passaggio ad un pro- 
lungamento od apofisi di altro scudo sovrastante col margi- 
ne suo. Un altro scudo simile, ma di maggiori dimensioni, 
figura 7 della stessa tavola , è scavato da numerosi fossetti , 
i quali sono maggiori nel mezzo , e quasi simmetricamente 
disposti intorno ad una elevatezza centrale ; vanno indi de- 
crescendo in diametro a misura che si accostano ai margi- 
ni , ove in fine si permutano in semplici ineguaglianze mar- 
ginali, ed increspature. Siffatta disposizione è quasi comune a 
tutti , modificandosi sotto tale legge , che i fossetti siano più 
profondi e più ampi verso il mezzo , ove è pure Io scudo più 
spesso ; che indi decrescano nell'uno e nell'altro ; e che in fine 
divengano meno profondi, in ragione della maggiore estensione 
dello scudo : sicché nel grande scudo precedentemente descritto 
si trovano cancellati quasi del tutto. Questo come tutti gli altri 
ha la faccia opposta B liscia. Il lato ahh tagliato a sghembo 
nella grossezza, sicché dalla faccia superiore J vedesi la faccetta 
ah , e della inferiore B apparisce il profilo « h tagliente. 

Anche altro scudo simile al precedente troviamo , nel 
quale sorge da uno de' suoi angoli un processo ben rimar- 
chevole a , fig. 1 1 , acuto , un poco incurvato , ed avente 
la sua origine da una solcatura scavata nella doppiezza dello 
scudo ; la quale solcatura propriamente sembra un ripiega- 
mento del lato corto sopra se stesso, come la sua doppiez- 
za veduta di fronte Io rappresenta. Non sapremmo dire però 
in qual modo un tal processo , ed in qual silo potesse inse- 
rirsi nello scudo compagno. Oltre a ciò convien confessare, 
che l'esempio non è frequente , se anche non fosse rarissimo. 
Noi Io abbiamo trovato in un solo scudo, anche incompleto, 
e che trovasi aderente ad altro non simile. 

Non mancano esempi ben pure di scudi , ne' quali uno 



)( i9 )( 
de' lati è solcato nella sua doppiezza, quasi per ricevere il 
margine assottigliato dell' altro. 

Da ultimo vi son di quelli che hanno una spezie di 
ripiegamento sopra loro stessi in uno de' lati ,. ed anche ne' 
due opposti; il quale ripiegamento si fa verso l'interno del- 
l' a ja. Lno di tali scudi col ripiegamento da entrambi i lati , 
rappresentato di proGlo ed a semplici contorni si vede nella 
fig. 12 della stessa Tav. YII. E tali scudi sogliono essere molto 
larghi , come apparisce dalle sue proporzioni. 

Or potrà dirsi , che tutte siffatte differenze derivassero 
dal diverso sito al quale gli scudi appartengono', essendo ri- 
chieste tali modificazioni dallo stesso diverso organismo delle 
parli ricoperte e protette. 11 dorso , l'addome, la coda , gli 
arti esigono certo una copertura diversa , onde i movimen- 
ti e le funzioni loro si potessero liberamente e speditamente 
esercitare, a malgrado la robustezza di siffatti scudi. Nondimeno 
noi siamo ancor lontani dal potere affermare una di tali cose; 
restando perciò intatta la soluzione de' problemi seguenti. 

1. Le modifiche superiormente notate sono costanti? e 
potranno perciò servire di carattere significativo di un genere? 

2. Sono forse esclusive di una data specie ? 

Ma noi crediamo , per quello che ci è stato concesso con- 
sultare , che non si siano studiati ancora sotto questo rapporto 
tutti gli scudi di quelle specie fossili, delle quali si sono già tro- 
vati ; siccome di molte specie s'ignorano affatto le forme, la 
struttura e le loro differenze. Laonde queste parti meritano con 
ispecialità essere riesaminate con tutta 1' accuratezza , poten- 
dosi da ogni frammento trarre qualche raggio di luce. 



)( 50 )( 

Considerazioni generali sul posto pia convenevole da assegnarsi 

al nostro Coccodrillo. 

Dagli elementi raccolti, e fedelmente esposti ne'rispet- 
tìvì paragraQ, risulta evidente, che il nostro Coccodrillo flut- 
tua tra i Teleosauri e gli Steneosauri. Ma privi come siamo 
delle parti craniee , sulle quali riposano i caratteri differen- 
ziali de' due generi , non possiamo con franchezza decidere 
a qual de' due genericamente spettasse. 

E però, in tale stato d'incertezza, partendo dalla strut- 
tura e forma degli scudi cutanei , i quali abbiamo provato con- 
venire con quelli del Teleosaurus Cadomensis , oltre le rela- 
zioni che mostrano avere con quelli di certi altri generi meno 
estesamente conosciuti , parrebbe potersi ritenere in questo ge- 
nere. Considerando altronde il rostro, dalla organizzazione della 
sua volta palatina , e dal ravvicinamento delle forme, il nostro 
Coccodrillo si stringe collo Steneosaurus rostro-major. Talché 
comparando il moncone di rostro del nostro Coccodrillo con 
la corrispondente porzione di quello ( Cuv. PI. X , fig. 2 ) , 
si trovano quasi identici. Solo i denti sconvengono alquanto 
pel numero maggiore , che in quello se ne trova in uno spazio 
uguale (1). Perocché sopra la lunghezza di quel moncone, vi 
sono 22 denti per Iato : ed in un moncone di 0,2 se ne trovano 
7 per lato. Mentre il nostro moncone , avendo poco meno di 
0,3, e però una lunghezza maggiore di un terzo , il numero 
de' denti non è piìi che di 6 , inferiore anche a quello. Ma tali 

(1) Dello Steneosaurus rostro-major si ha tano 7 denti per Iato, 

la mascella ioferiore eoo denti ìd sito, taluni de' NelloSteneosaurws rostro-minor la larghezza 

quali simili a canini , con corona striata, due della parte posteriore è di 0,t3;quella dell'an- 

creste taglienti; e se ne contano 22 per lato, teriore 0,09;altezza media 0,04, Si valutadella 

Si valuta della lunghezza di 12 piedi. lunghezza di piedi 17 ifi. 

In altro frammento di due decìmetri si eoa- 



X ^1 x 

differenze potrebbero ben stare come specifiche, quando altre 
difficoltà non reggessero per conservarlo sotto quel genere. 
La più importante tra queste proviene dalle vertebre. 
È indubitato che il nostro Coccodrillo ha due sorta di ver- 
tebre ; una convesso-concava , 1' altra con ambe le facce del 
corpo quasi piane. Le prime spettanti al corpo ( sian del- 
la porzione cervicale o della dorsale , il che non possiamo 
dire per ora ) ; le seconde evidentemente della porzione co- 
dale. Or siffatta natura di vertebre essendo propria del 
genere Slreplospondylus , che costituisce il tipo di una terza 
tribìi dell'ordine intero de'Coccodrilli , è evidente non potersi 
associare con quella de'Teleosauri. A questa fondamentale con- 
dizione succede eziandio 1' altra della struttura interna delle 
medesime vertebre ; la quale , essendo eminentemente spugno- 
sa, ci condurrebbe al genere Cetiosaurus Ow.; genere spettante 
alla medesima tribù. Ma le vertebre dello Streptospondijlus 
non sono state studiate sotto questo rapporto j coloro alme- 
no che le hanno avute sotto 1' occhio nulla ne han detto , 
come neppure di quelle de'Teleosauri. Laonde è presumibile 
che tali fossero pur quelle ; ed allora sparirebbe 1' ostacolo 
che ora si affaccia. Al Cetiosaurus in tal caso non rimarrebbe 
altro carattere per se , che la forma biconcava di talune delle 
vertebre, e la mancanza di cavità midollari nelle ossa lunghe (1). 
Dalla condizione dell' armatura dentaria , giusta quello 
fatto avvertire nella pag. 40 , devesi dedurre , che il nostro 
Coccodrillo si fosse alimentato di erbe e di molluschi. I suoi 
denti ingranavano fra loro senza toccarsi , e senza aver dovuto 

(1) Le quattro specie di Cetiosaurus fin 2. Cetiosaurus brcvis , Ow. Per talune 
qui conosciute sono rappresentate da sempli- vertebre , le quali sono più corte delle pre- 
ci frammenti isolati : cioè cedenti. 

1. Cetiosaurus longus Ow. talune verte- 3. Cetiosaurus medius , Ow. 

bre soltanto , tra le quali quaklieduna della 4. Cetiosaurus brachyurus , Ow. 
lunghezza di 0,178. 



)( 52 X 
stropicciarsi contro sostanze dure, onde lo smalto si è conserva- 
to. Fatto che appoggerebbe le affinità con lo Slreptospondyhis. 

CoNCHiDsioNE. — In ogni caso, sia il nostro Coccodrillo uno 
Steneosaurus , un Streptospondylus , o Teleosaurus rostro-major, 
Geff. (Primo Coccodrillo diUonfleur, Cuv.Oss. foss. V, par. 2, 
pag.cit.),od anche un Cetiosaurus; sarà sempre vero, che in ter- 
reno indubitatamente terziario trovansi avanzi di Coccodrilli 
creduti finora esclusivamente propri de'terreni secondari. Quindi 
la caratteristica paleontologica del tutto fallita, per rapporto 
all' Ordine de'Coccodrilli, Abbiamo in concorso di questo e- 
sempio, quello ancora ùe\ Suchosaunis ^V-dìlro del Rhylisodon, 
e finalmente un quarto indicato da certi altri denti, che sem- 
brano potersi riferire al genere Ichlhyosauriis. 

Essendo quindi evidente, che nel nostro Coccodrillo si tro- 
vano riuniti caratteri riconosciuti in avanzi isolatamente raccolti, 
ed i quali hanno dato luogo alla creazione di più generi , emerge 
facilissimo il dilemma ; o che in un piccolo brancolli ossami sì 
trovassero rimescolate parli scheletriche di tanti diversi generi, e 
spettanti ancora a due differenti tribù; o che i generi summenzio- 
nati , stabiliti su quelle parti disgiunte , meritano essere rovista- 
ti , raccogliendo ancora altri elementi. Veggano quelli che più 
sanno quali di queste due conclusioni dir si possa più logica. 

Convien dunque meglio esaminare studiare e descrivere 
le parti scheletriche , ed attendere a raccorrò altri elementi 
per rischiarar quelli, sopra de'quali sono stati fondati taluni ge- 
neri. Noi, persuasi che ogni frammento, in siffatte ricerche, 
è come un astro del firmamento, che con la sua luce per debole 
che sia concorre a rischiarar 1' universo, non abbiamo lascia- 
to disperdere , o senza studio, una sola briccìola : ed in tal 
guisa siamo pervenuti alla chiarezza delle cose discorse. 

]Nò ci siamo arrestati: abbiamo anzi accresciute le nostre 



)( 53 )C ^ 
indagini, ed abbiamo promesso premi e ricompense per coloro, 
che ci somministreranno altri avanzi di tal natura; sperando 
che successivamente gli uni rischiarassero gli altri. Dies diem a- 
perit. Conviene persistere per raggiungere la verità , non arre- 
starsi al solo momentaneo e quasi fatuo piacere della scoperta. 
Frattanto , trovando nel nostro Coccodrillo le maggiori 
relazioni di af^DÌlk conio Slreptospondylus , e particolarmen- 
te con \o Slreptospondijlus roslt'o-major , scxìza convenire per- 
fettamente , lo appelleremo Slreptospondylus Lyciensis. 

Località. 

Gli ossami di questo nostro Coccodrillo, racchiasì nel pa- 
rallelepipedo di calcarea leccese , come è stato già dello (1) , 
furono estratti in febbraio 1 854 dalla cava del luogo detto Jola, 
posto al Sud della Città di Lecce, ed a circa 1/3 di miglio discosto 
dalla medesima ; dalla profondità di palmi 30 allo incirca , 
contando dalla superficie del suolo. A questo stesso livello fu- 
rono trovati denti di Foca ; e quegli altri di cui si è fatto cenno 
nella pag, 48, i quali, per la forma conica, svelta, appuntita (?) 
più tumida verso la base , e soprattutto per essere pieni nella base 
della corona collare e radice , pare doversi riferire al genere 
Ichthyosaurns Koenìg, o Proteosaurus Home (Cryyj/ms Wagher). 
Siccome però con questo solo elemento ci par troppo azzardoso 
il pronunziare sulla vera loro generica spettanza; cosi ci riser- 
biamo discorrerne in altro luogo, in attenzione di qualche altro 



(1) La calcarea leccese si cava dal banco sem- ed 1 di altezza, che si divide indi in due lastre, 

pre in solidi rettangolari di dimensioni diver- secandolo nel senso dell' altezza di 1^2 palmo 

se. Per gli edilizi o loro muri, in parallelepipedi ec.Si cavano poi massi di ogni altra dimensione, 

di palmi 1 dialtezza per Ixl 1;2 di base. Perso- rea in parallelepipedi , i quali si scavano allo 

gIie,cornici e colonne, di ogni dimensione. Per iutorno per pile, o recipienti da riporvi olio, 
uso di lastrici interni od esterni in solidi 2x2, 



V 



)( 54 X 
documento, atto a farci sciogliere i dubbi ne' quali ora viviamo. 
Tutti questi ossami si trovano immischiati con denti di 
Plagiostomi, valvole di Pec(en,Cardium, e di Ostrea cochlear (1); 
e nella medesima roccia si trovano Testuggini marine, avanzi di 
Foche, di Cetacei e di ittiolili. Le quali cose tutte condurrebbero 
a conchiudere, che il nostro Coccodrillo fosse assolutamente 
abitatore del mare; come per le stesse ragioni si è giudicato di 
tutti gli Steneosauri. Ciò non di meno, una tale deduzione 
non è da ritenersi come rigorosamente vera. Perocché , per 
molte altre osservazioni diverse, vien dimostrato esistere ri- 
mescolamenti di avanzi di animali abitatori delle acque dolci , 
ed anche della terra arida, con altri assolutamente marini. 
Ammettendo noi questa seconda conghiettura come più na- 
turale, ci proponiamo svilupparla , e manifestare insiememente 
i nostri pensamenti o conghietture , in altro apposito lavoro ; 
dichiarando per ora che incliniamo a credere il nostro Cocco- 
drillo avere abitato la imboccatura di un fiume , meglio che 
le acque del mare. Ed in ciò ci troviamo perfettamente di ac- 
cordo con lo stesso Cuvier , il quale cosi ragionava per rapporto 
al Coccodrillo del Giura (2). 



' ^ 'i'lilttfifll!'i'S*9«'-^ " 



(1) Un piccolo esemplare di tale specie accompagnata da molte testuggini di acqna 

trovavasi attaccato normalmente alla estre- dolce. Un tal fatto, come molti altri de'quali 

mila della clavicola , ove era cresciuta. Gir- parleremo, prova che siano esistite terre 

costanza notevole per quello che sarà detto aride inaffiale da fiumi in una epoca slraor- 

intoroo alla formazione della roccia ecec. dinariamente remota, e molto prima delle tre 

(2)É cosa ben rimarchevole, dice Cuvier, que- o quattro successioni di tal sorta di terra, che 

sta presenza di un animale eminentemente di abbiamo osservate ne' contorni di Parigi, 

acqua dolce , come il Coccodrillo , negli stra- Guy. Ossem. foss. voi. V, par. 2. pag. 142^ 

ti della formazione del Giura ; essa è altret- discorrendo del Coccodrillo del Giura, 
taato degna di essere notata, in quaatochè è 



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